Disabile in sciopero della fame contro il Comune di Firenze

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Sospeso il contributo all’assistenza personale per chi non presenta rendicontazione.

Sara Capolungo per l’Altracittà

Stamattina sotto Palazzo Vecchio, Raffaello, disabile dalla nascita, ha iniziato lo sciopero della fame. “Il Comune di Firenze ci ha dato un ultimatum, senza alcun preavviso: o fate la rendicontazione di tutte le spese di assistenza o non vi diamo più i contributi. Tutto questo è molto grave. Con questi metodi ci portano all’esasperazione”.

Al suo fianco una decina di disabili e amici, tra cui Luca Pampaloni, presidente di Associazione Vita Indipendente, promotrice della protesta, che aggiunge: “Se il Comune di Firenze ci desse contributi sufficienti per assumere, regolarmente e a tempo pieno, un numero adeguato di assistenti sarebbe giustissimo rendicontare tutta la spesa. Invece, non essendo così, siamo costretti a ricorrere ad assistenti diversi, che magari vengono per un’ora o due per singole necessità. Il Comune non può chiederci l’impossibile”. All’annoso problema dell’insufficienza dei finanziamenti – dagli 800 euro ai 2500 euro nei casi più gravi – si è aggiunto infatti l’obbligo di rendere conto, presentando le varie ricevute, tutte le spese sostenute per le cure o per l’assistenza. Ma secondo Pampaloni “il fatto più grave è che il Comune ci ha dato l’ultimatum, senza prima parlare con noi”.

Così, disteso su un tappetino azzurro, tra le facce stupite dei turisti, Raffaello inizia il suo sciopero della fame, mentre spiega con un po’ di comprensibile pudore cosa significhi essere disabili: “Molti di noi hanno bisogno di assistenza 24 ore su 24, alcuni non riescono neppure a muovere le mani e parlano con estrema difficoltà. Due di noi, ad esempio, non hanno una famiglia e sono quasi senza assistenza. Roberto è da 4 mesi che non esce di casa, e io non ho nemmeno il coraggio di andarlo a trovare.  Mi hanno detto che è diventato uno scheletro”. “Roberto è un disabile grave, non può camminare, non può usare le mani ed è solo al mondo. Possiamo dire che, se nessuno interviene – precisa Pampaloni – è come lasciarlo morire, nel suo appartamento della periferia fiorentina, per mancanza di assistenza. Il Comune, infatti, gli ha tolto il finanziamento perché non riesce a rendicontare tutti i numerosi assistenti a cui è costretto a fare ricorso”. Intanto Raffaello si prepara a resistere: “Rimarrò disteso qui finché qualcuno non ci ascolta, finalmente”.

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