Salviamo i selvatici, striscione da Ponte Vecchio

pontevecchio

Sfidando il freddo di questa mattina, alcuni attivisti della campagna Toscana Rosso sangue mascherati da cinghiali hanno srotolato uno striscione da Ponte Vecchio. L’azione, dopo la petizione firmata da nomi noti di intellettuali e artisti e il flash mob di domenica scorsa in piazza della Repubblica, ha l’intento di svegliare l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica sulla proposta di legge dell’assessore Remaschi, che avrebbe se approvata un impatto devastante sull’ambiente, sulla quiete delle nostre campagne e sull’immagine stessa della Toscana come luogo di armonia tra uomo e natura.

Con il pretesto della cosiddetta “emergenza cinghiali” – costruita ad arte, secondo i promotori della campagna, e fondata su dati molto discutibili e non verificabili – la caccia agli ungulati verrebbe di fatto liberalizzata per tre anni, con l’obiettivo di abbattere circa 250mila fra cinghiali e caprioli.

“La campagna toscana – affermano – diventerebbe un allevamento a cielo aperto, con libertà di sparo per i cacciatori. Non solo: la legge propone di creare una filiera alimentare ad hoc, così sui banchi dei supermercati si troverebbe carne col marchio della Regione. Insomma, boschi e animali selvatici ridotti a merce, a vantaggio esclusivo dei cacciatori, liberi di fare un’inutile strage. Infatti la riduzione numerica dei cinghiali sarebbe illusoria, solo di breve periodo, perché le leggi dell’etologia e della natura porterebbero a un immediato ripristino della condizione di partenza”.

Ma qual è allora la soluzione? I promotori insistono: “Intanto non esiste ancora un vero censimento degli ungulati. Comunque contro la sovrappopolazione esiste da tempo il modo di somministrare contraccettivi, e si dovrebbe evitare seriamente il foraggiamento e la reintroduzione di nuovi animali… ma interessi economici di armieri e ristoratori spingono piuttosto verso la carneficina”.

Tra i primi firmatari della petizione Toscana Rossa di sangue lo scrittore toscano Marco Vichi, che ha raccontato di essersi dovuto mettere al riparo dagli spari di una battuta al cinghiale durante una passeggiata nel Chianti: “È assurdo affidare la soluzione del problema a chi lo ha creato: fino agli anni Sessanta i cinghiali erano solo in Maremma, sono stati i cacciatori a importare animali più grossi e prolifici dall’est”.

Alla petizione, che chiede di sospendere l’iter della legge ed affrontare il problema con un approccio diverso e non cruento, si è unito ieri il filosofo Giulio Giorello, che ha detto fra l’altro “Questa continua esibizione di morte va, a mio avviso, radicalmente abolita con ogni mezzo. La politica (si fa per dire) del PD in Toscana e altrove, ancora una volta è corriva con gli aspetti più reazionari del Paese”.

Dai promotori sono arrivati poi i dati aggiornati delle vittime della caccia: “Nel periodo settembre-dicembre 2015, ci sono stati in Italia 13 morti e 52 feriti (di cui 13 non cacciatori), e mancano ancora i numeri completi di gennaio. Nelle due stagioni passate i morti sono stati 47, i feriti 144, bambini compresi”.

E aggiungono: “Quanto agli incidenti stradali “causati” dai selvatici, i dati forniti dalla Regione senza precisare fonti e metodi di raccolta non sono verificabili; in ogni caso si potrebbe intervenire più efficacemente con mezzi non cruenti come dissuasori, recinzioni, attraversamenti e riduzione della velocità”.

Anche l’esperto di gestione faunistica Mauro Delogu, intervistato da Restiamo animali, boccia la legge Remaschi e sostiene che l’unica risposta efficace nel lungo periodo è un investimento nei nuovi metodi cruelty-free.

Nella schiera dei “vip” pro selvatici ricordiamo Dacia Maraini, Franco Battiato, Giorgio Panariello, David Riondino, Stefano Bollani, Folco Terzani, Sandro Veronesi, Gianni Tamino e tanti altri.

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