Mafia pendente: le mani sulla città

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da Pisa, tadalafil Francesco Biagi e Francesca Gabbriellini

“Ogni città ha i suoi simboli monumentali. Simboli familiari, sale ai quali ciascun cittadino lega un momento particolare della sua vita, oppure simboli universali, conosciuti in tutto il mondo. Le città sono tali anche perché conservano monumenti che le rendono riconoscibili, identificabili. La città di Pisa lo sa bene con le sue bellezze note in ogni parte del pianeta. I monumenti sono altrettanto spesso la materializzazione di valori condivisi, intorno ai quali si uniscono e si riconoscono le comunità. Ma cosa accade quando questa funzione viene rovesciata, cosa accade quando i monumenti diventano monumenti allo scempio civile e sociale, quando diventano macabre celebrazioni di un potere criminale?”

L’incipit del comunicato con il quale il Progetto Rebeldìa ha aperto la riflessione pubblica sui recenti fatti di cronaca giudiziaria che hanno investito la città di Pisa dovrebbe subire ben poche modifiche per raccontare tante storie italiane di infiltrazione mafiosa, di amministrazioni locali prone ai poteri forti, quelli del cemento, del riciclaggio di denaro sporco, delle grandi opere inutili.

Le mani della criminalità organizzata sulle città stanno stringendo sempre più prepotentemente la loro presa, a partire dai fenomeni sempre più ricorrenti di svendita del patrimonio pubblico al miglior offerente per fare cassa, dall’estromissione della cittadinanza da percorsi partecipativi capaci di incanalare l’azione amministrativa nel senso dell’interesse collettivo, piuttosto che verso sedicenti manovre speculative per niente trasparenti; di fatto nel mattone, nel cemento e nella speculazione si annidano da sempre gli interessi e gli appetiti della criminalità organizzata.

A Pisa, così come in tantissime parti d’Italia, decine e decine di realtà politiche e sociali da anni monitorano un territorio e una cittadinanza sempre più vessata dalla crisi economica e della sottrazione di diritti, perennemente sotto attacco dal punto di vista sociale, lavorativo e anche ambientale, mentre si porge il fianco a retoriche razziste e xenofobe e si favoriscono potentati e interessi privati.

Per tutti quei soggetti e quelle realtà che hanno assistito nel corso del tempo all’arricchimento, economico e di prestigio, dell’imprenditore trapanese Andrea Bulgarella, non è stata di certo una sorpresa sapere che sarà oggetto – assieme al vicepresidente e altri alti funzionari di Unicredit – di perquisizioni da parte della Direzione Distrettuale Antimafia. Il sospetto più grande sono i collegamenti che potrebbe avere con il super-latitante Matteo Messina Denaro, uno degli ultimi capi più potenti della mafia siciliana ricercato da molto tempo.
Le accuse a carico di Bulgarella, se confermate, rappresenterebbero un terremoto per questa città, poiché si tratta di uno dei più grandi costruttori della città.

A Pisa, spicca il complesso denominato “Parco delle Torri di Cisanello”, due mega edifici di 45 metri (la Torre di Pisa misura 54 metri!) destinati a uffici e abitazioni dei quali ora possiamo visionare i soli scheletri in cemento armato, che sono proprio al centro dei debiti milionari dell’imprenditore siciliano.

 In questi movimenti economici ha coinvolto la Banca di Credito Cooperativo di Cascina, che da tempo Bankitalia ha commissariato per evidenti criticità di gestione. In seguito, l’imprenditore si sarebbe rivolto a Unicredit, e avrebbe trovato nel suo vicepresidente Fabrizio Palenzona e altri manager, un forte sostegno per sostenere i debiti conseguiti nonostante la forte esposizione di quest’ultimi.

La mobilitazione non si è fatta attendere. Sabato 10 ottobre la rete sociale e politiche del Municipio dei Beni Comuni , assieme ai movimenti studenteschi e politici giovanili, all’Arci, Libera, ai partiti dell’opposizione cittadina (UCIC-PRC, SEL e M5S), al mondo dell’ambientalismo, della cooperazione, dell’antirazzismo e della tutela dei beni culturali, ha convocato un presidio di fronte alle ormai ribattezzate Torri di Bulgarella, dalle quali è stato srotolato uno lungo striscione riassuntivo del quadro di interessi economici e politici ormai emerso: MAFIA PENDENTE.

Le numerose realtà che si sono date appuntamento per denunciare ancora una volta quell’intreccio di malaffare e malgoverno che attanaglia la città, hanno chiesto a gran voce che sia fatta chiarezza prima possibile sull’operato di questo imprenditore e su tutto il sistema complesso che eventualmente avesse ruotato attorno a lui nella nostra città e nella nostra provincia se, come si legge dalla cronache che citano estratti della carte della DDA, le fortune economiche di Bulgarella sono state costruite anche sulla base di duraturi rapporti con “alti dirigenti di banca, funzionari e amministratori pubblici, oltre che con il mondo della politica, della stampa e con soggetti gravitanti in contesti massonici”.

Oggi più che mai la vista di quel monumento è insostenibile e va censurata senza appello e se ne auspica la demolizione.
Al posto del suo cratere, un buco del valore di 60 milioni di euro sottratti ai bisogni delle cittadine e dei cittadini, dovrebbe trovare spazio un parco urbano, capace di raccogliere il grande bisogno di spazio verde, libero dal cemento, che la città tutta ha più volte manifestato, anche a fronte di un percorso partecipativo sulla creazione del Parco del quartiere Cisanello non priva di contraddizioni interne alla gestione del percorso partecipato. Lo strazio di un simile spregio va respinto al mittente con voce chiara e senza esitazione.

Nella giornata di lunedi 12 ottobre il gruppo consiliare Una città di Comune / Rifondazione Comunista ha chiesto l’accesso agli atti di tutte le opere del Gruppo Bulgarella depositate presso l’amministrazione comunale.
Il Partito Democratico che governa la città collaborerà per fare chiarezza sulle relazioni mafiose che si sono annidate nelle grandi opere del mattone o continuerà a tacere difendendo l’operato dell’imprenditore Bulgarella e dei suoi appalti sotto sequestro? Come farà stavolta il sindaco Marco Filippeschi a trincerarsi dietro la consueta retorica della legalità tour court, che in sostanza si riduce a una costante repressione dei movimenti sociali che ne denunciano la mala-gestione della cosa pubblica?

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