Se anche andare al cinema è una lotta

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Un disabile costretto a sdraiarsi per strada per ottenere una semplice deroga

La vita di una persona disabile è sempre più complicata delle altre, ed è particolarmente frustrante quando si deve scontrare con l’ottusità di regole – e tutori delle stesse – che rendono insormontabili problemi altrimenti inesistenti.
Raffaello è un disabile motorio, spastico, che cerca con grande tenacia di vivere una vita piena e indipendente (leggi anche la sua denuncia sulle piscine comunali). Giorni fa voleva semplicemente andare al cinema, ma si è scontrato con l’intransigenza di un vigile, che lo ha costretto a inscenare una clamorosa protesta, a seguito della quale è finalmente riuscito a sbloccare la situazione. Il suo commento non potrebbe essere più amaro: “…a farci lottare sempre con il “sangue” per riuscire a vivere i diritti più elementari, ci costringono ad una vita più breve di quella che sarebbe possibile…. è un modo raffinato per liberarsi di noi”.
Vi invitiamo a leggere la sua storia qui di seguito, e a segnalarne di simili all‘Associazione Vita Indipendente.
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La sera del 18 giugno 2016 avevo deciso di andare al cinema all’aperto in Piazza Santissima Annunziata a Firenze.
Quando arrivo all’incrocio fra piazza San Marco e via Cesare Battisti la Polizia Municipale mi impedisce di proseguire in auto perché c’è una corsa podistica.
Cerco di spiegare in tutte le maniere al poliziotto municipale che mi è assolutamente impossibile di andare a piedi fino a quella piazza e che si tratta solo di cento metri, quindi in auto solo qualche secondo, e non avrei dato noia a nessuno. Costui, in maniera indisponente, e anche un po’ offensiva, fa muro.
Dopo un bel po’ di discussioni costui decide di telefonare al suo superiore, il quale gli dice che in quel momento i podisti sono in via Pietrapiana, e anche il superiore dice che non posso proseguire. Spiego di nuovo al poliziotto municipale che ce l’avrei fatta benissimo prima che arrivassero i podisti, perché si tratta di circa cento metri, che in auto si fanno in qualche secondo. Il poliziotto municipale fa ulteriormente muro.
A questo punto da via della Colonna, cioè dall’altra direzione di marcia, vedo arrivare tre taxi, oltretutto a distanza di alcuni secondi uno dall’altro. Questo vuol dire che via della Colonna è ancora tutta libera (per chi non è di Firenze questo vuol dire che almeno 500 metri di strada sono ancora liberi), quindi ce l’avrei fatta abbondantemente con la mia auto. Insomma è proprio una beffa.
Fra l’altro questo conferma ulteriormente che, da quando è iniziata la discussione con quel poliziotto municipale, avrei potuto fare per numerose volte avanti e indietro quel breve pezzetto di strada che mi separa dal cinema. Ma costui continua a fare muro.
Mi vengono alcune riflessioni. Siccome i taxi sono transitati dall’altro senso di marcia, anch’io avrei potuto farlo in quel senso, e questo conferma ancor più l’assurdità di non consentirmi di fare nel mio senso di marcia i cento metri che mi separano dal cinema. Altre persone cosiddette normodotate se ne stavano andando tranquillamente a quel cinema e a me questo veniva impedito. È stato chiarito nel diritto costituzionale che l’accesso alla cultura rientra fra la “libertà di manifestazione del pensiero”, che viene ritenuta la più importante fra tutte le libertà inviolabili. La Convenzione dell’Onu sui disabili pone delle garanzie precise e molto stringenti per l’accesso alla cultura per i disabili. Non posso vedermi costretto a tornare a casa mentre tutti quelli che hanno voluto sono a quel cinema.
Tutto quello che sta accadendo è davvero troppo.

Sono sceso di macchina, ho tirato fuori il deambulare, appoggiandomi su di esso mi sono messo in ginocchio (meno male sono riuscito a non cadere) e mi sono sdraiato per terra lì in mezzo all’incrocio. Questo perché negare i più elementari diritti è come negarci la vita, e, se ci vogliono morti, lo devono vedere tutti quelli che vogliono vedere.

Il poliziotto municipale mi chiede se mi sento male e voglio l’ambulanza, gli dico di no.

Dopo poco si ferma un’auto della Guardia di Finanza. Uno dei due finanzieri mi ha chiede se mi va bene andare al cinema seguendo la loro auto con il lampeggiante acceso. Ovviamente gli dico di sì e mi aiutano a rialzarmi e a mettermi a sedere in macchina.

A quel punto un finanziere mi chiede se mi sta bene che loro vanno prima, ovviamente col lampeggiante acceso, a controllare se davvero c’è il cinema in piazza Santissima Annunziata. Insomma non mi credono. Ovviamente gli dico di sì e, guardandolo negli occhi, gli dico a patto che mi rispondesse onestamente.

Dopo pochissimo tempo tornano indietro con la loro auto e mi dicono di seguirli.

Arrivato in piazza, davanti al cinema, uno dei due finanzieri viene da me e mi chiede: “Tutto a posto?” E io: “Sì, certo. Ci sono stati problemi?” E lui: “No.”

Dopo aver parcheggiato in piazza vedo arrivare i podisti. Quindi se il poliziotto municipale mi avesse fatto passare appena sono arrivato, avrei potuto fare almeno 100 volte avanti e indietro quel brevissimo tratto di strada per arrivare in piazza Santissima Annunziata senza creare alcun disturbo, e mi sarei potuto vedere tutto il film con tranquillità come tutte le persone normodotate. Viceversa quel poliziotto municipale è stato indisponente e ha trattato con atteggiamento di superiorità.

E qui va almeno accennato ad un problema che può apparire molto spinoso. Cioè, come mi diceva un amico, a farci lottare sempre con il “sangue” per riuscire a vivere i diritti più elementari, ci costringono ad una vita più breve di quella che sarebbe possibile. E questo, per precisi motivi, è tanto più vero per chi, come me, è spastico. È uno dei nuovi modi più raffinati che vengono utilizzati per liberarsi il prima possibile di chi disturba, fra i quali chi non accetta la sottomissione cieca e le persone costrette a vivere da disabili.

A me pare assurdo che per andare a vedere un film un disabile debba fare tutto questo. Di sicuro, finché fra gli esseri umani ci sarà questo modo d’intendere l’intelligenza, che è la stessa che produce inquinamento, guerre ecc., questo pianeta, con i suoi tempi, non potrà far altro che cercare di liberarsi di noi, se non altro con i cambiamenti climatici.

Altrettanto sicuro è che i disabili inglesi hanno fatto una cosa molto importante nel riuscire a capire il cosiddetto “modello sociale della disabilità”, ora accolto anche in due punti della Convenzione dell’Onu sui disabili. In altre parole mi ha saputo ascoltare con molta intelligenza don Santoro quando, alla presentazione del mio ultimo libro (Vivere eguali, Ed. Angeli, n.d.r.) ha sintetizzato bene il problema dando come titolo: “Disabili non siamo… ma ci fanno essere”.

Raffaello Belli

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