Dai Cie ai rimpatri: quanto costa la macchina delle espulsioni

Sui voli di rimpatrio viaggiano due agenti per ogni straniero. Centinaia di milioni spesi per costruire e gestire i centri di identificazione ed espulsione. Appalti in deroga alla legge grazie all’emergenza immigrazione prorogata per 10 anni

Raffaella Cosentino da Redattore Sociale

CIE. L’Italia ha speso negli ultimi cinque anni oltre cento milioni di euro per rimpatriare poche migliaia di cittadini stranieri. E ancora di più si prevede di spenderne nei prossimi tre anni. Non ci sono solo i costi sostenuti, medicine anche con fondi europei, check per organizzare i voli di espulsione forzata, sales come quelli che hanno fatto scalpore per le foto su Facebook dei migranti imbavagliati con il nastro adesivo.
Per ogni cittadino straniero rimpatriato, lo Stato italiano paga 5 biglietti aerei, quello dello straniero e quelli di andata e ritorno per i due agenti che lo scortano. Il dato è contenuto nel rapporto della Commissione diritti umani del Senato su carceri e centri di trattenimento per migranti senza permesso di soggiorno. Vanno aggiunte le somme impiegate per costruire, riparare e gestire i Centri di identificazione e di espulsione, dove vengono reclusi i migranti fino al momento di imbarcarli sull’aereo. Da una relazione tecnica del servizio studi della Camera del 2008 viene fuori che costruire un posto letto nel Cie di Torino è costato in media 78mila euro. Quell’anno la legge 186 stanziò in totale 78 milioni di euro su tre anni (fino al 2010) per la costruzione di nuovi Cie. A queste cifre bisogna sommare i costi di gestione dei servizi all’interno dei centri. Solo nell’ultimo anno abbiamo speso 18 milioni e 607mila euro. Il dato (aggiornato al primo febbraio) ci è stato fornito da Angela Pria, capo dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del ministero dell’Interno. Altri 18 milioni di euro sono stati stanziati a gennaio dal governo Monti per ricostruire e riaprire due vecchi centri, quello di Santa Maria Capua Vetere (Ce) e quello di Palazzo San Gervasio (Pz). Infine, bisogna considerare che un anno fa è stato triplicato il tempo massimo di detenzione amministrativa nei centri di identificazione e di espulsione: da sei mesi a un anno e mezzo. Questo comporta un aggravio di spese, previsto dalla copertura finanziaria della legge 129 del 2011 con quasi 17 milioni per l’anno 2011, e 120 milioni di euro ripartiti in tre anni, dal 2012 al 2014. I costi, già enormi, continuano a salire. Ma il sistema delle espulsioni non sembra molto efficace. Le stime parlano di circa 500mila migranti irregolari in Italia. Secondo il dossier 2011 Caritas Migrantes, nel 2010 sono state trattenute nei Cie circa 7mila persone e poco meno della metà (48,3%) è stata effettivamente rimpatriata, cioè 3.399. Gli altri hanno ricevuto un invito a ‘autoespellersi’ dopo mesi di reclusione. Il paradosso è che si costruiscono altri centri di detenzione per immigrati, quando i fondi non bastano nemmeno per gestire quelli esistenti. “Indubbiamente il prolungamento fino al limite massimo ha richiesto la realizzazione di altre strutture. Se la permanenza è più lunga, servono più posti”, ci ha spiegato il prefetto Pria. E ha aggiunto: “spendiamo milioni di euro solo per risistemarli dopo i danneggiamenti causati dalle rivolte”. Le gare d’appalto per la gestione dei centri di identificazione e di espulsione vengono effettuate dalle prefetture in parziale deroga alla disciplina sugli appalti, grazie all’emergenza immigrazione che è stata dichiarata nel 2002 e da allora prorogata di anno in anno da tutti i governi. I bandi si basano un capitolato d’appalto unico, ma fino all’anno scorso i budget variavano. Ad esempio a Modena e Bologna si superavano i 70 euro giornalieri a trattenuto. Soldi che ovviamente non vanno ai migranti reclusi, ma agli enti che gestiscono i servizi nei centri. La novità di quest’anno è che tutte le gare si stanno facendo a 30 euro più Iva (siamo intorno ai 36 euro).“Questa scelta è stata determinata dai tagli lineari di bilancio al Ministero, pari a 70 milioni di euro – ci ha detto il prefetto Nadia Minati, direttore centrale dei servizi per l’Immigrazione e l’Asilo – e dalla necessità di copertura finanziaria dei contratti pubblici. Solo in tal modo siamo riusciti a mantenere in piedi tutti i centri”. E’ già successo che gli enti gestori non siano riusciti a pagare gli stipendi di chi lavora nei Cie. “Per carenza di risorse, abbiamo avuto situazioni di dipendenti di gestori che protestavano per i mancati pagamenti” conclude Minati. A Bologna, il nuovo appalto triennale è stato vinto dal consorzio Oasi di Siracusa, già vincitore del bando per il cie Milo di Trapani, con un ribasso a 28 euro. Lo stesso centro, dovrebbe essere gestito con meno della metà dei soldi. Se lo straniero senza documenti viene identificato nel Cie e il suo paese accetta di riprenderlo, viene organizzato il volo di rimpatrio coatto. La scorta sugli aerei è molto numerosa e rappresenta un costo perché gli agenti si sottopongono a una formazione specifica e a continui aggiornamenti. Abbiamo in Italia circa 600 operatori delle forze dell’ordine abilitati. Per farsi un’idea della spesa complessiva, si può ricorrere all’ultimo dato disponibile. Con quasi dieci milioni di euro arrivati nel 2008 dal Fondo Rimpatri dell’Unione europea sono state espulse con la forza meno di 4mila persone e solo alcune centinaia hanno beneficiato del rimpatrio volontario assistito. Alla presentazione dei risultati, nell’estate 2011 all’Istituto superiore antincendi di Roma, Michelangelo Latella, della direzione centrale Immigrazione e polizia delle frontiere, spiegava che “il rapporto è di 2 agenti per ogni straniero e se riusciamo, ne mettiamo qualcuno in più, ad esempio 70 poliziotti per 30 persone, perché ci sono state spesso delle intemperanze e il dispositivo di scorta è fondamentale per la sicurezza di tutti sul volo”. Si usano aerei di linea oppure charter appositamente organizzati dall`Italia, o con altri paesi membri dell`Unione attraverso l`agenzia delle frontiere, Frontex.

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