Renzi e i predatori del Leonardo perduto. Ma spunta la funzionaria che difende l’arte

di Tomaso Montanari per Il Fatto Quotidiano. Con un editoriale di Nanni Delbecchi

Stavolta il santo protettore della storia dell’arte ha fatto un piccolo miracolo. Una funzionaria del ministero per i Beni culturali ha fatto come lo scrivano Bartleby di Melville: ha detto “preferirei di no”. E ha così inceppato la gioiosa macchina da guerra che si apprestava a cercare la Battaglia di Anghiari di Leonardo conficcando alcune sonde in uno degli affreschi di Giorgio Vasari in Palazzo Vecchio. I predatori del Leonardo perduto hanno una lunga storia: sono decenni che l’ingegner Maurizio Seracini cerca di convincere qualcuno a investire tempo e denaro in questa specie di corsa al santo graal. E ora che aveva trovato i soldi (del National Geographic, seek le cui telecamere sono già nel Salone dei Cinquecento), ambulance la copertura politica (quella del sindaco Matteo Renzi), sildenafil e l’accordo della Soprintendente Cristina Acidini, ecco che la funzionaria Cecilia Frosinini – responsabile delle pitture murali all’Opificio delle Pietre Dure – fa obiezione di coscienza, sollevando quella che chiama una “questione etica”: “La mia missione – dice – è tutelare le opere d’arte, qui si fa un intervento invasivo sulla pittura”. È difficile pensare a una funziona-ria di soprintendenza come a una piccola eroe borghese.

NELL’IMMAGINARIO collettivo – devastato da vent’anni di politica del “padroni in casa propria” – i soprintendenti sono avvertiti come grigi passacarte che ci impediscono di fare quel che ci pare delle nostre città o delle nostre case. In un caso come questo, però, ci accorgiamo che se il nostro patrimonio resiste – malgrado tutto – lo dobbiamo a quella sorta di ‘ chiesa bassa ’ dei funzionari di soprintendenza che, operando in modo fedele al dettato costituzionale, cerca di tener testa ai poteri locali in nome della conservazione e della dignità culturale delle opere e del territorio che sono loro affidati. Cristina Acidini – che è la diretta superiore della coraggiosa dotto-resa Frosinini – si era invece platealmente genuflessa a Matteo Renzi: la ‘ chiesa alta ’ dei pochi super-soprintendenti è infatti totalmente succube, e in ultima analisi complice, del potere politico e finisce per tradire sistematicamente la propria missione avallando e cavalcando le più inverosimili iniziative di ‘ valorizzazione ’ delle opere che dovrebbe salvaguardare.

Ma perché è così sbagliato cercare il Leonardo perduto? Essenzialmente per tre motivi: perché quasi certamente non esiste più; perché per cercarlo si deve danneggiare Vasari; perché ben altre sono le priorità, anche restando in Palazzo Vecchio. Nel 1503 il Gonfaloniere della Repubblica fiorentina chiese a Leonardo di raffigurare la Battaglia di Anghiari nella Sala del Consiglio Grande di Palazzo Vecchio, sulla parete che sovrastava i seggi del governo. Il Vinci volle sperimentare una nuova tecnica di pittura murale, che si rivelò fallimentare: già durante l’esecuzione il dipinto come scrive Vasari, “cominciò a colare, di maniera che in breve tempo [ Leonardo l’ ] abbandonò”. Rimase visibile solo un meraviglioso viluppo di cavalieri che lottavano strenuamente per uno stendardo. Mezzo secolo dopo il duca Cosimo de ’ Medici incaricò proprio Giorgio Vasari di trasformare quella grande sala: e il risultato fu il Salone dei Cinquecento. L’idea di ritrovare Leonardo può apparire romantica, ma se la si guarda con un po ’ di senso critico appare antistorica, velleitaria, pericolosa e demagogica.

È DA ESCLUDERE che Vasari, che venerava Leonardo, abbia nascosto un simile capolavoro. Egli aveva tutti i mezzi tecnici per tagliare il muro e salvare il dipinto: lo fece con maestri quattrocenteschi che amava assai meno del Vinci. Solo una mentalità da Codice da Vinci e la nostra infantile illusione di essere al centro della storia può indurci a credere che Vasari abbia seppellito un tesoro sotto un muro inamovibile: per quale futuro, e a quale scopo? Molto più semplicemente, l’intervento vasariano dimostra che nel 1560 di quello sventurato, grandissimo Leonardo non doveva restare più nulla. E, come se non bastasse, la storiografia più autorevole e credibile indica che la parete su cui aveva dipinto Leonardo era quella occidentale, e non quella orientale che ora si vorrebbe sforacchiare. ORA, PER cercare qualcosa che assai probabilmente non c’è più, e che quasi sicuramente non è mai stato in quel punto della sala, si mette a rischio un capolavoro vero e concreto come il ciclo vasariano.

E ancora: se la sonda scoprisse qualcosa di promettente (il muro di un palazzo con quella lunghissima e complicata vicenda edilizia è ovunque pieno di intercapedini e preesistenze), che succederebbe? Si chiederebbe lo strappo dell’affresco del Vasari a furor di popolo? Infine, c’è da chiedersi: è questa la priorità? Qualche giorno fa ho rivisto le sale di Palazzo Vecchio e (da fiorentino) mi sono vergognato per lo stato di abbandono in cui versano. Gli affreschi del Quartiere degli Elementi sono in pessime condizioni, le pitture del Terrazzo di Saturno cadono letteralmente a pezzi, dai soffitti affrescati delle scale pendono i fili elettrici e lo stesso Salone dei Cinquecento è arredato e illuminato come una sala parrocchiale di provincia, e quando viene sera le statue (anche quelle di Michelangelo o Giambologna) sembrano ombre cinesi. Il punto 63 dei cento punti usciti dal Big Bang di Matteo Renzi è (rivoluzionariamente) intitolato alla “funzione civile del bello”, e propone di “restituire ai cittadini di oggi l’arte del passato” perché “il patrimonio artistico diffuso nel Paese è un bene comune che ci unisce”. La funzionaria Cecilia Frosinini, opponendosi alla demagogia e al marketing in nome della scienza e della coscienza, sta attuando esattamente quel punto. Chissà se Matteo Renzi se ne renderà conto, e comprenderà che se vuole restituire ai cittadini Palazzo Vecchio c’è bisogno di manutenzione, restauro e divulgazione: non di demagogia, marketing, politica dell’immagine.

***

IL CODICE DA RENZI
di Nanni Delbecchi per Il fatto Quotidiano

La caratura scientifica è dubbia, ma la sceneggiatura è buona, ottima, quasi degna di Dan Brown. E anche il cast non scherza. Nei panni del professor Robert Langdon, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che non sarà studioso di iconologia ma si intende parecchio di marketing e uso dei media. Langdon-Renzi vola negli Stati Uniti con interprete al seguito (nessuno è perfetto) per spiegare agli “ammericani” della National Geographic che lui il Codice Da Vinci ce l’ha davvero. Ma che dico, codice; qui c’è l’affresco della Battaglia di Anghiari in full HD. Basta rompere un po ’ di muri a Palazzo Vecchio, individuare l’intercapedine fantasma e qualcosa apparirà, come nella rubrica della Settimana Enigmistica. Un po ’ Isola del tesoro, un po ’ Totòtruffa che vende la Fontana di Trevi (oltretutto lasciandola dov’è) e un po ’ Amici miei (quando fanno passare il tracciato dell’autostrada dalla Torre di Pisa): “Il Codice da Renzi” ha tutte le carte in regola per diventare un campione di incassi. Quanto al protagonista, siamo solo all’inizio di una grande carriera. Ora che il posto di imbonitore nazionale sembra vacante, è fatale che Renzi il Magnifico si candidi a colmare il vuoto.

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3 Comments

  1. franca vannoni

    Plaudo alla reazione eccezionale della funzionaria Cecilia Frosinini, che mette in evidenza il cannibalismo dei “bottegai” fiorentini. Ho guardato con gioia agli interventi di Renzi: mi riferisco alla distruzione della pensilina della Stazione e alla chiusura alla tranvia della piazza del Duomo. Ma sono ancora scioccata dalla ricerca dello scheletro di Monnalisa al S. Orsola, che da anni invece, avrebbe potuto essere la sede del nostro LICEO ARTISTICO se veramente Firenze avesse amato o ama il bello. ORRIBILE quello che si sta consumando nel salone dei Cinquecento, quanto la distruzione delle mura di cinta della città, orribile come addossare “un condominio” al muro esterno della Badia Fiorentina, o come l’orribile distruzione delle Cascine con le spallette del ponte della tranvia, ad anni dall’inaugurazione, di reti di plastica di cantiere e di legni marci ed assenza della cura del verde ecc…ecc…basta parole il bello è cultura e scelta della soluzione migliore, ma soprattutto è verità ed onestà!!!

  2. Cecilia Frosinini

    Lascio qui un commento per tutti quelli che hanno condiviso la mia posizione. Lo lascio da abitante delle periferie (anch’io); da cittadina di Firenze che crede in una città senza barriere, ghetti e dimenticati; da persona che crede nel valore delle idee e della propria coscienza. Che poi, al giorno d’oggi, si debba essere eroi per fare semplicemente il proprio dovere è solo un segno che “mala tempora currunt”. Grazie

  3. Maurizio Sarcoli

    A me sembra che – al di là del merito – la tendenza dell’attuale sindaco di Firenze sia di una evidenza disperante: un uomo che vuole lasciare il segno, diventare famoso per un motivo qualsiasi, l’importante è che si parli di lui.
    Parlando del nuovo teatro del maggio aveva come priorità il concorso per definirne il nome, parlando della facciata di Santo spirito un altro consorso di idee per il completamento della facciata e via così.
    Io non so perché la Acidini consente questo scempio e ringrazio la Frosinini di mantenere la sua posizione, realistica e razionale.
    Se Renzi ha consensi è per le telecamere (e facebook e gli eventi ‘politici’ multimediali) quindi la chiave di lettura per me è nella presenza delle telecamere del National Geographic che con la loro presenza lo hanno eccitato.
    Invece di trapanare il sindaco potrebbe esibirsi in un numero di richiamo: attaccarsi a un lampadario e ondeggiare per la TV, come un sindaco-scimmia cui i turisti non lesinerebbero le noccioline.
    Ciao, Maurizio

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