Inceneritore, cosa ha detto davvero il TAR? La parola alle "Mamme"


Riceviamo e pubblichiamo

Dopo i primi festeggiamenti, e dopo aver letto attentamente e nel dettaglio la sentenza, eccoci pronte a spiegare nel dettaglio quello che ha sentenziato il TAR della Regione Toscana l’altro giorno riguardo all’inceneritore di Firenze.

Quello che segue non vuole essere una “lectio magistralis” sulla legge e sulla sentenza, ma vuole provare a spiegare le motivazioni e gli effetti della decisione presa dal TAR. In questi due giorni infatti, tramite la stampa, gli amministratori pubblici, Qthermo e Cispel si sono prodigati a leggere e interpretare la sentenza… ovviamente con l’intento di sminuirla o addirittura, con molta creatività, di prenderla come “certificazione del loro buon operato”.

NIENTE DI PIU’ FALSO!

Ma entriamo nel dettaglio.

Partiamo subito dallo sfatare quello che viene detto e scritto nei giornali. Il TAR non ha il compito e la responsabilità di entrare nel merito delle questioni, ma solo di accettare e/o respingere i ricorsi valutandone solo l’aspetto e la correttezza procedurale, non entrando nel merito delle scelte.

Quindi il TAR non ha detto che è giusto costruire l’inceneritore e/o che non inquina, né tantomeno ha approvato la sua localizzazione a case Passerini – come qualcuno vorrebbe fare intendere – questo perché, semplicemente, non poteva farlo!! La decisione della localizzazione infatti era già stata stabilita nel lontano 2005 in sede di Valutazione di impatto sanitario (VIS) e confermata nel 2012 in sede di Piano Interprovinciale dei Rifiuti.

Il TAR ha semplicemente valutato se gli atti, amministrativamente parlando, sono corretti formalmente e non ha valutato (non potendolo fare) il loro contenuto.

Il primo punto importante è il seguente, con la quale si chiude la sentenza:

“Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sui ricorsi e sui motivi aggiunti indicati in epigrafe, li riunisce e:

c) accoglie i ricorsi R.G. n. 143/2016 e 180/2016 e, per l’effetto, dispone l’annullamento del provvedimento 23 novembre 2015 n. 4688 del Responsabile della P.O. Qualità ambientale della Città Metropolitana di Firenze, dei verbali delle conferenze di servizio presupposte e dei successivi atti del procedimento espropriativo;”

Questo cosa vuol dire esattamente?

Vuol dire che secondo il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana l’AU (Autorizzazione Unica), ovvero il documento che da il permesso a costruire l’inceneritore insieme a tutta una serie di prescrizioni, è annullato con effetto immediato. Con esso vengono annullati anche i verbali delle conferenze dei servizi che hanno portato a quell’atto e degli atti legati a quello stesso atto. Tra questi atti ci sono anche tutti gli espropri dei terreni necessari alla costruzione dell’inceneritore.

Questo vuol dire che Qthermo non ha l’Autorizzazione a costruire,
e che per iniziare i lavori dovrebbe riottenere l’Autorizzazione!

Ma perchè il TAR è arrivato a questa decisione? Ce lo siamo domandati anche noi e abbiamo cercato di spiegarlo in maniera comprensiva:

1) La Città Metropolitana non aveva il potere di rilasciare l’Autorizzazione Unica in mancanza di uno strumento urbanistico come una variante al piano urbanistico del comune di Sesto Fiorentino o in alternativa un accordo di pianificazione da stipulare sempre con il comune di Sesto Fiorentino.

2) Non sono stati realizzati i “famosi” boschi della piana da parte della Provincia di Firenze (ora diventata Città Metropolitana), come invece era stato stabilito da protocollo di intesa del 2005 tra la Provincia di Firenze e i Comuni interessati. Nello specifico si subordinava la costruzione dell’inceneritore di Firenze, fonte aggiuntiva di emissione inquinanti, alla realizzazione di un parco di 30 ettari per MITIGARE l’inquinamento già presente nella zona a causa delle altre fonti emissive (traffico,riscaldamento,industria). In questi 11 anni non solo la Città Metropolitana non ha rispettato il vincolo e non ha fatto nessuna azione per procedere con la realizzazione del Parco, ma ha fatto completamente sparire questo vincolo/prescrizione dall’Autorizzazione Unica.

Dei diversi motivi da noi sollevati, il TAR ha accolto quello riguardante la mancanza di un accordo con il Comune di Sesto, sulla pianificazione dell’area interessata (che doveva avvenire attraverso una diversa procedura nella quale è prevista anche una nuova valutazione sugli effetti ambientali nell’area VAS), nonché la mancata realizzazione di un’area a bosco di 30 ettari che era stata prevista quale condizione per la realizzazione dell’impianto.

Questo è quello che ha sentenziato e deciso il Tribunale Regionale Amministrativo della Regione Toscana. Le altre letture e interpretazioni che sono state fatte in questi giorni sono mere chiacchiere da bar. Purtroppo queste chiacchiere non le fanno i cittadini qualunque ma gli amministratori pubblici, che invece dovrebbero rispettare le sentenze e accettare, finalmente, la volontà dei propri cittadini e ora anche della giustizia.

Rinnoviamo ancora una volta l’appello ad incontrarsi e ad aprire un canale di dialogo con i cittadini al Sindaco di Firenze e Presidente della Città Metropolitana di Firenze Dario Nardella, al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, all’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana Federica Fratoni e all’Assessore all’Ambiente di Firenze e Presidente di ATO Toscana Centro Alessia Bettini.

In questi anni non abbiamo mai ricevuto una risposta, ma ci ricordiamo delle frasi di molti politici (tra cui quella dell’Assessore Fratoni) che ammettevano la necessità di un ripensamento davanti alla possibile bocciatura dell’Autorizzazione a costruire davanti al TAR.

La bocciatura è arrivata. Ora che si faccia riparlare la politica con la P maiuscola, e si riapra la discussione. Non possiamo aspettare altri anni: la Regione Toscana ha bisogno di gestire bene i rifiuti e questo può iniziare a farlo subito applicando le alternative, che esistono e funzionano molto bene… anche in molti comuni e province della Toscana!

Le risposte, basate su cavilli e appelli, che la politica sembra voler dare non sono la reazione giusta e corretta. La politica deve rispettare la sentenza.

Concludiamo poi sottolineando che questo risultato è arrivato grazie al ricorso presentato dai cittadini e dalle associazioni ambientaliste, a cui si è agganciata la nuova amministrazione del Comune di Sesto Fiorentino. Successivamente anche il Comune di Campi Bisenzio ha fatto ricorso sul motivo della mancata realizzazione del Bosco della Piana. E’ importante quindi dare e riconoscere il merito a tutti gli attori e autori di questa battaglia.

E continueremo, davanti al Consiglio di Stato chiederemo l’accoglimento di tutti i motivi che il TAR ha ritenuto di respingere. Infatti quello che appare complessivamente dalla lettura della sentenza è che il TAR della Toscana non abbia voluto confrontarsi fino in fondo sulle gravi contestazioni sollevate nel ricorso contro la VIA che, se accolte anche in parte, avrebbero portato all’azzeramento dell’intero progetto.

Noi cittadini siamo stati obbligati, davanti al silenzio della politica, a rimboccarci le maniche, studiare la legge e gli atti, trovare degli avvocati per supportare l’azione delle associazioni ambientaliste, raccogliere i soldi per le spese e procedere al ricorso. Siamo contenti che alcune amministrazioni abbiamo fatto altrettanto. Ora chiediamo che la politica faccia il suo mestiere: difendere la salute e l’interesse dei cittadini.

Comunicato stampa Mamme No inceneritore




Festa dell'Unità di Firenze, la raccolta differenziata è un miraggio


Continua il tour delle Mamme No Inceneritore alla scoperta di come si comportano le amministrazioni locali e gli organizzatori di eventi, concerti e sagre riguardo ai rifiuti e alla loro diminuzione e/o differenziazione. Ecco cosa scrivono sulla loro pagina Facebook. Ricordiamo inoltre che mancano solo mille euro all’obiettivo della raccolta fondi per l’autocostruzione di centraline per il rilevamento della qualità dell’aria. Ci sono ancora 4 giorni di tempo per contribuire, tutti i dettagli su http://cheariatira.mammenoinceneritore.org/

Dopo Castello e Campi Bisenzio, abbiamo raccolto le molte foto ricevute dalla Festa dell’Unità organizzata dal Partito Democratico al Parco Delle Cascine Firenze.
Nonostante le dichiarazioni che sarebbe stata una festa attenta alla gestione dei rifiuti e pronta a differenziare il più possibile, abbiamo scoperto e documentato una realtà ben diversa: in tutta la festa non esiste un solo cestino che non sia dell’indifferenziata. Ogni stand aveva uno o più cestini dove la gente poteva e ha buttato di tutto: carta, umido, plastica, salviette, vetro, lattine… TUTTO INSIEME!
Gli unici cassonetti differenziati (solo per plastica/vetro e umido però) erano ben lontani dai luoghi dove si concentrava la gente e si consumava il mangiare e il bere. Inoltre da nessuna parte questi cassonetti differenziati erano segnalati!

Sappiamo che alcuni volontari si sono dedicati a fare la raccolta differenziata in alcuni stand. Un impegno di tutto rispetto, ma che da solo non basta se non c’è un’organizzazione della raccolta dei rifiuti efficiente e funzionale: se al posto dei cestini normali si mettevano dei cestini differenziati (come dovrebbero esserci in tutta la città ma NON ci sono), anche i fruitori dell’evento avrebbero potuto fare la loro parte.

Ci chiediamo come il Sindaco di Firenze Dario Nardella e il suo partito (il Pd Firenze metropolitano), organizzatore della festa, possa ancora dichiarare che sa come si gestiscono i rifiuti durante eventi cittadini. Ricordiamo che un evento molto più grande e complesso, per numeri e grandezza, come l’Expo 2015 Milano ha raggiunto il 70% di raccolta differenziata!

Continuiamo a porre alcune domande, che non hanno ancora avuto risposta:
– è così che si pensa di raggiungere il 65% di Raccolta differenziata che Quadrifoglio (e il Comune di Firenze) deve raggiungere per legge?
– è così che si pensa di gestire la raccolta differenziata?
– è questo il livello culturale che vogliamo insegnare alle famiglie e ai bambini che vivono e fanno vivere questi eventi?

Ricordiamo, come già fatto a più riprese, al PD Firenze Città, al sindaco Dario Nardella, al Comune di Firenze e a Quadrifoglio spa che in Italia esistono delle società pubbliche che nel gestire i rifiuti hanno già pensato anche agli eventi, e hanno trovato delle ottime soluzioni che addirittura fanno anche risparmiare in bolletta gli organizzatori (oltre a essere rispettose dell’ambiente).
Segnaliamo qui un solo esempio tra i tanti che potremmo consigliare: gli ECOEVENTI secondo Contarina SpA.
Per pura nota di cronaca Contarina spa copre un area di circa 50 comuni, pari a 554.000 abitanti, e già da anni ha raggiunto l’85% di raccolta differenziata. Quando gli abitanti della città di Firenze (382.808 abitanti secondo Wikipedia) potranno avere altrettanto?




Mamme NO Inceneritore, una proposta premiata


Il Comitato Mamme No Inceneritore onlus è lieto di condividere l’inatteso riconoscimento che arriva da uno dei più importanti progetti europei in tema di educazione alla riduzione dei rifiuti, al riuso e al riciclo dei materiali. Il progetto delle borracce in acciaio “Bottigliette di plastica al bando” delle Mamme NO Inceneritore è arrivato finalista nella categoria cittadini tra oltre 5.286 azioni a livello italiano.

premio

Il comitato promotore italiano della Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti, che ha premiato le Mamme NO Inceneritore, è formato tra gli altri da: CNI Unesco, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Federambiente, Anci, Città Metropolitana di Torino, Città Metropolitana di Roma Capitale, Legambiente, AICA (Associazione Internazionale Comunicazione Ambientale) – segreteria organizzativa, ERICA soc. coop. e Eco dalle Città.

I risultati del progetto delle borracce sono evidenti e parlano da soli: ad oggi siamo a 1.200 borracce di acciaio distribuite, che vuol dire aver evitato la produzione e lo spreco di 187.200 bottigliette di plastica in un anno e 14.976 Kg di CO2 non emessi nell’atmosfera all’anno.

Ma per tornare al tema dell’iniziativa, la Riduzione dei Rifiuti, le 1.200 borracce equivalgono anche a 2 tonnellate in meno di rifiuti urbani l’anno da gestire e/o mandare a incenerire!

Applausi e congratulazioni per l’azione svolta, il modo e i risultati ottenuti sono arrivati da tutti i partecipanti presenti alla premiazione. Lodevoli anche gli apprezzamenti di Filippo Bernocchi, delegato ANCI sui rifiuti, che ha citato l’azione delle Mamme NO Inceneritore come “un esempio positivo e pratico su come attuare davvero una riduzione dei rifiuti all’origine”.

Il progetto SERR (Settimana Europea della Riduzione dei rifiuti) è giunto alla sua settima edizione e si svolge ogni anno dal 2009 coinvolgendo tutti gli stati membri e raccogliendo innumerevoli progetti, presentati sia da semplici cittadini che da imprese, che hanno come scopo finale quello di incentivare la riduzione dei rifiuti per una società più ecosostenibile.

Nel 2015 la SERR si è svolta dal 21 al 29 novembre e sono state registrate ben 12.035 azioni che hanno coinvolto tutti i paesi europei. In Italia nell’edizione 2015 sono state registrate un numero totale di 5.286 azioni, suddivisi in sei categorie.

Il progetto presentato da Mamme No Inceneritore nasce dall’intento di, contemporaneamente alla costante azione per fermare la costruzione di nuovi inceneritori a Firenze e in Italia, promuovere attivamente l’esistenza di una gestione di rifiuti alternativa all’incenerimento che rientra nella strategia Rifiuti Zero.

Estremamente consapevole dell’importanza di promuovere la riduzione della produzione di rifiuti e la riduzione del materiale plastico nel mondo il comitato ha deciso di promuovere, fra le buone pratiche, anche la riduzione dell’uso di bottigliette di plastica. In considerazione dell’elevata quantità di bottigliette di plastica che i nostri figli usano e gettano a scuola, è nata l’idea di promuovere l’uso di borracce in acciaio inossidabile 18/8 che può essere facilmente riciclato, è durevole e indistruttibile ed è privo di contaminanti. Inoltre, le borracce in acciaio sono riutilizzabili e riciclabili. Da questa necessità è nato l’incontro con 24Bottles, l’azienda italiana che realizza le borracce, e che ha portato alla produzione di 1200 borracce personalizzate e colore appositamente per la Mamme NO Inceneritore.

L’utilizzo delle borracce ha quindi riscosso un ampio gradimento fra i cittadini che con maggiore consapevolezza hanno accolto l’invito a un approccio più sensibile nella gestione dei materiali di uso quotidiano.

Per il comitato Mamme No Inceneritore questo gradito riconoscimento premia il tempo e la passione con cui il comitato difende le proprie posizioni e conferma, con un riconoscimento a respiro addirittura europeo, che un futuro senza inceneritori deve rappresentare l’unico possibile nella società umana… e questo ce lo hanno confermato le decine di progetti arrivati finalisti delle varie categorie. Tutti progetti di cittadini, aziende, istituzioni e scuole che hanno dimostrato come una gestione diversa dei rifiuti è possibile!

Tutte le informazioni sulle borracce (che stanno tornando) le potete trovare qui: http://www.mammenoinceneritore.org/2016/02/03/le-borracce-in-acciaio-delle-mamme-no-inceneritore/

Spinte da questo ennesimo riconoscimento, le Mamme NO Inceneritore ricordano a tutti l’appuntamento del 14 Maggio 2016, quando a Firenze si terrà la grande manifestazione contro tutti gli inceneritori!




Inceneritore, anche El Diablo dice no


Piero Pelù sarà alle Piagge sabato 16 aprile per il lancio della prossima manifestazione contro il nuovo impianto di Case Passerini. Prosegue quindi il sodalizio tra Pelù e le Mamme no inceneritore, nato un anno fa in occasione di un suo concerto, quando il cantante accolse sul palco le “mamme” e il loro striscione. “La manifestazione doveva tenersi proprio il 16 aprile e Piero sarebbe stato con noi – ci spiega Isabella. Ma a causa del referendum è slittata al 14 maggio, quando invece non poteva venire. Così abbiamo creato quest’altra occasione per consentirgli di partecipare… inoltre, da tempo Piero voleva conoscere Don Santoro! E poi, quale luogo migliore della Comunità delle Piagge per continuare la nostra battaglia?”.

Pelù, come direbbe lui, “ci sente” davvero per questo tema, tanto da regalare al pubblico un mini concerto gratuito e alla causa tutta la visibilità data dalla sua presenza. Che si affiancherà a quella degli esperti: Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe e vincitore del Goldman Environmental Prize 2013, e Paul Connett, professore di chimica ambientale e fondatore della strategia Rifiuti Zero, che illustreranno tutte le buone ragioni per dire no all’inceneritore. E poi ancora tanta musica con Gaudats Junk Band – note dai rifiuti gestiti con creatività, accompagnati da I soci. Il tutto dalle 16 in poi al Centro Sociale Il Pozzo in Piazza Alpi e Hrovatin (ex via Lombardia).

“Anche se pare non ci siano più ostacoli alla costruzione dell’inceneritore, noi non ci arrendiamo. Intanto abbiamo chiesto i dati sulle analisi dell’aria che dovevano fare, poi siamo pronte a bloccare i cantieri. Dal Quadrifoglio ci danno di allarmisti e bugiardi, ma le bugie erano piuttosto nel loro libretto…” Isabella si riferisce all’opuscolo sui rifiuti distribuito da Quadrifoglio nelle scuole, dove si affermava che “i medici” smentiscono gli effetti dannosi degli inceneritori sulla salute. Il libretto è stato da poco ritirato dopo una valanga di proteste di genitori e insegnanti, indignati dalla propaganda spacciata ai bambini per verità scientifica.

Sabato 16 alle Piagge sarà possibile partecipare alla Campagna “Io ci metto la faccia“, facendosi fotografare dentro l’apposita cornice con lo slogan #unvisifafare (traduzione per i non fiorentini: non ve lo facciamo fare). E anche acquistare una delle splendide borracce in acciaio con il logo delle “mamme”, create da loro e prodotte da un’azienda di design, borracce ecologiche ed igieniche pensate per evitare l’uso delle bottigliette in plastica. Il progetto della borraccia ha partecipato al premio della Settimana Europea del Riciclo e Riuso, risultando tra i finalisti. “Ad oggi – scrivono le mamme sul sito – siamo a 700 borracce di acciaio prodotte, che vuol dire aver evitato in un anno la produzione e lo spreco di 109.200 bottigliette di plastica e l’emissione di 8736 Kg di biossido di carbonio”. Insomma, non solo protesta ma idee intelligenti e innovative per affrontare la questione rifiuti.

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/541368862700974/?ref=98&action_history=null

Sito web Mamme no inceneritore: http://www.mammenoinceneritore.org/

c.s.




Lo sai che... l'inceneritore non fa male? (Bufala)


Parola di Quadrifoglio, che in un opuscolo “informativo” distribuito nelle scuole, “Riusi: da rifiuti a risorse”, infila un simpatico box dove si legge:
“Lo sai che in Italia la presenza dei termovalorizzatori non è sempre ben vista dalla popolazione locale che non vuole l’impianto vicino casa e teme effetti dannosi sulla salute ma, oggi, i medici lo smentiscono.” Nello stesso riquadro si portano ad esempio come scelte intelligenti quelle di Vienna o Parigi coi loro meravigliosi inceneritori, mentre noi italiani, stolti, vi rinunciamo, costretti così a portare all’estero i rifiuti e a perderci il vantaggio dell’energia prodotta.
La distribuzione dell’opuscolo, avvenuta pochi giorni dopo che il presidente di Quadrifoglio, Livio Giannotti, aveva disertato un incontro pubblico organizzato dalle Mamme no inceneritore, ufficialmente perché non c’era la Digos, ha destato scandalo e indignazione.
Di seguito il commento di Gian Luca Garetti di Medicina Democratica, uscito sul blog perunaltracitta.
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La scuola è il canale privilegiato per informare i bambini, i genitori, i docenti, le famiglie, nonché le istituzioni che operano nell’ambito didattico/educativo. E’ dimostrato che azioni informative, o dis-informative, sui più giovani hanno effetti di lunga durata. Il progetto che Quadrifoglio spa, insieme ad altre realtà, propone per l’anno scolastico 2015-2016, alle scuole dei 12 Comuni serviti (Firenze, Calenzano, Campi Bisenzio, Signa, Sesto Fiorentino, Greve in Chianti, Scandicci, Bagno a Ripoli, Impruneta, Fiesole, Tavarnelle Val di Pesa, San Casciano Val di Pesa) comprende, tra altre iniziative, anche un libretto molto discutibile distribuito ai bambini, da cui enucleiamo alla pagina 33:

“Lo sai che In Italia la presenza dei termovalorizzatori non è sempre ben vista dalla popolazione locale che non vuole l’impianto vicino casa e teme effetti dannosi sulla salute ma, oggi, i medici lo smentiscono. ”

Di quali medici si parla? Quadrifoglio faccia i nomi e cognomi di medici, non in conflitto di interessi, che ritengono innocuo l’inceneritore, oppure ritiri questo libretto.

Fra i tanti lavori scientifici sul tema segnaliamo quest’articolo dell’ISDE, http://www.ambientescienze.it/, un j’accuse senza appello e relativa bibliografia, a cui accompagniamo la lista dei membri del comitato scientifico dell’ISDE: http://www.isde.it/chi.

Ricordiamo che Quadrifoglio detiene il 60% della società incaricata della costruzione e gestione dell’inceneritore di Firenze.

Nelle scuole andrebbe detto che l’alternativa agli inceneritori esiste: è una seria raccolta differenziata porta a porta con tariffazione puntuale e un ulteriore, moderno trattamento meccanico-biologico a freddo della parte indifferenziata. Quadrifoglio, approfittando della sua posizione istituzionale, veicola, mediante una campagna educativa sul riciclo e sul riuso, informazioni non documentate, che favoriscono gli interessi finanziari di Quadrifoglio e della sua consociata HERA.

Come può Quadrifoglio farsi portatore di un messaggio educativo unilaterale nelle scuole, dove peraltro non viene quasi mai effettuata la raccolta differenziata? Gli inceneritori disincentivano la raccolta differenziata. Sono dati noti: a Brescia non si arriva al 40% , la Danimarca è al di sotto del 45% (dati ISPRA), ma ha il piu’ alto tasso di tumori al mondo (fonte World Cancer Research Fund International).

Quadrifoglio si prepara: a Firenze la percentuale di differenziata è inferiore al 45% per il Comune e al 52% per la Provincia (dati ISPRA). Costruire l’inceneritore di Firenze è pericoloso per la salute e per l’ambiente: lo dicono il Protocollo di monitoraggio epidemiologico degli effetti a breve e lungo termine sulla salute della popolazione residente nelle aree circostanti il costruendo termovalorizzatore di Case Passerini, a cura del Dipartimento di Prevenzione della ASL 10, SOS di epidemiologia e il Protocollo di monitoraggio degli effetti sulla salute del costruendo termovalorizzatore di Case Passerini tramite il biomonitoraggio delle popolazioni animali e della catena alimentare, a cura del Dipartimento di Prevenzione della Azienda Sanitaria di Firenze UF SPVSA.

L’inceneritore è uno sperpero di denaro pubblico e rappresenta la rinuncia a un modello di gestione dei rifiuti moderno, sostenibile, conveniente anche sotto il profilo economico ed occupazionale. Riteniamo che le scuole pubbliche abbiano il compito di fornire un’informazione plurale e non di parte, mentre da questo libretto emerge solo il pensiero unico inceneritorista.

*Gian Luca Garetti, medico, attivo in ISDE, Medicina Democratica e perUnaltracittà




17 aprile, votare sì per fermare le trivelle


di Monica Pepe da comune-info.net

I cittadini e le cittadine italiani saranno presto chiamati a votare su una questione molto importante, l’abolizione delle trivelle all’interno delle dodici miglia dalla costa di tutti i mari italiani: Adriatico, Jonio, Tirreno.

Al Referendum del 17 aprile si voterà SI per impedire che le compagnie petrolifere possano sfruttare i giacimenti di cui dispongono senza limiti di tempo, questione che peraltro attiene al semplice buonsenso prima di incorrere nelle trappole della concorrenza e nelle direttive europee.

Questa battaglia è nata grazie ai Comitati No Triv (www.notriv.com), una bella pagina del nostro paese, di quelle che ti fanno ricordare che, a fronte di tanti scempi e rassegnazione, i beni comuni in Italia sono una cosa seria non solo perché abbiamo un paese di rara bellezza ma perché abbiamo un movimento ambientalista fatto di persone competenti e appassionate.

Per la prima volta nella storia del nostro paese dieci Regioni raccolgono la voce dei territori che rappresentano e la spinta dei movimenti che li abitano. Questo ne fa un Referendum particolare, un inedito esercizio diretto della democrazia che potrà avvalersi di una pluralità di modi di agire la politica – di solito contrapposti – combattere una leale competizione per raggiungere lo stesso obiettivo.

Non è stata altrettanto democratica la prova del Governo.

Renzi avrebbe potuto accorpare la consultazione alle elezioni amministrative di giugno con una semplice norma. Anticipare il referendum alla prima domenica utile per scongiurare che si raggiunga il quorum, costerà 360 milioni di euro di denaro pubblico, per ironia della sorte tanto quanto lo stato incassa dalle royalties delle trivellazioni in un anno, tra le più basse al mondo.

Tanto ci costa la paura di Renzi di perdere questo referendum. Il premier sa che sarà solo l’inizio di una serie di consultazioni che giudicheranno il suo operato nel merito delle cose (Costituzione, Scuola, Lavoro, Legge elettorale) e non le performance televisive che siamo obbligati a tracannare ogni giorno.

Allora prendiamo in prestito le parole di Renzi alla Conferenza del Clima di Parigi: “Agire ora” e mettiamole accanto ai dati del Coordinamento Free (Fonti Rinnovabili ed Efficienza energetica). Il 2015 è stato un anno in cui i posti di lavoro nel settore sono diminuiti da 37mila unità del 2102 a 26mila.

L’Italia, secondo un’analisi di Oil change presentata in concomitanza con la Cop21, spende in finanziamenti pubblici agli inquinatori 42 volte il denaro che destina alle politiche climatiche. Ma allora cosa ci vengono a raccontare?

Perchè Renzi non dice concretamente quale futuro vuole dare all’Italia e ai suoi impegni contro il cambiamento climatico? Perchè invece di parlare di referendum della “disoccupazione” non dice qual è il suo piano nazionale sulle rinnovabili, dal momento che da sedici mesi l’eccesso di produzione petrolifera al mondo viene calcolato in 9-12 milioni di barili al giorno?

Questo Referendum sarà il primo passo per garantire al nostro paese una strategia energetica nazionale basata su energie rinnovabili ed efficienza energetica, e ha la possibilità di renderci protagonisti di una svolta epocale nella produzione di energia pulita.

L’eventuale esito positivo non farà perdere neanche un posto di lavoro, verranno solo riportate a scadenza contrattuale precedente le concessioni già rilasciate, mentre oggi le compagnie possono estrarre senza limiti di tempo.

Turismo, pesca, agricoltura sono invece settori che perderebbero migliaia di posti di lavoro, come ogni altra economia locale.

La sfida è portare 26 milioni di italiani a essere protagonisti di una grande battaglia democratica che intende pensare alle generazioni future, a partire dal recupero del dominio dell’uomo sulla conoscenza della natura e non dell’esaurimento delle sue risorse.

https://www.facebook.com/Coordinamento-Nazionale-No-Triv-1428315400765373/?fref=ts




Salviamo i selvatici, striscione da Ponte Vecchio


Sfidando il freddo di questa mattina, alcuni attivisti della campagna Toscana Rosso sangue mascherati da cinghiali hanno srotolato uno striscione da Ponte Vecchio. L’azione, dopo la petizione firmata da nomi noti di intellettuali e artisti e il flash mob di domenica scorsa in piazza della Repubblica, ha l’intento di svegliare l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica sulla proposta di legge dell’assessore Remaschi, che avrebbe se approvata un impatto devastante sull’ambiente, sulla quiete delle nostre campagne e sull’immagine stessa della Toscana come luogo di armonia tra uomo e natura.

Con il pretesto della cosiddetta “emergenza cinghiali” – costruita ad arte, secondo i promotori della campagna, e fondata su dati molto discutibili e non verificabili – la caccia agli ungulati verrebbe di fatto liberalizzata per tre anni, con l’obiettivo di abbattere circa 250mila fra cinghiali e caprioli.

“La campagna toscana – affermano – diventerebbe un allevamento a cielo aperto, con libertà di sparo per i cacciatori. Non solo: la legge propone di creare una filiera alimentare ad hoc, così sui banchi dei supermercati si troverebbe carne col marchio della Regione. Insomma, boschi e animali selvatici ridotti a merce, a vantaggio esclusivo dei cacciatori, liberi di fare un’inutile strage. Infatti la riduzione numerica dei cinghiali sarebbe illusoria, solo di breve periodo, perché le leggi dell’etologia e della natura porterebbero a un immediato ripristino della condizione di partenza”.

Ma qual è allora la soluzione? I promotori insistono: “Intanto non esiste ancora un vero censimento degli ungulati. Comunque contro la sovrappopolazione esiste da tempo il modo di somministrare contraccettivi, e si dovrebbe evitare seriamente il foraggiamento e la reintroduzione di nuovi animali… ma interessi economici di armieri e ristoratori spingono piuttosto verso la carneficina”.

Tra i primi firmatari della petizione Toscana Rossa di sangue lo scrittore toscano Marco Vichi, che ha raccontato di essersi dovuto mettere al riparo dagli spari di una battuta al cinghiale durante una passeggiata nel Chianti: “È assurdo affidare la soluzione del problema a chi lo ha creato: fino agli anni Sessanta i cinghiali erano solo in Maremma, sono stati i cacciatori a importare animali più grossi e prolifici dall’est”.

Alla petizione, che chiede di sospendere l’iter della legge ed affrontare il problema con un approccio diverso e non cruento, si è unito ieri il filosofo Giulio Giorello, che ha detto fra l’altro “Questa continua esibizione di morte va, a mio avviso, radicalmente abolita con ogni mezzo. La politica (si fa per dire) del PD in Toscana e altrove, ancora una volta è corriva con gli aspetti più reazionari del Paese”.

Dai promotori sono arrivati poi i dati aggiornati delle vittime della caccia: “Nel periodo settembre-dicembre 2015, ci sono stati in Italia 13 morti e 52 feriti (di cui 13 non cacciatori), e mancano ancora i numeri completi di gennaio. Nelle due stagioni passate i morti sono stati 47, i feriti 144, bambini compresi”.

E aggiungono: “Quanto agli incidenti stradali “causati” dai selvatici, i dati forniti dalla Regione senza precisare fonti e metodi di raccolta non sono verificabili; in ogni caso si potrebbe intervenire più efficacemente con mezzi non cruenti come dissuasori, recinzioni, attraversamenti e riduzione della velocità”.

Anche l’esperto di gestione faunistica Mauro Delogu, intervistato da Restiamo animali, boccia la legge Remaschi e sostiene che l’unica risposta efficace nel lungo periodo è un investimento nei nuovi metodi cruelty-free.

Nella schiera dei “vip” pro selvatici ricordiamo Dacia Maraini, Franco Battiato, Giorgio Panariello, David Riondino, Stefano Bollani, Folco Terzani, Sandro Veronesi, Gianni Tamino e tanti altri.




Carriole di tutto il mondo, unitevi!


Un corteo di carriole sfilerà domani pomeriggio 8 dicembre a Firenze per sostenere l’agricoltura contadina. Lo hanno organizzato “quelli di Mondeggi” insieme ad altre realtà di occupazione e autogestione agricola dell’area fiorentina, e alla rete di Genuino Clandestino.

Così scrivono nel volantino: “Abbiamo pensato alla carriola come uno degli attrezzi che accomuna chi lavora la terra. Portatevene una e riempitela con i temi o i prodotti che vi riguardano. Vogliamo fare una marcia pacifica nel centro di Firenze passando sotto i palazzi istituzionali per ricordare ancora una volta la realtà di pubblico interesse che rappresentiamo.
Non ci divideremo ancora una volta fra buoni e cattivi, non crediamo che i nostri nemici sono gli altri piccoli produttori e chi li sostiene. Si fanno leggi per cancellarci e si preparano accordi transatlantici (TTIP) per eliminare ogni possibile resistenza anche legale davanti ai profitti delle multinazionali”.

Fin dalle 10 del mattino in Piazza SS. Annunziata all’interno del Mercato della Fierucola si susseguiranno interventi degli agricoltori, presentazione di libri e laboratori pratici per grandi e piccoli. Alle 13.30 è previsto un pranzo tutti insieme, in cui ognuno porta del cibo da condividere e anche forchetta, piatto e bicchiere, così da evitare le stoviglie usa e getta. Questo in coerenza con i principi e gli obiettivi dell’agricoltura contadina, che cerca di nutrire il mondo senza devastare il pianeta, tanto che i promotori del corteo di domani la presentano come “la vera soluzione al riscaldamento globale”.

Forse è un po’ esagerato, ma è fuor di dubbio che l’agricoltura industriale sia una delle maggiori utilizzatrici di petrolio (benzina per i trattori e diserbanti chimici) e delle maggiori produttrici di anidride carbonica e altri gas che alterano il clima. Con l’adozione delle monocolture si impoveriscono i territori impedendogli di rigenerarsi, cosicché poi in un circolo vizioso servono ancor più fertilizzanti, che inquinano aria e acqua. E non è ancora finita, perché per distribuire le merci in giro per il mondo gli oligopoli dell’agricoltura industriale si servono di aerei, navi, camion… altro CO2 che finisce nell’atmosfera.

L’agricoltura contadina, invece, basandosi sulla filiera corta e sul legame col territorio, non spargendo pesticidi, limitando l’uso dei macchinari, può davvero “raffreddare la Terra”.

Per non parlare dell’impatto sociale, economico e sul paesaggio. Recentemente proprio l’autogestione di Mondeggi Bene Comune è stata duramente accusata di “concorrenza sleale” da parte della CIA, Confederazione italiana agricoltori. Pietra dello scandalo, la vendita diretta – e “in nero” – dell’olio nuovo, ottenuto dai frutti di quegli ulivi abbandonati per anni e che solo grazie alle cure degli occupanti sono tornati a produrre. Nella risposta dei mondeggini, che pubblichiamo qui di seguito, si rivendica in primo luogo il valore politico – nel senso più alto del termine – dell’esperienza, intesa come riappropriazione di un bene comune e proposta di un modello diverso e sostenibile di agricoltura. Ma si critica anche l’uso strumentale del concetto di legalità, tirato fuori solo quando fa comodo per difendere il proprio tornaconto ma assolutamente ignorato quando siano in ballo l’interesse pubblico e i principi costituzionali.

(c.s.)
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Risposta di Mondeggi a CIA e Città Metropolitana

Riguardo ad alcune interpretazioni mistificanti recentemente circolate, è bene stabilire che Mondeggi Bene Comune – Fattoria senza padroni (MBC) non è un’azienda, neppure in senso informale; cioè non persegue un utile privato, tantomeno giovandosi dell’indebito sfruttamento di risorse pubbliche. Neppure è un’associazione costituitasi allo scopo di arraffare quel che è possibile dal patrimonio di risorse di un territorio poco sorvegliato, nascondendosi dietro l’agitazione di confusi ideali comunitari. Com’è peraltro sempre stato dichiarato, il progetto MBC è nato per impedire la svendita di un bene comune e per recuperarne la completezza della funzione paesistica, come la chiamano gli architetti dell’Università che ci hanno accompagnato in questa esperienza. Per un verso si trattava di sottrarre il territorio all’abbandono e al degrado nei quali lo aveva lasciato l’amministrazione pubblica; per l’altro di non sprecarne ulteriormente le potenzialità culturali, sociali ed economiche mettendole a disposizione della comunità.

Che dopo sedici mesi questo programma sia in avanzato corso di realizzazione, lo si può verificare semplicemente salendo a Mondeggi. La sua fioritura colturale, l’arricchimento della sua biodiversità (frutteto con 400 piante, api, capre, orti, seminativi, ecc.), il suo riassetto, la sua ripulitura, il ripristinato rapporto del territorio con la comunità locale e con quella sua parte (decine di gruppi familiari e non) che se ne sta occupando direttamente da circa un anno prendendosi cura di una cospicua porzione di oliveta e coltivando orti sociali, sono fatti ampiamente accertabili da chiunque abbia anche solo un vago ricordo di ciò che era diventata la tenuta.

Meno verificabile, ma non per questo meno reale, è la qualità dell’intervento operato che ha ignorato ogni tipo di trattamento chimico consentendo a una terra resa spoglia dalla precedente gestione di riattivare il proprio circolo vitale. L’iniziativa ha investito anche il terreno culturale e sociale, con la scuola contadina e i corsi di informazione sulle medicine olistiche (entrambi tenuti gratuitamente da esperti e professionisti), eventi estivi cinematografici e teatrali, convegni e incontri con varie personalità di assoluto rilievo nazionale ed internazionale che hanno voluto manifestare in tal modo la loro adesione alla nostra iniziativa. E altro si potrebbe ancora elencare.

Se qualcuno pensa che l’ottenimento di tali risultati – che, sia chiaro, non sono gonfiati ma reali – non abbia comportato e comporti tuttora pesanti sacrifici tanto economici che personali soprattutto per coloro che da oltre un anno si stanno impegnando direttamente nel recupero e nella valorizzazione dell’area, o non ha riflettuto minimamente sull’argomento o vuole sostenere un gioco politico piuttosto sporco per denigrare una delle pochissime, vere opposizioni alla cessione di Mondeggi, con il cui ricavato le istituzioni contano di coprire le magagne e i debiti provocati dalla propria gestione. Per eliminare ogni dubbio, è bene ribadire che a tutt’oggi MBC non solo non garantisce reddito, ma deve ancora completare la restituzione dei finanziamenti che i suoi attivisti e sostenitori hanno devoluto a copertura dei costi delle opere di ripristino, manutenzione, coltivazione e per l’acquisto dell’attrezzatura indispensabile (trattore compreso).

Qualcuno ci accusa di evadere le obbligazioni necessarie per accedere al mercato. Forse è vero. Ma a quale mercato ci si riferisce? A quello dominato dalla Grande Distribuzione che impone prescrizioni, adempimenti e normative in grado di essere sostenute (e pagate) solo dagli agenti economici più strutturati che di norma sono anche quelli più rapaci e inquinanti? A quello che è libero soltanto nominalmente e che in realtà viene determinato dagli operatori economici più potenti e influenti in evidente alleanza con ogni livello della classe politica? Quello stesso mercato dal quale, appunto per tali motivi, è stata espulsa gran parte delle attività di piccola scala, con le conseguenze economiche, sociali e di scarsissima genuinità del prodotto, che da qualche decennio sono sotto gli occhi di tutti? Quello che non offre più lavoro se non precario, sottopagato e privo di diritti, proprio perché nelle mani di potentati il cui unico scopo è il massimo profitto a qualsiasi costo?

MBC non distribuisce profitti perché non li prevede. MBC coltiva biologico e non utilizza inquinanti chimici perché non li prevede. MBC non reclama recinzioni o chiusure che ne proteggano gli interessi perché non le prevede. MBC non sfrutta manodopera migrante o interna, né direttamente né indirettamente, perché non lo prevede. In conclusione, MBC si occupa di un bene comune, della sua salvaguardia e della sua apertura alle esigenze dell’intera comunità territoriale, anche di quella sua parte che, senza molto senso del ridicolo, sembra sentirsi minacciata più dalla nostra attività che dalla dittatura della Grande Distribuzione.

E, a proposito di senso del ridicolo, dov’erano i solerti politici che oggi invocano legalità, quando i consigli di amministrazione controllati dai loro partiti distruggevano Mondeggi con strategie aziendali dissennate; dov’erano quando la collettività è stata chiamata a farsi carico dell’enorme debito che ne è derivato? Loro, così sensibili alla legalità, credono davvero che per l’ennesima volta si sia assistito solo a un episodio di cattiva imprenditorialità e che convenienze personali e pratiche legate al voto di scambio debbano essere considerate senz’altro estranee alla vicenda?

Domande retoriche. Se il problema fosse effettivamente il rispetto della legalità, i nostri critici si sarebbero mobilitati da tempo contro la mala-gestione della cosa pubblica in generale e di Mondeggi in particolare; così come avrebbero reclamato il rispetto delle norme costituzionali, ad esempio laddove (art. 41) affermano che l’iniziativa economica “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Diciamo chiaramente ciò che pensa chiunque: nella concezione istituzionale la legalità è un concetto elastico, la cui applicazione troppo spesso pare adattarsi agli interessi economico-politici dominanti. Non è una gran scoperta, ma rende a dir poco indisponente il continuo richiamo all’osservanza delle regole da parte di istituzioni che infrangono costantemente quelle che esse stesse stabiliscono, tanto da trascinarci al primo posto nella classifica stilata dagli organismi internazionali sui Paesi più corrotti d’Europa.

Ognuno si tenga le idee che vuole ma, per favore, che ci siano risparmiate ipocrite lezioni di pseudo-legalità o correttezza economica da parte di chi, in materia, non può vantare alcuna autorevolezza etica o morale.

Un’ultima precisazione. Quando era solo un Comitato, quindi ben prima dell’inizio della custodia popolare, MBC ha cercato per un inverno intero un accordo con i dirigenti politici di Comune e Provincia per concordare una concessione di Mondeggi in applicazione del principio di sussidiarietà anch’esso stabilito dalla Costituzione (art. 118). La controparte è stata molto sfuggente smentendo ogni volta le sue stesse proposte e le aperture fatte intravedere nell’incontro precedente, conducendo un gioco estenuante e privo di certezze, ben noto a chi ha avuto a che fare con gli amministratori pubblici. Ancora pochi mesi fa ci è stata rinnovata la vecchia promessa di costituire un tavolo nel quale i vari soggetti interessati potessero confrontarsi e concordare un piano di rinascita di Mondeggi. Siamo ancora in attesa di notizie. Nel frattempo riaffermiamo la nostra disponibilità a dibattere di questi temi nelle sedi istituzionali e in quelle pubbliche. Così come ribadiamo l’invito a venire a Mondeggi sia per verificare di persona se quanto andiamo dicendo corrisponde o meno alla realtà, sia per partecipare su base individuale e paritaria alla gestione e alla realizzazione del Progetto che riguarda il loro Bene Comune.

Mondeggi Bene Comune Fattoria senza padroni




Assolto Erri De Luca, il commento dei No TAV Firenze


Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Assolto Erri De Luca. Bene!
Adesso aspettiamo un po’ di giustizia per le popolazioni cui sono imposte le grandi opere inutili.

Apprendiamo con piacere e soddisfazione dell’assoluzione dello scrittore Erri De Luca dall’accusa di istigazione a delinquere per aver evocato la possibilità di sabotaggio nei confronti del TAV; segno che avere delle idee, anche se non ortodosse, non è un reato.

Il nostro pensiero va però immediatamente a tutte le realtà che si battono contro l’imposizione di grandi opere inutili, alle centinaia di gruppi che vogliono salvare il territorio dove vivono e rivendicano un uso ben diverso delle risorse sperperate per garantire profitti alle grandi imprese di costruzione.

Perché le grandi opere inutili provocano davvero sabotaggio, non quello nonviolento di cui parla De Luca, ma vero e proprio sabotaggio delle finanze italiane che avrà impatti sociali molto violenti; perché mentre si sprecano denari per costruire buchi inutili, come a Firenze, le risorse per godere dei diritti costituzionali evaporano. Le pensioni, la sanità, il diritto alla casa, la scuola, tutto frana e si disintegra mentre le uniche garanzie sono per il sistema economico/politico/mafioso che impone le grandi opere inutili.

Dopo l’assoluzione di Erri De Luca ci auguriamo che ritorni un po’ di serenità anche nella Val Susa e in altri luoghi (compresa Firenze) dove sono pendenti centinaia di procedimenti a carico di cittadini che hanno sempre usato metodi non violenti nelle loro lotte; vogliamo sperare anche che si cancelli la vergogna di aver invocato il reato di terrorismo per reati assolutamente minori come aver danneggiato un compressore, fatto per cui è in corso un processo a Torino.

Fronte No Tunnel TAV Firenze:
Comitato No Tunnel TAV
Alternativa Libera
Firenze Riparte a Sinistra
Italia Nostra
Legambiente
Movimento 5 stelle
PerUnaltracittà
Rete dei Comitati in Difesa del Territorio
Si – Toscana a Sinistra




"Smog a Firenze oltre i limiti dell'OMS"


Lo afferma Annibale Biggeri, ordinario di statistica medica, thumb intervistato oggi su Repubblica Firenze. Biggeri, insieme all’ex direttore tecnico dell’Arpat, Daniele Grechi, ha installato una centralina “privata” in via della Scala, i cui dati – poco rassicuranti – appaiono in tempo reale sul sito www.pm2.5firenze.it (in figura).
Di seguito l’intervista realizzata da Ilaria Ciuti.
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«La sottovalutazione non solo a Firenze, ma anche in Italia e in Europa dei danni dell’inquinamento ci costa anni di vita e aumenta il 7% di mortalità per tutte le cause», avverte Annibale Biggeri, ordinario di statistica medica all’università di Firenze e uno dei massimi esperti italiani di problemi ambientali tanto da essere chiamato per un’infinità di consulenze, Ilva compresa. Non è colpito dal miglioramento dell’aria fiorentina annunciato dall’Arpat. «È esclusivamente merito di un clima casualmente non favorevole all’accumularsi dello smog che si verifica soprattutto quando c’è inversione termica». Inutile illudersi, secondo il professore, «perché non si è fatto nessun intervento strutturale per modificare la mobilità e niente è più sbagliato che affidarsi alla tecnica e a nuovi motori che sembrano sempre meno inquinanti e poi si scopre di no».

La rivoluzione anti smog secondo Biggeri è più complessa, fatta di una serie di interventi diversi e incrociati, pensando anche «ai quartieri londinesi progettati da Renzo Piano senza posti per le auto» o dalla «promozione della mobilità a piedi o in bici che farebbe bene anche alla salute. Attrezzando la città con aree tranquille e sicure, sul tipo della walkability Usa che fa registrare livelli di diabete assai più basso».

Non servono invece, se non a ricordare il problema, secondo il professore i blocchi del traffico a smog già fuori dai limiti e temporanei «visto che ciò che nuoce è l’accumulo». E soprattutto, «tutti gli epidemiologi criticano i limiti di legge europei dovuti solo alla voglia di conciliare salute e interessi economici in contradizione con quelli dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) che si occupano esclusivamente della salute».

Ecco le differenze tra i rispettivi limiti: 25 microgrammi per metro cubo di media annuale del Pm2,5 per l’Europa e 10 per l’Oms, 50 da noi per il Pm10 e 20 secondo l’Oms. Quello europeo dell’ozono è a 120 microgrammi per l’Oms sono 100. In più la norma nazionale non considera il Pm2,5 ai fini dei calcoli peri provvedimenti anti smog. «Ma è inquinante assai più pericoloso del Pm10. Sono polveri cancerogene molto più fini e inevitabili da inalare».

Per questo Biggeri, insieme all’ex direttore tecnico dell’Arpat, Daniele Grechi, si è buttato nella prima avventura fiorentina di centralina casalinga e privata. Quella nel giardino in via della Scala di Niccolò Cangioli che ha coinvolto un gruppo di residenti che si sono comprati il loro apparecchio da 3 mila euro. Perfettamente funzionante dicono Biggeri e Grechi che hanno creato il sito www.pm2.5firenze.it su cui i dati appaiono ogni minuto. I due spiegano che, essendo in giardino, è una centralina di fondo come quelle di Boboli e via Bassi dell’Arpat che vengono usate per i calcoli dello smog dopo che l’Europa ha escluso le centraline di traffico (a Firenze, viale Granisci e via Ponte alle Mosse) a favore di quelle di fondo, ossia delle zone abitate. «Va bene – commentano i due – ma devono essere zone abitate e non giardini come Boboli e via Bassi in mezzo a aree di scarso traffico. Andrebbero spostate. La centralina di via della Scala, pur non sulla strada, dà valori assai più simili a quelli delle centraline di traffico. In Italia le persone abitano su vie molto trafficate». D’altra parte, spiega Cangioli: «L’idea ci è venuta dopo che, in seguito alla pedonalizzazione del Duomo, via della Scala è diventata un inferno con più di 2.000 passaggi di bus al giorno insieme alle auto».

I valori del Pm2,5 in via della Scala si aggirano sui 12 o 13 microgrammi per metro cubo di media annuale e sforano i limiti Oms. La centralina, secondo Grechi, ha soprattutto «il valore di far capire alle persone che, unite e con una spesa sostanzialmente modica, possono controllare la loro aria da soli». Lo potrebbe imparare secondo Biggeri anche il Comune e comprare altre centraline: «È assurdo che si consideri l’inquinamento a Firenze senza monitorarlo in zone densamente abitate come Novoli e soprattutto nella Piana che, se la pianura padana è il principale problema smog in Europa, è comunque tra le aree più problematiche d’Italia. E l’inquinamento non trova sbarramenti, non lo si può limitare ai confini cittadini».