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lunedì 28 giugno 2010 e inserito in Politica, Diritti, Idee.
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di Riccardo Capucci per l’Altracittà
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Per la Toscana, per l’Italia e direi per il mondo, Il gruppo montuoso delle Apuane rappresenta un contesto naturalistico, paesaggistico faunistico unico.
Da secoli le Apuane sono famose anche per l’estrazione del marmo.
Quest’ultimo aspetto è purtroppo quello che attrae più l’interesse di gruppi industriali che vedono in questo prodotto un utilizzo che esula da quello che gli era stato conferito in passato dal mondo dell’arte e dell’arredamento. Il prodotto marmifero è gratis alla fonte e i mezzi oggi a disposizione rendono i costi estrattivi a buon mercato, questo fa sì che è il carbonato di calcio che è il componente principale del marmo è diventato il componente addittivante, succedaneo e talvolta contraffacentente di una quantità enorme di prodotti: dalla farina alimentare, ai dolcificanti ai cosmetici, saponi, dentifrici, nonchè come prodotto industriale nel processo di desolforazione fumi esaustici nell’industria.
Oggi non ci sono solo le cave a cielo aperte (visibili) ci sono cave in galleria interna che vanno a “svuotare†le montagne, intercettando vene e falde acquifere che erano rimaste lì indenni per millenni.
Come si può svendere un patrimonio, non solo inestimabile, ma vitale per aumentare il profitto di gente che continua a perpretare ed accellerare la distruzione di una risorsa che è stata già troppo sfruttata nel corso dei millenni.
Il marmo bianco di Carrara non esite più i vecchi cavatori lo sanno bene, le montagne, le valli, i ruderi, i grandi paesi e le minuscole borgate esistono ancora. Tutto quanto esiste ancora conserva a stento la sua bellezza , la sua dignità , la sua attrazione, malgrado lo sfruttamento millenario di questo territorio.
Tutto quello che esiste ancora è in serio pericolo di distruzione e ci chiede aiuto. La polvere di marmo 100 anni fa era soltanto il risultato dei tagli e della disgregazione del marmo, oggi, e sempre di più in avvenire, se non li fermiamo, le nostre belle montagne saranno destinate a diventare pietrisco e polvere per l’industria mondiale dell’alimentazione della cosmesi, della biochimica.
Carlo Carlotti
Condivido appieno le finalità de “La Carta delle Apuane”. Da Carrarino constato quotidianamente lo scempio ambientale che, per l’interesse di pochi stà distruggendo un’ambiente meraviglioso. Non” capisco” l’insensibilità dei nostri politici che, come tutti noi, abitanti delle province interessate, hanno figli e nipoti che, continuando nell’escavazione, potranno conoscere le Apuane solo attraverso il racconto dei “Vecchi”.
Mi auguro che i movimenti che si stanno interessando al problema riescano, in qualche modo, a sensibilizzare gli addetti ai lavori e confido in una unione dei vari gruppi per una lotta più organizzata e serrata contro i distruttori delle Apuane. In ultimo vorrei avere notizie per aderire al movimento.
Cordiali saluti Ing. stefano Pollina
Da appassionato della natura e, in particolare delle montagne, aderisco idealmente e senza riserve alla iniziativa. “Le montagne irripetibili” meritano di essere difese dall’assalto di pochi a scapito di molti. Pur apprezzando, e non poco, questo vostro impegno, credo però che solo una iniziativa ed un coinvolgimento sovranazionale (Europa, Unesco o altro) possa assicurare un futuro a quello che resta di un patrimonio naturale e storico unico al mondo.
Riccardo Galvagni