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  • Boom di immigrati e famiglie in crisi così il banco dei pegni torna di moda

    Postato giovedì 18 novembre 2010 e inserito in Economia. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso i feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.


    di Maurizio Bologni per Repubblica

    «Lotto 81/2, sei braccialetti d´oro grammi 68,5, base d´asta 1.200 euro, chi offre di più?». Su un monitor appaiono gli oggetti. Tre rapidi rilanci. E in pochi secondi i braccialetti vengono aggiudicati. È così anche per gli altri 76 lotti dell´asta, orologio d´oro Rolex a 2.800 euro e anello oro brillante 3,5 grammi a 7.900 euro come base d´asta, tanti altri braccialetti, collane, orecchini, brillanti, ciondoli, spille, gemelli. Nella sala dell´Azienda dei presti di Crf, in via Baracchini, a contendersi il tesoro ci sono una ventina di habitué che smanettano sulla calcolatrice portatile, orafi soprattutto. È l´epilogo di vicende umane tormentate: quelli che vanno all´asta sono preziosi dati in pegno in cambio di un prestito e mai ritirati.

    Il credito su pegno, che ha origini quattrocentesche come monte di pietà, è in crescita. Lo praticano le banche che da questa attività hanno tratto origine, in Toscana l´Azienda de´ presti di Crf a Firenze, il Monte dei Paschi a Siena, la Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, Cariprato, la Banca del Monte di Lucca e la Cassa di Risparmio di Lucca Pisa e Livorno, alcune finanziarie. Si calcola che nella regione il giro d´affari del solo circuito bancario ammonti a 50 milioni di euro (meno del 7% del fatturato nazionale che è di 800 milioni) e che ogni anno aumenti di circa il 7%. La crisi economica però, sostengono, non è l´unica spiegazione. La crescita è semmai in parte attribuibile alla scoperta che del monte dei pegni hanno fatto gli immigrati. «Capita di ricevere spesso oggetti etnici d´oro puro» dicono dal monte dei pegni di Mps a Siena. «Dal 2003 il numero dei pegni da noi è in crescita, quest´anno siamo ad un valore di credito erogato di 1.114.000 euro per un totale di 931 polizze».

    Si chiamano polizze perché chi va al monte dei pegni stipula un contratto. Senza dover affrontare le formalità di un mutuo, consegna il bene, ne riceve in cambio il 50-75% del valore, si impegna a pagare un interesse tra il 7 e il 15%. Tutto in pochi minuti. Il contratto dura sei mesi, ma è rinnovabile. Alla fine solo il 5% delle persone non ce la fa a recuperare i preziosi. Che vanno all´asta. Il sistema dei monte dei pegni delle banche è ancora impregnato di eticità ed arcaicità. I soldi che dall´asta si ottengono in più rispetto al prestito e agli interessi vengono consegnati a chi ha dato in pegno il prezioso. Le banche possono avvalersi – e lo hanno fatto anche di recente – dell´antica facoltà di imporre l´acquisto dei beni invenduti ai loro dipendenti-stimatori.

    Ma chi è che ricorre al monte dei pegni? «Ho moglie e figli, volevo avere un po´ di contanti per le vacanze al mare» ha raccontato un uomo tornato a riprendersi Rolex e gioielli. «Ma quali vacanze? – si lamenta una donna – Io non ce la faccio ad arrivare a fine mese. Consegno i gioielli in pegno e poi vengo a riprenderli quando riscuoto la busta paga». C´è anche chi dice di farlo per un´esigenza pratica: «A casa non ho la cassaforte e così quando vado in vacanza vengo qui: metto in tasca un po´ di soldi, i gioielli restano al sicuro nel caveau della banca e sono libero dalla preoccupazione che il mio appartamento venga svaligiato».


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