Morte di Veronica, ecco le condanne. Cancellata la “Corbelleria giudiziaria” del primo grado

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Se Veronica Locatelli è morta cadendo dai bastioni del Forte Belvedere durante una manifestazione pubblica la colpa non è sua ma di chi avrebbe dovuto mettere in sicurezza la struttura e invece non l’ha fatto. È di una chiarezza estrema la sentenza emessa oggi dalla Corte di Appello di Firenze che ha visto aumentare la pena all’ex sindaco Leonardo Domenici dai sempre per omicidio colposo. I giudici hanno inoltre condannato a un anno e sei mesi anche gli imputati assolti in primo grado Susanna Bianchi e Giuseppe Gherpelli. Assolto nuovamente, invece, il perito Ulderigo Fusi.

di Cristiano Lucchi per l’Altracittà

Anna Maria Bettini ha accolto commossa questa sentenza che in primo luogo ha il merito di riabilitare l’onore di sua figlia Veronica. “Nessuno potrà riportarla in vita ma la prima, vergognosa, sentenza è stata cancellata”, ha detto all’uscita dall’aula circondata dal figlio Massimiliano e dagli affetti più cari. Per il giudice di primo grado Francesco Maradei, infatti, l’80% della responsabilità della morte era da addebitare proprio alla ragazza che quella sera stava festeggiando con gli amici il suo trentasettesimo compleanno. A Leonardo Domenici il restante 20%.

Questa assurda ipotesi, tale per chiunque abbia seguito il processo con un minimo di attenzione, è stata oggi completamente smontata dalla Corte presieduta da Anna Ruggiero. La pena per l’ex sindaco Leonardo Domenici è stata aumentata anche perché sono state escluse per lui le attenuanti generiche. Sono state inoltre disposte provvisionali per un totale di 90 mila euro a favore dei familiari di Veronica Locatelli.

L’articolo continua dopo il video della lettura della sentenza, ci scusiamo il basso livello dell’audio

L’udienza era iniziata in mattinata con gli avvocati della difesa che hanno provato a far spostare il processo a Genova, tentativo sventato dalla Corte che poi ha ascoltato l’arringa del sostituto procuratore generale Luigi Biritteri. Il magistrato ha fortemente attaccato la sentenza di primo grado e in questo modo il giudice Maradei, come del resto aveva già fatto l’ex Procuratore generale Beniamino Deidda.

“Tutti gli imputati ben sapevano che nello stesso luogo era morto due anni prima lo studente romano Luca Raso e ciò rendeva prevedibile la possibilità che potesse verificarsi un evento analogo” ha detto Biritteri. “Invece – ha continuato – nella prima sentenza sparisce il dato dell’inganno ottico”, dovuto alla scarsa illuminazione del Forte, e si attribuisce alla vittima perfino una sorta di “pulsione circense”, per come camminò vicino ai bastioni volendo raggiungere il fidanzato. “Una corbelleria giudiziaria”, ha chiosato il magistrato.

L’evidente conclusione, per Biritteri, è che il Forte Belvedere non andasse usato per pubbliche manifestazioni o che fosse impedito fisicamente, con mezzi adeguati e come invece non fu mai fatto, l’accesso alle aree pericolose. Da lì le richieste di condanna.

Anna Maria e Massimiliano hanno alla fine ringraziato sia la Procura generale che la Corte di appello per aver ricostruito con attenzione e particolare cura gli eventi di quella sera e per aver quindi compiuto il proprio dovere con correttezza. Dopo la tensione e lo stress dovuto a questo infinito iter giudiziario per loro è giunto il momento di ricordare Veronica con orgoglio e, soprattutto, fuori dal processo. Per loro finisce parte di un incubo iniziato la sera del 15 luglio del 2008.

Quella sera calda d’estate al posto di Veronica sarebbe potuto incolpevolmente morire chiunque. Questo ha stabilito oggi il Tribunale. Anche tu che hai letto questo articolo, se solo avessi scelto di fidarti di un evento organizzato dal Comune di Firenze. E stasera è stato cancellato il rischio che a pagare fosse per due volte la vittima. Non è poco per l’Italia di oggi, paese dalle assoluzioni incredibili come dimostrano, ma sono solo tre esempi, i processi Eternit, Cucchi, Giuliani.

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