Quei poveri corpicini esibiti in tv, ovvero la morte della politica

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di Gabriele Vannini, malady prezioso spunto di riflessione in queste feste in cui non mancheranno i soliti appelli a “donare”, ambulance compiendo un gesto automatico e superficiale che non sveglia le coscienze e lascia tutto come sta.
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I CORPI DEI BAMBINI POVERI ESIBITI IN TV
Con 9 euro al mese ci chiedono di surrogare la mancanza di giustizia e la rinuncia alla dimensione sociale e politica

Premetto che ho il massimo rispetto per il mondo della cooperazione internazionale e per le decine di migliaia di persone che vi investono tempo, discount risorse, energie, spesso in situazioni di altissimo rischio come dimostrano i tanti cooperanti rimasti vittime in questi anni del terrorismo e della barbarie.

Proprio per questo vorrei condividere pubblicamente la mia crescente inquietudine e irritazione davanti alla continua esposizione del corpo di bambini poveri e denutriti allo scopo di alimentare il circuito delle donazioni e delle adozioni a distanza. Trovo francamente indecente che, mentre proteggiamo con determinazione i volti e le fattezze dei ‘nostri’ bambini (con tanto di segni grafici atti a nasconderne l’identità), non si esiti ad esibire le pance deformi, le gambe magrissime, gli occhi scavati dei vari John, Kayembe etc. Mi si obietterà che questo viene fatto a fin di bene, per far entrare nelle nostre case il dramma della fame e della miseria e scuoterci così dall’indifferenza e dal torpore. Ma è proprio su questo che avanzo le mie più radicali riserve, perché il quadro che quei messaggi delineano configura una sorta di ‘ricatto morale’, sparato in faccia al telespettatore: la vita di quel bambino, il cibo per nutrirlo, l’acqua per dissetarlo, le medicine per guarirlo dipendono dai 9 euro al mese che ciascuno di noi è invitato a donare. La responsabilità è tutta sulle nostre spalle. Dietro a quei volti non c’è una storia, un’analisi, una rivendicazione di giustizia.

Ma cosa rappresentano questi 9 euro, se non il prezzo della nostra cattiva coscienza? Ecco, è come se l’erogazione di quella somma ci esentasse da ogni altro impegno per introdurre nel mondo (e in quelle terre in particolare) quella aspirazione alla giustizia che ormai è stata completamente cancellata da ogni rappresentazione della povertà e della miseria, sostituita dalla compassione, dal mecenatismo, dal paternalismo, dall’esibizione della misericordia (magari griffata, sponsorizzata e rilanciata in diretta Tv). Nella presentazione di quelle immagini e nel loro contesto comunicativo c’è tutta la resa della nostra capacità di interpretare criticamente la realtà. Vi vedo la completa rinuncia ad una interpretazione sociale e politica del mondo.

Ma le cose non si fermano qui perché a questo fenomeno di oscena ostentazione si accompagnano tecniche sempre più aggressive di richiesta di sostegno alle varie ONG impegnate nella cooperazione internazionale (compreso prestigiose agenzie che si battono per i diritti civili e importanti associazioni mediche che intervengono nelle zone calde del mondo). Con tecniche da ‘vendita per strada’ ragazze e ragazzi spesso sprovveduti ti abbordano invitando a sottoscrivere per questa o quella ‘buona causa’, come se certi impegni non dovessero accompagnarsi ad elementi di riflessività e di consapevolezza e potessero viceversa essere carpiti con la stessa persuasività suggestiva con cui si estorce un corso di inglese o di informatica. Mi chiedo se questo non abbia qualcosa a che vedere con il mantenimento di quella che si presenta a tutti gli effetti come una nuova ‘burocrazia’ che, per quanto ben intenzionata, ha bisogno comunque di perpetuare se stessa.

Resto dell’avviso che deve esserci una coerenza profonda tra una ‘buona causa’ e i mezzi per promuoverla e penso proprio che quando questi degenerano così profondamente questo finisce per sporcare inevitabilmente il fine che si pretende di perseguire.

Ma la cosa più grave, lo ripeto, consiste nella cancellazione della dimensione pubblica dei problemi che vengono mostrati. Nell’epoca della globalizzazione e delle comunità virtuali anche questo ci ricorda la raggelante solitudine in cui ci ha precipitato la crisi di qualunque impianto politico ispirato alla giustizia e all’uguaglianza.

Gabriele Vannini

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