Con o senza permesso, adesso, ti sposo! Ecco la sentenza che abbatte il decreto sicurezza

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Un matrimonio misto

di Katia Lobo Fiterman per l’Altracittà

“Questo matrimonio s’ha da fare!” potranno dire finalmente le migliaia di copie miste di italiani e stranieri privi di permesso di soggiorno, dopo il pronunciamento della Consulta, l’ultimo 20 luglio, che ha dichiarato la parziale illegitimità del art. 116 del Codice Civile, introdotto dal Decreto Sicurezza del Governo.

Il diritto al matrimonio, con o senza il titolo di soggiorno dovrà essere nuovamente ripristinato. E’ una vittoria della Costituzione italiana e l’ennesima sconfitta di un Decreto Sicurezza, fatto sulle orme delle leggi razziali del periodo nero in cui Italia c’era il fascismo. Più precisamente, sulla scia di quel decreto legge del 17 novembre 1938 che prendeva provvedimenti per la difesa della razza italiana e che aveva introdotto, allora, nell’ordinamento giuridico nazionale, una serie di misure discriminatorie, la prima tra queste, il divieto dei matrimoni misti (art. 1 “il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito”).

“Questo matrimonio non s’ha da fare!” esclamava nel romanzo di Manzoni, don Rodrigo, riferendosi al matrimonio fra Renzo e Lucia. Fuori dalla letteratura, un altro despota, dal canto suo, esclamava: “Questi matrimoni non s’hanno da fare”. Era il Ministro dell’interno, Roberto Maroni, soddisfatto del suo “pacchetto sicurezza” approvato nel luglio e entrato in vigore il 8 agosto del 2009, con con il quale aveva emanato l’editto che reintroduceva in Italia, settant’anni dopo le leggi razziali, il divieto dei matrimoni misti, seppur allegando che tale divieto serviva ad evitare che ci fossero matrimoni di opportunità tra italiani e clandestini che intendevano mettersi in regola usando la vecchia formula dell’unione coniugale. Il Ministro Maroni non aveva fatto altro che riappropriarsi della vecchia ideologia del tenebroso periodo delle leggi razziali, cambiando soltanto “vestito” per ricoprire il medesimo ideale razzista.

Eppure, nel più assoluto silenzio da parte di tutti, questa ingiustizia è stata perpetrata insieme alla propaganda dei politici che si vantavano di essere i tutori dei “sacrosanti” valori della famiglia. L’esercizio autoritario e arbitrario del potere è stato rappresentato proprio dalla rottura dell’unione di coppia che lo Stato e le religioni riconoscono attraverso il matrimonio. Dal punto di vista giuridico, il diritto di contrarre matrimonio (articoli 2 e 29 della Costituzione) rientra nei diritti fondamentali, che spettano «ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani», come osservato dalla Corte Costituzionale.

Nel 2008, in Italia, sono stati celebrati circa 37.000 matrimoni misti, mentre nel 2009, anno di entrata in vigore della legge Maroni, i matrimoni misti sono stati circa 32.000. nel 2010 questo numero si è riddotto a circa 21.000! A migliaia di coppie è stato negato il diritto di sposarsi.

Ma la Consulta ha ribadito ed affermato, invece, pochi giorni fa, un’altra vecchia ideologia, quella che gli uomini sono tutti uguali nei diritti e nei doveri, come recita l’art. 3 della Costituzione italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 245 del 20 luglio 2011, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 116, primo comma, del codice civile, come modificato dall’art. 1, comma 15, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), che ha posto quale condizione per l’effettuazione delle pubblicazioni di matrimonio da parte dell’ufficiale di stato civile nei casi in cui uno o entrambi i nubendi siano cittadini stranieri, l’esibizione da parte di questi della documentazione attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano.

“Questo matrimonio s’ha da fare!” potranno dire finalmente le migliaia di copie miste di italiani e stranieri che vorrano far valere il loro “sacrosanto” diritto di costituire una famiglia attraverso il matrimonio, e senza più l’obbligo di dover esibire alle autorità il permesso di soggiorno.

5 Comments

  1. viky

    waw una grande notizia per me… ma qualcuno sa se gia e attiva questa legge… cioe posso gia andare al comune rispondetevi per favore e urgente

  2. Francesca

    Cara Viki, è sufficiente chiamare lo 055055 (per il Comune di Firenze). Così ti fai dare tutte le informazioni necessarie. E auguriiiiiiiiiiiii!!!!

  3. alida vatta

    Ci sono abbastanza tecnici dei trasporti in città per capire che prima di pocedere a una pedonalizzazione così mastodontica si devono allargare i percorsi dei bus non inquinanti (bus elettrici, piccoli o grandi che siano), aumentare il numero dei taxi, possibilmente elettrici e comunque favorire il traffico pedonale il ogni angolo cittadino ?
    altrimenti avremo la solita buffonata che si tradurrà in altre chiusure di negozi e botteghe artigiane: una turistizzazione del centro storico a favore di pochi grossi mangiatori di quattrini.

  4. viky

    cara francesca grazie per il tuo aiuto io sono siciliana e qui al municipio non danno nessuna notizia dicono che si procede con la legge 116…. non so piu che fare

  5. TERESA LICCARDO

    FINALMENTE IO E IL MIO AMORE TRA UN PO’ CI SPOSIAMO……………………..CIAO FRANCESCA…………

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