Codice etico per politici e amministratori del Comune di Firenze. Lo propone perUnaltracittà

di Ernesto Ferrara per Repubblica

Vietato «accettare regalie e finanziamenti da soggetti in ogni possibile modo legati all’attività dell’amministrazione ». Oppure: vietato accumulare poltrone o «esercitare altri incarichi politici che interferiscano indebitamente con l’esercizio del proprio mandato». Ma anche: vietato occuparsi, nell’ambito dell’attività amministrativa, «di temi o decisioni in qualche modo collegati a preesistenti rapporti di affari o di lavoro». Anche nei casi in cui detti rapporti «non configurano situazioni che danno luogo a incompatibilità previste dalla legge». Sono solo alcune delle norme che compongono il “codice etico” anticorruzione e anticonflitto d’interessi destinato al sindaco, agli ammi-nistratori, ai consiglieri e ai dirigenti di Palazzo Vecchio, dei 5 Quartieri e delle aziende partecipate elaborato da Ornella De Zordo di Perunaltracittà insieme a Libera e Avviso Pubblico.

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Non un semplice decalogo di buoni propositi, ma un regolamento stringente, composto di una decina di articoli, in grado di evitare — se rispettato — non solo le situazioni di illegalità ma anche e soprattutto quelle di inopportunità, etica e politica. Dall’obbligo di dimissioni in caso di rinvio a giudizio per concussione o corruzione alla non iscrizione a società segrete fino all’evitare il cumulo degli incarichi. Tutte cose non scritte espressamente nello statuto del Comune.

Ora, annuncia De Zordo, il Codice verrà sottoposto a tutti per l’adesione: «Lo proporrò io personalmente a colleghi consiglieri comunali, assessori ed altri rappresentanti del Comune e delle partecipate: poi lo trasformerò in una proposta di delibera e chiederò che venga votato dal Consiglio e fatto proprio da Palazzo Vecchio», annuncia la capogruppo di Perunaltracittà, che ieri ha presentato il testo insieme a don Andrea Bigalli di Libera.

Il Codice costituisce un’evoluzione della “Carta di Pisa” (redatta dall’associazione Avviso Pubblico), già recepita a Pisa e in altri Comuni toscani, da Certaldo a Scandicci e Sesto Fiorentino. «Se fosse stato in vigore alcuni anni fa, a Firenze non ci sarebbe stato nessun caso ‘Quadra’. Non di sole primarie si deve parlare in questo periodo, ma è essenziale applicare i principi che tutti a parole sostengono: no a clientelismo, pressioni indebite, conflitti di interessi, sì a trasparenza, controllo, partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica», ritiene De Zordo. Convinta anche che «per gli amministratori e i dirigenti del Comune, delle sue partecipate e per i consiglieri eletti questa sia una cartina di tornasole per capire con quale e quanta determinazione si vogliano contrastare comportamenti illeciti o non opportuni nell’amministrare la città».

Per don Andrea Bigalli di Libera «l’adesione alla Carta rappresenta l’inizio di un percorso di confronto tra il mondo politico e le realtà associative: cose minime, che ogni amministrazione con un forte senso dell’istituzione che rappresenta può adottare senza problemi, soprattutto a garanzia del cittadino nei rapporti con la pubblica amministrazione».

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