Fiesole, riparte la devastante “Strada del parco” di Monte Ceceri

L'assurda Strada del Parco di Fiesole

Comitato San Salvi chi può

Con buona pace di coloro che speravano in un ravvedimento dell’amministrazione comunale di Fiesole, cialis sale il famigerato progetto della “strada parco”, viagra in realtà un’arteria rotabile aperta al transito delle auto, fortemente osteggiato da comitati e cittadini, riparte, dopo anni di apparente accantonamento, in seguito ad un accordo con la Provincia di Firenze e nonostante il vincolo di tutela dell’area fissato con il D.M. 274 del 1951.

La nuova strada, che attraversa il parco di Monte Ceceri e la parte fiesolana dell’ A.N.P.I.L. del torrente Mensola, viene astutamente accorpata alla bonifica dell’ex-discarica di Maiano, pubblicizzando entrambe le opere senza alcun pudore come “un tassello in più alla riqualificazione dell’area, alla salvaguardia e alla valorizzazione dell’ambiente”.

Le due opere, legate pretestuosamente, sono evidentemente di segno opposto: mentre la bonifica integrale della ex-discarica è opera assolutamente necessaria per il risanamento ambientale del sito, la nuova strada invece è manifestamente incompatibile con il parco, fortemente impattante sul suo delicato equilibrio naturale e paesaggistico.

E’ palese che trasformare l’attuale strada sterrata che congiunge Maiano alla località di Baccano, per bypassare Fiesole e veicolare verso Firenze il traffico tutt’altro che contenuto proveniente dalla s.p. 54 dei Bosconi, significa compromettere irreparabilmente un’area limitata e circoscritta come quella del parco del Monte Ceceri e del torrente Mensola e, attraverso l’incremento della circolazione automobilistica, estendere il degrado anche al pregiatissimo versante collinare fiorentino sovrastante il Salviatino.

La denominazione “strada parco” è del tutto mistificante, dal momento che non si intende attrezzare un percorso di tipo ciclo-pedonabile, l’unico compatibile con un’area naturalistica e protetta, bensì si procede ad aprire una nuova viabilità più correttamente definibile “distruggi parco”, perché appunto distrugge la quiete, il silenzio e il contatto con la natura, cioè i connotati più preziosi e vivificanti di questo luogo panoramico e di grande amenità, dai caratteri quasi montani, ricco di reminiscenze storiche e che per la sua vicinanza rappresenta un vero e proprio paradiso fuori porta.

Un bene comune di valore immenso, da preservare anche per le future generazioni e che continueremo strenuamente a difendere contro un’amministrazione (la stessa, ricordiamo, che ha permesso l’inaudito scempio paesaggistico di Ellera, con un intervento edilizio sotto la villa Guadagni che ha stravolto irreparabilmente la sua magnifica veduta storica) che con queste decisioni, ignorando il vincolo sancito dal D.M. 274 del 1951, contravviene anche al dettato di due fondamentali leggi regionali: la L. 52/82, che destinava l’area di Monte Ceceri a tutela integrale, e la L. 1/2005 art. 4 e 5, che considera invarianti strutturali i luoghi di preminente rilevanza sotto il profilo storico e paesaggistico, come le colline di Firenze, e i loro caratteri peculiari quali elementi cardine dell’identità dei luoghi, riferimenti imprescindibili dello Statuto del territorio.

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