“Smog a Firenze oltre i limiti dell’OMS”

image_pdfimage_print

Lo afferma Annibale Biggeri, ordinario di statistica medica, intervistato oggi su Repubblica Firenze. Biggeri, insieme all’ex direttore tecnico dell’Arpat, Daniele Grechi, ha installato una centralina “privata” in via della Scala, i cui dati – poco rassicuranti – appaiono in tempo reale sul sito www.pm2.5firenze.it (in figura).
Di seguito l’intervista realizzata da Ilaria Ciuti.
————————-

«La sottovalutazione non solo a Firenze, ma anche in Italia e in Europa dei danni dell’inquinamento ci costa anni di vita e aumenta il 7% di mortalità per tutte le cause», avverte Annibale Biggeri, ordinario di statistica medica all’università di Firenze e uno dei massimi esperti italiani di problemi ambientali tanto da essere chiamato per un’infinità di consulenze, Ilva compresa. Non è colpito dal miglioramento dell’aria fiorentina annunciato dall’Arpat. «È esclusivamente merito di un clima casualmente non favorevole all’accumularsi dello smog che si verifica soprattutto quando c’è inversione termica». Inutile illudersi, secondo il professore, «perché non si è fatto nessun intervento strutturale per modificare la mobilità e niente è più sbagliato che affidarsi alla tecnica e a nuovi motori che sembrano sempre meno inquinanti e poi si scopre di no».

La rivoluzione anti smog secondo Biggeri è più complessa, fatta di una serie di interventi diversi e incrociati, pensando anche «ai quartieri londinesi progettati da Renzo Piano senza posti per le auto» o dalla «promozione della mobilità a piedi o in bici che farebbe bene anche alla salute. Attrezzando la città con aree tranquille e sicure, sul tipo della walkability Usa che fa registrare livelli di diabete assai più basso».

Non servono invece, se non a ricordare il problema, secondo il professore i blocchi del traffico a smog già fuori dai limiti e temporanei «visto che ciò che nuoce è l’accumulo». E soprattutto, «tutti gli epidemiologi criticano i limiti di legge europei dovuti solo alla voglia di conciliare salute e interessi economici in contradizione con quelli dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) che si occupano esclusivamente della salute».

Ecco le differenze tra i rispettivi limiti: 25 microgrammi per metro cubo di media annuale del Pm2,5 per l’Europa e 10 per l’Oms, 50 da noi per il Pm10 e 20 secondo l’Oms. Quello europeo dell’ozono è a 120 microgrammi per l’Oms sono 100. In più la norma nazionale non considera il Pm2,5 ai fini dei calcoli peri provvedimenti anti smog. «Ma è inquinante assai più pericoloso del Pm10. Sono polveri cancerogene molto più fini e inevitabili da inalare».

Per questo Biggeri, insieme all’ex direttore tecnico dell’Arpat, Daniele Grechi, si è buttato nella prima avventura fiorentina di centralina casalinga e privata. Quella nel giardino in via della Scala di Niccolò Cangioli che ha coinvolto un gruppo di residenti che si sono comprati il loro apparecchio da 3 mila euro. Perfettamente funzionante dicono Biggeri e Grechi che hanno creato il sito www.pm2.5firenze.it su cui i dati appaiono ogni minuto. I due spiegano che, essendo in giardino, è una centralina di fondo come quelle di Boboli e via Bassi dell’Arpat che vengono usate per i calcoli dello smog dopo che l’Europa ha escluso le centraline di traffico (a Firenze, viale Granisci e via Ponte alle Mosse) a favore di quelle di fondo, ossia delle zone abitate. «Va bene – commentano i due – ma devono essere zone abitate e non giardini come Boboli e via Bassi in mezzo a aree di scarso traffico. Andrebbero spostate. La centralina di via della Scala, pur non sulla strada, dà valori assai più simili a quelli delle centraline di traffico. In Italia le persone abitano su vie molto trafficate». D’altra parte, spiega Cangioli: «L’idea ci è venuta dopo che, in seguito alla pedonalizzazione del Duomo, via della Scala è diventata un inferno con più di 2.000 passaggi di bus al giorno insieme alle auto».

I valori del Pm2,5 in via della Scala si aggirano sui 12 o 13 microgrammi per metro cubo di media annuale e sforano i limiti Oms. La centralina, secondo Grechi, ha soprattutto «il valore di far capire alle persone che, unite e con una spesa sostanzialmente modica, possono controllare la loro aria da soli». Lo potrebbe imparare secondo Biggeri anche il Comune e comprare altre centraline: «È assurdo che si consideri l’inquinamento a Firenze senza monitorarlo in zone densamente abitate come Novoli e soprattutto nella Piana che, se la pianura padana è il principale problema smog in Europa, è comunque tra le aree più problematiche d’Italia. E l’inquinamento non trova sbarramenti, non lo si può limitare ai confini cittadini».

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Continuando ad utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" acconsenti al loro utilizzo. Grazie

Chiudi