Come sostenere la Comunità in sette mosse e far tornare Alessandro tra noi.

Cari/e tutti/e, capsule .
vi preghiamo di far girare questo messaggio ovunque sia possibile. Ecco cosa fare per sostenerci:

Firmare la petizione alla pagina http://www.altracitta.org/?p=9914 dove è possibile anche lasciare un messaggio personale.

Inviare messaggi di indignazione al Vescovo di Firenze Giuseppe Betori
. La sua mail è segreteria@diocesifirenze.it, cialis l’indirizzo postale è invece Piazza San Giovanni, look 3 – 50129 Firenze. Telefono 055/271071

Aderire alle iniziative della Comunità segnalate su questo sito o su facebook

Partecipare e dare forza alle nostre attività (vedi mappa sotto), venerdo a trovarci al Pozzo in via Lombardia 1p (mappa), telefonando allo 055/373737 o inviando una mail a ilmuretto@libero.it.

Sostenere economicamente le realtà attive all’interno della Comunità
. Le donazioni sono detraibili fiscalmente

  • Il Muretto, associazione di volontariato: Iban IT 31 G 07601 02800 000026306506
  • l’Altracittà, giornale della periferia e Agenzia di Base: Iban IT 31 G 07601 02800 000026306506 causale “Altracittà”
  • Il Pozzo, cooperativa sociale educativa: Iban IT 28 E 06160 21402 000007305C00
  • Il Cerro, cooperativa sociale di inserimento lavorativo: Iban IT 14 S 07601 02800 000033303413
  • Fondo etico, microcredito: conto corrente postale 2460.3771

Acquistare i libri della neonata casa editrice Edizioni Piagge: http://www.edizionipiagge.it

Acquistare i prodotti del commercio equo e solidale alla bottega Equazione di via Lombardia

E tutto quello che può venirvi in mente… :-)

Un sentito ringraziamento

La Comunità delle Piagge

La mappa delle attività della Comunità delle Piagge

La mappa delle attività della Comunità delle Piagge

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18 Comments

  1. laboratorio di progettazione ecologica degli insediamenti Università di Firenze

    Messaggio di solidarietà ad Alessandro Santoro e alla Comunità delle Piagge da parte dei membri del LAPEI (Laboratorio di Progettazione Ecologica degli Insediamenti) del Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio dell’Università degli Studi di Firenze

    La notizia della rimozione dall’incarico di cura pastorale di Alessando Santoro e l’imposizione dell’abbandono di tutte le cariche sociali assunte in questi anni di intensa attività sul territorio e con le persone del quartiere colpisce la comunità delle Piagge, ma anche la più ampia comunità fiorentina e, per quanto ci riguarda, la nostra sensibilità di
    ricercatori attenti ai temi sociali ed alle trasformazioni che caratterizzano la nostra città.
    Un laboratorio di ricerca di urbanisti ha, in apparenza, poco a che vedere con una comunità cristiana di base. In realtà non solo abbiamo condiviso spesso il nostro impegno per una città migliore con la comunità delle Piagge e con Alessandro, ma è la stessa idea di città che è sempre stata al centro del nostro modo di lavorare che ci ha fatto sentire la vicinanza di tutti coloro che costruiscono un ambiente urbano fatto di reti di relazioni solidali, piuttosto che inteso come semplice campo di speculazione fondiaria. Costruire
    e ricostruire pazientemente, solidalmente, comunità è un modo straordinario, forse l’unico, per ottenere una città aperta, inclusiva, accogliente, ricca.
    Le Piagge per noi sono state spesso l’esempio di questa città “insorgente” e di un modo possibile di costruire “politiche pubbliche dal basso” che costituisca una alternativa ai rapporti di potere esistenti che hanno prodotto in questi anni il continuo deteriorarsi dell’idea di città come bene comune e come prodotto dell’interazione sociale.
    Per questo sentiamo la totale lontananza con chi ha deciso di trattare una comunità di base così viva e vitale come un soggetto da mettere sotto tutela morale.
    Oggi a Firenze se ti siedi sui marciapiedi come sui gradini di una chiesa (nel centro) puoi venire scacciato e multato, oggi, evidentemente, a Firenze se fai parte di una comunità attenta ai bisogni, critica, pensante, anche se ha al suo centro un parroco, puoi essere considerato un problema da ridurre al silenzio necessario all’obbedienza senza condizioni. Forse oggi a Firenze la chiesa non è più quella di una tradizione di vicinanza ai bisogni ed alle passioni (a volte dure proprio perché passioni) di chi la frequenta e di chi vive le spigolosità dell’esistenza.
    Ciò che fa impressione nella violenza dell’agire della curia è la mancanza di carità.
    Ciò per cui vorremmo ringraziare la comunità delle Piagge e Alessandro è invece, all’opposto, la costruzione quotidiana di una città ricca di vita e di speranza.

    Sottoscrivono docenti e ricercatori del Lapei:

    Giovanni Allegretti, Massimo Carta, Angelo Maria Cirasino, Laura Colini, Marenna Davoli, Micaela Deriu, David Fanfani, Fabio Lucchesi, Alberto Magnaghi, Paola Martini, Matteo Massarelli, Giancarlo Paba, Raffaele Paloscia, Anna Lisa Pecoriello, Camilla Perrone, Daniela Poli, Francesca Rispoli, Adalgisa Rubino, Claudio Saragosa, Elena Tarsi, Lorenzo Tripodi, Iacopo Zetti, Alberto Ziparo

  2. Angela bisardi

    Viviamo in un epoca che i valori sono sempre più confusi, che i nostri giovani pensano all’apparire, tutto e subito, che tutti i mezzi sono leciti per ottenere, che tutto è basato sul consumismo a tutti i costi, questo fa fare il più delle volte delle scelte sbagliate.
    Quindici anni fa in un quartiere popolare come le Piagge, con tantissimi problemi, arriva un giovane prete Don Alessandro Santoro con umiltà, forte della sua fede in Dio, deciso a stare con le persone semplici, gli emarginati, persone con storie terribili alle spalle, forse diffidenti fragili, sensibili ma è in posti cosi che si può e si deve vivere il vangelo.
    Chiediamoci… in questi anni quante persone hanno trovato in lui un aiuto,un conforto, un amico disinteressato, il fratello, il padre, la famiglia che non avevano una persona che li aiutava. li ascoltava, e non li giudicava.
    Oggi è una punto di riferimento, una speranza, una certezza per altri.
    Si! forse ha disubbidito.
    Si! forse ha fatto degli errori, chi non ne fa! Ma se dopo 15 anni di lavoro con il risultato che è sotto gli occhi di tutti si decide di interrompere un cosi lodevole e importante risultato si farebbe un errore ancora più grande.
    In questo momento chi lo giudica è propio un ministro di Dio… be.. allora.. e qui mi fermo… perchè non ci sono ulteriori parole….

  3. Francois Pesce

    Mi piacerebbe tanto chiedere a Betori chi gli dia l’immenso potere di interpretare l’amore, di capire cosa sia giusto o sbagliato per due persone che decidono di unirsi in un vincolo da loro ritenuto sacro. Credere di poter fare questo, di riuscire ad avere un dogma, una verità rivelata applicabile quotidianamente alle vite degli altri, non è solo peccare di presunzione: è una bestemmia di dimensioni colossali.

  4. Alfonso Navarra

    Mi permetto di riportare il mio pressing, rivolto a Padre Santoro ed alla Comunità, perchè si comportino assertivamente, in piena autonomia e non in dipendenza del volere del vescovo Betori. E la mia lettera di protesta al “fratello” vescovo…

    Per i fatti delle Piagge, ossia, riepilogando, la revoca pastolare di Mons. Betori, vescovo di Firenze, a Don Alessandro Santoro per avere sposato una donna nata uomo, sorge spontaneo il paragone con la vicenda, sempre svoltasi a Firenze, dell’Isolotto (che ricostruisco sommariamente in un testo a parte). La morale della favola, a modesto parere del sottoscritto: le catene che ci legano sono le nostre stesse idee e paure. Perchè una Comunità di base deve attribuire validità ad un ordine dall’alto che ritiene sbagliato ed illegittimo?

    “Caro Vescovo, hai commesso un errore e noi mostriamo di non avere sentito, nel nostro e nel tuo interesse. Ti diamo l’opportunità di rimediare riconciliandoti con noi. Se però confermi, con qualche gesto, la tua revoca a Don Santoro, dovremo fare ricorso gerarchico nella Chiesa. Nel frattempo, aspettando il giudizio, andiamo ed andremo avanti come riteniamo giusto”…

    Insomma, sbaglierò, ma mi sembra più da “forti” e da sicuri di sè non piazzare tende davanti al vescovato, ma voltargli le spalle, ignorarlo, proseguire come se nulla fosse lasciando a Betori la prossima mossa. Questa linea d’azione, giusta o sbagliata che sia, ovviamente richiede il consenso di Alessandro Santoro. E’ lui che deve, drammaticamente, decidere. Parte o resta alle Piagge? Io, facendo la parte dell'”avvocato del Diavolo”, posso solo fargli presente che, parlando di “disobbedienza”, già che ha fatto 30, può benissimo fare 31. La sensazione è che comunque, per come finora si è mosso e per quello che ha detto, nella Chiesa di Ratzinger non ci sia posto per lui e che l’espulsione arriverà ineluttabilmente nel momento più adatto e gestibile dalle gerarchie (le quali stanno procedendo ad una “vendetta a freddo” contri i preti dissidenti sul caso Englaro, vedi Luca Cocci sul “Manifesto” dell’1-9-2009). Le ha combinate troppo grosse, il nostro Alessandro, dal punto di vista della restaurazione “vaticana” ed il vento che tira oggi non è certo quello del ’68!

    Comunque vadano le cose, nel breve e nel medio periodo, ho detto a voce ad Alessandro che un tetto per lui a Milano c’è e che lo propongo presidente della LOC. Santoro ha già fatto e rischiato moltissimo, con grande coraggio. Già che c’è, ancora un piccolo passo da parte sua (da 30 a 31) e ci ritroviamo con un nuovo – non ci spaventi la parola – “eroe”, per un altra società possibile, utilissimo in questi tempi infelici…

    Alfonso Navarra – obiettore alle spese militari e nucleari (in pressing sull’amico Alessandro Santoro)

    Caro Alessandro, ricordati che l’obbedienza non è una virtù

    Da obiettori rivolti ad un altro obiettore credo si debba aggiungere un invito a Padre Santoro: “Caro Alessandro, ricordati che l’obbedienza non è una virtù”. L’ammonimento sappiamo da chi proviene e in che occasione fu pronunciato. Oggi il leader delle Piagge si trova di fronte ad una scelta difficilissima, quella tra Chiesa ideale (la Comunità, che è speranza di un futuro migliore) e Chiesa reale (il Vaticano, rappresentato dalla Curia fiorentina, con le sue compromissioni verso il Potere). Non vorremmo essere nei suoi panni. Ma possiamo ricordargli – non è presunzione osare esprimere ciò che tracima dall’animo – che l’essenziale nella vita è fare la differenza per “qualcosa” che si incarni in “qualcuno”, per un ideale che tocchi l’umanità concreta, in accordo con il “Talismano di Gandhi”. Le persone più deboli e povere che conosce, per le quali ha fatto e può ancora fare tanto, sono nel suo quartiere. Non le abbandoni. La Chiesa burocratica magari lo espellerà? Importa davvero? Lui continui a seguire il sentiero che ha imboccato per i suoi “esperimenti con la Verità”.
    Continuerà nei fatti ad essere riconosciuto pastore spirituale e compagno di lavoro dai suoi veri amici nelle attività sociali. Ed è probabile che le gerarchie “vaticane” (insisto nell’improprietà per tirare in ballo, credo propriamente, il “potere temporale”) finiranno per chiedergli scusa. Speriamo quanto prima. Speriamo evitando di sfidare le ragioni dell’intelletto e del cuore. Non sarebbe, del resto, la prima volta che il “pentimento” accade…
    Con stima, solidarietà, amicizia ed affetto comunque

    Alfonso Navarra – obiettore alle spese militari e nucleari

    From: LOC
    To: segreteria@diocesifirenze.it
    Sent: Tuesday, November 03, 2009 6:36 PM
    Subject: lettera al vescovo Betori sul caso Santoro

    Caro Vescovo Betori,

    protestiamo indignati per l’allontanamento di Don Alessandro Santoro, obiettore, come noi, alle spese militari, dalla
    Comunità delle Piagge: pregiudica una straordinaria esperienza di relazioni solidali per il “benvivere”, contro il degrado e
    l’esclusione sociale, di cui il giovane prete-operaio è guida ed animatore.
    Forse è stato “irrituale”, da parte di Don Santoro, celebrare il matrimonio con una donna nata uomo. Ma fa parte di
    “esperimenti con la Verità” che è lecito lasciare alla decisione di componenti libere del “Popolo di Dio”.
    Libere anche, a volte, di “sbagliare”, secondo il punto di vista di alcuni, ma con animo puro e sincero, volto a valorizzare
    innanzitutto le espressioni di amore, nello spirito del Vangelo.
    Questo se si concepisce la Chiesa non come una entità burocratica regolata da un rigido principio gerarchico, ma come umanità
    vivente in cammino.
    In questa Chiesa “comunità aperta di comunità” vescovi e sacerdoti sono al servizio del protagonismo delle persone comuni, a
    cominciare dagli ultimi, nella ricerca delle vie storiche della fede.
    E’ la “rivoluzione copernicana”, a cui il Concilio Vaticano II aveva dato voce, ma non corpo, e che deve essere accompagnata,
    non osteggiata, nella realizzazione dal basso.
    E’ con questa Chiesa del sociale, e non del Potere, che noi, laici non “laicisti”, vorremmo confrontarci e dialogare per
    lavorare insieme alla costruzione di un mondo di pace – la pace disarmata – nella giustizia.
    La sua decisione – che a quanto ci risulta investe anche sfere che non Le competono per nulla (cosa c’entra la Curia con le
    cariche sociali delle cooperative Pozzo e Cerro?) – eleva invece un muro contro questa speranza di dialogo.
    Ci ripensi, signor Vescovo. Non insista sulla strada burocratica dell'”uomo per il Sabato”. Restituisca, per quel che è nella Sua facoltà,
    Padre Santoro alla Comunità di cui è e vuole continuare ad essere “pastore” (comunità che noi invitiamo comunque, Santoro incluso, ad essere assertiva, in piena autonomia e non in dipendenza dal Suo volere).
    Non creda che, in questo modo, reprimendo autoritariamente il dissenso ed il libero pensiero, si possa vincere su spinte
    disgregatrici e caotiche, che assediano la “Città di Dio”.
    Il rischio, con queste vittorie che non convincono, è di trovarsi, soli ed orgogliosi, entro mura fortificate ed apparentemente ordinate, ma vuote di vero entusiasmo, di autentica spiritualità e di gente vera.

    In fratellanza,

    Lega per il Disarmo Unilaterale – copromotrice
    Campagna di obiezione di coscienza alle spese militari per la difesa popolare nonviolenta
    Info: Alfonso navarra
    c/o via Mario Pichi 1 – 20143 Milano
    Tel/fax 02-58101226 locosm@tin.it

  5. Luciano

    Cari Amici delle Piagge,
    certamente don Alessandro stava operando bene, un prete di frontiera vicino agli emarginati, ma nessun prete è per sempre. I preti arrivano, stanno alcuni anni e poi sono mandati altrove. Il successo di un prete si misura nella misura in cui una comunità sa stare insieme nel nome di Cristo anche dopo la sua partenza.
    Nel caso specifico, don Santoro sapeva di fare un gesto eclatante, di strappo radicale con la stessa Chiesa in cui è stato ordinato. Delle due l’una: o don Alessandro ritorna fedele alla Chiesa che lo ha generato; o se ne tira fuori e sarà libero di fare ciò che vuole, ma non in nome della Chiesa.
    Sospendendolo il vescovo gli da l’opportunità di riflettere sul suo ruolo e la sua vocazione.

  6. UMBERTO

    Ciao a tutte e a tutti,
    da due anni dò una mano alla Comunità delle Piagge; oggi, come ho già detto a loro, mi sento parte della famiglia. Dico questo per dirvi che davvero alle Piagge quotidianamente ci si dà da fare per vivere il Vangelo,per chi ci crede; e per tutti comunque, si prova a difendere la dignità dell’uomo: ho visto davvero persone risorgere, avresti detto che non ce l’avrebbero mai fatta; e invece………pazienza, amore, autorevolezza. Alessandro è un pò padre, un pò fratello, un pò amico per loro; e loro se hanno il bisogno di raccontarsi di aprirsi sanno che saranno ascoltati, accolti, abbracciati.
    Può dire il Vescovo Betori la stessa cosa con i suoi preti? riceve le loro confidenze? il racconto delle fragilità, sofferenze, paure, solitudini? Ha creatouna famiglia con i suoi preti? Sa ascoltare, accogliere, abbracciare? Credo che sappia, e molto bene, giudicare.
    Sandra e Fortunato sono davvero innamorati e insieme hanno dovuto attraversare l’inferno prima di comunciare a vedere un pò di luce. Semplicemente è l’articolo del Diritto Canonico che è sbagliato e sul quale la Chiesa deve riflettere; trovo una vigliaccata, una porcheria tremenda disconoscere l’identità di una persona solo perché la vuoi tenere sotto il tuo potere. Quindi Alessandro non ha disobbedito, ha semplicemente fatto fino in fondo quello che ha fatto Gesù, come ce lo raccontano i Vangeli, non come vorrebbe farcelo conoscere il Vescovo Betori. “L’obbedienza non è più una virtù” diceva Don Milani. Poi Alessandro Santoro ha obbedito al suo Vescovo: disobbediente obbediente! Perché vuole essere prete e perché vuole che la Comunità vada avanti!
    Ha avuto un anno di tempo il Vescovo per andare a trovare questo prete “problema” per la Chiesa e la sua Comunità, ma questo era il suo ultimo pensiero, aveva da sistemare la melma, il letamaio che il caso Don Cantini aveva fatto emergere: per anni la Curia fiorentina ha cercato di insabbiare, sotterrare, imbonire, tacitare fatti e persone; c’è voluta la trasmissione Anno Zero per obbligare la Chiesa a far qualcosa. Vergogna!!!!! E forse quel caso non è ancora concluso.
    Credo che la Comunità delle Piagge meriti il rispetto di tutti e soprattutto il sostegno, magari concreto, di mani, testa, gambe di chi ha voglia di “sporcarsi” le mani
    Umberto

  7. luca

    Se Don Santoro vuol farsi una Chiesa sua personale faccia pure,ma se vuol rimanere prete cattolici deve seguire le regole della Chiesa e restare fedele alla promessa di obbedienza al suo Vescovo. Cosi la pensa la gente da quello che sento in giro. La Chiesa non é Rifondazione comunista caro Alex.
    Ti auguro di essere un po’ piu’ umile e di non sentirti nella verita’.

  8. giovanna panigadi reggio emilia

    Signor Betori non capisco chi lei creda di essere. Stia tranquillo, io non sono una pecorella smarrita del suo gregge, come lei pensa che siano le persone delle piagge. Non sono del suo gregge e della sua chiesa: tranquillo lei che non la disturberò con spiritualità sconvenienti al suo obeso e onnivoro potere, tranquilla io che non potrà mai sbattermi fuori. E’ che essendo una libera cittadina posso non tacere.
    Se lei pensa di essere dio ha già fatto ciò che era da fare secondo i suoi convincimenti, si è messo al posto di dio, ne ha stravolto quello che dicono lui abbia detto et voilà: ha esiliato un prete disobbediente alle leggi del branco (forse non capirà chi cito, mi dispiace molto per lei).
    Ma la proibizione di continuare con tutti gli impegni che l’essere umano Alessandro Santoro ha preso e che fanno parte del suo essere cittadino, questo proprio non si capisce: forse nel suo delirio di onnipotenza pensa anche di essere un giudice e quindi di poter interdire questa persona dai pubblici uffici?
    Glielo debbo dire: si ha la netta sensazione che in questa brutta storia (una storia sbagliata…lasci perdere…è quello di prima) ci sia di mezzo né più né meno che un ricatto. O tu o la comunità. Semplice e matematico: così Santoro si toglie finalmente di mezzo. Non lo si convincerà mai a tacere, questo è chiaro, ma toccagli la comunità e lo avrai in pugno.
    Complimenti! Però c’è modo e modo e lei capisce che a fronte di tanti “fratelli che sbagliano” (attraverso le più svariate modalità: violenze sessuali, pedofilia, scismi lefebriani e quant’altro), verso cui le gerarchie vaticane sono così accoglienti e pazienti e lunghe a prendere decisioni, una domanda sorge spontanea: perché tanta fretta e tale accanimento? Il pastore del gregge ha forse qualcosa di personale con questa pecora?
    Guardi, le dico sinceramente, mentre scrivo mi accorgo che sarebbe troppo facile smontare l’autorità in cui lei si crogiola e che usa così diabolicamente. Smetto, davvero, perché vista da fuori la gerarchia cattolica è un’assurda dittatura così come una ridicola messa in scena che con il vangelo di Cristo ha proprio nulla a che fare e sarebbe troppo facile, sarebbe come sparare sulla croce rossa, farne un umile mucchietto di cenere. Poi non posso permettere a me stessa di interloquire troppo a lungo con così cattive compagnie. Certo, per chi sta dentro non è ridicola: è devastante. Ma sulle scelte di ognuno, ognuno ha le proprie responsabilità. Quando si devasta però, bisognerebbe sempre ricordarsi che chi semina vento raccoglie tempesta e che chi….costruisce sulla sabbia (torbida, delle ipocrisie e delle ingiustizie), si troverà una dimora erosa dalla vita stessa, una dimora che scivola via nella dimenticanza, come le impronte su una spiaggia…mentre chi costruisce sulla roccia (della trasparenza, dell’amore e delle relazioni), avrà sempre da qualche parte una dimora accogliente e solida a cui tornare.
    Però le ribadisco la domanda: chi altri si crede di essere oltre a dio: il sindaco il prefetto il giudice il presidente della repubblica?
    Se crede davvero che esista un dio…provi a pregarlo con qualche minuscola briciola di quel cuore che, se ha avuto mai qualcuno che le abbia voluto bene, deve pur avere da qualche parte!

  9. lucia mazzeschi

    ho letto il commento di giovanna, ad essere sinceri con noi stessi ,e con la situazione attuale,bisogna per forza dire che e’ come dice lei .Qui c’ e’ un problema di personalita’. Forse il vescovo non sa piu’ neanche chi e’ ,e che cosa deve fare.A me sembra a questo punto un problema surreale.

  10. DINO BIGGIO

    Mons. Betori,

    sento il dovere di farle giungere la mia profonda tristezza per la decisione da lei assunta di rimuovere don Alessandro Santoro dall’incarico di cappellano della Comunità delle Piagge, in seguito alla nota vicenda d’aver unito in matrimonio Sandra e Fortunato, coppia ritenuta illegittima.
    Evidentemente il caso merita una riflessione approfondita e ponderata, perché pone problemi sicuramente seri che non possono essere accantonati con superficialità.
    Ma ciò che mi rattrista è proprio la superficialità sprezzante con la quale lei ha liquidato la vicenda, noncurante delle ragioni della coppia, di un’intera comunità che l’ha sostenuta nelle sue scelte (pur nella piena consapevolezza che il matrimonio sarebbe stato invalidato dalla Chiesa) e di quelle di don Santoro. Ha liquidato la vicenda con un secco comunicato inviato dalla curia agli organi di stampa.
    Il suo approccio al problema è di stretto stampo legalistico, che non lascia spazi a ragioni di carattere umanitario. Per lei la Legge viene prima di tutto, anche prima dell’uomo.
    Non mi sembra sia questo l’approccio alle miserie umane sempre e in ogni occasione adottato da Gesù di Nazareth. Che si è sempre avvicinato ai bisogni dell’uomo – anche e soprattutto degli esclusi, degli emarginati dalla comunità e dalle istituzioni sacrali del suo tempo – con la massima delicatezza, con comprensione, con infinita compassione.
    Il Vangelo ce lo ha ricordato ancora domenica 25 ottobre nell’episodio dell’incontro di Gesù con Bartimeo, il cieco. Ricorda monsignore? Il cieco «sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. Chiamarono il cieco, dicendogli: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”…». L’episodio, come altri del Vangelo, ci mostra
    – una folla che è “ostile” nei confronti del cieco (colui che è nel bisogno e che per richiamare l’attenzione sul suo bisogno grida, disturba, dà fastidio) e cerca di zittirlo; la folla è un ostacolo all’incontro dell’uomo con Gesù; la folla è un ostacolo alla liberazione dell’uomo;
    – Gesù si accorge di quel che avviene e fa in modo che la folla esca dal proprio immobilismo emarginante e gli conduca il cieco, diventando così strumento di guarigione;
    – la preghiera del bisognoso costringe Dio a pregare per lui: “che cosa vuoi che io faccia per te?”.
    Nell’episodio c’è tutta la pedagogia di Gesù: Dio non può agire senza il concorso dell’uomo.
    Nell’episodio che la riguarda ci sono protagonisti somiglianti a quelli proposti dal brano evangelico:
    – i due sposi bisognosi di accoglienza (la guarigione);
    – Gesù, che manifesta la tenerezza di Dio attraverso l’umanità di don Santoro;
    – la folla, che è ben rappresentata dalla sua intransigente rigidità di vescovo osservate ossequioso della Legge, che non libera ma opprime l’uomo.

    Mi auguro, e prego, affinché lei abbia la forza di fare un passo di riconciliazione verso il popolo che è stato affidato alle sue cure pastorali. Non si nasconda dietro i cavilli farisaici, ma vada incontro alla sua gente. Non se n’è ancora accorto? La stanno chiamando, gridando, con la speranza che si fermi per ascoltarli. Non li deluda, li ascolti.

    Dino Biggio

  11. Magda

    Rispondo brevemente a Luca e a chi crede di pensarla come lui.
    Questo è il messaggio che ha lasciato;

    # luca novembre 5th, 2009 – 20:3
    “Se Don Santoro vuol farsi una Chiesa sua personale faccia pure,ma se vuol rimanere prete cattolici deve seguire le regole della Chiesa e restare fedele alla promessa di obbedienza al suo Vescovo. Cosi la pensa la gente da quello che sento in giro. La Chiesa non é Rifondazione comunista caro Alex.
    Ti auguro di essere un po’ piu’ umile e di non sentirti nella verita’.”

    Rispondo brevemente a Luca e a chi crede di pensarla come lui.

    Penso che se si vuole avere opinioni e ci si permette di scrivere certe cose è bene prima avere chiaro e riflettere su quale sia il significato delle parole che si usano,per esempio di obbedienza e di Chiesa.
    Come può ancora non essere chiaro a tante persone che Don Alessandro obbedisce al Vangelo,facendo riferimento a quelle che sono le radici della Chiesa?
    E’ per questo che lui,come pochi altri,può essere considerato un vero prete,prete facente parte della Chiesa.Nel suo vero significato più profondo e fedele.
    E’ triste sentire che tante persone non riescono a comprendere questo,
    laici e non.Sono stufa di sentire giuduzi buttati lì così,che feriscono chi davvero si batte la vera essenza dei valori.
    Le regole di cui parla Luca non so quali possano essere ma in ogni caso non mai più importanti delle regole del Vangelo…su cui si fonda la Chiesa se qualcuno se ne fosse dimenticato

    Magda

  12. don severino

    scrivo solo per dire che oggi ho ascoltato don ale su rai tre,mancava da tempo in tv! certo è un bel modo perchè a romena mediti,bravo! cmq. carissimi un giorno quando il sipario sarà abbassato su questa storiella e la verità sarà palese,sicuramente don ale potrà riprendere il cammino da vero uomo-prete.

  13. Maurizio Sarcoli

    caro don Chiaccherino: il sipario non sarà calato proprio su un bel niente, soprattutto su una storia come quelal di Ale alle Piagge che non è storiella, ma importante per molte persone. Se per lei non lo è, affari suoi.
    dato che continua a cianciare di una presunta verità che evidentemente ha la consistenza di un venticello (“la calunnia è un venticello…”)
    Le voglio dedicare una canzone di qualche anno fa che potrebbe cantare per noi, tanto per cambiare un po’ il disco:

    Caterina Caselli propose ‘Nessuno mi può giudicare’

    La verità mi fa male, lo so…
    La verità mi fa male, lo sai!

    Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu
    (la verità ti fa male, lo so)
    Lo so che ho sbagliato una volta e non sbaglio più
    (la verità ti fa male, lo so)
    Dovresti pensare a me
    e stare più attento a te
    C’è già tanta gente che
    ce la su con me, chi lo sa perché?

    Ognuno ha il diritto di vivere come può
    (la verità ti fa male, lo so)
    Per questo una cosa mi piace e quell’altra no
    (la verità ti fa male, lo so)
    Se sono tornata a te,
    ti basta sapere che
    ho visto la differenza tra lui e te
    ed ho scelto te

    Se ho sbagliato un giorno ora capisco che
    l’ho pagata cara la verità,
    io ti chiedo scusa, e sai perché?
    Sta di casa qui la felicità.
    Molto, molto più di prima io t’amerò
    in confronto all’altro sei meglio tu
    e d’ora in avanti prometto che
    quel che ho fatto un dì non farò mai più

    Ognuno ha il diritto di vivere come può
    (la verità ti fa male, lo so)
    Per questo una cosa mi piace e quell’altra no
    (la verità ti fa male, lo so)
    Se sono tornata a te,
    ti basta sapere che
    ho visto la differenza tra lui e te
    ed ho scelto te
    Se ho sbagliato un giorno ora capisco che
    l’ho pagata cara la verità,
    io ti chiedo scusa, e sai perché?
    Sta di casa qui la felicità.
    Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu!

    Che ne pensa? Maurizio Sarcoli

  14. marco

    Don Severino, noto che lei ha molto tempo da dedicare a vecchi e nuovi media, ma non vorrei che questo le fosse sfuggito:

    GAY: CARD.BARRAGAN, NON ENTRERANNO IN REGNO DEI CIELI
    (ANSA) – ROMA, 2 DIC – Gli omosessuali e i trans ”non entreranno nel Regno dei cieli”: è quanto afferma il card. Javier Lozano Barragan, ex ”ministro della salute” vaticano ai tempi del caso Eluana Englaro, precisando però che ”non sta a noi condannare” e che ”sono comunque persone e in quanto tali da rispettare”.
    ”Trans e omosessuali – ha detto il porporato in una intervista al sito Pontifex ribadendo poi il suo pensiero all’ANSA – non entreranno mai nel Regno dei cieli, e non lo dico io, ma san Paolo”.(ANSA).

    E’ bello vedere chiarito senza possibilità di equivoco il significato della “accoglienza silenziosa alla luce del Vangelo” di cui voi parlate quando volete fare la lezione a Don Alessandro.

  15. david

    nel Vangelo non sta’ scritto che Gesu’ ha sposato un uomo che ha cambiato sesso.O mi sbaglio? A meno che non sia stata fatta una aggiunta da Augias o Don Santoro. Peccato che l’amore non sia stato invocato per la povera Eluana Englaro fatta morire di fame e di sete per una battaglia ideologica. Questo amore a senso unico non é evangelico. Per questo Don Santoro finira’presto nel dimenticatoio come Don Mazzi.

  16. LUCIA

    Vorrei sapere perchè David pensa che Don Mazzi sia nel dimenticatoio? A me non sembra .La parola non gliel’ ha TOLTA NESSUNO . Fino a che uno puo’ parlare, non sara’ mai nel dimenticatoio! E poi abbia rispetto per le persone per favore!Se non altro,per educazione., sempre che uno sappia che roba sia!

  17. Umberto

    Io penso, che Don Alessandro Santoro, sia un uomo giusto, che però rimane un uomo, con le potenzialità e debolezze tipiche di questo mammifero.
    Esprimo tutta la mia solidarietà a lui e a tutto il suo gruppo!
    Vi auguro a tutti un sereno Natale e spero che il 2010 porti a tutti un pò di felicità. Umberto

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