L’ultima messa di Ale. Da oggi per Don Santoro inizia il limbo. E per le Piagge?

PB010285_L’ultima messa di Ale. Da oggi per Don Santoro inizia il limbo. E per le Piagge?
Domenica 1° novembre 2009. Tutto è pronto davanti al centro sociale per l’ultima messa di Don Santoro. L’altare con il pane, medicine le caramelle e i fiori, search le sedie in circolo, view le chitarre, gli altoparlanti. C’è tanta gente, tantissima, sotto un cielo azzurro smalto dove anche oggi passano radenti gli aeroplani di Peretola. Tutto intorno, tavoli e banchi per mostrare agli ospiti venuti da fuori in questa giornata particolare cos’è la Comunità delle Piagge, cosa fa, cosa ha fatto e cosa vuole continuare a fare.
“Ale” è ancora dentro, ad abbracciare chi viene a salutarlo, con le lacrime agli occhi e una sola domanda nel cuore: e adesso? Persino la “baracca”, come per ignoranza i giornali hanno chiamato il centro sociale, svuotata com’è di tavoli e sedie, sembra raccontare lo smarrimento di questo strappo, il dolore di un addio subito come un’ingiustizia profonda, come un furto, come un’amputazione.
Ale abbraccia i bambini, stringe mani, sorride e fa coraggio, e di coraggio ne serve tanto per lasciare la propria gente. Quella di cui in 15 anni è stato fratello, amico e padre, quella che adesso lo guarda, lo stringe e non lo vuole abbandonare.
Ma Alessandro deve andare, deve celebrare la sua ultima messa alle Piagge, come il vescovo gli ha concesso prima di confinarlo in un “limbo”. Un limbo di tempo e di spazio in cui non avrà un popolo con cui pregare, un luogo dove celebrare, in cui non potrà neppure lavorare come ha sempre fatto, un limbo in cui dovrebbe riflettere e imparare a “non dare scandalo”.
1° novembre: sono 15 anni esatti che Alessandro è alle Piagge, nel quartiere dove domandò di essere inviato e dove arrivò in punta di piedi. Non c’erano negozi, non c’erano servizi, non c’era una chiesa. Solo tante case piene di persone sconosciute le une alle altre, che negli alveari dei condomini, dietro una porta di compensato, vivevano i loro tanti drammi e le loro poche gioie, nell’indifferenza della città, della politica e della chiesa. In una di queste case andò a stare anche a lui, e sul campanello scrisse “Alessandro Santoro, prete”.
Dopo 4 giorni dal suo arrivo, alle Piagge un uomo si impiccò. Forse fu quella la sua prima funzione, certo fu un impatto violento, crudo e rivelatore con una realtà che aveva un disperato bisogno di rinascere. E che aveva dentro di sé tanti semi buoni, che aspettavano solo un po’ di acqua e sole per germogliare. Iniziò così la storia della Comunità delle Piagge, dentro gli scantinati umidi di un condominio dove nacque il primo laboratorio.
La strada percorsa da allora è lunghissima e punteggiata di volti, storie, azioni concrete. Una strada lunga 15 anni, in salita, con curve pericolose, una strada dove tutti hanno potuto camminare, se hanno voluto.
Credenti e non credenti sono definizioni prive di senso, ha esordito all’inizio della funzione, invitando tutti a farsi il segno della croce, come simbolo dell’amore più grande per l’altro, l’amore fino alla morte. Perché non si possono mettere dei limiti all’amore. Va oltre gli aggettivi e le categorie in cui ingabbiamo le persone per risparmiarci la fatica di conoscerle veramente, quelle categorie che la chiesa usa per stabilire gerarchie di merito, per decidere chi sta dentro e chi sta fuori. L’amore, o è senza condizioni o non è.
Per questo, ribadisce, ha celebrato il matrimonio di Sandra, e lo rifarebbe cento volte: perché non si può dire no all’amore, perché questa è l’unica legge, scritta nel Vangelo, a cui sente di dovere obbedienza assoluta.
È questo lo scandalo di cui parla il vescovo, l’amore incondizionato per l’esistenza umana?
Non ho mai insegnato i comandamenti ai bambini, ha detto ancora Alessandro, perché suonano come divieti. Per spiegare loro la grandezza di Gesù, preferisco parlare del discorso della montagna. Dalla montagna si vede la folla, ha continuato, si vedono i volti delle persone, si può parlare con loro riconoscendosi in loro. E le beatitudini ti dicono non cosa non fare, ma cosa è giusto e bello fare per vivere in pienezza il messaggio di Cristo. Ed essere beati già qui sulla terra, perché anche nell’inferno bisogna fare spazio per il paradiso.
Vescovo, hai visto la folla, hai visto le loro facce? Perché non sei venuto fra noi a sporcarti le mani con la nostra realtà? Questo il senso di molte preghiere pronunciate dai piaggesi con la voce rotta dall’emozione. Tanti hanno ricordato cosa Ale ha fatto per loro, quanto è stato importante poter contare su di lui, cosa vorrà dire la sua partenza. Dolore, rabbia e smarrimento si sono mescolati nelle voci di giovani e anziani, credenti e non credenti. La speranza, in questo momento, sembra quasi un lusso, eppure è giusto anche pregare con le parole di una canzone che dice “todavia sonamos, todavia cantamos, todavia…
Da ultimo, Alessandro ha chiesto un favore alla sua gente: voglio la vostra benedizione, ha detto alla Comunità. Voi che siete stati i volti della mia famiglia, venite qui e benedicetemi, con la mano sulla testa, con il vostro abbraccio.
Poi, ha terminato la funzione, si è sfilato la tonaca e in tanti sono andati ad abbracciarlo.
Quel pezzo di città che oggi era presente all’ultima messa di Ale, domani non può voltare pagina e dimenticare. La Comunità delle Piagge non deve sentirsi sola ma ha bisogno del calore e dell’abbraccio di tutti. Dobbiamo fare qualcosa perché il cammino continui: la strada già aperta è anche la nostra.

Domenica 1° novembre 2009. Tutto è pronto davanti al centro sociale per l’ultima messa di Don Santoro. L’altare con il pane, le caramelle e i fiori, le sedie in circolo, le chitarre, gli altoparlanti. C’è tanta gente, tantissima, sotto un cielo azzurro smalto dove anche oggi passano radenti gli aeroplani di Peretola. Tutto intorno, tavoli e banchi per mostrare agli ospiti venuti da fuori in questa giornata particolare cos’è la Comunità delle Piagge, cosa fa, cosa ha fatto e cosa vuole continuare a fare.

“Ale” è ancora dentro, ad abbracciare chi viene a salutarlo, con le lacrime agli occhi e una sola domanda nel cuore: e adesso? Persino la “baracca”, come per ignoranza i giornali hanno chiamato il centro sociale, svuotata com’è di tavoli e sedie, sembra raccontare lo smarrimento di questo strappo, il dolore di un addio subito come un’ingiustizia profonda, come un furto, come un’amputazione.

Ale abbraccia i bambini, stringe mani, sorride e fa coraggio, e di coraggio ne serve tanto per lasciare la propria gente. Quella di cui in 15 anni è stato fratello, amico e padre, quella che adesso lo guarda, lo stringe e non lo vuole abbandonare.

Ma Alessandro deve andare, deve celebrare la sua ultima messa alle Piagge, come il vescovo gli ha concesso prima di confinarlo in un “limbo”. Un limbo di tempo e di spazio in cui non avrà un popolo con cui pregare, un luogo dove celebrare, in cui non potrà neppure lavorare come ha sempre fatto, un limbo in cui dovrebbe riflettere e imparare a “non dare scandalo”.

1° novembre: sono 15 anni esatti che Alessandro è alle Piagge, nel quartiere dove domandò di essere inviato e dove arrivò in punta di piedi. Non c’erano negozi, non c’erano servizi, non c’era una chiesa. Solo tante case piene di persone sconosciute le une alle altre, che negli alveari dei condomini, dietro una porta di compensato, vivevano i loro tanti drammi e le loro poche gioie, nell’indifferenza della città, della politica e della chiesa. In una di queste case andò a stare anche a lui, e sul campanello scrisse “Alessandro Santoro, prete”.

Dopo 4 giorni dal suo arrivo, alle Piagge un uomo si impiccò. Forse fu quella la sua prima funzione, certo fu un impatto violento, crudo e rivelatore con una realtà che aveva un disperato bisogno di rinascere. E che aveva dentro di sé tanti semi buoni, che aspettavano solo un po’ di acqua e sole per germogliare. Iniziò così la storia della Comunità delle Piagge, dentro gli scantinati umidi di un condominio dove nacque il primo laboratorio.

La strada percorsa da allora è lunghissima e punteggiata di volti, storie, azioni concrete. Una strada lunga 15 anni, in salita, con curve pericolose, una strada dove tutti hanno potuto camminare, se hanno voluto.

Credenti e non credenti sono definizioni prive di senso, ha esordito all’inizio della funzione, invitando tutti a farsi il segno della croce, come simbolo dell’amore più grande per l’altro, l’amore fino alla morte. Perché non si possono mettere dei limiti all’amore. Va oltre gli aggettivi e le categorie in cui ingabbiamo le persone per risparmiarci la fatica di conoscerle veramente, quelle categorie che la chiesa usa per stabilire gerarchie di merito, per decidere chi sta dentro e chi sta fuori. L’amore, o è senza condizioni o non è.

Per questo, ribadisce, ha celebrato il matrimonio di Sandra, e lo rifarebbe cento volte: perché non si può dire no all’amore, perché questa è l’unica legge, scritta nel Vangelo, l’unica a cui sente di dovere obbedienza assoluta.

È questo lo scandalo di cui parla il vescovo, l’amore incondizionato per l’esistenza umana?

Non ho mai insegnato i comandamenti ai bambini, ha detto ancora Alessandro, perché suonano come divieti. Per spiegare loro la grandezza di Gesù, preferisco parlare del discorso della montagna. Dalla montagna si vede la folla, ha continuato, si vedono i volti delle persone, si può parlare con loro riconoscendosi in loro. E le beatitudini ti dicono non cosa non fare, ma cosa è giusto e bello fare per vivere in pienezza il messaggio di Cristo. Ed essere beati già qui sulla terra, perché anche nell’inferno bisogna fare spazio per il paradiso.

Vescovo, hai visto la folla, hai visto le loro facce? Perché non sei venuto fra noi a sporcarti le mani con la nostra realtà? Questo il senso di molte preghiere pronunciate dai piaggesi con la voce rotta dall’emozione. Tanti hanno ricordato cosa Ale ha fatto per loro, quanto è stato importante poter contare su di lui, cosa vorrà dire la sua partenza. Dolore, rabbia e smarrimento si sono mescolati nelle voci di giovani e anziani, credenti e non credenti. La speranza, in questo momento, sembra quasi un lusso, eppure è giusto anche pregare con le parole di una canzone che dice “Todavía cantamos, todavía pedimos, todavía soñamos, todavía esperamos”: ancora cantiamo, ancora chiediamo, ancora sogniamo, ancora aspettiamo.

Da ultimo, Alessandro ha chiesto un favore alla sua gente: voglio la vostra benedizione, ha detto alla Comunità. Voi che siete stati i volti della mia famiglia, venite qui e benedicetemi, con la mano sulla testa, con il vostro abbraccio.

Poi, ha terminato la funzione, si è sfilato la tonaca e in tanti sono andati ad abbracciarlo.

Quel pezzo di città che oggi era presente all’ultima messa di Ale, domani non può voltare pagina e dimenticare. La Comunità delle Piagge non deve sentirsi sola ma ha bisogno del calore e dell’abbraccio di tutti. Dobbiamo fare qualcosa perché il cammino continui: la strada già aperta è anche la nostra.

l'ultima messa

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14 Comments

  1. giovanna (mag6 reggio emilia)

    Che dolore oggi…certo si era in tanti e tante e ci si poteva toccare con le profondità del cuore e dell’intelligenza, anche con la comunità stretta stretta a poter piangere insieme, che non è la stessa cosa che piangere soli. Ma la cosa più dolorosa è stato vedere un uomo vero e splendido spiaccicato dal ricatto. Un uomo denso e intenso di vita e capace di regalarla (non è certo poco di questi tempi), inchiodato a una croce senza senso: o tu o la comunità. Vale a dire che per ale non c’è dubbio: nell’ottica del dare la vita, ha scelto l’umiliazione purché la comunità possa continuare a vivere. Ma ogni omicidio presenta il conto prima o dopo. Bisognerebbe capire a chi lo presenterà: al vescovo e ai suoi portaborse (dubito, o almeno non ora e non qui, non son tempi di giustizia questi) oppure alla comunità? E il dare la vita poi dovrà pur avere un senso: un ricatto dà un senso? Sono torturata dalle domande, dalla rabbia, dalla ribellione all’assurdo e verso una parte di chiesa (il potere) che non ho mai riconosciuto nemmeno quando sembrava essere la mia. Chiesa? O più onestamente dittatura? Di fronte alle dittature cosa è necessario fare? Certo, c’è la comunità delle piagge che deve vivere. Allora direi: si cominci presto a immaginarne i contorni fuori dalla dittatura perché: o chinerà la testa e allora verrà tollerata, oppure arriverà il giorno in cui il limbo sarà imposto anche a lei. Meglio non arrivare a quel giorno e cambiare percorsi prima di essere a propria volta ricattati. Prendersi la propria libertà prima che qualcuno possa pensare di sottrarla. Scegliere un oltre e un altrove dove il potere non possa agguantarla. Alzare la testa è davvero necessario perché ogni libertà offesa è un’offesa alla libertà di tutti e di tutte. Un abbraccio caldo e forte e tenero ad ale e a tutte le persone della comunità. Giovanna (reggio emilia mag 6)

  2. Lido Ballati

    Spero che oggi alla “ultima messa” celebrata da Don Alessandro Santoro ,alla Piagge, in mezzo alla tanta gente che ha partecipato e gli ha espresso solidarietà, amore e gratitudine per quello che ha fatto in questi anni ,ci sia stato anche qualche “osservatore ” del Palazzo Vescovile .
    Non è con un atto di potere ,preso senza sentire il bisogno di ascoltare le ragioni e capire un mondo che da anni vive e pratica il Vangelo in mezzo agli ultimi e con gli ultimi,né mortificando ed umiliando un uomo, prima che un sacerdote,che la Chiesa fiorentina dimostra la sua “forza” e la sua “essenza”.
    A coloro che ,con un freddo e gelido comunicato,hanno deciso di sollevare Don Alessandro dalla cura pastorale della Comunità delle Piagge ,penso non mancheranno,nei giorni a venire, motivi per riflettere sulla decisione presa.
    Sarebbe “cosa buona e giusta” se Don Santoro, fosse richiamato dall’ “esilio vescovile” e restituito alle Piagge , per celebrare messa di fronte al suo popolo e continuare ad organizzare le attività di cooperazione e di aiuto in favore dei più poveri e degli emarginati .
    “Bussate e vi sarà aperto” dice il Vangelo.
    Don Alessandro Santoro e la sua Comunità,in questi quindici anni hanno dimostrato con i fatti, pur tra mille difficoltà e sacrifici, che le porte della loro “baracca” sono aperte a tutti ,mentre tanti ,troppi , le porte non solo non le aprono,ma rinforzavano i catenacci e chiudono gli occhi di fronte alla realtà e girano la testa da un ‘altra parte.
    Un saluto ed un abbraccioa tutti voi per
    Resistere, Resistere,Resistere !

  3. Nicola

    Vorrei che qualcuno mi spiegasse una cosa, che spesso ho sentito chiedere in questi giorni: per quale motivo don Santoro obbedisce al vescovo?
    Non sono lì, quindi non ho avuto modo di chiederglielo personalmente, ma la risposta che ho sentito, e cioè che lo fa perché non si perda il buono che è stato fatto, mi sembra poco credibile.
    Primo, perché il buono rischia di perdersi lo stesso, senza di lui.
    Secondo, perché chiunque sia stato alle Piagge si sarà reso conto che la comunità si regge sul suo carisma.
    Anche perché non è detto che la Chiesa, in caso di disobbedienza, smantellerebbe tutto ciò che è stato fatto: davanti a una situzione del genere, non so se il vescovo si presterebbe a un ulteriore sputtanamento del genere…
    Non mi sembra una testimonianza obbedire a un potere umano che ti priva della tua autenticità e della tua vita, e priva della tua presenza un’intera comunità.
    Scusate, ma dalla mia ottica umana e magari anche un po’ egualitarista, vedo da un lato un uomo che esercita il potere su di un altro uomo, per vili interessi terreni. Dall’altro lato, vedo un uomo che non ha il coraggio di disobbedire a un’istituzione che lo “umilia profondamente”, e che lo priva di tutto ciò per cui vale la pena vivere.
    Non mi sembra un atto di testimonianza, ma di sottomissione…un farsi vittima senza significato…
    Se davvero don santoro deve ubbidienza solo alle persone, come ha dichiarato, forse questa obbedienza dovrebbe portarla fino in fondo, non abbandonando il suo gregge.
    Va da sè che stimo infinitamente, da anni, don santoro (e da altrettanti anni disprezzo che chiesa-istituzione), ma in questi giorni mi sono chiesto quello che vi ho scritto, e vorrei che qualcuno mi dicesse come la pensa.

  4. massimo parrini

    Nicola, la tua è una bella domanda. A cui io avrei una mia risposta.
    Ma per evitare di accendere dei fuochi nei cuori di alcuni integralisti, se vuoi sapere questa mia risposta scrivimi in privato a maxfrancesco@alice.it .

    Io ho già detto come la penso sulla Comunità, su Alessandro e su questo suo ultimo gesto. Visto che ci sono persone che non accettano il mio pensiero ho deciso di non esprimermi più pubblicamente su questo.

    Ciao!
    Max

  5. Caterina

    Forse prima di tutto per avere una risposta sarebbe necessario mettersi in ascolto, capire ed accettare che ci possano esser punti di vista diversi. Scrivo semplicemente solo il mio pensiero perché non appartengo alla Comunità delle Piagge, anche se a quella Comunità mi sento fortemente legata. Penso che Alessandro creda e abbia sempre creduto che le persone debbano essere pronte a pagare per i propri sogni. La sua scelta quindi è semplicemente molto coerente ed io posso pensare: è già tanto averlo un sogno ed alimentarne quotidianamente la sua fiammella, ma comprendo anche la posizione di Ale e della Comunità, una posizione dolorosa, scomoda, ma indubbiamente molto molto coerente. Oltrettutto penso veramente che in questo momento la “disubbidienza” di Ale si trasformerebbe in un boomerang in cui non sarebbe coinvolto solo lui. Stimare le persone forse non è la risposta, a volte è anche importante ascoltare, fino in fondo, quello che hanno da dire e rispettare il loro putno di vista.

  6. Nicola

    Caterina, sul fatto che il cuore delle persone non si può conoscere, e che bisognerebbe mettersi in ascolto, hai ragione, e forse, preso dal dispiacere per quanto accade, è sembrato che io volessi accusare o giudicare alessandro, il che non voleva essere. A mio avviso alessndro è una grande persona, e fino ad oggi ha vissuto il vangelo come mai avevo visto fare, per quel poco che ne so e per quello che l’ho conosciuto.
    Ma davvero non capisco in nome di cosa bisogni lasciare la propria vita, la propria autenticità, in nome di un’istituzione che è profondamente contraria al vangelo.
    Oltretutto ieri mi dicevano che Alessandro abbia detto che ciò che rimprovera alla Chiesa più di tutto è il vietargli di essere padre, cioè di generare un figlio: per quanto mi sforzi, non capisco a chi giovi lo starci dentro.
    E’questo secondo voi il perdere la vita per generare vita di cui parla il vangelo? Gesù lo avrebbe fatto…?
    Non riesco a rispondere positivamente a queste domande: mi sembra che un conto sia portare fino in fondo, fino alla morte, le proprie idee, come Gesù, e un altro conto starci dentro, come alessandro. Un giorno la chiesa strumentalizzerà quello che ha fatto, come ha fatto con tutti i (veri) santi nei secoli.
    E’chiaro che la mia è un’ottica non cattolica, che crede che la Chiesa sia un male che ogni uomo di buona volontà dovrebbe solo combattere, e mi sfugge come una persona profondamente anarchica come Alessandro possa farne parte.

  7. Massimo Spazzavento

    Ieri pomeriggio ho assistito all’ultima messa di don Santoro.

    Avevo conosciuto ed apprezzato l’operato di don Santoro e della Comunità delle Piagge dai giornali e ho voluto essere lì per dare il mio piccolo attestato di solidarietà a chi da sempre si è battuto per gli ultimi.
    Ero rimasto profondamente sconcertato dall’assurda decisione del vescovo Betori di allontanare don Alessandro dalla sua comunità .
    Recandomi alle Piagge volevo semplicemente portare un piccolo gesto di solidarietà a don Alessandro , ma nel tempo che ho trascorso lì ho sentito che era lui che mi stava dando tantissimo.
    Mai mi era capitato di sentire una funzione religiosa entrarmi così dentro; mai mi sono sentito così parte integrante di una comunità.
    La funzione di don Alessandro, scevra di quelle vuote formule che si ripetono senza fine di domenica in domenica, ti arriva dentro ed è come se ti portasse all’essenza del messaggio evangelico.
    Da tempo mi sono allontanato dalla chiesa, perché non la sento più mia. La sento vuota e arida, fatta solo di parole che spesso sono rinnegate coi fatti. Ieri però col cielo sopra di me, senza affreschi o ampollose decorazioni dorate, con una funzione probabilmente poco ortodossa ,ho sentito tuonare con forza il messaggio rivoluzionario di Gesù.
    Ed è forse proprio per questo che don Alessandro deve essere allontanato, non si può palesare quale potrebbe essere la forza di una chiesa povera, ma vera!
    Don Santoro ha destato scandalo: ha unito in matrimonio, una coppia che si amava!
    Ma cosa è l’amore davanti al diritto canonico?
    Sandra è nata uomo e divenuta poi donna.
    Sandra è già sposata civilmente da tanti anni.
    Sandra ama il suo compagno di vita.
    Sandra vuol unirsi anche davanti a Dio.
    Ma tutto ciò non conta! Sandra non può sposarsi! Esistono delle regole scritte dall’uomo che sono superiori alla parola di Gesù!
    Ma cosa ha oramai da spartire questa chiesa con Gesù? Lui predicava l’amore senza condizioni, loro parlano dell’esistenza di un amore che dà scandalo. Queste parole violentano il vangelo.

    Una domanda mi assilla:dopo la decisione che ha preso, il vescovo Betori riuscirà a guardare l’immagine del Cristo crocifisso? Riuscirà a sostenere lo sguardo di chi è morto per amore oppure si rifugerà nel più confortante sguardo di papa Ratzinger?

    Voglio veramente esprimere tutta la mia solidarietà a don Santoro e ringraziarlo per ciò che ieri mi ha dato…
    Grazie di cuore…

  8. Romano Giuffrida

    Qualcuno ha scritto “Il privilegio dei grandi è vedere le disgrazie da una terrazza”, probabilmente la distanza tra l’arcidiocesi fiorentina e il quartiere delle Piagge è tale che il signor Betori nemmeno dalla sua terrazza (o finestra?) è mai riuscito a vedere quanta vita, pur tra mille disgrazie, ci fosse attorno ad Alessandro Santoro e alla sua comunità. Ovviamente non si è mai scomodato per andare di persona a osservare da vicino ciò che dal suo aristocratico palazzo non riusciva a vedere. Non mi meraviglia: i potenti, qualsiasi essi siano, hanno orrore e terrore di ciò che non si conforma alle leggi del branco (che non sono altro che le leggi imposte, per loro comodo, dagli stessi potenti ). Quando poi c’è pure il rischio di sporcarsi occhi e vesti con la polvere delle vita vera, gli uomini come il signor Betori preferiscono rinchiudersi nel silenzio dei palazzi dove il rumore del mondo non arriva e dove ci si può crogiolare nei propri privilegi recitando qualche prece a memoria come scioglilingua, passatempo o più spesso come esorcismo contro il terrore della realtà che appena fuori dalla porta li circonda. Il signor Betori, però, deve sapere che siamo in molti ad aver fatto nostri i versi di Fabrizio De André: “… E se credete ora che tutto sia come prima, perché avete votato ancora la sicurezza la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare, verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte, per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”.

  9. don severino

    Carissimo amico e prete alessandro,chi ti lascia questo messaggio sai bene che non è un perfetto e sai anche che nel 2001 ha vissuto la tua attuale esperienza,Mons. piovanelli mi chiese di lasciare la Parrocchia del lippi a firenze e per due anni sono stato senza parrocchia a lastra a signa dando una mano a don Renzo e agli altri confratelli delle signe in silenzio senza più occuparmi dei temi e delle persone “ultime” carcerati e….senza più intervenire su giornali e TV.Oggi dopo ben 8 anni non passa giorno che io ringrazi il Signore di quella grazia che allora mi sembrava una condanna ingiusta.Ho imparato a 51 anni e dopo 25 anni di sacerdozio che per essere “profeta” o contestatore,bisogna essere nella Chiesa e con la Chiesa,bisogna essere uomini della penultima parola mai dell’ultima,questa spetta solo ai Vescovi che sono la presenza di Dio e la sua voce per ognuno di noi.La verità che te giustamenti hai sempre professato e vissuto molto di più bisogna dirla se questa è nascosta! caro don ale,perchè alla tua comunità,che poi non è tua ma è del Vescovo che te l’ha affidata,anche questo mi pare che tu dimentichi spesso,una comunità cristiana non la scegliamo noi o la inventiamo dal nulla,ma è il Vescovo al quale una mattina quella della tua ordinazione hai promesso mano nella mano fedeltà ed obbedienza!,dicevo,una comunità quella delle Piagge che ti fu affidata dal Vescovo e non dalle persone,perchè hai dimenticato questo? se in un certo senso sei diventato quello che sei,non pensi che lo devi anche a chi un giorno ha creduto in te dandoti la parrocchia,non di poco valore,del Galluzzo e poi affidandoti le piagge?inoltre,perchè alla tua comunità non racconti davvero come sono andate le cose con il Vescovo e quali erano le sue considerazioni verso di te e la sua disponibilità?E’ cosa non bella citare nomi come don Milani o altri veri profeti ed accostali o farseli accostare a sè,non è giusto perchè questi eroi,come la pira ed altri mai hanno disobbedito alla Chiesa ed ai loro Vescovi oppure celebrando sacramenti o altro contro lo spirito comune della Chiesa universale,un vero profeta non è mai uno contro la Chiesa anche istituzione,la Bibbia è piena di veri e falsi profeti.Caro ale,io ti auguro con tutto me stesso che in quello che chiami “limbo” sia per te il fiume giordano della conversione o la notte oscura dei mistici e non la prigione ingiusta ,soprattutto ricorda sempre una cosa che nel momento del bisogno vero sai chi ti aiuterà? la Chiesa e quel Vescovo che ora vedi come un nemico,non sperare nei giornalisti o politici tu sei sempre servito a loro e verso te non hanno alcun rispetto o affetto e se non m i credi lo proverai sulla tua pelle.Inoltre i poveri,gli emarginati gli ultimi,sappi che li potrai sempre servire anche dal “limbo” perchè loro sono sempre in mezzo a noi anche in una canonica lussuosa o in una bella chiesa fatta di pietra e marmi,dipende da chi li apre la porta e li serve.Concludo dando un consiglio a tutti i tuoi collaboratori e sostenitori,loro non devono obbedire al Vescovo come noi preti,anche se come cristiani dovrebbero avere fede anche in loro,ma se davvero vogliono sostenerti ed essere solidali con te,ecco condividano anche loro il “limbo” mettendosi da parte come se fossero anche loro stati rimossi,cos’ì la loro testimonianza oltre le parole sarebbe confermata dai fatti,cioè vera solidarietà fatta da compartecipazione,non si preoccupino la comunità se vera andrà avanti lo stesso perchè se è voluta da Dio nessun uomo potrà fermare il suo cammino.

  10. don severino

    Non so se pubblicherete questo commento,credo di sì,cmq. avrei solo da chiedere a don ale una cosa,se è sincero verso la comunità delle piagge e verso tutti i suoi sostenitori,puoi dire a tutti una cosa?
    sò che da tempo desideravi lasciare la cappellania delle piagge,per stanchezza,questo lo avevi anche detto chissà forse anche in curia! potresti dire se è vero? inoltre altra domanda,perchè non hai detto alla comunità,a parte la durezza del Vescovo che te dici,ma il fatto che ti ha proposto di formare assieme una commissione per discutere sul caso del “matrimonio”perchè non hai detto questa proposta che in fondo era una cosa buonissima per te e per la coppia,perchè vi poneva in un ruolo importante di cammino? sono semplici domande ma fondamentali perchè tutti i fedeli se devono esprimere un giudizio lo esprimano rettamente sia pro sia contro,ma non sapendo la verità non è evangelico il comportamento,non credi che don milani,don mazzolari la pira e don tonino bello,che ti piace accostare alla tua esperienza,non siano stati testimoni di mezze verità o di totale assenza della verità? inoltre,potresti invitare i tuoi collaboratori,i giornalisti ed i politi a te vicini,dicendo anche a loro come realmente stanno le cose,potresti invitarli al silenzio? tutto questo lo dico e lo scrivo sostenendoti davvero e senza trarne alcun beneficio ma volendoti bene senza scopi di nessun genere.

  11. Saba

    Evidentemente il periodo di riflessione a Don Severino è stato fatale. A questo punto sarei curioso di sapere il motivo del suo allontanamento, non comprendo poi questo suo interessamento,,,mi viene il sospetto che parli per interposta persona. Comunque giusto per soddisfare la sua curiosità le posso dire che della stanchezza di Ale siamo al corrente tutti quelli che giorno dopo giorno condividevano le sue stanchezze, da qui a fare simili insinuazioni lo trovo veramente offensivo, Riguardo poi al percorso proposto alla Sandra mio caro Severino hai preso un palo in pieno (a proposito lei da chi lo ha saputo?)…la nostra comunità non solo nè era al corrente ma ha anche condiviso con Alessandro di proporlo alla Sandra. Va da se poi che la Sandra abbia rifiutato, ha idea lei del percorso indicato dal suo Vescovo? un percorso degno dell’ inquisizione e tutto questo per dovere dimostrare che Sandra è uno scherzo della natura.
    Caro don Severino secondo me anche senza percorso il vero scherzo della natura è lei!!!
    Trovo poi veramente indecoroso da parte sua insinuare simili bassezze, conosco questo metodo tendente a infangare chi ora non può difendersi, mi ricorda tanto il copione di film già visti, di nefasta memoria. Certo stupisce vederlo usato da un prete, io ero abituato a leggerlo nella cronaca giudiziara di fatti di mafia.
    Riguardo al silenzio mi dispiace molto ma penso che per questo debba acquistare dei tappi di cera che troverà in qualunque farmacia perché le assicuro che l’urlo delle Piagge lei e quelli come lei lo sentiranno rimbombare ancora a lungo, non riuscirete a zittirci.
    Mi raccomando ci racconti perchè fu costretto a lasciare la parrocchia del Lippi..

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