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Quali possono essere le conseguenze collettive del congelamento del debito?

R. Ogni volta che uno stato osa sfidare le regole imposte dai creditori, si paventano scenari tenebrosi per il loro futuro. In realtà i paesi che in passato hanno avuto il coraggio di dichiarare una moratoria sul pagamento del debito, non sono naufragati, ma sono rinati. Lo mostra l’esperienza della Russia nel 1998, dell’Argentina nel 2001, dell’Ecuador nel 2007.

L’Ecuador, tra l’altro, è un esempio concreto di inchiesta sul debito. Sette mesi dopo la propria elezione, il neo presidente Rafael Correa ha istituito una commissione d’inchiesta formata da 18 esperti che hanno cominciato a lavorare nel luglio 2007. Dopo 14 mesi di lavoro hanno consegnato un rapporto che mostrava chiaramente l’esistenza di numerosi prestiti accesi in violazione delle più elementari norme di legalità. Sulla base di tali risultanze, nel novembre 2008 il governo ha dichiarato la sospensione del pagamento di titoli in scadenza nel 2012 e nel 2030.

Finalmente il governo di questo piccolo paese è uscito vittorioso da una prova di forza con le banche nord- americane e per 900 milioni di dollari ha ricomprato titoli del valore nominale complessivo di oltre 3 miliardi. Se si considerano anche gli interessi annullati, il risparmio totale per l’Ecuador è stato di 7 miliardi di dollari che il governo può spendere perr spese sociali, sanità, istruzione, trasporti. Certo si dirà che la posizione dell’Italia non è quella dell’Ecuador, e uno sgarbo ai creditori potrebbe costarle la fuga massiccia di capitali, l’espulsione dall’euro, una catastrofe economica a causa del fallimento delle banche. Tutte ipotesi che andrebbero verificate non solo per capire quante probabilità hanno di avverarsi, ma anche per stabilire se siano realmente minacce o se invece non potrebbero rivelarsi delle opportunità.

Premesso che nessuna forza economica, sia essa bancaria, finanziaria, o commerciale, ha interesse a mandare a fondo un paese come l’Italia, perché loro sarebbero i primi a rimetterci, va precisato che se anche perdessimo capitali forse non sarebbe un gran danno dal momento che non sono impiegati per attività produttive, ma per iniziative speculative. Quanto alla nostra presenza nell’euro, si impone una valutazione fra costi e benefici. Sicuramente ci hanno guadagnato le imprese fortemente inserite nel mercato europeo, ma ci hanno perso, fino a morire, tutte le piccole a vocazione locale che sono state sgominate dalle potenti imprese tedesche o francesi. Da più parti si richiede, se non di uscire dall’euro, di consentire la contemporanea circolazione di monete regionali, per favorire le imprese locali.

E se proprio dovessimo tornare alla lira, forse non sarebbe tutto negativo. Quanto meno restituiremmo al nostro stato il potere di controllo sulla moneta, sui tassi di interesse e sui tassi di cambio, tutti strumenti di governo dell’economia oggi perduti a favore di Bruxelles che li gestisce unicamente nell’interesse delle banche e dei grandi gruppi speculativi. Infine l’ultima minaccia: il fallimento delle banche. A questo mondo tutto è possibile, ma stando ai fatti, i titoli pubblici che le banche detengono solo raramente e in piccola parte si trasformano in denaro sonante.

Solitamente se ne stanno chiusi nelle casseforti e quando arrivano a scadenza non provocano un incasso di denaro, ma una partita di giro perché la somma disponibile è subito riutilizzata per l’acquisto di titoli di nuova emissione. Tutto questo per dire che stiamo parlando di ricchezza virtuale scritta nei libri contabili, che i detentori usano più come strumento giuridico per avere diritto a una rendita, che come ricchezza da spendere. Se i titoli pubblici si deprezzassero o venissero cancellati, la banca risentirebbe un danno più per i mancati interessi che per la perdita patrimoniale.

Perciò un danno contenuto che certo può ripercuotersi negativamente sugli azionisti e sui dipendenti, ma che difficilmente porta al fallimento bancario. Evento che può comunque essere prevenuto con opportuni interventi legislativi.

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Elaborazione Centro Nuovo Modello di Sviluppo sui seguenti documenti: Eric Toussaint, La dette ou la vie, CADTM 2011

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Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (www.cnms.it), animato dal nostro amico Francuccio Gesualdi, ha promosso un appello per il congelamento del debito pubblico italiano. Allo stesso tempo ha pubblicato 12 domande e 12 risposte sul tema, vista la vastità e la complessità di una questione che però ci coinvolge tutti da molto vicino. Perché da come il nostro governo tratterà la vicenda con l’Unione Europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazione dipendono i nostri diritti e il nostro futuro, in una parola la democrazia per come siamo abituati a considerarla. (cl)

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Ecco il sommario delle 12 domande con i link a quelle già pubblicate; nei prossimi giorni le altre puntate.

1. Cos’è il debito pubblico?
2. Come si è formato il debito pubblico in Italia?
3. A quanto ammonta il debito pubblico italiano?
4. Chi detiene il debito pubblico italiano?
5. Che cos’è la speculazione sul debito pubblico e perché ci danneggia?
6. Perché si tagliano le spese sociali in nome del debito pubblico?
7. Perché tutti invocano la crescita per la soluzione del debito pubblico?
8. Cosa significa “congelamento del debito?
9. Quali possono essere le conseguenze collettive del congelamento del debito?
10. E’ vero che se lo stato congela il debito, i clienti delle banche non avranno più indietro i loro depositi?
11. E’ possibile congelare il debito pubblico salvaguardando le famiglie che hanno investito in Buoni del Tesoro?
12. Quali strategie si possono perseguire per ridurre il debito pubblico senza danno sociale?

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