Carriole di tutto il mondo, unitevi!

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Un corteo di carriole sfilerà domani pomeriggio 8 dicembre a Firenze per sostenere l’agricoltura contadina. Lo hanno organizzato “quelli di Mondeggi” insieme ad altre realtà di occupazione e autogestione agricola dell’area fiorentina, e alla rete di Genuino Clandestino.

Così scrivono nel volantino: “Abbiamo pensato alla carriola come uno degli attrezzi che accomuna chi lavora la terra. Portatevene una e riempitela con i temi o i prodotti che vi riguardano. Vogliamo fare una marcia pacifica nel centro di Firenze passando sotto i palazzi istituzionali per ricordare ancora una volta la realtà di pubblico interesse che rappresentiamo.
Non ci divideremo ancora una volta fra buoni e cattivi, non crediamo che i nostri nemici sono gli altri piccoli produttori e chi li sostiene. Si fanno leggi per cancellarci e si preparano accordi transatlantici (TTIP) per eliminare ogni possibile resistenza anche legale davanti ai profitti delle multinazionali”.

Fin dalle 10 del mattino in Piazza SS. Annunziata all’interno del Mercato della Fierucola si susseguiranno interventi degli agricoltori, presentazione di libri e laboratori pratici per grandi e piccoli. Alle 13.30 è previsto un pranzo tutti insieme, in cui ognuno porta del cibo da condividere e anche forchetta, piatto e bicchiere, così da evitare le stoviglie usa e getta. Questo in coerenza con i principi e gli obiettivi dell’agricoltura contadina, che cerca di nutrire il mondo senza devastare il pianeta, tanto che i promotori del corteo di domani la presentano come “la vera soluzione al riscaldamento globale”.

Forse è un po’ esagerato, ma è fuor di dubbio che l’agricoltura industriale sia una delle maggiori utilizzatrici di petrolio (benzina per i trattori e diserbanti chimici) e delle maggiori produttrici di anidride carbonica e altri gas che alterano il clima. Con l’adozione delle monocolture si impoveriscono i territori impedendogli di rigenerarsi, cosicché poi in un circolo vizioso servono ancor più fertilizzanti, che inquinano aria e acqua. E non è ancora finita, perché per distribuire le merci in giro per il mondo gli oligopoli dell’agricoltura industriale si servono di aerei, navi, camion… altro CO2 che finisce nell’atmosfera.

L’agricoltura contadina, invece, basandosi sulla filiera corta e sul legame col territorio, non spargendo pesticidi, limitando l’uso dei macchinari, può davvero “raffreddare la Terra”.

Per non parlare dell’impatto sociale, economico e sul paesaggio. Recentemente proprio l’autogestione di Mondeggi Bene Comune è stata duramente accusata di “concorrenza sleale” da parte della CIA, Confederazione italiana agricoltori. Pietra dello scandalo, la vendita diretta – e “in nero” – dell’olio nuovo, ottenuto dai frutti di quegli ulivi abbandonati per anni e che solo grazie alle cure degli occupanti sono tornati a produrre. Nella risposta dei mondeggini, che pubblichiamo qui di seguito, si rivendica in primo luogo il valore politico – nel senso più alto del termine – dell’esperienza, intesa come riappropriazione di un bene comune e proposta di un modello diverso e sostenibile di agricoltura. Ma si critica anche l’uso strumentale del concetto di legalità, tirato fuori solo quando fa comodo per difendere il proprio tornaconto ma assolutamente ignorato quando siano in ballo l’interesse pubblico e i principi costituzionali.

(c.s.)
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Risposta di Mondeggi a CIA e Città Metropolitana

Riguardo ad alcune interpretazioni mistificanti recentemente circolate, è bene stabilire che Mondeggi Bene Comune – Fattoria senza padroni (MBC) non è un’azienda, neppure in senso informale; cioè non persegue un utile privato, tantomeno giovandosi dell’indebito sfruttamento di risorse pubbliche. Neppure è un’associazione costituitasi allo scopo di arraffare quel che è possibile dal patrimonio di risorse di un territorio poco sorvegliato, nascondendosi dietro l’agitazione di confusi ideali comunitari. Com’è peraltro sempre stato dichiarato, il progetto MBC è nato per impedire la svendita di un bene comune e per recuperarne la completezza della funzione paesistica, come la chiamano gli architetti dell’Università che ci hanno accompagnato in questa esperienza. Per un verso si trattava di sottrarre il territorio all’abbandono e al degrado nei quali lo aveva lasciato l’amministrazione pubblica; per l’altro di non sprecarne ulteriormente le potenzialità culturali, sociali ed economiche mettendole a disposizione della comunità.

Che dopo sedici mesi questo programma sia in avanzato corso di realizzazione, lo si può verificare semplicemente salendo a Mondeggi. La sua fioritura colturale, l’arricchimento della sua biodiversità (frutteto con 400 piante, api, capre, orti, seminativi, ecc.), il suo riassetto, la sua ripulitura, il ripristinato rapporto del territorio con la comunità locale e con quella sua parte (decine di gruppi familiari e non) che se ne sta occupando direttamente da circa un anno prendendosi cura di una cospicua porzione di oliveta e coltivando orti sociali, sono fatti ampiamente accertabili da chiunque abbia anche solo un vago ricordo di ciò che era diventata la tenuta.

Meno verificabile, ma non per questo meno reale, è la qualità dell’intervento operato che ha ignorato ogni tipo di trattamento chimico consentendo a una terra resa spoglia dalla precedente gestione di riattivare il proprio circolo vitale. L’iniziativa ha investito anche il terreno culturale e sociale, con la scuola contadina e i corsi di informazione sulle medicine olistiche (entrambi tenuti gratuitamente da esperti e professionisti), eventi estivi cinematografici e teatrali, convegni e incontri con varie personalità di assoluto rilievo nazionale ed internazionale che hanno voluto manifestare in tal modo la loro adesione alla nostra iniziativa. E altro si potrebbe ancora elencare.

Se qualcuno pensa che l’ottenimento di tali risultati – che, sia chiaro, non sono gonfiati ma reali – non abbia comportato e comporti tuttora pesanti sacrifici tanto economici che personali soprattutto per coloro che da oltre un anno si stanno impegnando direttamente nel recupero e nella valorizzazione dell’area, o non ha riflettuto minimamente sull’argomento o vuole sostenere un gioco politico piuttosto sporco per denigrare una delle pochissime, vere opposizioni alla cessione di Mondeggi, con il cui ricavato le istituzioni contano di coprire le magagne e i debiti provocati dalla propria gestione. Per eliminare ogni dubbio, è bene ribadire che a tutt’oggi MBC non solo non garantisce reddito, ma deve ancora completare la restituzione dei finanziamenti che i suoi attivisti e sostenitori hanno devoluto a copertura dei costi delle opere di ripristino, manutenzione, coltivazione e per l’acquisto dell’attrezzatura indispensabile (trattore compreso).

Qualcuno ci accusa di evadere le obbligazioni necessarie per accedere al mercato. Forse è vero. Ma a quale mercato ci si riferisce? A quello dominato dalla Grande Distribuzione che impone prescrizioni, adempimenti e normative in grado di essere sostenute (e pagate) solo dagli agenti economici più strutturati che di norma sono anche quelli più rapaci e inquinanti? A quello che è libero soltanto nominalmente e che in realtà viene determinato dagli operatori economici più potenti e influenti in evidente alleanza con ogni livello della classe politica? Quello stesso mercato dal quale, appunto per tali motivi, è stata espulsa gran parte delle attività di piccola scala, con le conseguenze economiche, sociali e di scarsissima genuinità del prodotto, che da qualche decennio sono sotto gli occhi di tutti? Quello che non offre più lavoro se non precario, sottopagato e privo di diritti, proprio perché nelle mani di potentati il cui unico scopo è il massimo profitto a qualsiasi costo?

MBC non distribuisce profitti perché non li prevede. MBC coltiva biologico e non utilizza inquinanti chimici perché non li prevede. MBC non reclama recinzioni o chiusure che ne proteggano gli interessi perché non le prevede. MBC non sfrutta manodopera migrante o interna, né direttamente né indirettamente, perché non lo prevede. In conclusione, MBC si occupa di un bene comune, della sua salvaguardia e della sua apertura alle esigenze dell’intera comunità territoriale, anche di quella sua parte che, senza molto senso del ridicolo, sembra sentirsi minacciata più dalla nostra attività che dalla dittatura della Grande Distribuzione.

E, a proposito di senso del ridicolo, dov’erano i solerti politici che oggi invocano legalità, quando i consigli di amministrazione controllati dai loro partiti distruggevano Mondeggi con strategie aziendali dissennate; dov’erano quando la collettività è stata chiamata a farsi carico dell’enorme debito che ne è derivato? Loro, così sensibili alla legalità, credono davvero che per l’ennesima volta si sia assistito solo a un episodio di cattiva imprenditorialità e che convenienze personali e pratiche legate al voto di scambio debbano essere considerate senz’altro estranee alla vicenda?

Domande retoriche. Se il problema fosse effettivamente il rispetto della legalità, i nostri critici si sarebbero mobilitati da tempo contro la mala-gestione della cosa pubblica in generale e di Mondeggi in particolare; così come avrebbero reclamato il rispetto delle norme costituzionali, ad esempio laddove (art. 41) affermano che l’iniziativa economica “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Diciamo chiaramente ciò che pensa chiunque: nella concezione istituzionale la legalità è un concetto elastico, la cui applicazione troppo spesso pare adattarsi agli interessi economico-politici dominanti. Non è una gran scoperta, ma rende a dir poco indisponente il continuo richiamo all’osservanza delle regole da parte di istituzioni che infrangono costantemente quelle che esse stesse stabiliscono, tanto da trascinarci al primo posto nella classifica stilata dagli organismi internazionali sui Paesi più corrotti d’Europa.

Ognuno si tenga le idee che vuole ma, per favore, che ci siano risparmiate ipocrite lezioni di pseudo-legalità o correttezza economica da parte di chi, in materia, non può vantare alcuna autorevolezza etica o morale.

Un’ultima precisazione. Quando era solo un Comitato, quindi ben prima dell’inizio della custodia popolare, MBC ha cercato per un inverno intero un accordo con i dirigenti politici di Comune e Provincia per concordare una concessione di Mondeggi in applicazione del principio di sussidiarietà anch’esso stabilito dalla Costituzione (art. 118). La controparte è stata molto sfuggente smentendo ogni volta le sue stesse proposte e le aperture fatte intravedere nell’incontro precedente, conducendo un gioco estenuante e privo di certezze, ben noto a chi ha avuto a che fare con gli amministratori pubblici. Ancora pochi mesi fa ci è stata rinnovata la vecchia promessa di costituire un tavolo nel quale i vari soggetti interessati potessero confrontarsi e concordare un piano di rinascita di Mondeggi. Siamo ancora in attesa di notizie. Nel frattempo riaffermiamo la nostra disponibilità a dibattere di questi temi nelle sedi istituzionali e in quelle pubbliche. Così come ribadiamo l’invito a venire a Mondeggi sia per verificare di persona se quanto andiamo dicendo corrisponde o meno alla realtà, sia per partecipare su base individuale e paritaria alla gestione e alla realizzazione del Progetto che riguarda il loro Bene Comune.

Mondeggi Bene Comune Fattoria senza padroni

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