“I 400 colpi” e un’esagerata operazione di Polizia. Contro chi ha opinioni diverse

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di Altracittà

La cosa che colpisce nella vicenda delle 78 persone denunciate ieri a Firenze per associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di istigazione a delinquere, occupazione abusiva di edifici pubblici, danneggiamento, deturpamento e imbrattamento di beni immobili, resistenza, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e violenza privata, è che alcuni di loro fanno parte – così recita il brogliaccio della Digos – dello Spazio liberato “400 colpi” aperto in via del Parione, all’interno dell’Ateneo fiorentino.

“Les 400 coups”, come il film d’esordio di François Truffaut (1959), vero e proprio Manifesto della Nouvelle Vague francese, inserito dalla maggiore istituzione cinematografica britannica, il British Film Institute, nella lista dei 50 film più adatti ad un pubblico giovane; nel 1978 scelto dalla Mondadori tra i “100 film da salvare”. Un film che narra la crescita, l’emancipazione e la liberazione del dodicenne Doinel in fuga dall’autoritaria Francia del Generale De Gaulle, quella stessa Francia che stava sopprimendo con armi, violenze, torture poliziesche il popolo algerino che rivendicava l’indipendenza del paese. La fuga di Doinel termina quando raggiunge il mare, con una splendida corsa tra le campagne e sulla spiaggia, quel mare che non aveva mai visto da vicino e che ora affronta finalmente capelli al vento e senza paura. Ieri nulla di tutto ciò è emerso. Qualcuno si è limitato a dire che 400 colpi vuol dire semplicemente fare casino.

Il punto di riferimento culturale di queste 78 persone era quindi uno dei film più importanti, più celebrati e culturalmente avanzati della storia della cinematografia. E a noi questa cosa torna, perché, oltre che aver apprezzato l’opera di Truffaut, persone come loro, accusate oggi di aver commesso una dozzina di reati penalmente rilevanti, siamo abituati ad incontrarle spesso in città. Non sappiamo i nomi degli indagati, ma lo stesso non li temiamo, perché immaginiamo di aver avuto la possibilità di conoscerli per aver spesso condiviso le loro lotte e le loro aspirazioni, la ricerca di una giustizia sociale alla portata di tutti e non di una legge forte con i deboli e debole con i forti.

Forse li abbiamo incontrati anche per le strade e le piazze fiorentine, nel cercare di cambiare un sistema economico che preferisce il profitto di pochi al benessere di tutti; nel difendere la scuola e l’università pubblica, perché solo così le giovani generazioni potranno crescere e far crescere democrazia e diritti di cittadinanza; nel manifestare per gli ultimi, dai senza casa ai disoccupati, ai precari o per chi, invece, ci muore sul lavoro; nello stare dalla parte di quei migranti, profughi in fuga da guerre decise in Europa o colpevolmente accusati per un reato infame, quello della clandestinità, abolito proprio qualche giorno fa dall’ordinamento italiano dalla “sovversiva” Corte di giustizia europea.

Scoprire che queste persone hanno diviso il privilegio dei titoli dei telegiornali nazionali e delle prime pagine della stampa con l’uccisione di Osama bin Laden, la crisi di governo sulla guerra in Libia o il processo ai mandanti della strage di via dei Georgofili ci è sembrato esagerato, molto esagerato, insopportabilmente esagerato. Più citazioni in Google News di quelle dedicate alla crisi finanziaria del Portogallo.

Sin dal primo mattino le agenzie di stampa hanno battuto la notizia con molta enfasi: una banda di pericolosi anarchici era stata sgominata, la polizia aveva fatto numerose perquisizioni all’alba buttando giù dal letto i pericolosi personaggi, molto materiale oggetto di reato era stato sequestrato. I servizi segreti hanno contribuito a dare una svolta alle indagini.

I corpi di reato, ieri in Questura

Il fuoco era stato acceso, ma la miccia ci è sembrata, ora dopo ora, più spessa e grande del lecito, viste anche le foto dei corpi di reato che sono iniziate a girare dopo la conferenza stampa tenuta dalla Polizia in Questura. Un passamontagna, un coltello da tasca, qualche bandiera rossa, degli striscioni, un paio di tronchesi e molti stencil con relative bombolette spray. Non avendo trovato in archivio cronache di devastazioni nella Firenze degli ultimi due anni, e avendo presente il clima politico dell’Italia presente, temiamo che siano stati soprattutto questi ultimi corpi di reato a colpire l’immaginario dell’accusa. Gli stencil sono infatti quei cartoncini, con frasi o figure ritagliate al loro interno, che se appoggiati a un muro e spruzzati di vernice restituiscono “in positivo” l’immagine stessa, uno strumento utile per lasciare più messaggi in poco tempo sui muri della città.

E nella società perbenista e dell’immagine, più che le bandiere rosse, le tronchesi o il coltello (mai usato in atti contro la legge fino a prova contraria), sono proprio le immagini a dare più fastidio, con i loro messaggi e opinioni che hanno la sorte di trasmettere agli ignari passanti, casuali spettatori del messaggio sovversivo. Ecco quindi lo stencil dedicato a Carlo Giuliani (ucciso a Genova da un rappresentante dello Stato), o quello contro i CPT (i vecchi Centri di detenzione per immigrati clandestini, ora CIE), ma soprattutto ecco il cartoncino, ancora in bozza, che raffigura il sindaco Matteo Renzi con sopra scritto “Il mostro” e sotto “di Firenze”. Quello stesso sindaco che nel luglio del 2009, appena eletto e giusto per non scaldare gli animi, dichiarò alla stampa ”Si è superata ogni soglia di decenza: questa è una questione di ordine pubblico di cui si occuperanno prefettura e polizia”. A cosa si riferiva? Al fatto che in centro un gruppo di persone aveva imbrattato un poster raffigurante il suo volto. Furono denunciati per manifestazione non autorizzata.

Le opinioni non conformi alla maggioranza sembrano essere al centro di questa inchiesta. Ve lo immaginate un giornale che riporta a tutta pagina titoli come, “Morti sul lavoro. Sgominata banda di imprenditori”, “Corruzione. Sgominata banda di parlamentari“, “Sgominata banda di stragisti, colpirono gli Uffizi per un tornaconto politico” nel momento in cui si scoprisse qualche colletto bianco iscritto nel registro degli indagati e iniziasse così un eventuale – vista la presunzione di innocenza prevista dal nostro ordinamento – iter processuale? No, noi non riusciamo ad immaginarlo. Eppure succede, e da più di un secolo, con quelli che si definiscono o vengono definiti anarchici, come i 78 di Firenze; con coloro che vengono connotati come anarco-insurrezionalisti, sigla sotto cui nel passato, ma è solo un esempio, si è celata la famosa “Falange armata”, figlia illegittima del Palazzo stesso.

E’ chiaro che ogni reato previsto dal nostro ordinamento giudiziario va perseguito, ma non i reati politici o di opinione, per favore. E qualche sospetto ci viene se una delle frasi intercettate e offerte alla stampa come prova della pericolosità dei 78 recita: “C’è gente che comincia ad avere l’esigenza di esprimere la propria opinione, di far parte di qualcosa in modo un pochino più attivo“. Capito, No Tav? Capito, Comitati di Quartiere o in difesa del territorio? Capito, gruppi e associazioni attive per la tutela dei diritti di cittadinanza, sindacali, di genere, universali? E’ bene non attivarsi troppo, il rischio di criminalizzazione è alto nella Firenze del 2011.

E’ chiaro inoltre che coloro che reputano una legge ingiusta e non rispettosa del dettato costituzionale abbiano il dovere etico e morale di disobbedire (i nostri lettori conoscono molto bene don Milani e ciò che pensava sulla virtù della disobbedienza… e chissà come sono combattuti i nostri piloti in Libia, nel bombardare un paese ancora amico e con l’articolo 11 della Costituzione ancora in vigore).

E’ chiaro infine come il nostro ordinamento preveda la giusta pena. E allora ci chiediamo: come sarà giudicata e punita l’associazione a delinquere finalizzata a versare della vernice su un bancomat o ad imbrattare un bene immobile; o ancora l’oscuramento di una telecamera stradale, l’occupazione abusiva di uno stabile abbandonato da anni o di un’aula universitaria quando tutte le facoltà di Italia stanno protestando, studenti e docenti insieme, contro un decreto ministeriale ritenuto ingiusto? Ci sarà l’aggravante per aver indossato un casco giallo da operaio? O per aver sventolato alcune bandiere rosse?

Certo sono atti contro le norme attualmente in vigore: ad esempio l’oltraggio ad un pubblico ufficiale, già depenalizzato, è stato reintrodotto dall’attuale maggioranza solo con il pacchetto sicurezza del 2009, decreto poi bocciato in buona parte dalla Corte costituzionale non più di un mese fa. C’è anche l’interruzione di pubblico servizio (la Freccia Rossa bloccata per due ore), ma per restare in tema nessuno si indigna per l’assenza del tunnel parallelo di sicurezza nella lunga galleria Tav tra Firenze e Bologna. C’è anche la violenza a pubblico ufficiale, e se davvero qualche persona, in divisa o meno, ha subito violenza fisica, di qualsiasi tipo, è giusto che il sospettato – e innocente fino a prova contraria – sia giudicato in presenza di prove inconfutabili. Per questi motivi oggi 78 persone sono indagate: 5 agli arresti domiciliari e 17 con l’obbligo di firma.

Non intendiamo sindacare le procedure legali, crediamo però che quanto successo ieri e la conseguenza che avrà sulla vita delle persone sotto inchiesta, sia del tutto sproporzionata rispetto alla reale portata dei fatti. A Firenze negli ultimi anni non ci sono mai stati reali pericoli per l’ordine pubblico o per l’incolumità delle persone, e non è giusto – in nessun caso – infliggere pene pesanti, in grado di condizionare e stravolgere l’esistenza di una persona, per episodi minimi.

Siamo pertanto preoccupati, convinti come siamo che le operazioni di polizia, pur nel rispetto della forma, non debbano divenire strumenti per mandare messaggi “esemplari” a chicchessia, per intimidire chi crede che una società migliore sia possibile.

Seguiremo da vicino questa storia e invitiamo la cittadinanza e anche voi, lettori dell’Altracittà, a fare altrettanto, perché questa non è una vicenda che riguarda solo 78 persone sotto inchiesta, ma un passaggio significativo per la vita cittadina e per il senso di parole e concetti che ci sono cari, come democrazia, giustizia, equità.

Qui sotto potete dire la vostra, i commenti sono aperti.

3 Comments

  1. tiziano

    ottimo articolo
    faccio parte di parecchi comitati, in particolare di quello notav
    sono un criminale?
    se gente come Tremonti, Berlusconi, Verdini, Conti, Matteoli, eccetera eccetera son persone “per bene”, sarei contento di essere assimilato tra i criminali.

  2. mariangela

    vuoi mettere la pericolosità degli stencil e delle bombolette spray? il corrispettivo di “ne uccide più la lingua che la spada” nell’accezione di “ne porta più di consapevolezza la controinformazione che…” Tutta la mia solidarietà di “graffitara”, ci sono anch’io… anche se a mano libera e rispettosa dei muri!

  3. Gian Luca

    Come nei migliori incubi di cui è piena la letteratura ed il cinema, l’abbondanza di informazione obbliga più che mai ad acuire le facoltà intellettive del discernimento. Ma come mio figlio mi fa notare, finiremo come nel film della disney, tutti con la pancetta e a sedere tutto il giorno e la notte sulla poltrona con inglobato il video, dal quale ti fanno vedere che tutto va bene… o quello che secondo “loro” va male.
    Nel 3° millennio valutare la realta sui luoghi comuni, le opinioni e non sui fatti porta a “vedere la pagliuzza e non la trave”. Anzi se possibile la trave la coprono con un bel telo bianco , almeno non si vede.

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