Vanity Fair: «Questa è la storia di un prete mandato in esilio perché crede nell’amore»

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Due giorni passati in città per annusare, capire, verificare una storia di straordinario amore che per altri è solo un colpo di testa di un prete che non rispetta la volontà della curia. Grazie agli autori Pino Corrias (per il testo) e Alberto Giuliani (per le foto) del settimanale Vanity Fair.

Storia di un prete esiliato per amore

Storia di un prete esiliato per amore

Lo trovo risalendo la valle dell’Arno, tra le faggete color arancio, le abetaie verdi, le viti gialle e il cielo azzurro. Sta in una pieve, con antica chiesa sconsacrata. Dentro alle mura dell’anno Mille, un tavolo, un camino, la penombra. E dentro a una storia d’esilio come accadeva a quei mistici perseguitati dalla Chiesa, ridotti al silenzio, ma poi anche destinati a rinnovarla, quella stessa Chiesa, facendola rivivere lontano dai palazzi e dal potere.

Don Alessandro Santoro ha il viso bianco, gli occhi stanchi. Non ha dormito molto, non ci riesce. Ha dovuto lasciare il suo quartiere, la sua parrocchia, la sua comunità. «Non mi aspettavo di provare tanta sofferenza. Ma la accetto e cercherò di trasformarla. Fa anche lei parte del Vangelo: quello che viene scritto ogni giorno dalle persone innamorate della vita. Dice il Vangelo: la verità gridala forte sui tetti. Ho celebrato un matrimonio d’amore. Tra due persone credenti. In nome di un Dio che benedice la vita e che quell’unione accarezza».

Sa di essere seduto davanti a un bivio, quello che (talvolta) separa la legge formale degli uomini da quella sostanziale del cuore. Nel punto in cui da sempre la Chiesa si divide, mostrando quanta distanza (anche simbolica) separi il potere delle sue gerarchie dalla semplicità dei gesti dei suoi fedeli; la dottrina che detta precetti dal Vangelo che libera i destini; le cattedrali di marmo dalle mangiatoie a cielo aperto. Quel bivio è la scelta che lo aspetta. L’epilogo che lo spaventa e insieme il cammino che lo rassicura, come nella parabola di Lazzaro che sta alla fine di questa storia, storia che a dire il vero inizia con un matrimonio.

Questa è la storia di un matrimonio che non si doveva fare, quello tra Sandra e Fortunato, perche Sandra è nata uomo, anche se uomo non lo è più, neanche per l’anagrafe e da 27 anni vive con Fortunato, sotto al cielo di Firenze, tra le navi di cemento delle Piagge, in un bilocale color pastello, pieno di sigarette, insulina e amore.

Questa è la storia di don Alessandro Santoro che sa leggere il libro del mondo e qualche volta lo scrive. Che si fa pane per gli altri, lo spezza, benedice i poveri, difende gli ultimi, ha costruito l’altare in un prefabbricato, mette qualche colore tra le navi in cemento delle Piagge, sotto al cielo di Firenze, e l’ultima domenica di ottobre, davanti alla comunità, ha benedetto Sandra e Fortunato in un matrimonio che non si doveva fare.

Questa è la storia di un principe della Chiesa, l’arcivescovo di Firenze monsignor Giuseppe Betori, che abita tra il campanile di Giotto e i tesori del Rinascimento, indossa il crocifisso d’oro, la mantella paonazza, l’anello sponsale, e maneggiando il diritto canonico – paragrafo 1055 sull’eterosessualità dei contraenti – ha annullato quel matrimonio, deplorato la disobbedienza, rimosso don Santoro («mai più in una comunità parrocchiale») e ha annullato, deplorato, rimosso, senza aver mai messo piede tra le navi di cemento delle Piagge. Che poi sarebbe l’estrema periferia di Firenze, e qualche volta anche della vita.

Le Piagge è un corridoio lungo tre chilometri. Ci abitano i cinesi che fanno le borse vere, ma con il marchio finto. Gli africani per bene e per male, i sinti, i vecchi terremotati dell’Irpinia, operai, disoccupati, e poi naturalmente anche Sandra e Fortunato.

Sandra e Fortunato

Sandra e Fortunato

Sandra Alvino ha 64 anni, viene da Torino, ha i capelli corti, il cuore grande, e una storia lunga molte vite. «Sono nata nel corpo sbagliato. Per mio padre, maresciallo dell’esercito, ero un errore da nascondere. Mia madre piangeva. Io scappavo di casa, anche se ovunque andassi, nei bar notturni o nei riformatori, rimanevo sempre prigioniera del mio corpo. Mi travestivo. Venivo arrestata e condannata. Sono stata in ospedale, in manicomio, in galera. Ero ribelle, non piegavo la testa. Nelle carceri ho partecipato alle rivolte, sono stata torturata con l’elettroshock, picchiata, stuprata. Ho vissuto dentro a 24 galere. Ho conosciuto Ghiani, Fenaroli, Valpreda, Curcio, Cutolo, tutta la storia d’Italia. Poi un giorno ho conosciuto Fortunato».

Fortunato Talotta ha 58 anni, viene da Reggio Calabria, è sottile come i suoi baffi, è mite, sa sorridere. Rubava nei treni e sui tram. «Alleggerivo la gente, poi venivano le guardie e a forza di carceri ho capito che mi stavo rubando la vita. Sandra l’ho conosciuta alle Murate di Firenze. Mi sono innamorato a prima vista. L’ho aiutata a fare l’operazione a Londra, quando è diventata donna in tutto e per tutto, anche se per me lo era sempre stata. Come pegno d’amore mi sono fatto tatuare il suo nome sul petto. Nel 1983 ci siamo sposati con rito civile nel carcere di Sollicciano».
I radicali avevano appena vinto la battaglia della legge 164 che consente ai transessuali di registrare il cambio di sesso all’anagrafe, di «transitare», come dice Sandra che partecipò a quelle lotte, con Adelaide Aglietta e Gianna Parenti. «Quel giorno finì la mia prigione. Ero finalmente intera. Riconosciuta. Fino a questa nuova ferita che mi ha inflitto il vescovo a nome di una Chiesa che dovrebbe anche essere mia. Prego Padre Pio, sono furente, ma sopporto. Non mi aspettavo né la ferita né il clamore».

Neanche monsignor Betori si aspettava di alzare tanta polvere senza riuscire a nascondercisi dentro. È abituato ai modi felpati di Camillo Ruini, l’ex presidente dei vescovi italiani, di cui per anni ha respirato l’ombra. Invece dalla comunità delle Piagge sono partite mille email di protesta. Il digiuno a staffetta davanti alla curia. I cartelli: «Ridateci don Alessandro». La fiaccolata in piazza. Le candele listate a lutto durante la messa e alzate proprio mentre lui dall’altare parlava di «vita prudente» e «obbedienza».

Quella sera lo aspettano fuori dal Duomo, sotto la pioggia. Lui arriva scortato da quattro uomini con l’auricolare, più uno per l’ombrello. È asciutto, fende la folla, si ferma. Una signora gli dice: «Ci restituisca don Alessandro, per favore». E lui: «Mi ha disobbedito».
Un’altra: «Don Alessandro mi ha insegnato a capire la catechesi, mi ha aperto gli occhi». Il vescovo: «E lei pensa che un altro parroco non sarà capace di insegnargliela?». Un uomo: «Eccellenza, ma perché prima di punire non è venuto a parlare con noi?». E lui: «Lo avrei fatto se don Santoro mi avesse invitato, ma si vede che non ha mai trovato il tempo». Una signora, d’impeto: «Non è vero». Brusio. Il vescovo si volta minaccioso: «Lei pensa che sia un bugiardo? Mi sta dando del bugiardo?». Silenzio.

Attento vescovo! Non ce la racconti...

Attento vescovo! Non ce la racconti...

«Il vescovo è un bugiardo», mi dice calmissimo don Santoro seduto in questa casa ghiacciata tra i boschi. «Certo che lo avevo invitato, anche se lui adesso nega. Gli avevo anche raccontato, in una lettera del 9 luglio, che quel matrimonio era un atto dovuto a Sandra, a Fortunato e alla comunità. Era troppo importante per tutti. Lo sapeva, ha aspettato che accadesse. Ora dice che la punizione è lieve. E dice che mi ha difeso, perché Roma voleva la sospensione a divinis».

Molti pensano (invece) che la curia abbia usato il pretesto del matrimonio per interrompere la sua predicazione di «povero tra i poveri», di prete che rinuncia alla congrua, fa l’operaio, si tiene solo 615 euro di stipendio per sé, il resto lo rimette in comune «perché la povertà è una profezia, vuol dire svuotarsi per contenere l’altro». Dice: «Ora anche la comunità correrà pericoli». Quella delle Piagge è una delle esperienze più vitali cresciute nel deserto urbano delle periferie italiane, tra brutte storie di droga, emarginazione e disamori.

Sotto al suo tetto, in 15 anni, sono nati centri di ascolto, cooperative di lavoro, seminari di studio, laboratori, forme di aiuto per i disabili, gli anziani, gli ex detenuti, gli immigrati. È nato il Social Forum e una delle prime banche del microcredito che ha investito 278 mila euro in 130 prestiti al tasso dell’1,5 per cento. Ha insegnato alfabeti, musica e dignità. Spiegando che il destino degli uomini non è solo nelle mani di Dio, ma anche nelle loro, e che la carità è quasi sempre un ricatto destinato ai sottomessi. Probabile sia lo scandalo dei non più sottomessi a irritare la curia fiorentina. Che ha impiegato 34 anni a sospendere il molto noto don Cantini, accusato di pedofilia, ma solo 24 ore per cancellare don Santoro e quel matrimonio d’amore.

Dice Sandra: «Per me lo scandalo non può essere l’amore. Ma per esempio vivere facendo cinque iniezioni di insulina al giorno, sopportare la malattia, avere 240 euro di pensione, e sentire il proprio vescovo che ti tratta come un mostro a tre teste. Propongo un patto a Betori: esco io dalla Chiesa come indemoniata, ma lui faccia rientrare Alessandro».

Dice don Santoro: «Questa Chiesa non riesco più a riconoscerla. Emargina, rimuove, impone. Si allontana dagli uomini e dai Vangeli dove il miracolo si compie nei tre imperativi incastonati nella parabola di Lazzaro. Se la ricorda? Togliete la pietra, dice Gesù. E lo dice al plurale perché non si può fare da soli. Alzati e vieni fuori, cioè: afferra il tuo destino. E poi dice: scioglietelo e lasciatelo andare, che è il passaggio dalla morte alla vita, il viatico della libertà». Sorride, in questo freddo di penombra, perché sta parlando dello stesso bivio davanti al quale si è appena seduto. E noi con lui.

Fonte Vanity Fair – Scarica qui il pdf originale.

20 Comments

  1. eriberto melloni

    Vivo vicino alla Piagge. Non entro nel merito della vicenda Santoro- a cui non faccio mancare la mia solidarietà umana anche se,ora totalmente laico,trovo il tutto tristemente vecchio e paradossale- ma vi prego di prendere atto che i tre Km di Piagge non sono quel “deserto urbano delle periferie italiane, tra brutte storie di droga, emarginazione e disamori”, che invece, per quanto periferia urbanisticamente maltrattata, è abitata in maniera largamente prevalente da gente che lavora, studia, mette su famiglia, ha figli che vanno a scuola e si laureano, inclusa la maggioranza degli stranieri che vi si sono insediati ( grazie anche alla presenza, nelle scuole, di esperienze avanzate di socializzazione e intercultura).Le nicchie di marginalità, a cui la Comunità di don Santoro offre apprezzabili e generose opportunità, rappresenta niente altro, purtroppo, che la malata “normalità” di un centro urbano, comunque tra i più abitabili ( per ora) del nostro paese.
    Per favore, signori giornalisti, smettete di sollecitare facili e superficiali emozioni (per appassionare gente a cui comunque dei drammi sociali ben poco importa ) e informatevi, prima di offendere una comunità, Le Piagge, più grande di quella di don Santoro- che si è costruita con le fatiche di una vita di molte persone che lavorano e piene di dignità e onestà.

    Eriberto Melloni

  2. massimo parrini

    Concordo pienamente con Eriberto.
    Ed io alle Piagge ci vivo!
    L’altro giorno, sopra a casa mia in via Calabria c’erano due bellissime poiane.
    Una cosa brutta?

    L’intervista a Vanity Fair dimostra che forse si sta un po’ esagerando.
    ORmai siamo al fine che giustifica i mezzi: cosa che Alessandro, a parole, aveva sempre condannato, giustamente…

    Ragazzi, il vittimismo non serve proprio a niente!

    Max Parrini

  3. Giuseppe e marco

    Vanity Fair: «Questa è la storia di un prete mandato in esilio perché crede nell’amore»Ho letto l’articolo e non aggiungo altro,cioò che hanno scritto Massimo ed Eliberto sono parole che dicono tutto e li ringraziamo,anche perchè noi viviamo a peretola e le piagge non sono come si vogliono rappresentare.Il nostro intervento è perchè nell’articolo si elogia un prete che crede nell’amore e per questo è mandato via ok!Allora io ed il mio compagno da diversi anni viviamo l’amore e siamo assieme,anni fa partecipavamo con don ale ad incontri per gay credenti che don ale sosteneva e frequentava,per noi era un aguida ed era un grande..poi dal mattino alla sera è sparito.Ora don ale ha celebrato un matrimonio che non doveva ma lo ha fatto perchè per lui (anche per noi) è amore è dio è Dio dell’amore ok.Domandiamo,perchè quando io ed il mio compagno gli chiedemmo se poteva per noi due darci una benedizione abbiamo avuto un netto “NO” ? quindi crede o non crede all’amore e semmai a quale amore crede? grazie.

  4. marco

    Max

    A me non interessa discutere del tuo allontanamento; non so i fatti e non posso dire chi abbia ragione. Visto che però tu ne parli ovunque, anche dove è decisamente off-topic (tipo liste nazionali come la mailing list del Forum Nazionale per l’Acqua Pubblica) la tua frase sul vittimismo mi sembra molto ironica.

    Giuseppe e Marco

    Ripeto la risposta a Roberto in un altro commento; il gruppo Kairos si riuniva alle Piagge. Prima di riunirsi alle Piagge, se non sbaglio, si riuniva da un prete comboniano in assoluta segretezza. Per motivi cui voi non accennate, il gruppo ha deciso di andarsene e cercarsi altre guide spirituali. Alcuni hanno invece continuato a frequentare la comunità e lasciato il gruppo. Non vedo come si possa dire che Alessandro è sparito – lui è sempre rimasto dov’era. Non capisco la logica in base alla quale chi ha scelto altrimenti si senta in diritto di fare turismo parrocchiale, o chi non accetti di condividere un determinato percorso si aspetti poi di presentarsi e ricevere comunque un sacramento sulla fiducia . Non succede neanche con le coppie “normali” nelle parrocchie “normali”.
    Per quei 2-3 incontri del gruppo cui ho partecipato quando si riuniva alle Piagge, e secondo quello che mi raccontava Lorenzo, che ha conosciuto la comunità attraverso di voi ed è rimasto con essa fino ad oggi, posso anche credere nel vostro amore, ma fra tutti di maturità non ce n’era molta.

  5. Giuseppe e marco

    Caro Marco,che bellissima risposta! cmq. parli di “normalità” e dici che non ne vedevi molta,ok. un gran bel giudizio che la dice lunga! probabilmente anche don ale che crede all’amore ha creduto che tra me ed il mio compagno “anomarli” d’amore ce ne era poca.Questo basta per chi ha orecchi per intendere,compresa la rivista!

  6. Cora

    Scusate ragazzi, ma avete letto male: Marco ha scritto che non vedeva molta maturità, non normalità… e le virgolette su coppie “normali” ci stanno per una ragione, non credete?
    Comunque, penso che, se avete dei dubbi rispetto al “rifiuto” di Alessandro, dovreste chiarirvi direttamente con lui. Ricordatevi in ogni caso che c’è differenza fra benedire un matrimonio che è valido civilmente, come quello di Sandra, e benedire una coppia gay… Intendo dire che non si è mai visto che la Chiesa preceda lo Stato nel riconoscimento dei diritti in questo campo, penso che se avesse fatto quel passo Santoro sarebbe finito sul rogo, altro che in esilio!

  7. marco

    Esatto.
    Ho detto che di maturità non ce n’era molta, con molte persone che erano troppo interessate al suono della propria voce per stare ad ascoltare gli altri, e direi che il fatto che non riusciate neppure a leggere cinque righe di risposta senza vederci quello che volete voi ne è la prova lampante. Persone omossessuali nella comunità delle Piagge ci sono, ed alcune vivono anche un rapporto di coppia. Alcune di queste sono arrivate con voi, e sono rimaste; voi ve ne siete andati.
    Le virgolette stavano a significare che nessun prete, neanche quelli “normali”, darà mai l’equivalente di un sacramento senza un percorso di conoscenza e preparazione, che a voi evidentemente non interessava, visto che ve ne siete andati.

  8. giuseppe e marco

    Ciao Carissima Cora,ci dispiace dirti che sappiamo leggere e virgolette a parte si capisce bene ok.Inoltre,quella distinzione che dici sul matrimonio,ci dispiace l’accettiamo solo perchè è detta da te e non perchè è la filosofia di don ale.Una benedizione,come anche lui disse,non si nega a nessuno,noi non chiedevamo giornali o pubblicità,forse è questo il motivo ,speriamo del no,ma crediamo sia un altro,il rogo,be don barbero della comunitò di base,quella vera,è stato ridotto allo stato laicale ma è testimone concreto anche se televisivo di una chiesa di amore,infatti noi ci siamo rivolti a lui che ci ha anche sposati nella sua comunità senza andar su giornali o riviste,come in altre comunità succede,inoltre parlarne con don ale? ok. non abbiamo problemi,andremo a trovarlo visto che il luogo dove è andato non è un luogo di riflessione solitaria ma di passaggio ed incontro di molte persone.un abbraccio Cora a te ed a quelli come te che ci sembrano persone semplici e vere.

  9. massimo parrini

    Io è da 5 anni che mi sono reso disponibile ad un chiarimento con Ale e la Comunità trovandomi di fronte solo un muro di gomma.
    Io non sono mai scappato.

    Invece è così che fanno loro con tutti quelli con cui hanno dei problemi: scappano e cercano di rigirare la frittata.
    Non hanno il coraggio di fare una seria autocritica.

    Io non ho mai detto che non sono affetto da vittimismo, anzi. E’ proprio per questo che riconosco lo stesso difetto in altri.

    Comunque, io parlo della mia questione non per mio interesse personale, ma solo per reale amore della verità.
    Sennò anch’io prendevo un giornalista e gli spiattellavo quello che mi era successo oppure facevo una causa sindacale, facendo fare una figura di m. a chi parla tanto di reciprocità, di rispetto, di amore…
    Ma io non sono interessato nè a fare delle guerre nè alla creazione di miti o santi, ma a costruire qualcosa di realmente utile PER TUTTI, non per alcuni.

    E per far questo bisogna anche accettare quello che non va.

    Cosa che però, vedo che qualcuno non è ancora pronto a fare.

    Vabbuò, ne prendo atto e vado avanti.
    Si può vivere anche senza la Comunità e senza Alessandro, senza Altracittà, senza Massimo Parrini…

    Ciao!
    Max

  10. red

    Si pregano tutti i lettori di non trasformare questo spazio in una bacheca di problemi personali e battibecchi. I commenti non pertinenti agli articoli, eccessivamente lunghi e con riferimenti a fatti privati non saranno approvati.

  11. loris

    l’origine semantica della parola matrimonio risale alle disposizioni del Diritto romano dove la parola “matrimonium” era riferita al diritto di ogni donna ad aver figli. Trovo singolare che Don Santoro abbia in precedenza rifiutato una semplice benedizione ad una coppia gay e poi abbia voluto celebrare addirittura un matrimonio per Sandra e Alvino. Mi sa’ che lo scopo era quello di fare notizia,di sfidare il suo Vescovo al quale ha promesso obbedienza nel giorno dell’ordinazione. Da quanto sento in giro sono pochi quelli che condividono il gesto provocatorio di Don Santoro,se escludiamo coloro che militano in partiti e formazioni radicali e di estrema sinistra.

    Don Santoro ama distinguersi anche nelle piccole cose come l’abbigliamento per esempio; sciarpina al collo,stola arcobaleno e anche nel modo di parlare che si addice piu’ad un politico che ad un prete. Ne dette prova anche quando ricevette alle Piaggie Beppino Englaro che defini “eroe”,ma guardandosi bene di pronunciare una parola di apprezzamento per altri genitori che accudiscono i loro figli in coma persistente da anni tra l’ indifferenza di tanti.

    Vorrei suggerire a Don Santoro e ai suoi seguaci che rievocano i roghi del medioevo a dire qualcosa anche nei riguardi di regimi e ideologie di matrice marxista che fino a qualche decennio fa’ ( in Cina lo si fa’ ancora) mettevano alla gogna i gay,negavano la liberta’ di espressione a tutti e seminavano terrore ovunque. Se l’Italia é stata risparmiata da una dittatura disumana e feroce lo si deve soprattutto alla Chiesa cattolica che negli anni ’60 oso’ “ingerire” nella vita civile del paese invitando i cattolici a non votare per certe formazioni politiche. Ma se Don Santoro si pronunciasse in questo senso perderebbe buona parte dei suoi seguaci per ovvie ragioni.

  12. red

    Questo commento di Loris è più o meno identico ad altri due, firmati invece Alessio, che perciò sono stati cancellati. Per altro contiene accuse ridicole e false nei confronti di don Alessandro, come quella di essere connivente con i regimi comunisti o di non rispettare i genitori che accudiscono i figli in coma… veramente non c’è neppure da commentare.
    Quanto all’origine semantica della parola matrimonio, nel XXI secolo sarebbe auspicabile che nel concetto di matrimonio si comprendesse altro, oltre il fatto puro e semplice di unirsi per generare figli… o è troppo pretendere?

  13. catia

    ho letto tutti i commenti scritti , a favore e no di Ale.ognuno cerca di vedere la propria verità , si gettano giudizi addosso ad un uomo che ha avuto la sola colpa di avere troppo amato. Mi viene in mente una frase del libro “il piccolo principe” quando si dice che le cose essenziali sono invisibili all’occhio.Io conosco Ale, la sua semplicità ,la sua tenerezza, il suo donarsi senza nulla aspettare in cambio e nn mi va di dare giudizi, mi fido , anche questo fa parte dell’amore. l’unica cosa che mi preoccupa in questo momento è di sapere che ale sta male, e gli auguro con tutto il cuore di trovare la sua stradas ,qualunque essa sia. sappi che ti sarò sempre vicino con le mie preghiere. Un mondo di bene, Catia

  14. massimo parrini

    Io non ho mai “gettato giudizi” ho solo riportato dei fatti, ovviamente partendo dal mio punto di vista (è un mio diritto!).
    Chiedendo sì dei giudizi, non per me quanto per capire come si può fare per non rifare eventuali errori: peccato che non ne ho ricevuti, anzi ho ricevuto solo intolleranza ed insofferenza per aver “rotto le uova nel paniere” di chi porta avanti una sola verita insindacabile.

    Ripeto, io non ho giudicato nessuno, ho riportato solo delle cose che sono REALMENTE accadute a me… Se poi qualcuno vuole negare i fatti deve anche avere il coraggio di spiegare il perchè.

    E questo è in tema col discorso, con tutto.
    Perchè se uno crede di controbattere ad una miopia dell’istituzione Chiesa, un’altrettanta miopia, si ottiene solo di continuare ad andare a tentoni.
    Mentre oggi serve solo chiarezza!

    Concordo con Catia sul fatto di stare vicini umanamente ad Alessandro riguardo alla sua salute psico-fisica.

    Peccato, ed anche questo è un fatto, che quello che contesto ad Alessandro ed alla sua Comunità è proprio l’essersi disinteressati di come stavo io dopo che avevano deciso che non ero più degno di continuare il percorso con loro.

    E con questo chiudo definitivamente sull’argomento.

    Ciao!
    Massimo Parrini (che ha il coraggio di firmarsi con nome e cognome mentre altri…)

  15. alessio

    mi scuso se ho inviato due messaggi piu’ o meno simili con nome diverso. L’ho fatto perche’ il primo firmato Alessio non partiva e mi diceva “messaggio pubblicato”.Pensavo di dover cambiare nome e indirizzo mail,invece poi sono partiti ambedue. Vabbe’.

    Cmq quanto ho scritto su Don Santoro é piu’ o meno quello che si sente dire tra la gente comune. Anche un gay ha scritto che alle Piagge c’é molta azione sociale,ma poca spiritualita’. Il Prete secondo me non é un operatore sociale; deve ispirare le inziative,ma la sua azione deve essere soprattutto spirituale. L’uomo ha bisogno anche di spiritualita’ e ce lo confermano anche le molte conversioni a religioni orientali.

    Andando indietro nel tempo ricordo di aver letto la “lettera allo spirito santo” nella quale Don Santoro invocava la conversione del Papa,menzionando i paramenti dorati ecc. Don Santoro sa’ benissimo come nelle liturgie di molte religioni si usino piu’ o meno gli stessi paramenti e quale sia il significato simbolico dell’oro. Non credo che il Papa indossi paramenti dorati o anello d’oro per vanita’. L’anno scorso in Cina ho visitato un tempio buddista di recente costruzione ed ho visto un Budda alto 15 metri per la cui doratura hanno impiegato un quintale di oro. Qualcuno mi disse che gli stessi fedeli avevano donato l’oro necessario.

    Cmq Don Santoro deve stare attento nei giudizi,perche’poi anche lui stesso é richiamato alla coerenza. Nessuno é perfetto. Qualcuno le ha ricordato che le scarpe “Nike” che calza non sarebbero corenti con i valori che proclama.

    Certo la Chiesa ha sempre bisogno di rinnovamento e purificazione,ma a questo hanno contribuito molto di piu’ preti e cristiani fedeli al Vangelo senza comparire su “Vanity fair” I titolo della rivista é tutto un programma!

  16. Giulio

    Le Nike ai piedi di Alessandro sono recuperate al mercato dell’usato delle Piagge. Dove si recupera ciò che la nostra opulenta società getta alle ortiche. Invece di giudicare informatevi e non infamate. Comunque grazie per aver sollevato il problema, così è emerso un altro lato positivo del prete che sta sull’anima a coloro che a Roma calzano le Prada rosse…

  17. alessio

    x giulio

    é evidente che parlando di “qualcuno che a Roma calza le Prada rosse” ti riferisci alle stupidaggini messe in giro dal Gruppo Espresso. E’stato piu’ volte precisato che il Papa non ha mai calzato scarpe Prada,ma solo quelle
    prodotte da un artigiano del nord. Anche voi prima di infamare dovresti informarvi soprattutto per quando riguarda la figura del Papa che per i cattolici é il successore di Pietro. Non so’ cosa sia per voi…..

  18. Maurizio Sarcoli

    amici lasciamo satre il Papa ai suoi pensieri, che ne ha tanti, e guardiamo un po’ a noi: a Firenze si fa finta che esistano solo problemi di calcio e di firme prestigiose, mentre la città popoalre negli ultimi tempi risulta soltanto dai comitati che protestano per il degrado o per la perdita di tradizioni.
    alle Piagge proviamo a svilupapre dal absso un’alternativa a questo conformismo che schiaccia le persone umili come me al ruolo di pubblico paludente e ogni tanto votante ma senza voce, senza un proprio pensiero critico, all’interno della città del sindaco come della diocesi del vescovo.
    Non scivoliamo sulla buccia di banana di facili polemiche e ritroviamo la possiblità di discutere, meglio di epsona che si inetrnet delle quastioni basilari della nostra vita: non che cosa mi metto? – ma – chi sono?
    Io su queste doamnde eviterei – come fanno in molti nei commenti dell’ultimo mese – di arrivare preparatissimi in cosa si deve assolutamente fare per essere OK (e Ok vuol dire essere dentro al norma).
    Mi chiedo anche un’altra cosa: ma prima che sorgesse questo dibattito alessio (o Loris che dir si voglia) e tanti altri, che facevano tutto il giorno?
    Doveva essere una bella noia, almeno per questo dovrebbero ringraziare alessandro e tutta la comunità per averli impiegati a tempo pieno in un’opera di persuasione e contestazione a tempo pieno.
    Ciao ragazzi, vediamoci di persona altrimenti si fa notte e ancora stiamo a parlar di scarpe, Maurizio Sarcoli

  19. luciano gonzales

    E’ cosi’ difficile da capire la differenza che esiste tra gender e biologia?E’ cosi’ difficile da capire che in questo caso sono a confronto non un diritto(canonico o no,importa poco)e un amore(grande,piccolo,rosa o a pallini,importa sempre poco) ma due visioni alquanto diverse di “cose alquanto grosse” quali ad esempio quale umanità stiamo costruendo?

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