Indignatevi! Un 90enne francese spopola col suo libretto che invita a reagire. E in Italia?

Sergio Luzzatto dal Sole 24 ore

I maestri dell’opinionismo ben temperato ce lo spiegano ogni giorno: la “retorica della indignazione” non serve a nulla, drugstore se non a placare i poveri di spirito che se ne accontentano. E poi, indignarsi per cosa? In nome di chissà quale moralità superiore, di chissà quale dover essere? Ancora non l’abbiamo capito che quaggiù siamo tutti uguali, tutti poveri peccatori, e che il meglio è il peggior nemico del bene?
Così, i maestri dell’opinionismo ben temperato potranno liquidare con un’alzata di spalle anche un fenomeno editoriale che ha investito come uno tsunami le librerie di Francia, e che presto – in traduzione italiana – valicherà in qualche modo le Alpi grazie ai tipi dell’editore torinese Add: è il libretto di 30 pagine scritto da un ex ambasciatore di 93 anni, Stéphane Hessel, e intitolato semplicemente Indignez-vous!, (Indignatevi!). Prima tiratura, nell’ottobre scorso: ottomila copie (a tre euro), stampate da uno sconosciuto editore di Montpellier. Copie vendute, a oggi: quasi un milione!
I nostri maestri di “benaltrismo” potranno sorridere del grido di protesta di un uomo nato a Berlino nel 1917 da una famiglia ebraica per parte di padre, fattosi adulto nella Francia degli anni Trenta, illustratosi nella lotta contro il nazismo prima di compiere, dall’età di De Gaulle a quella di Mitterrand, una brillante carriera diplomatica. Potranno spiegarci quanto sia ingenua e velleitaria la logica stessa di un discorso che guarda al passato per scuotere il presente: «il motivo di base della Resistenza era l’indignazione».
È ovvio, le ragioni per indignarsi nel mondo contemporaneo risultano meno nette – e meno gravi – che al tempo del nazismo. Eppure l’elenco di ragioni di Stéphane Hessel, questo vegliardo refrattario al pensiero unico “liberale”, è tanto lungo quanto articolato: comprende (fra le altre cose) il divario sempre crescente fra poveri e ricchi, la discriminazione galoppante contro i cosiddetti “clandestini”, la dittatura finanziaria dei sacrosanti “mercati”, la svendita del patrimonio di idee e di valori del Welfare State…
Sì, l’elenco di Hessel è forse poco originale, ma sicuramente è ragionato. E ragionata è la scelta del milione di francesi che hanno speso il prezzo di una birra per comprarsi il suo libretto. Sta’ a vedere che indignarsi si riveli un segno non di stupidità, ma di intelligenza.

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1 Comment

  1. silva

    In Italia ci sono mille ragioni per indignarsi, specialmente per le donne. Sembra che tutta la strada fatta nel secolo scorso verso i nostri diritti sia franata, Le donne, oggetti di lusso pagati profumatamente nei palazzi del potere, sono private della loro dignità esattamente come le ragazze costrette a passare le serate sulla tangenziale, ma la cosa non fa scandalo, talora desta invidia.

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