“Ridateci Gesù”, di Alessandro Santoro, prete delle Piagge

image_pdfimage_print

Una messa alla Comunità delle Piagge

di Alessandro Santoro

Come tutte le mattine apro gli occhi abbastanza presto e mi piace fare compagnia alla luce che riguadagna spazio al buio e alla notte. E per provare ad accompagnare il mio giorno, impastato di incontri e di volti spesso ripiegati e affaticati, mi nutro di “un nocciolo di parole dure”, un pugno di versi del Vangelo per riuscire a “rivestirmi” di quella forza straordinaria e rivoluzionaria di Gesù di Nazareth, di questo Figlio di Dio che si fa uomo, prossimo, vicino, ai tanti poveri dell’umanità. E da quell’amore “sine modo”, riprendo fiato e ritrovo la speranza di essere fedele a quella Sua fedeltà, a quella promessa di liberazione nel qui ed ora che Gesù e il Vangelo incarnano così profondamente. È un po’ di tempo però che alzandomi la mattina, questa miscela di luce e Vangelo non basta più a rimuovere il senso di malessere e di tristezza che ormai vela e accompagna i miei giorni.

Mi domando che cosa sia questo malessere, provo a capirne la ragione e il senso, so che in parte dipende dalla mia eterna insoddisfazione, dalla mia anarchica solitudine, dall’umiliazione dello stare da parte subita un anno fa, che avevo messo in conto ma che ha comunque provocato dentro di me una frattura e una ferita che sembrano non ricomporsi… Penso, ripenso ma il fremito di insoddisfazione non passa. Ho sempre voluto essere, ed è il Vangelo ad insegnarmelo, un cercatore dal basso, un frequentatore dei sentieri semplici e vivi dell’umano, ed è lì che provo ad offrire quel messaggio e quella parola di liberazione, perché i tanti derelitti dell’umanità possano rimettersi in piedi, possano ritrovare speranza e un respiro altro… In una parola restituire Gesù, quel Gesù del Vangelo, e provare insieme agli altri ad esserne compagno e, se possibile, testimone e testimone credibile.

E mentre Gesù esige di essere rimesso a fianco dell’umanità, col suo intreccio di terra e di cielo, la Chiesa sembra essere in altre faccende affaccendata… Sembra sempre più guidata dall’istinto di conservazione, impaurita di perdere consenso e potere, determinata soprattuto nel vigilare l’osservanza stretta della norma. Così Gesù e il Vangelo finiscono per essere chiusi in questi tabernacoli di verità e di certezza, asserviti alla difesa della dottrina e dell’ortodossia e non gli permettiamo più di essere compagni di vita e di speranza di tutti gli uomini. E così le nostre comunità sono diventate spente e fiacche, prudenti e incapaci di farsi spingere in avanti da quel messaggio inequivocabile di liberazione che il Dio fatto uomo ha portato nella storia umana.

Ecco allora che diventa chiaro il motivo del malessere che ho in me, il disagio profondo di sentirmi parte di una religione che spesso sottomette Gesù e il Vangelo alla propria verità e dottrina, che ingabbia il messaggio sovversivo e liberante del nostro Signore e Fratello di Nazareth. È un malessere e un disagio che provo soltanto io? Credo che varrebbe la pena con semplicità confrontarci e parlarne insieme.

Per provare a farlo vi offro la sintesi di un intervento del teologo Josè Antonio Pagola, che a me ha aperto il cuore e che sento di poter sottoscrivere e condividere quasi nella sua interezza. Nella mia scelta di parresia vi dico che riesco ad essere ancora uomo, cristiano, prete, solo pensando e vivendo Gesù e il Vangelo così.

A quando la conversione della Chiesa e di tutti noi al Gesù del Vangelo?

1 Comment

  1. Carlo

    Forza Ale,
    tu stai sperimentando una ricetta di chiesa nuova, e come dice il teologo Josè Antonio, bisogna farlo anche se “molte ricette non andranno bene”.
    Non so se posso aiutarti a rimarginare la ferita che ancora ti porti addosso, ma mi viene da estrapolare quello che ho sentito ierisera nel film “la vita facile”: secondo la cultura di una certa tribù le ferite aumentano la bellezza del guerriero.
    Hai combattuto una battaglia importante e ne porti il segno sappi che per molti sei più “bello”.

    Ciao don Alessandro e scusa la citazione di un film accostata al teologo.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Continuando ad utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" acconsenti al loro utilizzo. Grazie

Chiudi