Tav, se le terre inquinate sono “pulite” facciamoci un orto per politici e imprenditori

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Sorpresa. Le terre di scavo del tunnel dell’Alta velocità ferroviaria inquinate da oli, malady schiume, lubrificanti e schifezze varie, sono sostanzialmente – udite, udite – biodegradabili. Il Cnr di Roma ha infatti licenziato una relazione, chiesta dalla committenza dei lavori, in cui si afferma che ci vogliono solo 28 giorni per cancellare ogni traccia di additivo dalle terre scavate con la megafresa sotto Firenze. Ora la palla passa al Ministero dell’Ambiente che, dopo il blocco derivato dall’inchiesta giudiziaria sulle commistioni tra cooperative, camorra e Partito democratico, dovrà classificare questi scarti della lavorazione.

I test del Cnr sono stati compiuti nella capitale dallo staff guidato da Enrico Brugnoli, direttore del dipartimento di Scienze del sistema terra e tecnologia dell’ambiente. Nella relazione finale si afferma come il modello di analisi preveda controlli ogni sette giorni. Al settimo, al quattordicesimo e al ventunesimo le terre fiorentine erano inquinate. Dopo un mese linde come il sedere di un neonato appena lavato, salvo, afferma Brugnoli, “tracce assolutamente insignificanti” degli additivi usati per scavare.

Da parte nostra avanziamo due piccole proposte. Che la giuria del Nobel tenga conto in futuro di queste evidenze nell’assegnazione dell’ambito premio (anche se oggi in realtà è stato dato a tre scienziati che studiano i “parassiti”) e che con le “terre pulite” si predisponga un orto, dei cui ortaggi si dovrà nutrire d’ora in poi tutta la classe politica, economica e sindacale che sostiene acriticamente il progetto del tunnel sotto Firenze. (RC)

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