Carta di Lampedusa e Libertà di movimento: quando il Diritto diventa comune – FIRMA ANCHE TU

carta-di-lampedusadi Alessio Avolio per l’Altracittà

Dal 31 gennaio al 2 febbraio scorso, look da tutto il Mediterraneo uomini e donne, ambulance individui e collettivi, si sono incontrati per lavorare alla redazione della Carta di Lampedusa: un testo che finalmente sancisce principi e percorsi comuni per affrontare insieme e dal basso la questione delle migrazioni nel nostro mare. Tutto ciò in netta contrapposizione con le politiche europee che da anni hanno gestito il fenomeno in modo inaccettabile, tramite la sistematica militarizzazione dei confini e l’esasperazione delle missioni di intercettazione e rimpatrio forzato. Come sede di questo evento è stata scelta simbolicamente proprio l’isola di Lampedusa dove il sindaco, la popolazione e le realtà associative locali hanno accolto i partecipanti in una sala messa a disposizione nel piccolo aeroporto dell’isola. Sono stati giorni di lavoro costante e di creazione collettiva di una nuova accezione di Diritto, che forse troverà spazio in un clima crescente di lotte che sta interessando in questo secolo critico tutta la zona dell’euromediterraneo.

>>> Firma anche tu la Carta di Lampedusa

Ci ricordiamo molto bene quello che è accaduto a largo di Lampedusa il 3 e poi l’11 ottobre del 2013 quando centinaia di persone hanno perso la vita a pochi metri dalle nostre coste: il cordoglio nazionale, lo sgomento, le immagini di un naufragio. Quello che tendiamo a non considerare sono le ragioni politico-economiche che stanno alla base delle migrazioni prima, delle morti in mare poi; decisioni di governi che ogni anno da almeno vent’anni mietono migliaia di vittime poco più in là delle nostre spiagge private e lidi abusivi. Ma partendo da queste considerazioni ciò che di realmente importante e propositivo è nato in quella data è stata la volontà diffusa di redigere un testo che avesse la pretesa di immaginare gli spostamenti degli esseri umani sulla Terra come un diritto invece che come un pericolo, di capovolgerne il punto di vista, ponendo il migrante e le sue ragioni al centro della discussione; imponendo la libertà e non più il controllo come chiave di lettura: stravolgere l’ottica capitalista che fino ad ora ha regnato nella trattazione di questo fenomeno.

Nei tre giorni che hanno visto l’isola più a sud d’Italia, porta di una fortezza europea dai confini instabili e sporchi di sangue, affollata da centinaia fra associazioni, centri sociali, avvocati, sopravvissuti, speranzosi, incazzati e romantici, la Grande Storia degli uomini ha finalmente sorriso a quel luogo in cui la solidarietà si è trasformata in stanca prassi, dove una spiaggia è diventata caserma, la carcassa di una nave un monumento, il mare un mausoleo. Ha sorriso ai pescatori, ai senza scarpe, ai sans-papiers prima ancora che a tutti gli uomini e le donne che hanno scelto di essere lì per sancire nero su bianco il loro dissenso, il disgusto, l’oltraggio, causati da politiche scellerate che a noi non guardano, e delle quali nulla sappiamo finché un barca non affonda, un uomo si cuce la bocca, un clandestino è chiamato criminale.

700x420_carta_di_lampedusaCon lo spirito di chi vuole cambiare le cose e con la consapevolezza che questa lotta si inserisce in un contesto euromediterraneo, RadioDog (if I can’t dance it’s not my revolution), un gruppo politico-artistico di persone che non applicano alcuna differenza tra la ricerca della felicità, la pratica della bellezza e la costanza della lotta, è riuscito a partecipare alla redazione di questo pezzo di Storia che è la Carta di Lampedusa. Un momento importante perché collettivo, nato dal basso e che rifiuta di definirsi una proposta di legge o una richiesta alle istituzioni. C’era quando si è scritto che ognuno ha il diritto e il dovere di disobbedire ad ordini ingiusti, che tutte le donne e gli uomini devono restare, andare e muoversi dove vogliono, c’era quando su ogni parola si è discusso insieme e collaborato, quando un’arancina era una veloce parentesi tra un paragrafo e l’altro, quando a fare da cornice era la natura rude di un’isoletta a largo del Nord-Africa che certo non si aspettava le venisse assegnato un onere così grande.

C’era e ha voluto raccontarlo: con foto, video, articoli, ma soprattutto tramite l’impegno costante per una vita più degna perché fatta di scelte e promesse. (R)esisteLampedusa è il nome che abbiamo dato alla raccolta dei racconti di chi di noi ha partecipato alla scrittura della Carta. Niente cronaca sterile, niente buonismo, nessuna teologia ma solo la bellezza che ci ha spinto a lottare.

Con l’obiettivo di raccogliere più adesioni possibili e al fine di rendere tutti partecipi della messa in pratica dei principi raccolti nella Carta di Lampedusa questo è il link per la sottoscrizione.

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