Profughi somali, punto e a capo: si rioccupa.

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Nuova occupazione dei rifugiati somali questa mattina a Firenze. Con il supporto del Movimento lotta per la casa, larga parte degli sfollati dal magazzino di Sesto ha preso possesso stamani di uno stabile in disuso, di proprietà della Curia, da alcuni anni in vendita con progetto di essere trasformato in appartamenti.

“Si tratta di un ex convitto dei Gesuiti dove manca ovviamente tutto – ci ha detto Luca del Movimento – per cui facciamo appello alla solidarietà dei cittadini perché portino materassi, coperte, vestiti, cibo. Non tutto quello che era stato distribuito al Palazzetto a Sesto potrà essere recuperato”.

L’occupazione di oggi è la conseguenza del rifiuto collettivo del “piano di accoglienza” proposto dalle istituzioni. Un piano tutt’altro che organico, che raggranellava manciate di posti letto sparsi sul territorio, spesso tolti a quelli dell’emergenza freddo, garantendo un tetto sulla testa solo dalle 20 alle 7 e solo fino a marzo. Questa proposta non ha convinto i profughi, che oggi ribadiscono il loro “rifiuto di vivere nella precarietà di un’emergenza permanente”, che avrebbero espresso anche sabato alla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza, se invece che manganellati fossero stati ricevuti. Parliamo di persone regolarmente soggiornanti, da anni nel nostro paese, che però, come tanti italiani, non hanno un lavoro stabile e uno stipendio tale da permettersi un affitto di mercato.

“Decine di immobili sono inutilizzati in questa città – si legge nel loro comunicato – chiediamo che le istituzioni regolarizzino la nostra permanenza qua o in un luogo analogo, in cui poter abitare stabilmente, senza scadenze e senza il ricatto degli sgomberi e dell’art. 5 (l’articolo del Piano Casa che impedisce di prendere la residenza in un immobile occupato abusivamente, n.d.r.)”.

In effetti, come ricordato di recente dall’urbanista Ilaria Agostini su La città invisibile “Molti edifici nati in funzione dell’accoglienza si trovano ora in stato di abbandono. Così le caserme, vuote o in vendita, naturalmente attrezzate (e già pronte) per l’accoglienza provvisoria, pur di altra ascendenza: caserma Baldissera; ex Ospedale militare in via San Gallo (16.200 mq); Accademia di Sanità militare in via Tripoli; Scuola di Sanità militare nell’ex convento del Maglio; Caserma Cavalli in piazza del Cestello; Dogana in via Valfonda” senza dimenticare poi “il complesso di Sant’Orsola (di proprietà della Città metropolitana) che potrebbe risultare – per posizione, per volumi, per lo stato dei lavori di consolidamento già effettuati, per natura proprietaria – un’ubicazione preferenziale per l’ospitalità di rifugiati, richiedenti asilo, senza tetto e profughi, che si lasciano alle spalle guerre e paura”.

E che dire delle tante proprietà della Curia, come l’edificio appena occupato, destinato a scopi di lucro e non certo di accoglienza, a dispetto dei tanti appelli papali?

Invece, malgrado questa montagna di metri cubi vuoti da decenni e un’emergenza casa ormai permanente, persino dopo una tragedia si continuano a proporre soluzioni tampone, spesso intrecciate al business dell’accoglienza.

Non dimentichiamo che a pochi passi dall’edificio occupato oggi, in zona Piazza della Libertà, c’è un altro ex magazzino abbandonato dove vivono in condizioni indicibili 50 cittadini somali. Fino alla prossima “disgrazia”?

c.s.

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