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venerdì 28 maggio 2010 e inserito in Economia, Diritti.
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di Duccio Tronci, dal Nuovo Corriere di Firenze
Ormai il materiale dalla Repubblica Ceca per la verniciatura – di qualità molto inferiore rispetto a quella che si realizzava a Firenze – non arriva neanche più in fabbrica. E lo stabilimento fiorentino di Seves, dopo aver perso la fama della produzione d’eccellenza, conta i giorni della sopravvivenza. “Negli ultimi tempi addirittura il materiale che arrivava – racconta Fabio Bernardini del sindacato Ugl – veniva marchiato `Made in Italy` : una cosa non a norma”. Lunedì 31 maggio la Rsu incontrerà il sindaco Renzi a Palazzo Vecchio. “Dopo le tante promesse, adesso vogliamo i fatti”, dicono gli operai riuniti fuori dall`azienda. Che il mercoledì successivo avranno un incontro anche in Provincia. Tutto mentre continuano le voci sul possibile interessamento per l`acquisto. Dopo che l’ex proprietario Basso ha mostrato più volte il suo interesse a riprendersi la fabbrica, più credibile è l’ipotesi svelata da Milano Finanza. Secondo il quotidiano economico finanziario i fondi Dgpa e Opera starebbero guardando con interesse al business del vetrocemento di Seves, controllata dal 2006 da Vestar ed Ergon capital. Dgpa di Maurizio Dallocchio e Opera di Michele Russo, si legge su Milano Finanza, avrebbero individuato sinergie significative tra la divisione Glass Block del gruppo Seves e la partecipata comune Vetrerie Riunite, lo storico gruppo veronese. Le discussioni tra i fondi, però, finora non hanno preso alcuna piega concreta, perché il piano stilato da Seves per i prossimi anni, prevede sì la concentrazione sugli isolatori in vetro per le linee di trasporto dell’energia elettrica, la cessione dei business del vetrocemento e dei contenitori in vetro per l’illuminazione, ma solo al terzo anno dalla ristrutturazione, quando cioè queste divisioni avranno recuperato almeno parte della redditività perduta nel corso della crisi. E sempre secondo il quotidiano economico non è un caso che lo stabilimento di Firenze che produce i mattoni in vetro abbia già messo molti dipendenti in cassa integrazione. Per questo le aspettative sul prezzo di Vestar ed Ergon sarebbero molto diverse da quello che sarebbero disposti a sborsare Dgpa e Opera. Nel caso andasse in porto questa trattativa, dunque, la politica di delocalizzazione non cambierebbe. E il destino di Firenze resterebbe segnato. “Siamo solo un boccone piccolo per queste grandi società che agiscono a livello globale”, conclude amaramente Bernardini.
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