Ucciso Vittorio Arrigoni, voce libera della Striscia di Gaza

Si è concluso tragicamente il sequestro di Vittorio Arrigoni, medicine pacifista, cialis attivista dell’ISM, order blogger e corrispondente per varie testate da Gaza, dove aveva deciso di vivere e rimanere anche dopo la sanguinosa operazione “Piombo fuso”.
Lo ricordiamo tramite il ritratto scritto da Peace Reporter, quando Vittorio Vik  “Utopia” era ancora vivo.

Christian Elia da Peace Reporter

Un sms nel cuore della notte. Vittorio, spesso, arriva così. ”Pezzo in arrivo, hermano”. Oppure l’allerta sull’ultimo bombardamento sulla Striscia, le vittime civili, la distruzione. Il suo account facebook è una finestra aperta, dentro un carcere.

Ti riporta, momento per momento, la claustrofobica vita di un palestinese di Gaza. Anche quando la dimentichi preso da un altro pezzo, da un’altra storia, da un’altra guerra. O semlicemente preso dalla tua vita di tutti i giorni. Ecco, Vittorio è là, a guardia della coscienza. Come una Radio Londra del ’45, a raccontare l’occupazione, l’assedio. In un lampo qualcuno ha chiuso quella finestra, ha messo un bavaglio a quella coscienza, ha deciso che doveva tacere. Chi e perché lo ha fatto è ancor da stabilire. Ma chi lo ha fatto sa o deve sapere chi è Vittorio.

Uno che ci mette la faccia, con tutto il corpo. Uno che non fa impegno part-time. Ha scelto di vivere a Gaza, ha scelto di condividere. L’ultimo sms, qualche giorno fa. ”Vado a comprare il pane, hermano, che bombardano”. Mi ha colpito, perché è la frase di chi condivide, è la frase che mi avrebbe detto qualunque palestinese che ho conosciuto nei miei reportage in Palestina. Quei viaggi dove vai e, se tutto va bene, torni. Prima di un altro viaggio e di un altro racconto. Vittorio ha scelto di restare. E non è facile.

Lo aspettavamo in redazione, in questi giorni. Un visita alla famiglia, dopo mesi, una chiacchiera di lavoro. Quello di Vittorio, prima di tutto, è lo scudo umano. Proprio così. Con l’International Solidarity Movement Vittorio è con il contadino che tentava di badare al suo campo senza lasciarci le penne, con il pescatore mitragliato dalla marina israeliana, con la donna palestinese che tenta di raccogliere il prezzemolo sotto il fuoco dei cecchini di Israele. A fine giornata, se non c’era l’ennesimo funerale da vivere, torna a casa. E scrive. Per noi di PeaceReporter, per altre testate, per il suo blog. Senza farsi pagare da nessuno.

Per i palestinesi, vivendo la fortuna di poter essere ascoltato da qualcuno come un dovere. Avendo la denuncia dell’occupazione come unica linea editoriale. Offrendo il suo stesso corpo a una lotta di libertà, nel riconoscimento dei diritti dei cittadini della Striscia. Il video, per questo e per molto altro ancora, è una coltellata. Vittorio, bendato, ferito. Il suo corpo, messo tra la realtà e la sua concezione di giustizia, offeso nel peggiore dei modi. Guardi il video e pensi: nessun palestinese può far questo a lui. Ferendolo nel modo più grave, anche delle stesse ferite: privandolo della sua libertà. Restate umani; liberate Vittorio.

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il blog di Vittorio Arrigoni http://guerrillaradio.iobloggo.com/

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