Nessun inceneritore a Follonica. Per i giudici è “troppo pericoloso”, vincono i Comitati

inceneritore scarlino

Alla fine arrivò il colpo d’ala, sovaldi sale tanto sottile quanto pratico. Un’intuizione dello studio legale della Scarlino Energia, che in punta di penna di diritto ha sciolto una matassa lunga vent’anni, in cui si è visto un po’ di tutto. Un romanzo amministrativo scandito da ricorsi e colpi di scena, un progetto nato svelto sulla carta ma mai davvero concretizzato, perché quando è partito è stato subito stoppato. Almeno fino ad oggi, quando l’inghippo ha permesso di mantenere accesi i forni del cogeneratore del Casone, la piana industriale della Maremma.

 

L’articolo di Alfredo Faetti per il Corriere Fiorentino

Il cuore della trama nel novembre 2011, quando il Tar della Toscana annulla le autorizzazioni rilasciate appena l’anno prima dalla Provincia di Grosseto alla società che gestisce l’impianto, la Scarlino Energia. Forni spenti, vittoria ambientalista, settanta dipendenti in cassa integrazione e una sentenza che imbarazza non poco il governo provinciale, dato che si parla di «fiducia tradita» nei confronti del mandato amministrativo e «mancata tutela della salute dei cittadini». Così scrive il giudice. La società a quel punto ammoderna l’impianto, la Provincia rilascia nuove autorizzazioni, i forni tornano a bruciare e i comitati presentano il secondo ricorso. Sembra un remake, ma ecco il colpo d’ala. La società viene divisa in due: Scarlino Energia, che gestisce l’impianto, e Scarlino Immobiliare, che gestisce il patrimonio appunto immobiliare dell’assetto originale. Le partite Iva così diventano due e mentre i nuovi ricorsi fanno riferimento ancora alla prima società le autorizzazioni vengono intestate alla seconda. Così la storia non si ripete e in primo grado il Tar, lo scorso novembre, respinge l’impugnazione degli ambientalisti per «sopravvenuto difetto d’interesse». In poche parole, non è più rivolto al soggetto competente. «Il giudice non è entrato nel merito» hanno tuonato i comitati. Un colpo d’ala, sottile quanto pratico.

La storia dell’inceneritore comunque è molto più travagliata di quanto non appaia. Ed è ancora distante dall’epilogo, visto che il secondo capitolo giudiziario è finito di fronte al Consiglio di Stato. Inizia vent’anni fa, con una serie di domande. Come risolvere la questione rifiuti? Cosa farne di uno dei tanti impianti dismessi del Casone, che ha in seno tre forni per l’arrostimento della pirite? Una soluzione la propongono l’allora Ambiente spa e Nuova Solmine, che presentano il progetto per un impianto di termodistribuzione.

Era il ‘93 e già nel ‘94 nasce il comitato «No all’inceneritore di Scarlino», che tallonerà senza sosta le società e le istituzioni coinvolte. Passano gli anni, le lotte, gli incontri e nasce Scarlino Energia, la società di riferimento dell’inceneritore (diventerà cogeneratore solo nel 2011). Così, nel 2009, tutto è pronto per dare il via all’attività di smaltimento di rifiuti, ma c’è ancora una domanda che aspetta una risposta: l’ambiente reggerà all’impatto di un’altra industria dentro un’area dove già si lavorano acido solforico e biossido di titanio? È una domanda importante, perché in base alla risposta si potranno concedere le autorizzazioni Via (valutazione d’impatto ambientale) e Aia (autorizzazione integrale ambientale).

Alla Provincia, guidata dalla giunta Pd del presidente Leonardo Marras, il compito di sciogliere questo nodo. E Marras, per non correre rischi, istituisce una commissione d’inchiesta pubblica per stabilire le potenzialità inquinanti dell’inceneritore. I tecnici lavorano per dieci mesi, poi danno il verdetto: l’impianto inquinerà troppo per un ambiente già provato da industrie pesanti, le autorizzazioni non devono essere rilasciate. Spiazzata, l’amministrazione provinciale boccia la commissione che lei stesse aveva convocato e rilascia l’Aia. Qui nascono i ricorsi, non solo del Comitato, Wwf e Italia Nuova, ma anche del vicinissimo Comune di Follonica, che guidato dal sindaco sempre Pd Eleonora Baldi si allinea con gli ambientalisti. E nel bel mezzo delle beghe dem arriva la sentenza del Tar, che annulla tutto e spegne l’inceneritore. Tutto fermo, di nuovo. Scarlino Energia però si rimbocca le maniche e presenta un nuovo progetto da sottoporre a Via: l’inceneritore diventa cogeneratore, vengono apportare modifiche ai macchinari e ai controlli. La Provincia nel 2012 dà di nuovo l’ ok e l’asse ambientalisti-Comune di Follonica subito impugnano per il secondo atto. Ma il colpo d’ala, finora, ha sciolto la matassa.

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