E sulla finanza speculativa la giunta Renzi si fa dettare le risposte dai banchieri. Caos in consiglio comunale

di Sara Frangini per Il Fatto Quotidiano

Un investimento, 10 milioni di euro, dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze proprio nel fondo di Davide Serra, deciso giorni prima della ormai nota cena di ottobre tra Renzi e il mondo della finanza rampante italiana. I vertici della Fondazione ammettono tutto, con il presidente Jacopo Mazzei che scagiona Renzi (“non ne sapeva niente”) e rivela il patto della spiaggia (“ho conosciuto Serra al mare, è nato tutto lì”). L’argomento, dal bagnasciuga, è arrivato nell’arena del Consiglio comunale di Palazzo Vecchio. Matteo Renzi ieri era assente per la decima volta consecutiva. Si aspettava un chiarimento dopo l’inchiesta del Fatto Quotidiano che ha svelato come la fondazione Ente Cassa di Risparmio abbia investito 10 milioni di euro in CoCo bond ad alto rischio tramite il fondo Algebris di Davide Serra.

E una risposta era attesa anche vista la presenza, nell’Ente Cassa, di persone molto vicine al primo cittadino, come il presidente Mazzei e il consigliere di amministrazione Marco Carrai. Oltre a Bruno Cavini, portavoce di Renzi e inserito nel comitato di indirizzo dell’Ente con nomina diretta del primo cittadino. “È necessario fare chiarezza istituzio sugli aspetti che legano i tre soggetti e sulle valutazioni alla base delle quali è stato fatto l’investimento da parte dell’Ente Cassa di Risparmio”, hanno incalzato i consiglieri dell’opposizione di sinistra Tommaso Grassi e Ornella De Zordo. La risposta “la darò con le parole di Mazzei sui giornali di oggi (ieri ndr)”, ha detto l’assessore Rosa Maria Di Giorgi. Allora ricordiamolo, cosa ha detto il presidente del Cda della fondazione. Che non è stato lui a presentare Serra a Renzi e che “nell’operazione nemmeno Carrai c’entra nulla: tutto è partito da un mio incontro di questa estate al mare

con Serra”. Parola di Mazzei, e ora anche della giunta, che ha ammesso quindi l’investimento nel fondo ad alto rischio, dopo che il presidente del Consiglio Eugenio Giani aveva liquidato la domanda con un “no, è inammissibile”. Giani però ha dovuto fare dietro-front perché appena pronunciata la parola “inammissibile”, la stessa che venne azzardata quando vennero chiesti chiarimenti sul caso Lusi, è esplosa la tensione.

Nervosismo, brusii, proteste animate, grida. La prima a perdere le staffe, durante la replica del consigliere Grassi che contestava la decisione, è stata sempre lei, l’assessore Giorgi: “Non deve rispondere”, ha urlato a Giani a microfono spento. Insofferente, piccata: “Basta ora, non rispondiamo. Mai vista una cosa del genere”. Per poi tornare sui suoi passi, esasperata dal clima: “Ora rispondo, fatemi rispondere, tanto l’avevamo preparata”. Dai banchi del Consiglio si sono levati commenti critici e durissimi.

Anche nello stesso gruppo del Pd, con la bersaniana Cecilia Pezza che non ha esitato a definire Firenze una “città esposta alla vergogna anche per la continua assenza del sindaco”. La consigliera De Zordo ha ricordato come siano state “ammesse domande su tutto, Siria, Terzo Mondo, e ora questa no. Perché?”. “Perché è una domanda scomoda”, attacca Massimo Sabatini della Lista Galli (centrodestra). E l’impressione che fossero in tanti, ad essere in imbarazzo, è stata fortissima. Tutti eccetto Renzi che a debita distanza, su Twitter, replica com’è nel suo stile: “Mi raccomando: non rispondiamo alle provocazioni di queste ultime ore. Testa alta e sorridere”.

E a Otto e mezzo: “Se questo è tutto quello che hanno per colpirmi è solo fango”. La questione soldi è al centro di questi ultimi giorni di primarie. Lo storico tesoriere dei Ds Ugo Sposetti ha fatto i conti in tasca a Renzi: “Finora ha speso per le primarie 2 milioni e 800mila euro, mentre il tetto massimo è di 200mila”. Ieri Dagospia rilanciava un pezzo del Corriere della Sera del 15 giugno 2007 dove lo stesso Sposetti parlava del rapporto con il mondo della finanza. “Mi accorgo che sono tutti molto, molto sorpresi, e a volte persino scandalizzati, dal fatto che alcuni politici parlino con banchieri e imprenditori – aveva dichiarato – Ma con chi dovremmo parlare? Con chi dovrei parlare, io? Con gli straccioni?”.

Articolo del Fatto uscito con il titolo originale: “Firenze, scontro in Comune sui fondi di Algebris

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