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  • A quanto ammonta il debito pubblico italiano?

    Postato martedì 8 novembre 2011 e inserito in Economia. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso i feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.

    A quanto ammonta il debito pubblico italiano?

    3/12 A quanto ammonta il debito pubblico italiano?

    R. Secondo i dati della Banca d’Italia, al giugno 2011 il debito pubblico totale ammontava a 1901 miliardi di euro pari al 122% del Pil realizzato nel 2010. Ma economisti come Loretta Napoleoni, affermano che è impossibile avere il dato preciso perché in ogni ambito delle amministrazioni pubbliche, dal Ministero del Tesoro, fino all’ultimo comune d’Italia, possono essere stati accesi prestiti presso banche private compiacenti che in cambio di laute commissioni hanno escogitato degli stratagemmi per farli passare come anticipi su operazioni future. Ma il problema è che si tratta di operazioni assimilabili a scommesse che possono o non possono dar luogo ad incassi.

    In conclusione si fanno comparire fra le entrate somme che negli anni successivi possono trasformarsi in debiti, gravati di interessi, perché l’evento auspicato non si è realizzato. Benché si tratti di operazioni configurabili come veri e propri falsi in bilancio, purtroppo sono utilizzate anche dai governi. Il caso più eclatante è stato scoperto a carico della Grecia che aveva agito con la complicità della banca d’affari Goldman Sachs. Per essere ammessa nell’euro, nell’anno 2001 e seguenti, la Grecia aveva bisogno di dimostrare che il suo deficit annuale era inferiore a quello reale e non potendo agire sul piano delle uscite, aveva deciso di falsificare i dati sul piano delle entrate.

    In altre parole si era fatto anticipare da Goldman Sachs dei soldi su polizze assicurative relative ad eventi finanziari futuri (l’innalzamento dei tassi di interesse piuttosto che la rivalutazione di certe valute) di cui nessuno poteva prevedere l’andamento. Ma ciò non interessava a nessuno: il problema era ingannare, poi si sarebbe visto. E infatti nel 2010 il bubbone è scoppiato perché non poteva essere più tenuto nascosto. Ed oggi la Grecia non sa di che morte morirà. Gustavo Piga, professore dell’università di Tor Vergata, ha spiegato che tutti i grandi paesi industrializzati del mondo, Italia compresa, ricorrono all’uso di queste polizze assicurative, meglio conosciute come derivati, che però sono costosissime e tal volta articolate in una maniera tale che se l’evento assicurato non si realizza, può essere il cliente a dover pagare l’assicuratore.

    Ne sanno qualcosa i 519 comuni d’Italia che dalla sottoscrizione di simili polizze, con banche del calibro di Deutschebank o Ubs, stanno registrando perdite per quasi un miliardo di euro. Così l’utilizzo delle moderne tecniche di ingegneria finanziaria sta aggravando il debito pubblico e lo sta rendendo sempre più opaco, ossia fuori controllo. I vincenti, ancora una volta, sono le banche e le assicurazioni.

    ***

    Elaborazione Centro Nuovo Modello di Sviluppo sui seguenti documenti: Banca d’Italia, Supplemento al bollettino statistico 14 ottobre 2011 n. 51; Gustavo Piga, Derivative and public debt management, Isma 2001; Loretta Napoleoni, Il contagio, Rizzoli 2011

    ***

    Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (www.cnms.it), animato dal nostro amico Francuccio Gesualdi, ha promosso un appello per il congelamento del debito pubblico italiano. Allo stesso tempo ha pubblicato 12 domande e 12 risposte sul tema, vista la vastità e la complessità di una questione che però ci coinvolge tutti da molto vicino. Perché da come il nostro governo tratterà la vicenda con l’Unione Europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazione dipendono i nostri diritti e il nostro futuro, in una parola la democrazia per come siamo abituati a considerarla. (cl)

    ***

    Ecco il sommario delle 12 domande con i link a quelle già pubblicate; nei prossimi giorni le altre puntate.

    1. Cos’è il debito pubblico?
    2. Come si è formato il debito pubblico in Italia?
    3. A quanto ammonta il debito pubblico italiano?
    4. Chi detiene il debito pubblico italiano?
    5. Che cos’è la speculazione sul debito pubblico e perché ci danneggia?
    6. Perché si tagliano le spese sociali in nome del debito pubblico?
    7. Perché tutti invocano la crescita per la soluzione del debito pubblico?
    8. Cosa significa “congelamento del debito?
    9. Quali possono essere le conseguenze collettive del congelamento del debito?
    10. E’ vero che se lo stato congela il debito, i clienti delle banche non avranno più indietro i loro depositi?
    11. E’ possibile congelare il debito pubblico salvaguardando le famiglie che hanno investito in Buoni del Tesoro?
    12. Quali strategie si possono perseguire per ridurre il debito pubblico senza danno sociale?


    5 commenti a “A quanto ammonta il debito pubblico italiano?”

    1. Omardicembre 4th, 2011 - 20:14

      Ma se falliamo e ricominciamo da zero, come succede per le ditte italiane.

    2. Giovannidicembre 19th, 2011 - 16:26

      Possiamo paragonare per assurdo il nostro debito publico Pil, ad una gara di discesa libera; una volta iniziata, si prende velocità ed è molto difficile rallentare o fermarsi in un lasso di tempo considerevolmente breve, a meno che non si esce di scena rovinosamente. Dobbiamo ringraziare non solo la politica all’ingrasso che tutti i nostri ministri hanno utilizzato dagli anni 60 in poi, ma tutto il sistema collegato alla stessa, che con decreti e manovre incomprensibili, anche per loro stessi, ci hanno portati alla deriva. Loro… in generale, non hanno ancora capito che non si può stringere la cintura quando è già stretta e chiedere ancora l’impossibile. Spero, ma con poca fiducia, ci sia ancora un’ultima speranza di salvezza, ma a quale prezzo!!!!! e per chi!!!!!

    3. leprechaunfebbraio 27th, 2012 - 03:36

      Mi spiace ma non sono affatto d’accordo sull’analisi contenuta in “Come si è formato il debito pubblico italiano”. Sono analisi e risposte di prammatica, ma del tutto false.
      L’origine del nostro debito non è nella spesa pubblica, e neppure nel divario tra introiti tributari e spesa pubblica (che certamente ci sono stati), come recita il luogo comune.
      Il debito pubblico si è formato ed ha raggiunto i livelli attuali a causa dei pazzeschi tassi di interessi pagati (di questa parte della spesa pubblica, cioè). E’ il contrario di quel che si dice: sono i tassi la causa del debito, non il contrario.
      Se andate sul link, trovate i miei quattro conti in proposito. http://leprechaun.altervista.org/debito_pubblico_italiano.shtml

    4. senecanovembre 10th, 2012 - 01:24

      Per quanto riguarda il commento di Giovanni, condivido l’attribuzione di responsabilità alla politica di basso profilo dei “politicanti”, asserviti ai poteri forti dei mercati finanziari, che si sono succeduti in Parlamento negli ultimi 50 anni.
      Durante tale periodo, sono state approvate una miriade di leggi e “leggine” di favore bi-partizan funzionali a tutelare maggiormente i corrotti e i corruttori creando un ramificato “sistema truffaldino” e di clientele politiche (voto di scambio ?) con la complicità e la connivenza di gran parte dei partiti e la complicità subliminale di gran parte dei “mass media”.
      Il “tumor mater” del “sistema” è la legge sulla depenalizzazione del “FALSO IN BILANCIO” , un autentico obbrobrio giuridico, immorale e anticostituzionale così come lo furono la legge 57/2001 e la legge sul “finanziamento pubblico ai partiti”, bocciato dal 90% e ripristinato come.. ..“RIMBORSI ELETTORALI”.
      Quindi, il debito pubblico di oltre DUE MILA MILIARDI di Euro dovrebbe pagarlo quei Parlamentari che da oltre 40 anni siedono sugli scranni di Montecitorio e tutti i “beneficiari” delle loro leggi di favore, Banche e Assicurazioni in primis, che continuano a prendere soldi (gratis) dalla BCE all’1% per reinvestirli in Titoli con rendimenti più alti. La morale di questa “crisi economico-finanziaria” la descrive molto bene il poeta inglese vissuto nel 1600 Samuel Butler che dice: “al mondo ci sono più idioti che furfanti; altrimenti i furfanti non avrebbero a sufficienza di che vivere ”.
      Ho citato questo aforisma significando che, se è vero che il 10-20 % degli Italiani possiede l’80-90 % della ricchezza del nostro Paese, vuol dire che dopo circa 400 anni almeno in Italia non è cambiato molto…. gli idioti sono sempre tanti e… i furfanti sono purtroppo in aumento.

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