Nasce la “Carta delle Apuane”: per la difesa del territorio, per la rinascita della comunità locale

di Riccardo Capucci per l’Altracittà

Se l’economia speculativa e partiti politici collusi e autoreferenziali hanno messo in ginocchio a livello globale cinque o sei miliardi di persone, there sarà bene ricominciare a ricostruire proprio da un rinnovato approccio con la politica e l’economia. E questa volta non per garantire il profitto di pochi ma per il “ben vivere” di molti, sovaldi una filosofia condivisa da molte realtà di base che resistono in ogni parte del mondo: dagli U’Wa in Colombia agli operai di Pomigliano d’Arco; dai tanti comitati che in Europa nascono in difesa del bene comune fino, thumb nel nostro piccolo, alla Comunità delle Piagge che edita, tra le altre cose, anche il giornale che state leggendo.

La stesura partecipata della Carta delle Apuane

La stesura partecipata della Carta delle Apuane

Oggi abbiamo incrociato un’altra sacca di resistenza, in difesa dell’ecosistema delle Alpi Apuane e delle persone che vi abitano. A Regnano, una frazione del comune di Casola di Lunigiana, proprio sotto il magnifico Pizzo D’Uccello, una quarantina di persone hanno infatti sottoscritto e lanciato, nella prima vera domenica d’estate, la Carta delle Apuane, un manifesto d’intenti per difendere e rilanciare un territorio in affanno e al centro di speculazioni industriali tra le province di Lucca e Massa-Carrara. Da sconfiggere sono gli interessi delle grandi società di escavazione del marmo, che stanno massacrando montagne che per la loro bellezza gli antichi geografi chiamavano i “monti della luna”.

Il marmo delle Apuane infatti non serve più a dare lavoro ai suoi abitanti. Non serve nemmeno più per creare opere d’arte. Se Michelangelo salisse oggi in alta quota troverebbe enormi macchinari impegnati a polverizzare il prezioso marmo per ricavarne carbonato di calcio, utilizzato soprattutto nell’industria edile, in quella farmaceutica e dei coloranti. Una fra le montagne più belle del mondo sta diventando polvere per saziare gli interessi economici di poche imprese, sulla pelle di chi di quella montagna ha sempre, seppur con fatica, vissuto. Di lavoro infatti ce n’è sempre meno, perché per ridurre il marmo in polvere basta qualche macchina dai forti denti d’acciaio e non più la sapienza dell’artigiano cavatore.

Politica ed economia dicevamo, da tutelare e rilanciare come fossero perle rare. E’ il pensiero anche dello storico Fabio Baroni, animatore del gruppo “Salviamo le Apuane” (su Facebook oltre 1.300 sostenitori, sostenetelo anche voi), che incontriamo nella sua casa recuperata dopo anni di abbandono mentre i gruppi di lavoro stanno predisponendo la versione finale della Carta delle Apuane. “Difendiamo la nostra identità. Ci sono molti giovani che vogliono tornare a vivere la montagna, ma qui la terra è poca. La nostra idea è allora quella di restituire alla comunità le terre private, improduttive, che per ettari si estendono sulle nostre montagne. Vorremmo trovare un accordo con i proprietari tra coloro che non possono o non riescono a ricavare frutti dalla loro terra. Per riuscire in questo – aggiunge Baroni – dobbiamo saper attivare un processo politico e culturale dal basso, in grado di creare consenso tra la popolazione.”

Sembra l’uovo di Colombo. Manca la terra? Chiediamola a chi ce l’ha e dividiamone il ricavato. Ma nell’Italia di oggi dove tutto “è mio” e appartiene alla sfera personale, la sfida è ardua. “Negli ultimi dieci anni – continua Baroni – la società è però cambiata. Se ad esempio negli anni Novanta chiedevate ad una famiglia dove preferisse fare la spesa, se al supermercato o presso un mercato contadino, la risposta avrebbe certamente privilegiato la grande distribuzione. Oggi la tendenza si è capovolta. Nuovi stili di vita più equi stanno sviluppandosi, e, credo non sia un caso, sono in perfetta linea con quanto proviamo a fare noi sul nostro territorio.”

Prodotti biologici, filiera corta, mangiare frutti della terra di cui si conosce la provenienza e la modalità di coltura. Hanno ragione Fabio e i suoi compagni di viaggio… il mondo sta cambiando. E infatti proprio i sempre più diffusi gruppi di acquisto solidale diventano i primi alleati per quella che potremmo definire la “rivoluzione agricola apuana”. Per chi si impegna nel riscrivere l’identità del territorio le montagne sono una miniera a cielo aperto non solo per l’estrazione del marmo, ridotta e sostenibile, ma per uno sviluppo responsabile capace di contrastare la sterile monocoltura della roccia proponendo alternative in grado di rafforzare la comunità locale e di garantirle una crescita di benessere. Il tutto fuori dalla dittatura del PIL ma esplorando nuove economie basate sulla condivisione, sul consumo critico e sulla autogestione del bene comune. Per Fabio Baroni e i suoi questa strada passa necessariamente da una rinnovata capacità di fare politica sul territorio.

“Destra contro sinistra, capitalismo contro comunismo, oggi non ha più senso distinguere la realtà come è stato fatto, a costo di enormi tragedie, nel Novecento. E’ necessario battere lo sviluppismo e l’industrialismo fine a se stesso, al di là delle ideologie – continua lo storico apuano. La distinzione più netta è quella tra chi difende la Terra e le sue risorse e tra chi la sfrutta fino alla distruzione finale”. E con questo semplice concetto in testa ecco che nel 2009 nasce la lista di cittadinanza Casola Viva. Risultato sorprendente: 28% e due consiglieri comunali (uno è lo stesso Baroni); due come il blasonato Pd. All’ordine del giorno della loro azione politica la difesa del territorio, la promozione delle economie solidali, di una corretta gestione dei rifiuti, il rispetto dei diritti con naturalmente le Apuane protagoniste.

“La presenza nelle istituzioni serve a tenere vivo il rapporto con l’amministrazione ma anche a dare risalto alle nostre idee che vogliamo mettere a disposizione di tutti – dice Baroni. Ma non basta. Insieme all’iniziativa politica serve anche un’azione di tipo economico, capace di risollevare i nostri territori dalla crisi. Un esperimento parallelo che portiamo avanti è infatti quello della produzione agricola. Abbiamo fondato l’associazione “Spirito della Montagna” per far collaborare virtuosamente le imprese agricole della zona. Già oggi ce ne sono sette che hanno aderito, e a fianco di esse troviamo singoli produttori o famiglie con un pezzo di terra. Insieme cerchiamo di rinnovare la filiera agricola rispettando la natura, i diritti dei lavoratori e i nuovi bisogni di chi vive il territorio.” Nuovi bisogni? Ecco un esempio: “Ci sono centinaia di anziani che vivono soli, che non guidano e che non possono spostarsi per fare la spesa. Ci abbiamo riflettuto e così è nata l’idea della spesa a domicilio per cui abbiamo già attrezzato un primo furgone. Con lo stesso spirito andiamo a vendere nei mercati locali e stiamo per aprire la prima bottega “Campagna amica”.

L’associazione è in grado di produrre e vendere i prodotti tipici della Lunigiana come il grano, il farro, le castagne, i legumi, il pane. E con 900 quintali di patate è il primo fornitore delle mense scolastiche della provincia di Massa. “La montagna può essere produttiva – conclude Fabio Baroni. Può redistribuire reddito in maniera diversa da come lo ha fatto fino ad ora, tra mille sofferenze e il guadagno di pochi. Oggi abbiamo davanti a noi una buona opportunità. Esiste un vero e proprio mercato utile alla riconversione ecologica delle Apuane. E su questo intendiamo lavorare culturalmente, politicamente e socialmente. Solo così torneremo vivi e attivi nella nostra comunità. Lo dobbiamo a noi e alle prossime generazioni”.

Prossimo appuntamento il 10 luglio, quando una delegazione presenterà a Firenze la Carta delle Apuane presso l’assemblea della Rete dei Comitati toscani in difesa del territorio. Ormai è chiaro, alle sfide con i moloch del potere si risponde lavorando insieme alle altre comunità di resistenza.

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3 Comments

  1. carlo carlotti

    Per la Toscana, per l’Italia e direi per il mondo, Il gruppo montuoso delle Apuane rappresenta un contesto naturalistico, paesaggistico faunistico unico.
    Da secoli le Apuane sono famose anche per l’estrazione del marmo.
    Quest’ultimo aspetto è purtroppo quello che attrae più l’interesse di gruppi industriali che vedono in questo prodotto un utilizzo che esula da quello che gli era stato conferito in passato dal mondo dell’arte e dell’arredamento. Il prodotto marmifero è gratis alla fonte e i mezzi oggi a disposizione rendono i costi estrattivi a buon mercato, questo fa sì che è il carbonato di calcio che è il componente principale del marmo è diventato il componente addittivante, succedaneo e talvolta contraffacentente di una quantità enorme di prodotti: dalla farina alimentare, ai dolcificanti ai cosmetici, saponi, dentifrici, nonchè come prodotto industriale nel processo di desolforazione fumi esaustici nell’industria.
    Oggi non ci sono solo le cave a cielo aperte (visibili) ci sono cave in galleria interna che vanno a “svuotare” le montagne, intercettando vene e falde acquifere che erano rimaste lì indenni per millenni.
    Come si può svendere un patrimonio, non solo inestimabile, ma vitale per aumentare il profitto di gente che continua a perpretare ed accellerare la distruzione di una risorsa che è stata già troppo sfruttata nel corso dei millenni.
    Il marmo bianco di Carrara non esite più i vecchi cavatori lo sanno bene, le montagne, le valli, i ruderi, i grandi paesi e le minuscole borgate esistono ancora. Tutto quanto esiste ancora conserva a stento la sua bellezza , la sua dignità, la sua attrazione, malgrado lo sfruttamento millenario di questo territorio.
    Tutto quello che esiste ancora è in serio pericolo di distruzione e ci chiede aiuto. La polvere di marmo 100 anni fa era soltanto il risultato dei tagli e della disgregazione del marmo, oggi, e sempre di più in avvenire, se non li fermiamo, le nostre belle montagne saranno destinate a diventare pietrisco e polvere per l’industria mondiale dell’alimentazione della cosmesi, della biochimica.
    Carlo Carlotti

  2. Stefano Polina

    Condivido appieno le finalità de “La Carta delle Apuane”. Da Carrarino constato quotidianamente lo scempio ambientale che, per l’interesse di pochi stà distruggendo un’ambiente meraviglioso. Non” capisco” l’insensibilità dei nostri politici che, come tutti noi, abitanti delle province interessate, hanno figli e nipoti che, continuando nell’escavazione, potranno conoscere le Apuane solo attraverso il racconto dei “Vecchi”.
    Mi auguro che i movimenti che si stanno interessando al problema riescano, in qualche modo, a sensibilizzare gli addetti ai lavori e confido in una unione dei vari gruppi per una lotta più organizzata e serrata contro i distruttori delle Apuane. In ultimo vorrei avere notizie per aderire al movimento.
    Cordiali saluti Ing. stefano Pollina

  3. Riccardo Galvagni

    Da appassionato della natura e, in particolare delle montagne, aderisco idealmente e senza riserve alla iniziativa. “Le montagne irripetibili” meritano di essere difese dall’assalto di pochi a scapito di molti. Pur apprezzando, e non poco, questo vostro impegno, credo però che solo una iniziativa ed un coinvolgimento sovranazionale (Europa, Unesco o altro) possa assicurare un futuro a quello che resta di un patrimonio naturale e storico unico al mondo.
    Riccardo Galvagni

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