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mercoledì 8 settembre 2010 e inserito in Politica, Diritti.
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di Sara Capolungo per l’Altracittà
Le colline del Mugello non sono solo una splendida cornice naturale di sobria bellezza e di profonda tranquillità. Sono anche una straordinaria palestra di democrazia e un vivace laboratorio di senso civico.Lo stesso sentiero che circa cinquant’anni fa percorse anche don Milani, spedito fin lassù dalla curia di Firenze nella speranza di un suo più mite e ortodosso apostolato. Ma che per fortuna non fu tale. E ci permette oggi di guardare a quell’esperienza come ad un importante esempio da seguire. Per più motivi. Intanto perché, attraverso lo studio della Costituzione e la lettura quotidiana dei giornali, si sono formati non solo degli ottimi allievi ma soprattutto dei cittadini consapevoli. “la Costituzione era vista, non solo come legge fondamentale, ma come punto di equilibrio sociale”- afferma Gesuali – “capace, cioè, di indicare soluzioni per la costruzione di una società nuova e diversa basata sulla solidarietà”. Ed è proprio lottando e aspirando a questa società diversa che don Milani forma i suoi ragazzi, insegnando loro ad impegnarsi nella vita con un’azione costante per eliminare le disuguaglianze che creano ingiustizie sociali.
Un esempio? Ricorda Gesualdi: “Quando il piccolo Luciano che, per andare a scuola, cammina per più di un’ora nel bosco, cade in un fosso d’acqua che sbarra la sua strada, rischiando di affogare, don Milani, furioso e sdegnato, rivendica il ponte per il suo bambino, impugnando di fronte al sindaco di Vicchio l’art.3 della Costituzione che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto l’eguaglianza tra tutti i cittadini”. Insomma, è l’innovativa proclamazione dell’eguaglianza sostanziale, che fornisce ai cittadini gli strumenti per ottenere l’eguaglianza formale, cioè quella “pari dignità sociale davanti alla legge” a cui tutti aspiriamo.
Ma c’è anche un altro motivo per ricordare, e riscoprire, la scuola di Barbiana e don Milani. È proprio in quel minuscolo e sperduto paesino di montagna, infatti, che inizia il primo tentativo di scuola a tempo pieno espressamente rivolta alle classi popolari. Nel settembre caldo dei tagli alla scuola, un serio invito alla riflessione su quale sia oggi il “sentiero” intrapreso dall’istruzione e dalla scuola italiana.
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