Un anno dopo la strage di Piazza Dalmazia, Pape Diaw: “Per noi è un giorno di memoria”

Era il 13 dicembre di un anno fa quando un uomo fece fuoco all’improvviso tra gli ambulanti senegalesi di Piazza Dalmazia, lasciandone tre a terra e dileguandosi subito dopo. Purtroppo non aveva finito la sua “missione”, che voleva completare al mercato di San Lorenzo, dove ferì altre due cittadini senegalesi. Finalmente individuato e braccato dalla polizia nel parcheggio del Mercato, si uccise con la stessa pistola. 

Oggi Firenze ricorda quel tragico giorno con diverse iniziative, tra cui un convegno nella mattinata presso la Provincia, un presidio in piazza Dalmazia dalle 17 e un concerto al Mandela Forum stasera alle 20.30, che servirà anche a raccogliere fondi per le famiglie delle vittime. 

Carola Del Buono per l’Altracittà

“Lo dico sempre ai giornalisti, per noi questo è un giorno di ricordo”

Ci tiene a precisare questo Pape Diaw, 46 anni, portavoce della comunità senegalese di Firenze, riguardo alle iniziative che si terranno oggi 13 Dicembre per ricordare la tragedia accaduta l’anno scorso in piazza Dalmazia: Gian Luca Casseri, 50 anni, estremista di destra, sparò a cinque cittadini senegalesi, facendo due morti e tre feriti, uno dei quali oggi è paralizzato.

“Un anno dopo intendiamo ricordare quest’evento tragico” continua Pape “Non è una manifestazione, come molti l’hanno chiamata”.

Racconta Pape che il Comune li ha subito aiutati, facendosi carico della somma di 12.000 euro per portare via le salme. Poi la Regione Toscana ha dato 60.000 euro in tutto per aiutare le famiglie delle vittime.

Perdere un membro maschile per una famiglia senegalese non è cosa da poco, dietro ad un immigrato ci sono i suoi parenti, che dipendono purtroppo dalla sua presenza e dal suo lavoro.
L’aiuto in denaro ha rappresentato tanto all’inizio, ma fra qualche anno terminerà, così la comunità senegalese si è mossa verso altri progetti di sostenibilità: Enrico Rossi, presidente della regione Toscana, ha chiesto la cittadinanza onoraria per i figli delle vittime, la figlia di uno dei feriti è stata portata in Italia dove l’hanno aiutata a trovare un lavoro per renderla così autonoma. Per i feriti che non possono lavorare è stata chiesta anche una pensione d’invalidità, la legge lo prevede, anche se ricordiamo che siamo in momenti di crisi.

“L’aiuto più importante rimane quello affettivo, quello della società fiorentina” continua Pape “Il problema più grosso riguarda Mustapha, il ragazzo rimasto paralizzato in ospedale… tanti si sono lamentati che è stato lasciato solo, in effetti non molti personaggi delle istituzioni sono andati a trovarlo, lui qui ha solo un fratello che lavora a Cascina… per fortuna c’è un ragazzo senegalese, disoccupato, che si è preso l’impegno di fargli compagnia, per cui in realtà neanche Mustapha è solo”.

Secondo Pape Diaw, se c’è una persona finita in ospedale per un tragico fatto come quello di piazza Dalmazia, chi rappresenta una città, un governo o una nazione, ha il dovere di andare a visitarlo, almeno una volta ogni tre mesi, cosa che non è avvenuta nemmeno in parte. Questa mancanza, che purtroppo c’è stata da parte delle autorità fiorentine, è stata una grossa fonte di polemica.
Inoltre, aggiunge, bisogna pensare a questa tragedia come ad un omicidio di ideologia fascista, in quanto l’assassino era un frequentatore di Casapound (lo stesso Diaw in diverse interviste ha più volte lanciato appelli per la chiusura del centro sociale di estrema destra).

“Per fortuna noi veniamo da una nazione dove ci hanno insegnato a sopportare il dolore, non si può vivere con questa tensione continua, bisogna creare una speranza e creare un momento di riflessione sul perché è accaduto”.

Secondo Pape in questo ultimo anno, nonostante la tragedia, si sta sottovalutando la crescita continua di questi movimenti di ispirazione fascista, l’ultimo arrivato in città a Firenze è Alba Dorata. C’è da sottolineare con allarme la grossa tolleranza politica verso di loro.

Non posso non chiedere a Pape Diaw un pensiero sull’Africa, sua terra madre, continente che oggi è considerato fondamentale per l’avvenire mondiale, grazie alla ricchezza delle sue risorse, e alle centinaia di africani che sono venuti a studiare in Europa per poi tornare nei loro paesi e lavorare per il loro benessere:
“Io sono uno di quelli” risponde “Sono venuto in Europa a studiare, e prima o poi tornerò a Dakar ad insegnare al politecnico.Quello che penso però è che l’Africa non deve aspettare che sia l’Europa a riconoscerla come il continente dell’avvenire, perché noi siamo già consapevoli di questo. Noi cittadini africani lo sapevamo già, l’abbiamo sempre detto, già negli anni ’70 invitavamo gli europei ad investire da noi, e oggi se ne sono accorti. C’è un bellissimo libro pubblicato in Francia “L’Africa Nera non è in attesa” con tanto di dati economici e statistiche”.
Questo discorso si riallaccia all’evento di domani ed alla tragedia di un anno fa, con quest’ultima frase di Diaw che conclude l’intervista:
“Buona parte della ricchezza europea viene dall’ Africa, che è un continente che viene sfruttato da tutti: nonostante tutto ha sempre i piedi e cammina, essendo considerata la madre della terra un po’ deve sopportare, diciamo noi africani. Se i paesi poveri fossero stati seriamente aiutati a svilupparsi invece di essere sfruttati non ci sarebbe stata l’immigrazione, questo gli europei lo devono ricordare”.

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1 commento

  1. fiorenza

    hanno perfettamente ragione i senegalesi sia sul fatto che le autorità tollerino il proliferare in città di elementi fascisti,sia sullo sruttamento del territotio africano da diversi secoli.Se l’immigrazione è cosontinua è dovuto al fatto che non li abbiamo aiutati ,ma solo attinto alle loro risorse.

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