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giovedì 28 gennaio 2010 e inserito in Politica, Diritti.
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Caro candidato presidente,
apprendiamo con amarezza la sua apertura alla reiterata volontà del governo nazionale di aprire un Cie (Centro di idetificazione ed espulsione, nuova denominazione dei Cpt) anche in Toscana. La Regione, finora, aveva sempre respinto questa ipotesi, mostrando la volontà di svolgere un ruolo guida, a livello nazionale, nella formazione di una politica di apertura, confronto e accoglienza verso i lavoratori lavoratori stranieri residenti o le persone in arrivo nel nostro. La legge regionale sull’immigrazione, approvata pochi mesi fa, costituiva un importante passo in questa direzione, perché ha dimostrato che è possibile, oltre che necessario, legiferare in questa materia con l’obiettivo di affermare la priorità dei diritti civili e umani di tutte le persone. Il no all’apertura di un Cie era ed è strettamente legato a questa visione, perché in questi centri vengono chiuse persone che non hanno commesso alcun reato e che spesso sono in condizione di “irregolarità” a causa di leggi che negano la possibilità di avere documenti regolari, creando un paradossale corto circuito.
La sua apertura ai Cie è dunque un allarmante passo indietro, la cui gravità non è certo attenuata dalle precisazioni sulla necessità di rispettarvi i diritti umani o di prevedere che vi siano realizzati dei percorsi di regolarizzazione. La Toscana ha tutte le carte in regola per attuare politiche completamente alternative a quelle delle destre; le sue prese di posizione lasciano invece presagire l’intenzione di rinunciare a svolgere un ruolo di sperimentazione e proposta all’altezza delle necessità di un paese che sta vivendo una pericolosa involuzione sotto il profilo delle garanzie costituzionali e del rispetto del basilare principio di eguaglianza fra le persone.
Non le nascondiamo la nostra sorpresa e la nostra grande preoccupazione, perciò la invitiamo a un immediato e largo confronto con le forze professionali, culturali, associative e politiche che in questi anni in Toscana hanno offerto copiosi esempi di intelligente, fruttuosa e democratica relazione con le comunità, le famiglie, le persone di nazionalità non italiana che vivono e lavorano nella nostra regione. Siamo convinti che un confronto del genere potrà condurre alla formulazione di proposte innovative, lungimiranti e coerenti con le migliori tradizioni democratiche della nostra regione.
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