Alessandro Santoro assolto per aver commesso il fatto. Successo al Puccini per “La messa non è finita”

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di Riccardo Capucci per l’Altracittà

processo-don-santoro“Assolto per avere commesso il fatto, sotto effetto di smisurato amore”: finisce così, tra gli applausi dei quattrocento spettatori accorsi al Puccini in una Firenze distratta dal ponte di San Giovanni, lo spettacolo “La messa non è finita. Processo ad Alessandro Santoro”. Autore del testo un attento e acuto Saverio Tommasi che resta in scena un’ora e venti per ricostruire la vicenda del matrimonio tra Sandra e Fortunato, costato un esilio di sei mesi al prete delle Piagge per volontà del vescovo Betori.

Accusa contro difesa, e poi il giudizio. Parole, codici e canoni astratti contro i volti piegati dalla vita in un quartiere “lontano cento chilometri dal Paradiso e trecento dal Vaticano”. In scena va il dramma di una Comunità, quella piaggese, che ha subìto la forza del potere delle gerarchie cattoliche. E che però ha saputo resistere all’attacco di chi forse “non ha sufficiente fede” per capire la complessità della società moderna, con dignità e continuando nel proprio lavoro “sulla strada”. Quello stesso potere che oggi osanna Don Milani ma che “continua a perseguitare chi fa la scelta degli ultimi” e magari continua a fuggire ad un’opinione pubblica che vuole trasparenza e processi pubblici per i preti pedofili o a trescare con i cascami di un regime corrotto che soffoca l’Italia intera.

“La messa non è finita” ha la forza di rendere vivo ciò che è successo tra l’ottobre del 2009 e l’aprile del 2010. Sei mesi in cui “Alessandro ha disobbedito alle regole obbedendo la Vangelo” e che Tommasi smonta anche ridicolizzando certi pezzi pseudo-giornalistici usciti all’epoca. Sei mesi densi di una “disobbedienza obbedientissima” perché, come scriveva la francescana Maria di Campello, è necessario “lasciare la regola ogni volta che è in contraddizione con l’amore, che è la nostra regola”. Sei mesi che hanno fatto crescere una Comunità fatta di persone in carne, ossa e con tutte le contraddizioni di questo mondo, ma oggi con una certezza in più: che alla volgarità del potere e alle ingiustizie si resiste e non si cede.

E’ su questa riflessione che alla fine dello spettacolo salgono a ringraziare Saverio Tommasi, di nuovo tra gli applausi, sia Alessandro che Sandra. Con il primo a ricordare che potrebbe di nuovo celebrare un matrimonio tra le Sandre e i Fortunato che affollano la nostra vita “per rispettare l’amore che si può percepire tra due persone che si amano” e, perché no, coinvolgendo nella scelta anche la comunità ecclesiale. La seconda per ringraziare dell’accoglienza ricevuta alle Piagge e per ribadire l’oscenità di una Chiesa che voleva sottoporla a “visita intima” prima del matrimonio. Come se per le gerarchie cattoliche l’amore si misurasse in centimetri, in più o in meno, di carne.

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Il testo “La messa non è finita” è edito dalle Edizioni Piagge.

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