Scandalo Scuola dei Marescialli, Piscicelli inizia a fare i nomi

Marco Lillo per Il Fatto Quotidiano

Francesco De Vito Piscicelli sta parlando. La Procura di Roma non vuole commentare la notizia pubblicata ieri dal Messaggero e dal Corriere della Sera perché le indagini sono solo agli inizi ma una cosa è certa: l’imprenditore che si rotolava nel letto ridendo all’idea degli appalti in arrivo grazie al sisma dell’Aquila, site l’uomo simbolo dell’inchiesta della Cricca, capace di atterrare contro legge e contro vento sulla spiaggia di Ansedonia per pranzare con mammà, incurante dell’arresto e del processo in corso, ha deciso di fare il pentito. Piscicelli era stato arrestato nel marzo del 2010 dai pm di Firenze con l’accusa di avere corrotto, insieme al patron della BTP Riccardo Fusi, i due funzionari pubblici della presidenza del consiglio Angelo Balducci e Fabio De Santis per l’appalto della scuola dei marescialli di Firenze.

Quando era stato interrogato in carcere dai pm fiorentini aveva negato tutto. Quando gli avevano mostrato la fattura da 9 mila e 800 euro per il soggiorno di Carlo Malinconico (oggi sottosegretario alla presidenza del consiglio con Monti) in un hotel dell’Argentario, Piscicelli aveva giurato: “mai pagato nulla a Malinconico, sarà un disguido”. Ora il processo per la scuola dei marescialli è stato trasferito a Roma e il dibattimento procede spedito verso la sentenza. Proprio con i pm romani l’imprenditore ha parlato di mazzette in contanti, regali e favori ai funzionari della Presidenza del consiglio. Ovviamente l’imprenditore ha vestito i panni del concusso, costretto dai potenti a pagare per poter lavorare ma ora i Carabinieri del Ros di Firenze coordinati dal tenente colonnello Domenico Strada stanno verificano le sue parole.

IL PROCURATORE aggiunto di Roma Alberto Caperna e i due sostituti Ilaria Calò e Roberto Felici si sono limitati a prendere atto delle sue spontanee dichiarazioni e non hanno verbalizzato veri e propri interrogatori. Per ora. La collaborazione di Francesco De Vito Piscicelli appare un fiume impetuoso che deve solo essere irregimentato e promette sviluppi importanti. A spingere l’imprenditore a fare il grande passo sarebbe stata la sensazione di essere l’unico capro espiatorio di una trama di corruzione molto più estesa. Estromesso dal gran giro degli appalti dei grandi eventi, additato al pubblico ludibrio come una sorta di “nuovo mostro”, De Vito Piscicelli ha deciso di togliersi i sassolini dalla scarpa. Il primo è la mazzetta pagata per ottenere l’appalto delle piscine dei mondiali di nuoto del 2009. La sua azienda, Opere Pubbliche, era entrata nel consorzio che si era aggiudicata la gara da 8,8 milioni per l’impianto di Valco San Paolo a Roma.

I lavori sono costati alla collettività 16 milioni di euro. Il polo però è stato inaugurato solo a beneficio dei giornali per essere poi chiuso dopo pochi giorni. Oggi sul Tevere c’è solo uno scheletro di cemento con tre piscine abbandonate all’interno delle quali cresce l’erba. Le mattonelle sono divelte e la zona è in completo stato di degrado e abbandono. Tutto questo non è accaduto senza responsabilità di Pisicelli e dei funzionari che lo dovevano controllare. Il Fatto due anni fa pubblicò le conversazioni telefoniche tra Piscicelli e il direttore dei lavori quando, prima ancora di essere inaugurata, l’opera già mostrava segni di cedimento e il tetto si inclinava pericolosamente ogni giorno. Il 28 luglio 2008 Piscicelli infoma il commissario competente per la presidenza del consiglio sulle opere dei Mondiali di nuoto, Claudio Rinaldi, che i responsabili sicurezza fanno storie. Proprio Rinaldi lo tranquillizza: “lascia… ascolta il tuo Commissario… allora domani so che viene quello della sicurezza e porta proprio no? (…) è uno che ci protegge non so se è chiaro. Allora lascia perdere le cazzate scritte … va bè comunque dietro siamo protetti non ti preoccupare”.

IL 25 MAGGIO del 2009 il geometra De Rosa preoccupato chiama Piscicelli e gli comunica che il tetto si è inclinato di ben 15 centimetri. Ovviamente nessuno solleva problemi e l’impianto di Valco San Paolo viene inaugurato il 9 luglio 2009, con il commissario Claudio Rinaldi che gioisce: « Un impianto di assoluto prestigio». Secondo Il Messaggero, proprio Rinaldi sarebbe uno dei funzionari accusati da Piscicelli di avere preso una mazzetta proprio per l’appalto di San Paolo. Accuse tutte da riscontrare, come quelle rivolte ad altri funzionari e, secondo le indiscrezioni di stampa, ad alcuni magistrati. Nelle prossime settimane l’imprenditore sarà risentito. Chissà se la Procura gli chiederà di quelle fatture pagate per i soggiorni (irrilevanti penalmente ma non certo dal punto di vista dell’etica pubblica) del sottosegretario Malinconico all’hotel Pellicano di Porto Ercole.

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