Sfratti in aumento per chi non ce la fa. Dal governo solo tagli e polizia, e il Comune snobba l’autorecupero

Alessia Benelli per l’Altracittà

80 sfratti nel solo mese di settembre a Firenze. Un dato allarmante se si pensa che un anno fa venivano eseguiti “soltanto” 30 sfratti al mese.
Da tanti anni si parla di emergenza abitativa, ma a questo punto non eravamo ancora arrivati. Che cosa è successo? Indubbiamente incide la crisi economica, le persone perdono il lavoro e quindi non riescono più a pagare l’affitto della casa. Nel 2010 su 644 sfratti eseguiti nella sola città di Firenze, 538 sono stati per morosità. Nella maggioranza dei casi si è trattato di “morosità incolpevole”, cioè impossibilità di pagare per sopravvenute difficoltà economiche. Lo stesso dato si è registrato in tutta la Toscana.
I cittadini però non riescono più a pagare l’affitto anche per i prezzi dei canoni, che ultimamente sono lievitati in modo apparentemente inspiegabile. In una recente ricerca, Sunia e Cgil hanno dimostrato che in Italia negli ultimi 10 anni gli affitti sono cresciuti del 150%, contro un aumento dell’inflazione del 20%, e Firenze nel 2010 è stata una delle città con i più alti canoni di locazione, seconda solo a Milano e Venezia.  Molti riconducono quest’anomalia tutta italiana – soltanto nel nostro paese si è registrata un’impennata così evidente – all’introduzione del canone libero, avvenuta con la legge 431 del 1998: da allora il costo degli affitti viene stabilito autonomamente fra affittuario e proprietario, non occorre più attenersi a canoni prestabiliti (fino al 1998 vigeva l’equo canone) o consultare obbligatoriamente associazioni rappresentative delle parti in causa.
Altro dato significativo, che ci fa capire il perché delle numerose esecuzioni di questi giorni, è quello relativo alle richieste di sfratto. Nel 2009, a livello regionale, tali richieste sono state 7800, mentre nel 2010 hanno raggiunto quota 11 mila. Ciò significa che la crisi economica non colpisce soltanto gli affittuari ma anche i proprietari delle abitazioni, che necessitano, a volte imprescindibilmente, del denaro proveniente dall’affitto.
La Prefettura è venuta di corsa incontro alle esigenze dei proprietari, mettendo a disposizione un più alto numero di pattuglie che si occupino di effettuare gli sfratti. Così è molto più probabile che le persone sfrattate rimangano in strada, perché non ci sono alloggi pubblici disponibili e l’ufficio casa del Comune è talmente sommerso dal lavoro da non riuscire a trovare una soluzione a breve termine per tutti. «I soggetti che si occupano degli sfratti – ha detto Simone Porzio del Sunia Firenze – non collaborano tra di loro, lavorano a compartimenti stagni. Otto anni fa c’era una maggiore sinergia tra le istituzioni implicate, il passaggio dallo sfratto all’abitazione popolare era meno doloroso. Vista la gravità della situazione, a luglio abbiamo chiesto, assieme alla CGIL, di istituire un tavolo sul problema degli sfratti a Comune, Regione, Tribunale, Prefettura e Corte d’appello. Le istituzioni ci hanno risposto positivamente, mentre per gli organi giudiziari il nostro appello è rimasto lettera morta!».
Talvolta è successo davvero che persone sfrattate siano finite a dormire per strada. Il Movimento di Lotta per la casa ci ha segnalato uno di questi spiacevoli casi: un padre vedovo e i suoi 4 figli, dopo lo sfratto, sono stati costretti a dormire in una tenda in piazza Tasso. Il Movimento ha poi rimediato loro un posto in uno degli alloggi occupati ed oggi si trovano nell’ostello popolare di San Paolino. “Quando arriva l’avviso di esecuzione dello sfratto – ha spiegato Marzia Mecocci del Movimento di Lotta per la casa – cerchiamo di trovare una soluzione alternativa parlando con il Comune e il proprietario. Ma non sempre ci riusciamo. A volte gli sfrattati finiscono nelle nostre occupazioni, altre volte si cerca di difendere la casa fino a quando non è disponibile un alloggio sostitutivo: una casa popolare o un’altra abitazione in affitto. In alcuni casi le soluzioni del Comune sono alquanto dolorose perché disgregano i nuclei familiari; l’amministrazione cerca anzitutto un alloggio per i minori, che vengono mandati in Istituto o nella migliore delle ipotesi in case famiglia con la madre, mentre il padre viene lasciato a se stesso o mandato in un ostello popolare”.
L’aumento vertiginoso delle esecuzioni di sfratto si ripercuote su tutte le problematiche abitative.  “Le persone sfrattate passano avanti nelle graduatorie per l’edilizia popolare – ha spiegato Porzio – così le liste d’attesa per ottenere questi alloggi si fanno sempre più lunghe. Ormai da anni non sono previste nuove case popolari”. Gli sforzi del Comune non sono sufficienti a soddisfare la domanda, in costante crescita, per questo tipo di abitazione; per di più l’attuale governo di centrodestra non ha previsto alcun investimento per realizzare nuove case popolari ed ha ridotto al lumicino gli stanziamenti per i contributi pubblici agli affitti: la Regione Toscana nel 2012 riceverà appena un quindicesimo (600 mila euro) delle risorse ottenute nel 2011 (9 milioni di euro).
Il Comune di Firenze però dovrebbe avere il coraggio di percorrere delle strade alternative. “Con questa amministrazione comunale – ha detto Lorenzo Bargellini, leader del Movimento di Lotta per la casa – non riusciamo ad avere nessun rapporto. L’assessore Fantoni si è sempre rifiutato di riceverci, sebbene in questi anni abbiamo proposto delle soluzioni reali all’emergenza abitativa come l’autorecupero”. L’autorecupero consiste nella trasformazione di immobili pubblici ormai inutilizzati in abitazioni, ad opera di una cooperativa di cittadini, che poi diventeranno gli inquilini. Anni fa la Regione aveva avallato il progetto di autorecupero dello stabile occupato di Via Aldini, poi però è finito tutto nel dimenticatoio. Non sembrano troppo comprensibili le resistenze della politica fiorentina nei confronti di questa proposta abitativa: il Lazio ha dal 1998 una legge regionale sull’autorecupero, e a Roma ci sono 11 progetti di questo tipo già realizzati o in corso d’opera.

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