Srebrenica, 15 anni dopo: ancora lontana la verità sul genocidio

DSC_6324Floriana Pagano per l’Altracittà

Srebrenica è una piccola città situata nella parte orientale della Bosnia Erzegovina a due passi dai confini con la Serbia. La radice del nome Srebrenica, clinic “srebro”, click deriva dal latino argento. Tutta la zona vicino a Srebrenica è, cialis sale infatti, molto ricca di minerali. Prima dell’inizio del conflitto balcanico, numerose erano le miniere di estrazione di zinco, piombo e oro. Srebrenica era conosciuta per il clima buono per curare gli stati di convalescenza e per la presenza di uno stabilimento termale che richiamava turisti da tutta la ex Jugoslavia.
Oggi, 11 luglio 2010, a 15 anni esatti da quell’11 luglio 1995, quando si è consumato il più grande genocidio della storia europea dal dopo guerra in poi, Srebrenica è ancora una ferita che sanguina nel cuore della vecchia Europa. Tutta la Bosnia porta ancora i segni tangibili di quella guerra sanguinaria ma Srebrenica è un’altra cosa. In questa città, tutto o quasi è rimasto esattamente come allora. Una città inquietante, abbandonata, abitata soltanto  dagli scheletri giganti e opprimenti dei pochi edifici rimasti in piedi, schiacciata sotto un cielo plumbeo che la rende oltremodo opprimente.
Pochi sono i civili rimasti. La chiesa ortodossa e la moschea, però, sono state quasi subito ricostruite e, tra le rovine, il luccichio di questi edifici, aggiunge solamente tristezza alla tristezza. Da Srebrenica, non vedi l’ora di scappare perché ti manca l’aria e perché tutto, qui, parla di questa immane tragedia.
L’11 luglio del 1995, a Srebrenica, si è consumato il più grande assassinio di massa dalla Seconda Guerra Mondiale. Oltre 8000 bosniaci musulmani furono trucidati a sangue freddo e poi gettati in fosse comuni. Ancora oggi, dalle montagne vicine a Srebrenica, la terra restituisce corpi massacrati che difficilmente potranno essere identificati. Nelle vicinanze di Srebrenica, a Potocari, un grande mausoleo e cimitero, ricorda le vittime di questo genocidio. Ai tempi del conflitto, Srebrenica era un’enclave dell’ONU ovvero, insieme ad altre città della ex Jugoslavia, come per esempio la stessa Sarayevo, costituiva una parte del territorio posta sotto la protezione dei caschi blu dell’ONU. Per questo, in questa località, si erano rifugiati moltissimi cittadini musulmani fuggiti da villaggi vicini e lontani dati alle fiamme o occupati dall’esercito serbo-bosniaco.
L’assedio a Srebrenica, durò tre anni trascorsi i quali, le truppe di Ratko Maldic, generale serbo mandante del genocidio di Srebrenica ad oggi ancora latitante, riuscirono ad attaccare la città e, sotto gli occhi del mondo, dell’ONU e dei caschi blu olandesi, indisturbati, assassinarono più di 8000 cittadini bosniaci musulmani. Gli uomini, dai 14 ai 65 anni, furono separati dal resto della popolazione che fu fatta evacuare, deportati e brutalmente uccisi; una vera e propria pulizia etnica. A noi, di quel genocidio, arrivarono solo gli echi di parole che pensavamo seppellite per sempre sotto le macerie del conflitto mondiale. Ratko Mladic e l’allora leader politico Radovan Karadzic, sono stati entrambi accusati di genocidio per i fatti di Srebrenica dal Tribunale internazionale dell’Aia che soltanto nel 2003, riferendosi a quei fatti, ha introdotto la parola genocidio. Dei due militari, solamente Karadzic è attualmente detenuto mentre Mladic pare si nasconda ancora in Serbia.
Perché tutto questo è potuto accadere? E perché proprio Srebrenica? Molti hanno scritto che quella di Srebrenica, fu una tragedia programmata a tavolino proprio mentre la guerra di Bosnia (1992-1995) stava terminando. L’obiettivo era non solo quello di conquistare una città nelle immediate vicinanze del territorio serbo “ma privare un popolo della sua identità e minare ogni possibilità di convivenza tra nazionalità che, invece, per secoli avevano convissuto tra loro pacificamente”.
Solo recentemente il Governo serbo ha riconosciuto una parte delle proprie responsabilità di quei crimini di guerra commessi contro l’umanità evitando accuratamente la parola  genocidio. In questi lunghi quindici anni, sono stati fatti alcuni passi in avanti anche grazie alle recenti catture  di criminali di guerra latitanti e coinvolti nell’eccidio di Srebrenica. Ma la strada verso la verità e la giustizia è, purtroppo, ancora lunga e dolorosa. E Srebrenica è ancora là, una piccola cittadina ai confini con la Serbia, stretta tra le montagne e il cielo plumbeo, a ricordare a tutti le responsabilità per non aver fatto niente di niente per impedire che questo genocidio si consumasse sotto gli occhi dormienti del mondo.

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2 Comments

  1. claudio

    Brava Floriana!
    a tutt’oggi vengono scoperte fosse con i resti di bosniacchi di Srebrenica e chissà quando finiremo. Al tempo non esisteva una forza internazionale con un mandato efficace per intervenire. Ora esiste e le cose sono peggiorate. Parecchio, nel caso Iraq per esempio. In Kosovo andava inviata una forza di terra e invece bombardarono Belgrado. Fino agli anni 80 stavano storicamente dalla parte serba sia gli USA che la Francia. Nei 90 i balcani sono diventati la dimostrazione della vigliaccheria di coloro che potevano impedire il conflitto e invece tentarono di trarne vantaggio. Senza Clinton Sarajevo sarebbe stata sotto assedio per decenni. L’ultimo intervento americano ben fatto e giusto. Poi il caos. ….

  2. Luqa

    Articolo corretto.

    Ma una domanda da fare è: ci ricordiamo quale fu allora , intenso dal 1990 (secessione slovena) al 1995 (Srebrenica e altro) l’atteggiamento della Sinistra italiana e anche di chi adesso sostiene Unaltracittà ?

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