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    Richard Ginori rompe i piatti, la politica piange (tardi), dramma per 400 famiglie

    di Sandra Nistri per la Nazione

    LO SCENARIO, purtroppo, era largamente atteso, così nessuno, esponenti delle istituzioni o politici, si stupisce per la notizia della messa in liquidazione della Ginori decisa ieri. Una notizia drammatica: si tratta di un marchio storico del nostro territorio, di un’azienda che dà lavoro a 400 dipendenti in Italia (quasi tutti a Sesto) e altri 60 nel mondo (Usa e Giappone soprattutto). Il tracollo è nei numeri: nel 2011 le perdite hanno raggiunto i 37, 8 milioni. Se l’evento era prevedibile la preoccupazione, per?, è palpabile: «Per esprimerci compiutamente “commenta il sindaco sestese Gianni Gianassi “aspettiamo il comunicato ufficiale dell’azienda, certo la notizia della messa in liquidazione ci preoccupa.

    Bisognerà capire se questo atto è un passo per la chiusura o, come speriamo, un modo per arrivare alla ristrutturazione del debito. Con l’assessore Simoni chiederemo la convocazione di un tavolo regionale che possa chiarire queste cose e se c’è la possibilità dell’arrivo di nuovi soci: una cosa è certa, senza l’arrivo di liquidità la Ginori non si salverà. Non sono invece assolutamente a conoscenza di una eventuale cessione del marchio».

    Sulla stessa linea l’assessore provinciale al lavoro Elisa Simoni: «La messa in liquidazione era prevedibile “spiega “viste le condizioni dell’azienda. C’è poco da dire, purtroppo, a questo punto: chiederemo la convocazione di un tavolo regionale per avere risposte dall’azienda e provare a delineare possibili scenari futuri. L’importante è garantire la continuità della produzione, i forni non si devono spengere». «E’ la notizia che temevamo e che mai avremmo voluto ricevere “dice Manola Aiazzi, consigliere comunale Pdl “anche perché questa fabbrica rappresenta la storia di Sesto. Inutile cercare capri espiatori: sulla Ginori ci sono stati errori anche dal punto di vista politico che risalgono a molti anni addietro.

    L’unica cosa da sperare è che possano subentrare nuovi soci capaci di portare un nuovo piano industriale». Camilla Sanquerin, segretario Pd di Sesto, e Patrizio Sandra Nistri Mecacci, segretario metrpolitano Pd, la definiscono «una brutta notizia per Sesto e l’economia toscana. Ora più che mai, chi condivide il disegno di ridare una prospettiva industriale alla Ginori nei binari della continuità occupazionale e del legame con il territorio, cittadini, forze politiche, sindacati, imprenditori, è chiamato ad essere a fianco della storica azienda e dei suoi lavoratori».

    A dare una boccata di ossigeno alla Ginori, nei mesi scorsi, era arrivata la mega commessa di Unicoop che aveva fatto pensare a un possibile rilancio: «La notizia della messa in liquidazione di Ginori “commenta Claudio Vanni, responsabile relazioni esterne Unicoop “ci lascia con l’amaro in bocca anche perché, da parte nostra, abbiamo fatto tutto il possibile per contribuire a salvare l’azienda. Siamo dispiaciuti ma assicuriamo tutti i nostri clienti in attesa dei premi Ginori che saranno regolarmente consegnati». Per oggi è stata proclamata un’ora di sciopero con assemblea.

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