Dopo la legge Basaglia, il Cirkoloco

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Verrà inaugurato ufficialmente sabato 2 aprile Cirkoloco, nuova gestione del Circolo Arci “Faliero Pucci” di Ponte a Mensola (Via Gabriele D’Annunzio 182, Firenze), con uno staff di tutto rispetto: sarà infatti un gruppo di persone con disagio psichico a mandare avanti l’attività di caffetteria e bar del locale; un progetto innovativo fortemente voluto dall’Associazione di promozione sociale Bottega del Tempo, sostenuto dall’Arci “Faliero Pucci” e dall’Arci Comitato Territoriale di Firenze nonché dalla Società della Salute di Firenze.

L’esperimento ha carattere e grinta da vendere: un generoso team di collaboratori e volontari supporterà lo staff nella preparazione e somministrazione delle vivande; saranno promosse cene ed eventi a scopo benefico per sensibilizzare il pubblico all’inclusione e all’avvicinamento e verranno organizzati aperitivi settimanali con cibo a km zero, vista la presenza di ampi spazi di cucina all’interno del circolo e di collaboratori disposti alla preparazione e all’allestimento.

L’idea che sorregge il Cirkoloco, infatti, è quella di un grande “tendone” di tolleranza e apertura che proprio come in un circo, metafora scelta per nulla casualmente, ospita le devianze preziose e rare della nostra società: l’obiettivo, dalle parole di Alessandro Restivo e Francesco Carletti, perni dell’Associazione:

«È quello di rendere autonome e indipendenti persone spesso lasciate ai margini, dar loro la possibilità di integrarsi attivamente nel tessuto sociale attraverso esperienze vivide, umane, di contatto e dialogo. Cirkoloco è per questo strutturato in modo tale che tutti siano alla pari senza gerarchie, cosicché ognuno possa trovare il proprio spazio individuale e far sì che questa esperienza di lavoro autonomo si rifletta anche, a livello terapeutico, nel prendersi cura di sé. Perché la fiducia in se stessi si costruisce attraverso la fiducia che gli altri ripongono in noi».

Orari del circolo: da lunedì a venerdì: 15-23. Sabato: 14-23. Domenica: 8-12 e 14-23.
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Dopo la legge Basaglia, il Cirkoloco
di Alessandra De Bianchi da memecult.it

Lo psichiatra e neurologo Franco Basaglia è noto per la Legge che porta il suo nome e che permise in Italia – stato pioniere in questo – la soppressione dei manicomi.

Basaglia ha rivoluzionato la concezione della psichiatria, portando avanti una battaglia per la salvaguardia delle persone affette da disturbi mentali in nome della loro dignità umana e corporea. Fu, infatti, esponente e promotore delle teorie fenomenologiche in ambito medico, teorie elaborate in primis dal filosofo tedesco Edmund Husserl – padre concettuale e maestro delle più grandi menti del ‘900 –.

Applicare la Fenomenologia all’ambito medico significa superare il dualismo cartesiano mente/corpo, cogliere il corpo in quanto Leib, ovvero “corpo vivente”, intriso di spiritualità e di intrecci con ciò che lo circonda, e non meramente Körper, “corpo-oggetto”. In tal senso, il malato psichiatrico non va inteso come un “oggetto da curare”, ma come una persona, un’individualità che proprio con la malattia mentale ha perso il senso personale dello stare al mondo e che per questo necessita rapporti di cura il più possibile umanizzati e costruiti ad personam.

Teoricamente – e anche in pratica – questa fu una rivoluzione, sancita dalla Legge n. 180 del 13 maggio 1978. I manicomi e tutte le brutalità ad essi connesse scomparvero. C’era bisogno di umanizzare il rapporto con i pazienti psichiatrici, eliminando quell’annullamento della persona che i manicomi producevano, facendo così esattamente il gioco della malattia mentale che, in fondo, non è altro che perdita della propria soggettività mentale e corporea.

Il problema, però, è: cosa è avvenuto di fatto dopo la chiusura dei manicomi?

A livello organizzativo, statale e sanitario, i malati psichiatrici da trattare obbligatoriamente (TSO) sono stati indirizzati in strutture semplicemente più piccole rispetto ai precedenti manicomi, dove potesse essere garantito un rapporto più umano e diretto con essi. Di fatto, però, queste case di cura o reparti ospedalieri di psichiatria sono sempre luoghi “contenitivi”, in cui il paziente viene comunque confinato senza che qualcuno si prenda veramente la responsabilità di una sua riabilitazione attiva al di fuori di essi per reintrodurlo nella vita sociale “normale”. Rimane quindi un “soggetto in cura”, protetto, confinato… e poco viene fatto per stimolarne la realizzazione individuale, l’autonomia di vita.

Ci sarebbe bisogno, invece, che queste persone venissero stimolate al recupero o al raggiungimento di uno “stare al mondo” al di fuori delle zone protette.

Ed è proprio qui che entra in gioco il lavoro di quelle associazioni che promuovono la reale autonomia lavorativa e abitativa dei malati psichiatrici.

In quest’ottica, a Firenze, ad opera dell’Associazione Bottega del Tempo, è nato il progetto Cirkoloco: un circolo Arci interamente gestito da persone con disagio psichico con l’ausilio di volontari, psicologi ed esperti del settore che ne supervisionano e affiancano il lavoro.

Un approccio quanto più possibile “democratico” e paritetico verso la malattia mentale, senza teorie preliminari da seguire pedissequamente, senza schemi predefiniti, senza rapporti gerarchici medico-paziente… ma attraverso il lavoro di squadra incentrato sull’interscambio e sulla valorizzazione del malato in quanto persona. Perché la fiducia in se stessi si costruisce attraverso la fiducia che gli altri ripongono in noi.

Un circolo ricreativo, dove all’attività giornaliera di servizio bar si aggiunge l’organizzazione di eventi, aperitivi, letture, spettacoli teatrali… Tutto all’insegna dell’autonomia lavorativa e della condivisione di esperienze di vita vissuta senza barriere.

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