Linee rosse, patenti e giovani balene: la periferia si racconta nel premio nato alle Piagge

Alessia Benelli per l’Altracittà

«Le Piagge, le Piagge. Più le ami, più le odi. Più le odi, più ci rimani. Più ci rimani, più ti viene voglia di andare via. Quando vai via poi ti mancano, e se ti mancano te le ricordi belle … Se poi entri alle Piagge per fuggire dai tuoi problemi, entri in quelli degli altri: tanto in ogni famiglia ce n’è uno, grosso, talmente grosso che preparati perchè ti spiaccicherà». Così la ventitreenne Laura Izzi sente e vive le Piagge nel racconto “Frammenti dal ventre di una giovane balena stanca”, scritto a quattro mani assieme al fidanzato Jacopo Menichetti, di 4 anni più grande, entrambi cresciuti in questo quartiere e vincitori del secondo premio della IV edizione di “Raccontare la periferia”.

Venerdì 14 ottobre si è tenuta al centro sociale Il Pozzo la cerimonia di premiazione, e i piaggesi intervenuti hanno gioito per il risultato raggiunto dai giovani. Nel testo, dal tono fortemente ironico, i ragazzi raccontano cosa significa vivere alle Piagge: dalla descrizione delle strade a quella dei personaggi del quartiere, alla fatica di dover fare a piedi mezza Firenze di notte per tornare a casa, perché gli autobus in città smettono di circolare alle una. In realtà “Frammenti dal ventre di una giovane balena stanca” è più di un racconto: a guisa di prologo, come scrivono loro, è presente il “dizionario idiomatico piaggese” ed una serie di definizioni delle Piagge. In pochi riescono a parlare della “periferia” con l’intento di far sorridere i lettori, Jacopo e Laura ci hanno provato e ci sono riusciti e per questo sono stati premiati.

La cerimonia di premiazione dei vincitori di questa quarta edizione è cominciata parlando proprio delle Piagge. Don Alessandro Santoro, il prete del quartiere, ha esordito così: «In questa zona 7 famiglie su 10 sono assistite dai servizi sociali, il reddito medio è di 620 euro al mese, il 40 % delle persone ha problemi di tossicodipendenza e il 50% fa abuso di psicofarmaci. Le persone hanno bisogno di riappropriarsi della loro soggettività, i nuovi schiavi sono coloro che non hanno più il diritto alla parola».

Dopo questa premessa, a molti è sembrato fuori luogo l’intervento dell’assessore alle politiche giovanili del Comune di Firenze, Cristina Giachi, che ha partecipato alla premiazione. «So che le Piagge sono molto lontane dal centro – ha detto – ho impiegato 45 minuti ad arrivare fin qui con il taxi, perché, sapete, le macchine (quelle blu) ce le hanno tolte…» Ha aggiunto poi «Quando vengo qui il cuore mi si fa piccolo, piccolo; siamo consapevoli di non essere stati in grado di fare quello che era necessario» (se lo dice lei…)  e ancora «Il centro è bello ed è di tutte le periferie, cerchiamo di stare uniti».  E ha concluso in bellezza, portando come esempio del proprio lavoro per i giovani la “cena bianca” del 21 settembre scorso, evento inaugurale del progetto “D! Dimmelo tu”, quando 400 giovani fiorentini, rigorosamente vestiti di bianco, hanno partecipato ad una tavolata allestita in via Martelli. Un’iniziativa forse lodevole nella sua interezza, ma senz’altro lontanissima, non solo fisicamente, dai ragazzi delle periferie, per i quali ci vorrebbe ben altro. Un dato a titolo di esempio: soltanto il 15% degli adolescenti delle Piagge riesce a raggiungere il diploma.

Questa quarta edizione di “Raccontare la periferia” ha conosciuto un successo senza precedenti, con più di 80 opere arrivate, mentre nelle edizioni precedenti i partecipanti erano stati al massimo 40 “ci siamo trovati di fronte ad un’alluvione di testi”, ha detto Paul Ginsborg, Presidente della Giuria.

Il primo premio è andato a Simona Baldanzi, per il racconto “La linea rossa per Galceti”. “Apprezziamo questi giovani – ha dichiarato Ginsborg al momento della consegna del premio – che, nonostante non abbiano un lavoro, continuano a investire energia nello scrivere, perché hanno un vero talento”. Baldanzi sta presentando in questi giorni il suo quarto romanzo “Mugello sottosopra. Tute arancioni nei cantieri delle grandi opere”, ma nonostante i successi letterari non è ancora riuscita a trovare una stabilità lavorativa «Faccio lavori precari – ha confessato – e continuo a scrivere».

Il terzo premio invece è stato assegnato a Cristina Preti per il racconto “Elena, Kiara e la patente”, in cui si narra di una inusuale amicizia tra un’anziana signora italiana, Elena, ed una giovane donna cinese, Kiara, alle prese con la patente. «Qui la periferia – ha spiegato Preti – non è soltanto fisica ma anche della vita, protagonista è un’anziana signora posta ai margini della socialità. In realtà mi sono ispirata ad un fatto vero, mia madre ha instaurato un rapporto di amicizia con i suoi vicini di casa cinesi ed ha insegnato ad una di queste ragazze a guidare la macchina».

Il concorso ha anche l’obiettivo, come ha ben spiegato Alessandro Santoro nel suo intervento, di dare voce a coloro che vivono una periferia: mentale, fisica, geografica… Acquista allora un significato particolare la menzione speciale data al racconto “Melina” di Agnese Costagli, detenuta nel carcere di Sollicciano, che, come ha detto Paul Ginsborg, vive “la periferia della periferia”.

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