Alberi massacrati e strani appalti: a Firenze la Procura indaga le azioni dell’amministrazione Renzi-Nardella

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ma ‘capitozzati’ , cioè aggrediti con una pratica riconosciuta da tecnici e studiosi della materia come altamente distruttiva per la salute delle alberature che sono così facilmente aggredite da batteri e funghi con processi che possono portare alla loro morte. Ornella De Zordo e Tommaso Grassi portarono la questione in Consiglio Comunale con Italia Nostra, la giunta Renzi rispose che tutto era sostanzialmente perfetto nell’azione del comune. Oggi la Procura indaga su potature e gare d’appalto per il verde pubblico a Firenze. E la Forestale ha acquisito gli atti relativi a bandi e pratiche all’assessorato all’ambiente. Come sempre la magistratura deve fare le veci di una politica incapace di gestire il bene comune, anche nella firenze di Renzi e Nardella.

L’inchiesta è incentrata sui criteri usati nel taglio delle piante e sui ribassi con i quali sono state aggiudicate le gare e che sono arrivati fino all’83 per cento della base, su alberi segati e mai sostituiti, potati con metodi selvaggi. Per capire se certi interventi fossero stati autorizzati, il pm Gianni Tei aveva avviato da tempo indagini, chiedendo informazioni al Comune senza ricevere risposte, e mandando quindi la Forestale ad acquisire gli atti. L’inchiesta di Franca Selvatici ed Ernesto Ferrara di Repubblica Firenze.

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Alberi segati e mai sostituiti. Alberi potati con metodi selvaggi. Per capire se certi interventi siano stati autorizzati, il pm Gianni Tei ha avviato da tempo indagini, chiedendo informazioni al Comune senza ricevere risposte e mandando poi la Forestale ad acquisire gli atti all’assessorato all’ambiente. I viali di circonvallazione sono tutelati, così come le Cascine, ma questo non ha impedito tagli senza reimpianti e brutali scapitozzature. L’inchiesta serve anche a capire se c’entri qualcosa la selezione delle aziende incaricate di eseguire i lavori di manutenzione. Due ditte, la Fratelli Buccelletti e la Cooplat, hanno sbaragliato la concorrenza offrendo ribassi incredibili per la manutenzione ordinaria del verde per il 2014 in varie zone della città: Buccelletti ha offerto un ribasso del 75,5% nel quartiere 1 in riva sinistra d’Arno e nel quartiere 3, Cooplat un ribasso dell’83% nel quartiere 5 area ovest e del 68% nel quartiere 5 area est (- 68%). Difficile credere che si possa fare un buon lavoro a prezzi così stracciati. A Firenze il verde urbano a gestione pubblica occupa 20,7 metri quadri per abitante (contro i 31,4 della media italiana). Stando al censimento completato nel giugno 2013 a Firenze ci sono 74.014 alberi, circa 1 ogni 5 abitanti. Nel novembre scorso è stato annunciato l’impianto di 445 alberi. E’ un passo avanti ma il bilancio è sempre pesantemente in rosso perché per oltre 20 anni il Comune di Firenze ha ignorato la legge Rutelli (la 113 del 29 gennaio 1992, entrata in vigore il 18 febbraio 1992, il giorno successivo all’avvio dell’inchiesta Mani Pulite), che impone a tutti i Comuni di piantare un albero per ogni neonato residente. Dal 1992 sono nati in media a Firenze 2500 bambini l’anno. Se la legge fosse stata attuata, oggi la città avrebbe oltre 50 mila alberi in più, che nessuno avrebbe potuto segare per far posto a case o capannoni. Invece per anni il Comune ha attuato la legge a modo suo, piantando nel giardino di via del Mezzetta un solo albero l’anno per tutti i neonati. Una beffa. Ora dovrà rimediare. Una nuova legge del 2013 ribadisce l’obbligo e stavolta non potrà essere ignorata. (f.s.)

Cento euro a albero: vince chi chiede meno

Poco più di cento euro ad albero, quando a detta degli esperti ne servirebbero almeno il doppio per garantire una potatura dignitosa. Fondi stringati, anzi stringatissimi, da cui derivano gare d’appalto basate sull’unico criterio del “massimo ribasso”, ovvero sul principio che vince chi chiede meno, che i lavori vengono svolti da quella ditta che si dice disponibile a farli con meno soldi possibile, senza badare tanto al “pedigree” professionale o alla certificazione di qualità. E poi i controlli sul campo: spettano al Comune, ma chi li fa? Con buona pace di tigli, platani e bagolari. E spesso con somma arrabbiatura da parte dei cittadini, che vedono i loro alberi ridotti ad “attaccapanni”, sagome coi rami mutilati, piante “capitozzate” fino a sembrare scheletri da cui spuntano tristi cespi d’insalata, come li chiamano in gergo. C’è un mix di ristrettezze finanziarie e leggi che non funzionano, o quantomeno non bastano, dietro il “selvaggio west” delle potature. E’ vero anche che il furore delle motoseghe spesso deriva da difetti concettuali e impreparazione, soprattutto delle ditte esterne: per questo da qualche settimana Palazzo Vecchio ha firmato il primo, storico accordo con l’Ordine dei forestali e degli agronomi, un “patto” sulle buone potature per evitare le brutture del passato e del presente. Ma il problema è più spesso a monte. Nel Comune di Firenze si arriva a casi estremi: a gare, come quelle dei primi mesi di questo 2014, vinte da imprese che hanno fatto offerte con ribassi, rispetto alla cifra iniziale scritta nel bando, del 68%, del 75%, in un caso addirittura dell’83%. Come se il Comune dicesse: per questo lavoro si stima che servano centomila euro ma lo facciamo fare a una ditta che si offre di farlo per 17 mila. Quali garanzie può offrire una prestazione pagata così poco? Tanto più che poi bisogna andare a vedere chi sono le ditte: come lavorano, quale tipo di professionalità hanno in quel campo. Anche imprese edili o grandi cooperative di servizi possono ottenere l’attestato per concorrere alle gare pubbliche, ma non è detto che poi svolgano i lavori a regola d’arte. Del resto in Italia la legge non prevede la presenza di una certificazione di qualità per lavori di questo tipo, nonostante il patrimonio arboreo sia il tesoro naturale più importante delle città. C’è anche il tema dei controlli e della sorveglianza in corso d’opera: da Palazzo Vecchio spiegano che sulle potature fatte direttamente dai giardinieri comunali – che però sono circa il 10% del totale – non ci sono problemi, ma su quelle fatte da ditte esterne (nel solo 2013 si sono alternate 15 imprese diverse in città) non c’è la possibilità di effettuare supervisioni continue, tanto più che spesso i cantieri sono aperti in più quartieri, nelle stesse giornate, nelle stesse ore. Della serie: anche con la buona volontà non ci si riesce.

Poi si arriva al vero cuore del problema, i soldi: budget assolutamente insufficiente per una città che conta 90 mila alberi pubblici e però sborsa appena 400 mila euro per potarli, tanti almeno ne ha tirati fuori Palazzo Vecchio nel 2013. Soldi che sarebbero stati sufficienti per potare 2.000-2.500 alberi al massimo, e invece sono dovuti bastare per 4.000. Anzi, 3.600, visto che circa 400 potature sulle 4.000 complessive sono state fatte “in house”, ovvero direttamente dai giardinieri del Comune. A conti fatti, vuol dire che per ogni albero la spesa è stata di 111 euro, visto che gli altri 400 sono pagati direttamente dal bilancio del personale di Palazzo Vecchio. Pochi, dicono gli addetti ai lavori, le molte ditte che spesso si tirano indietro rispetto a quelle gare comunali si vince con ribassi del 70-80%: per una potatura servono il “moviere” (il mezzo con il braccio meccanico), due operai sulla piattaforma e 2 o 3 giù a raccogliere i rami che cascano prima che intralcino la carreggiata, poi serve la cippatrice (la macchina che “trita” i rami facilitandone lo smaltimento), il noleggio delle transenne. A conti fatti, dicono gli esperti, non bastano 220-250 euro per un albero. (e.f)

I giardinieri riceveranno il manuale degli agronomi

La perfezione forse non è di questo mondo, ma almeno basta a “forbice selvaggia”. D’ora in poi potature secondo un preciso manuale concordato tra Palazzo Vecchio e l’Ordine degli agronomi e dei forestali guidato da Paolo Gandi, che sarà pronto entro maggio e distribuito a tutte le ditte che svolgono manutenzioni di alberi e potature per conto del Comune di Firenze. Non solo insomma una Bibbia per i giardinieri comunali ma anche un codice per le ditte esterne, che si occupano del 90% delle potature pubbliche, e per i 100 mila alberi di proprietà privata stimati a Firenze. Gli esempi negativi del resto continuano a non mancare: basti pensare a quel che è accaduto l’anno scorso alle piante di viale Petrarca, qualche mese fa ai tigli in piazza Ferrucci, ai lungarni. Caso a parte i viali, dove l’uso radicale delle motoseghe per anni ha sfigurato gli alberi. Ma ci sono anche “best practices” in giro: alle Cascine, in viale dell’Aeronautica, si sperimenta il taglio modello “dita verso il cielo” e poi il lungarno del Tempio, coi tigli al naturale. No alle capitozzature, quei tagli radicali dei rami in grado di “spogliare” gli alberi già proibite nel vecchio regolamento del verde, dove però non erano ben definite. Si punta tutto su semplici riduzioni di chioma o tagli “di ritorno”, sfoltimenti che salvano comunque uno o più rami minori. Così dirà il manuale.

4 Comments

  1. Enrica Capussotti

    hanno appena tagliato 4 acacie all'area pettini, alle cure, secondo alcuni giardinieri sarebbe stata sufficiente una buona potatura. ma appunto meglio tagliare che curare…

  2. red

    Abbiamo ricevuto qs commento da un lettore: A Torino i ribassi sulle gare di potatura sono arrivati fino al 50%. Poi è stato fatto un bando (lo trovate sul sito del Comune) dove l’offerta è valutata per il 60% sui titoli dei dipendenti e per il 40% sull’entità del ribasso, con esclusione automatica delle imprese che non arrivino ad un minimo di 17 punti. I requisiti richiesti: accertata capacità sull’uso della motosega, aver partecipato a corsi di arboricoltura, ecc, ovvero il minimo che ci si potrebbe aspettare da chi vuole potare degli alberi. Risultato: prima le offerte erano anche un centinaio per ogni gara, questa volta 7 (sette)!
    A Firenze la SIA – Società Italiana di Arboricoltura – ha fatto importanti convegni con oratori internazionali e il patrocinio del Comune: se ne sono dimenticati?
    Cordiali saluti.
    Stefano Moschetti

  3. Giuseppe Cosenza

    Scusate ma manca il “nocciolo” della questione. Perchè una ditta avrebbe interesse a così basso ingaggio? Vi siete chiesti che fine fa il materiale risultante della potatura? vine pagato? Se vine pagato capite perchè piuttosto che una potatura leggera è meglio una bella capitozzatura? Si potrebbe segnale al giudice di interessarsi in questa direzione?

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