Il vescovo Betori rifiuta di incontrare la Comunità delle Piagge. La lettera aperta

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800px-Palazzo_arcivescovileUna lettera collettiva è stata consegnata stamani dalla Comunità delle Piagge al Vescovo Betori, che ieri in tarda serata ha fatto sapere di non poter concedere loro un incontro, proponendo in sua vece un delegato.
La lettera rinnova l’indignazione e la delusione per questo “atteggiamento freddo e superficiale che riduce a mera pratica burocratica una storia di quindici anni, senza tenere minimamente conto delle persone che l’hanno vissuta e resa possibile”.
Inolte si ribadisce il profondo dissenso per la decisione di “sollevare” Don Alessandro Santoro dal suo incarico pastorale. La Comunità, che ieri criticava Betori per non aver mai visto di persona la realtà delle Piagge, riassume nello scritto le numerose attività portate avanti in campo spirituale, educativo, lavorativo, sociale ed economico, invitando nuovamente il Vescovo a rivedere la propria decisione.
Di seguito il testo integrale.

Lettera aperta a S.E. Giuseppe Betori

Noi Comunità di Base delle Piagge, riuniti e raccolti per riflettere e confrontarci, vogliamo prima di tutto comunicarLe il nostro “sconcerto” e “disorientamento” riguardo alla Sua decisione di rimuovere don Alessandro Santoro. Ci sentiamo offesi per non essere stati presi in considerazione, anche perché fino ad ora non ha ritenuto opportuno venire a trovarci per conoscere noi e la nostra storia.

Quindi nell’attesa di un incontro con Lei e di una sua visita, ci presentiamo attraverso le nostre attività:

1. dimensione spirituale: S. Messa domenicale (con preparazione condivisa della Liturgia nei momenti forti), Piccole Comunità di Base, lettura biblica settimanale, percorsi con bambini, adolescenti adulti;
2. attività educative: scuola per adulti, scuola per stranieri, doposcuola, corsi di alfabetizzazione, attività per bambini;
3. attività lavorative: recupero e riciclaggio, agricoltura biologica;
4. attività sociali: inserimenti socio-terapeutici, accoglienza a bassa soglia, assistenza legale gratuita, attività in carcere;
5. attività culturali: incontri, casa editrice “Piagge”, giornale “Altracittà”;
6. economie solidali: microcredito, percorso verso la MAG, commercio Equo-Solidale, Gruppi di Acquisto solidale.

Dietro tutto ciò ci sono volti, persone, storie. C’è un cammino quotidiano di ricerca, di crescita e, per alcuni, anche di avvicinamento e di rinascita spirituale. C’è una rete di relazioni basate sull’accoglienza reciproca, senza alcun tipo di discriminazione. Qui trovano il loro spazio il credente, l’ateo e chiunque cerchi di vivere una sua spiritualità.

Sandra e Fortunato sono due dei tanti volti che questa Comunità ha accolto: abbiamo ascoltato la loro storia e condiviso la loro sofferenza. Per questo vogliamo sottolineare che non c’è stato nessun inganno, né verso gli sposi, pienamente consapevoli della nullità canonica del matrimonio, né verso la Comunità. Non riusciamo a capire una Chiesa incapace di riconoscere e accogliere l’intima identità di una persona e ci addolora profondamente la violenza che una simile chiusura comporta.

Anziché escludere, crediamo che la Chiesa dovrebbe prendersi cura di situazioni complesse come questa, senza timore di “scandalo”.

Per noi don Alessandro è testimone di una Chiesa che include, accoglie e si prende cura di ogni persona; lui è presente ogni giorno, lavora e condivide la molteplicità delle forme in cui si esprime la Comunità. Non solo rappresenta ufficialmente la Chiesa ed è il nostro legame con essa, ma incarna davvero il Vangelo tra noi.

Vogliamo dirLe fin da ora che la rimozione di don Alessandro non bloccherà le nostre attività e i nostri progetti e che la Comunità di Base delle Piagge continuerà il suo cammino di ricerca e di fedeltà profonda al Vangelo degli ultimi e degli oppressi. Ma ci mancherà chi ha sempre unito le varie anime della Comunità e temiamo che per questo molti potrebbero allontanarsi dalla Chiesa.

Per questo Le chiediamo di rivedere la Sua decisione e di reintegrare don Alessandro pienamente nel suo ruolo e rinnoviamo l’invito a venire a incontrarci e a conoscerci.

Comunità di Base Le Piagge

28 Comments

  1. Silvia Brandano

    …una lettera vera e toccante che sottoscrivo (pur non avendolo potuto fare di persona a causa dell’influenza che mi tiene a casa), anche se temo non verrà ascoltata.
    Temo anch’io purtroppo che molti si allontaneranno perchè è Alessandro la “Chiesa” delle Piagge, è lui con la sua positiva ostinazione a vivere il Vangelo tra tutti e con tutti, è lui con la sua presenza ad aver dato finora motivo ad andare avanti in tanti importanti iniziative e alla Messa domenicale.

  2. monica anichini

    Vedo nell’atto del vescovo solo esercizio del potere.
    Vedo nell’atto di don alessandro un gesto d’amore.
    So che il vescovo non tornerà sulle sue decisioni, il potere è sempre ottuso e per questo feroce.
    Ringrazio don Santoro per quel che è stato e per quello che sarà, nella speranza che questa esperienza non demolisca la statura dell’uomo ma lo rafforzi per continuare nell’opera a favore degli ultimi.
    A presto
    monica

  3. mag 6 reggio emilia

    Stringiamo la comunità delle Piagge e Alessandro in un abbraccio solidale. Ci siamo e ci riguarda un sopruso assurdo che vuole mettere i bastoni tra le ruote e al contempo bastonare chi osa praticare la libertà, stando nella vita vera e non nei salotti buoni delle gerarchie, laiche o religiose che siano. Ci sentiamo vicini e compagni di viaggio, consapevoli di aver incontrato sui nostri sentieri di finanza critica, una realtà che ci ha regalato uno scambio ricchissimo e punti di vista che ci hanno fatto crescere. Soprattutto punti di vista dalla parte di chi subisce l’ingiustizia e l’emarginazione di un sistema e di un’economia che hanno l’emerginazione e l’indifferenza come unica pratica. Un sistema e un’economia che i poteri, siano essi laici o religiosi, non solo non criticano, ma vergognosamente alimentano. Alzare la testa è necessario perché ogni libertà offesa è un’offesa alla libertà di tutti e di tutte.

    Giovanna Panigadi, Enrico Manzo, Mariangela Belloni, Francesco Fantuzzi, Luca Iori, Chiara Lasala, Cinzia Melograno, Renato Moschetti, Maurizio Berti, Pietro Beltrami (gruppo di lavoro della Cooperativa Mag6 di Reggio Emilia) e Romano Giuffrida

  4. mimmo

    Voglio esprimere la mia solidarietà a don Santoro ed alla vostra Comunità.
    Certo se la gerarchia cattolica avesse i vostri sentimenti ed i vostri modi tanta gente come me si avvicinerebbe alla chiesa. La stessa gente che oggi resta ai margini della chiesa ufficiale perché non riesce a coniugare i principi del cristianesimo, i libri sacri con l’atteggiamento di una gerarchia che nei modi, negli atteggiamenti e persino negli abiti appare così distante dall’insegnamento di Cristo.
    Proseguite nella vostra strada che mi pare molto vicina al Vangelo anche se lontana dalla gerarchia ecclesiastica.

  5. silvia

    Io non so neppure come si fa il segno della croce, ma domenica mattina sarò alla messa di Alessandro.

    Silvia

  6. Monica

    Io non sono delle Piagge, ma domenica parteciperò all’ultima messa di Santoro insieme alla sua comunità perchè penso che l’uguaglianza sia il principio cristiano più importante. Don Santoro è un segno dei tempi: una società multietnica ha oramai maturato una consapevolezza nuova, un bisogno di affermazione dei diritti umani che cozza contro tutti i pregiudizi… la gente è pronta a questo… la gente comincia ad accettare che siamo tutti diversi eppure tutti uguali… è la vecchia guardia che non riesce a capire questi segnali.

  7. marco

    Buongiorno, non frequento la chiesa – e forse non sono neanche credente – ma sono solidale con Don Santoro e con la vostra comunità. Se domenica fossi alle Piagge, verrei a messa anche io. Un caro saluto. Marco

  8. Paolo Gianardi

    Un abbraccio ad Alessandro Santoro e alla Comunità di base delle Piagge, con la solidarietà mia e di altr* maremman*, cristian* e non.

  9. vanessa

    buongiorno, non sono credente ma domenica parteciperò ci sarò per sostenere don santoro. credo in lui e in quello che sta facendo e ha fatto alle piagge. un abbraccio

  10. Radio Voce della Speranza

    Poche righe per esprimere la solidarietà di alcuni “esterni” come siamo noi che lavoriamo per l’emittente evangelica “Radio Voce della Speranza”. Abbiamo avuto infatti il piacere di conoscere e di far conoscere alcune tra le tante attività promosse dai fratelli cattolici delle Piagge. In riferimento alla possibilità che alcuni smarriscano il sentiero della fede, vorremmo incoraggiare tutti i credenti a far innanzi tutto riferimento (più che alle gerarchie) al nostro Signore Gesù, che da “laico” ebbe anche lui “alcuni problemi” con le gerarchie del suo tempo. Senza entrare nel merito della questione ed ergerci come giudici in campi altrui, auspichiamo che l’esperienza della Comunità delle Piagge possa continuare e che si mantenga il massimo pluralismo possibile all’interno della Chiesa Cattolica, che è un bene prezioso per tutti, cattolici e non.

  11. natascia

    io sono natascia vivevo alle piagge fino a tre anni fa ,quindi mi sento ankora una ragazza delle piagge.trovo questo comportamento del vescovo inappropriato.non è giusto avere questa discriminazione verso tutti i gay.se si dev parlare di ciò io ho visto molti preti gay,e per quale motivo loro continuano ad essere in chiesa.don santoro ha fatto piu di quanto credete del bene alle persone,cosa che i preti normali nn farebbero mai,io l’ho provato sulla mia pelle e quindi parlo con certezza.alessandro è unico e niente e nessuno prenderà il suo posto,il cuore e la bontà che ha lui per le cose e per le persone penso e ne sono certa che non ce l’ha nessuno.ale sei e resterai sempre nei nostri cuori.lotteremo per farti tornare a casa tua ovvero alla comunità delle PIAGGE!con affetto NATASCIA DACCò

  12. laura e ginetta

    Domenica saremo tutti alle piagge per tenere viva qull’attenzione sul mondo e i suoi accadimenti e i suoi significati così cara ad Alessandro Santoro.
    Si perchè è questo quello che ho imperato da lui alle sue cerimonie alle baracche delle piaggie.
    Ho imparato che la sua messa non è mai scontata come invece diventano quelle cerimonie che si ritualizzano senza rinnovare la vita.
    La messa alle piaggie è un quesito continuo che risveglia il desiderio di ricercare Dio anche se non ci credi .
    E Dio esiste solo per chi lo cerca; spesso le alte cariche della chiesa sono così sicure della loro verità che magari credono che Dio è già con loro.
    Poveracci, obnubilati, arroganti distruttivi……., ma come si fa a non accorgersi di tutti i veri miracoli che si sono verificati alla comunità delle piaggie?
    Ci vediamo tutti domenica
    un abbraccio ad Alessandro
    Laura

  13. mag6 reggio emilia

    ci uniamo al messaggio della Mag 6 e abbracciamo solidali Alessandro e le Piagge Maria Monteleone Dumas, Michele Fantini, Annamaria Bagnacani (gruppo di lavoro della Cooperativa Mag6 di Reggio Emilia)

  14. Dori Ghezzi

    Milano, 30 ottobre 2009
    Caro Alessandro,
    purtroppo non posso essere lì con voi per trasmetterti di persona tutta la mia amicizia e solidarietà, ma voglio che tu e i tuoi ragazzi sappiate che vi sono veramente vicina con il cuore, e il mio cuore mi dice che tutto si risolverà per il meglio e che tu continuerai a dare il tuo prezioso contributo alle splendide persone che ho conosciuto vicino a te.

    Un forte abbraccio a tutti voi
    Dori

  15. padre Benito Fusco

    Caro Alesandro e cara tutta la comunità delle Piagge, fisicamente non potrò essere con voi domenica ma sarò comunque vicino a voi con il cuore, sicuro che il Vangelo e l’amore che da esso scaturisce continuerà a essere la vostra migliore guida in questo momento difficile.
    padre Benito Fusco

  16. Cristina

    Non riesco a credere a quel che è successo. Purtroppo sono a quasi 1’000 km, ma posso soltanto dirvi che con la mia mente vi sono vicina e confido nel fatto che le cose andranno per il meglio. Confido nelle cose giuste come Dio ci insegna.
    Non riesco a credere a quello che è accaduto anche perché secondo me la chiesa cattolica e sopratutto la fede in Dio mi ha sempre insegnato di non avere pregiudizi e di essere sempre disponibile per chi ne ha bisogno. Questa disponibilità non solo è stata presente accogliendo Sandra e Fortunato senza pregiudizi ma anche con tutte le attività che propone la Comunità delle Piagge. i
    Nella società del capitalismo spesso non ci ricordiamo più di quanto sia importante stare vicino alle persone che sono scoraggiate e condividere con loro le loro sofferenze ma anche le loro gioie. La celebrazione di Don Santoro testimonia che però troviamo ancora delle occasioni e degli spazi che ci permettono di continuare a crederci -non solo celebrando il legame fra Sandra e Fortunato, ma per la disponibilità e l’accoglienza che si vive nella Comunità delle Piagge. Sono certa che chiunque ci vada, si sentirà immediatamente benvenuto di cuore e accolto a braccia aperte. E successo anche a me e sono dispiaciuta dover pensare che questa Comunità non debba continuare a vivere. Nella nostra società se non è la fede di Dio che ci da forza e speranza allora chi lo deve fare? La Comunità delle Piagge e Don Santoro sono persone ed uno spazio importante che non solo raccontano le parole di Dio ma cercano di viverle al meglio quotidianamente. Allora perché distruggere quest’armonia?
    Ancora non è tardi: forse si chiude una porta, ma si riapre anche un portone…

  17. GIOVANNI

    Non sono un cattolico ma condividio pienamente il messaggio del Vangelo. Sono daccordo con quanto scrive Radio Voce della Speranza e cioè che sia inevitabile che prima o poi che persone vere come Santoro debbano subire questo tipo di “ritorsioni”. Ma penso anche che se è vero che Santoro ha insegnato a tanti cosè il Vangelo, questo è il momento di dimostrare di aver imparato a pieno la lezione e di continuare ancora piu’ convinti nella strada da lui tracciata.
    A domenica.

  18. Filippo D'Elia - Associazione Famiglie Solidali

    Caro Ale, cari amici della comunità,
    “ciò che tarda avverrà” dice un detto rabbinico…e così è stato! La pura applicazione delle norme del diritto canonico…sta trasformando la Chiesa, che amiamo, in un insieme di “azzeccacarbugli” di manzoniana memoria. Eppure la chiesa italiana ha scelto la strada, facile, del giudizio, della condanna e del potere non solo politico. E ci si interroga sull’emergenza educativa!!! Quale quella di educare che essere “gay” è sbagliato? Che il profilattico è peccato? Che la regola di tutto sia la diplomazia e alla fine ciò che conta è “fregarsene degli altri” a proprio vantaggio? Magari proponendo delle “belle e commoventi” esperienze estive di campo scuola che poi ti lasciano nel vuoto di parole ovattate…colme di documenti, pallosi, della CEI. E i volti dove sono?! Nella mia esperienza di chiesa al sud italia scopro la povertà di questa Chiesa, ” casta et meretrix”, si, un pò puttana! Che al momento migliore se ne và e ti lascia solo.
    Ale non andar via dalle Piagge, comunque! Tu mi hai accolto, amato e rispettato nelle mie scelte, e in un momento difficile della mia vita sei stato fondamentale; tu ma mai senza la comunità saresti stato tale.
    Vi voglio bene, Filippo con Maria e Francesco, Matteo, Angelo e Giusy

  19. fabrizio

    tutti bravi e conformisti a schierarsi “contro il potere” perchè tanto se non ti schieri contro il potere oggi vieni bollato e basta. Schierarsi sempre contro il potere sembra diventata una moda: una moda che anestetizza i cervelli e non fa ragionare la gente. Troppo facile.

    Preferisco invece giudicare i fatti cocreti: Don Santoro ha celebrato un sacramento che non poteva e non doveva celebrare; nonostante fosse stato diffidato. Ha strumentalizzato un sacramento; Per un sacerdote è gravissimo. Rimuoverlo era il minimo che il Vescovo potesse fare. La Chiesa avrà pure tanti difetti, ma una cosa ha sempre fatto nella storia: conservato e difeso i sacramenti e l’unità della Chiesa all’interno del “depositum fidei”.

    Nel comunicato si dice inoltre:

    >Qui trovano il loro spazio il credente, l’ateo e chiunque cerchi
    > di vivere una sua spiritualità.

    Va bene l’accoglienza e l’ascolto di tutti, ma ricordiamo che la Chiesa è in primo luogo il posto dove si segue Cristo, non è un ambiente socio-ricreativo, anche se qualcuno lo intende solo in questo modo. Vedere la Chiesa in questo modo la destruttura a puro luogo associativo.

    > Non solo rappresenta ufficialmente la Chiesa ed è il nostro legame con
    > essa, ma incarna davvero il Vangelo tra noi.

    Il Vangelo è anche obbedienza. Questa parola però non piace e non ne vedo traccia nel comunicato. Don Santoro ha fatto dei voti di povertà, castità, obbedienza. Qualcuno di quelli che lo sostengono glielo ha ricordato?

    Ripeto: quello che ha fatto don Santoro è davvero grave; lo dico anche se è impopolare: il fatto che tutti siano dalla sua parte non da ragione a don Santoro. La democrazia è una bellissima cosa e un bellissimo valore, e una grande conquista, ma dentro la Chiesa non vale e anzi è un danno spirituale pensare di portare regole democratiche di qualunque tipo dentro la Chiesa, perchè la Chiesa è un luogo mistico. E’ corpo di Cristo. E’ mistero. E’ la sposa di Cristo, non è una associazione di persone.

    Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda.

  20. Maurizio Sarcoli

    Caro fabrizio, schierarsi contro il potere mi pare veramente fuori moda ultimamente, quindi il tuo assunto iniziale mi pare infondato.
    Alle Piagge non abbiamo fatto sconti a nessuno neanche a noi stessi: denunciando le cause che portano la zona a vivere un disagio forte per una serie di scelte sbagliate che le amministrazioni insistono a fare (l’ultima è aumentare la volumetria degli edifici ad uso abitativo in una zona già sovraffollata).
    L’ipocrisia di pensare una cosa e dirne un’altra o di parlare in modo superficiale su cose che si conoscono appena mi sembra più la moda del tempo, insieme alla rinuncia ad una visione critica di ciò che attraversa la nostra vita ed è deciso da altri: l’adesione acritica è un segno preoccupante dell’attuale fase della nostra storia, a livello micro e macro.
    Lasciando da parte queste riflessioni generali mi sembra invece utile il tuo contributo in merito alla gravità delle azioni di alessandro (affermazione della quale ti assumi l’impopolarità).
    la chiave la indichi tu stesso: la chiesa non è democratica, quindi obbedienza e zitti (aggiungo io).
    Mi pare sostenibile senonché porta a conseguenze pratiche che forse chi ha preso la decisione (betori) non ha valutato nella loro portata: oggi ho incontrato in autobus un uomo inserito nella attività del centro sociale tramite una intesa con i servizi sociali, questa persona infatti ha probelmi di tipo psichaitrico e ha trovato nella comunità e in don santoro ‘accoglienza e un punto di riferimento’ (sono sue parole).
    Di questa persona della sua storia, della sua confusione di fronte a ciò che è accaduto e continua ad accadere velocemente in questo periodo, che ne facciamo, fabrizio? Lo rimettiamo in un posto sicuro e isolato lontano dai nostri occhi o proviamo a porci il problema di come viva l’assenza dell’uomo e il prete con il quale aveva instaurato una relazione significativa, di aiuto?
    Pensaci, pensiamoci, non è troppo tardi… ciao, MAurizio della comunità delle Piagge

  21. fabrizio

    Caro Maurizio, (e ai vari commentatori sopra):

    grazie per la risposta; non conosco i dettagli della comunità Le Piagge: anche io vivo in periferia di Roma e so come siano difficili certe realtà; mi riferivo al solo testo del comunicato ufficiale, che è stato reso pubblico proprio per essere dibattuto anche pubblicamente.

    Il potere di cui parlavo non è quello che intendevi tu: mi riferivo alla moda, di cui anche tanti cattolici sono vittime, di criticare la gerarchia ecclesiastica sempre e comunque. Riporto qui sotto un estratto di una bellissima e tagliente omelia del Santo Padre (ah! se qualcuno leggesse quello che dice veramente, invece di ridicoli servizi in TV o sui giornali!!!) che calza a pennello al “caso don Santoro a Le Piagge”:

    dall’ omelia SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO
    PRIMI VESPRI IN OCCASIONE DELLA CHIUSURA DELL’ANNO PAOLINO
    OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

    Basilica di San Paolo Fuori le Mura, Domenica, 28 giugno 2009
    […]
    Nel quarto capitolo della Lettera l’Apostolo ci dice che con Cristo dobbiamo raggiungere l’età adulta, una fede matura. Non possiamo più rimanere “fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…” (4, 14). Paolo desidera che i cristiani abbiano una fede “matura”, una “fede adulta”. La parola “fede adulta” negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Ma lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede “fai da te”, quindi. E lo si presenta come “coraggio” di esprimersi contro il Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo “schema” del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una “fede adulta”. È la fede che egli vuole. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo. Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo. La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s’oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non sono il soffio dello Spirito Santo; sa che lo Spirito di Dio s’esprime e si manifesta nella comunione con Gesù Cristo. Tuttavia, anche qui Paolo non si ferma alla negazione, ma ci conduce al grande “sì”. Descrive la fede matura, veramente adulta in maniera positiva con l’espressione: “agire secondo verità nella carità” (cfr Ef 4, 15). Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede, si volge prima di tutto verso la verità. Il potere del male è la menzogna. Il potere della fede, il potere di Dio è la verità. La verità sul mondo e su noi stessi si rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si rende visibile a noi nel volto di Gesù Cristo. Guardando a Cristo riconosciamo un’ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili. In Dio, ambedue sono inscindibilmente una cosa sola: è proprio questa l’essenza di Dio. Per questo, per i cristiani verità e carità vanno insieme. La carità è la prova della verità. Sempre di nuovo dovremo essere misurati secondo questo criterio, che la verità diventi carità e la carità ci renda veritieri.
    […]

    pongo domande e un invito a riflettere:
    cosa scriverebbe oggi San Paolo alla comunità del Le Piagge?
    Non scriverebbe forse cose simili a quello che scrisse agli Efesini?
    Non direbbe le stesse cose che scrive il Santo Padre? Il “pubblico applauso”, di cui Parla Benedetto XVI non è forse l’imponente schieramento di piazza a favore di don Santoro?
    E quello che chiama “correre dietro ai venti e alle correnti del tempo” non è forse il voler vedere a tutti i costi Sandra e Fortunato “felici e contenti” o il vedere per forza don Santoro a Le Piagge?

    Il punto non è se a Le Piagge si fanno queste o quelle lodevoli attività sociali, tutte cose sicuramente belle, interessanti ed evangeliche che nessuno certo critica e che sono sempre cose che attirano il plauso da tutti (chi non lo farebbe?). Il punto è se si sta seguendo veramente Cristo all’interno della Chiesa, oppure se si va dietro alle mode del tempo. Sintomatica infine è anche la firma “Comunità di Base Le Piagge” piuttosto di un più consono “la Comunità Parrocchiale Le Piagge” o simile: segno che la gente si sente già “fuori dalla Chiesa” se preferisce identificarsi come “comunità di base” piuttosto che come “chiesa” o “parrocchia”. Infine è davvero singolare e impraticabile la richiesta al Vescovo di fare un passo indietro: se infatti questi avesse avuto lontanamente un leggero dubbio se fare davvero un passo indietro, con una lettera pubblica di questo tipo e una mobilitazione popolare del genere, è sicuro che non lo farà mai, perché autonegherebbe la propria stessa autorità: è come se un giudice ammettesse dopo aver proclamanto una sentenza “mi sono sbagliato”: creerebbe ancora più confusione e danno fra i fedeli. La lettera pubblica quindi ottiene di certo l’effetto contrario di quello che chiede. Inoltre il Vescovo, che è capo della Chiesa locale, perchè dovrebbe ascoltare un gruppo che si proclama “comunità di base” e che con questo nome sembra non voler appartenere alla Chiesa o quanto meno mette le distanze da essa?

    Mi sorprende il commento di NATASCIA sui gay in quanto denota totale incomprensione del reale “problema gay”, dell’ideologia del gender e della questione antropologia legata ad esso, confondendo il tutto con la ingiusta discriminazione di queste persone; così come mi stupisce la totale assenza di riferimenti a Cristo in tutti i commenti precedenti: l’unico a farlo è MIMMO, ma parla solo in modo generico di “insergnamento” e non della Persona e imitazione e sequela di Cristo, come tutti gli altri: inoltre rimane sul polemico e non dice niente di concreto; la parola “Cristo” non compare mai nel comunicato ufficiale, ma solo un generico riferimento all’ “esempio evangelico”, inteso evidentemente a modo proprio. Non è questa una situazione simile agli Efesini quasi 2000 anni fa cui Paolo scrive? Mi fermo qui, perché sarei bugiardo se dicessi di riuscire a intravedere qualcosa di profondamente cristiano, di umile, di semplice, di fiducioso, di ottimista, di sequela di Cristo, in uno solo dei commenti che ho letto, che mi sembrano ben distanti dell’Inno alla Carità di San Paolo (1 Cor 13)? La mia impressione è che si sta confondendo tragicamente la Caritas cristiana con l’assecondare il sentimentalismo e i propri desideri. Più che giudicare, vorrei solo porre delle domande.

    Veniamo all’obbedienza: quella che descrivi tu è obbedienza arida, vissuta nel risentimento e nella tristezza: non è la vera obbedienza cristiana che io conosco, perché non santifica nessuno e anzi allontana dalla Chiesa. Rischia anche di diventare obbedienza ideologica e cieca, se fatta solo con la propria volontà, come fosse quella di un militare.

    La vera obbedienza cristiana invece santifica e rafforza l’unione con Cristo e con la sua Chiesa, perché è vissuta nello Spirito, nella preghiera, nella gioia, nella consapevolezza e nella volontà, per cui se anche non la capiamo e ciò che ci viene chiesto delude i nostri desideri e le nostre aspettative, comunque si accetta liberamente che in quel momento in qualche modo ci da l’opportunità di vivere lo Spirito in piena comunione e imitazione di Cristo, e ci conduce su vie nuove che prima non volevamo, proprio come Pietro e gli Apostoli sono stati condotti dove “non volevano”. E’ questo il “gioco dolce e il carico soave” di cui parla Gesù che infatti non ha chiesto ne desiderato ne la flagellazine ne la croce. La vita dei Santi è sterminata di esempi di obbedienza vissuta in questo modo: chi ha dato loro quegli ordini, a volte anche assurdi, non è diventato santo. Ma loro si.

    Sta dunque alla nostra libertà come vogliamo vivere o non vivere l’obbedienza. Non è il fatto di obbedire o meno che rende l’obbedienza veramente cristiana: è come si obbedisce e “in nome di chi”, che fa la differenza. Chi vogliamo prendere come modello? La piazza o i Santi e Cristo? Questo è il perenne anticonformismo autenticamente cristiano che Benedetto XVI ci ripropone.

    Questo ovviamente non vuol dire che le decisioni di un Vescovo non debbono mai essere sottoposte alla ragione e alla nostra fede o alla critica, anche in una sana discussione fra la gente, ma le ragioni e le richieste scritte in questo comunicato e l’isterismo popolare di piazza hanno proprio un sapore “del mondo” e davvero non lasciano trasparire nessun profumo di fede cristiana: lo dico con dolore e senza desiderio di saccenteria, senza però rinuncare alla franchezza e sincerità fraterna. Non mi sorprende che il Betori lo ignori, anche perché da sempre un parroco può essere rimosso o trasferito dal Vescovo anche se non ha fatto nulla di male.

    Auguro alla comunità di Le Piagge di scoprire nella vera obbedienza cristiana al proprio Vescovo, figura troppo spesso vista con pregiudizio piuttosto che come autorevole pastore, il ritrovamento di se stessa insieme a Cristo, nella preghiera e nello Spirito del Risorto insieme al nuovo parroco che la Provvidenza gli donerà, e auguro a don Santoro di comprendere e superare i propri errori, con il dono di Dio; a tutti auguro di percorrere nuove vie dello Spirito verso quella santità di tutti che è attesa da Lui con fervore divino e paziente desiderio divino.

    Con sincero affetto e franchezza, nella fede e nella preghiera.
    f.

  22. Saba

    Dedicato a Fabrizio

    Nessuno è più pericoloso di chi crede che i propri
    pensieri siano i pensieri di Dio.

    Pino Caruso, Aforismi

    PS per carità non mi rispondere!!!

  23. fabrizio

    @RED: chiedo scusa, ma il sistema non limita la grandezza dei messaggi e non ho visto avvisi in merito, quindi ho pensato che non ci fossero limiti. E poi il concetto di “messaggio lungo” è soggettivo: si potrebbe fare in modo che il sistema rifiuti messaggi superiori ad esempio a 4000 caratteri.

    @SABA: perchè non dovrei risponderti? Quello che tu dici, è solo una bella frase ad effetto ed è una tua idea personale, che rispetto, ma non corrisponde al mio pensiero e alla mia intenzione.
    E comunque non hai risposto a nessuna delle domande da me poste.

  24. Tiziana Michelagnoli

    Salve Fabrizio,
    ho letto con attenzione i tuoi lunghissimi commenti… Non commento… l’unica cosa che vorrei dirti è che quando uno si mette in cattedra come hai fatto tu, senza conoscere assolutamente niente della Comunità delle Piagge (e si capisce dal fatto che ti domandi perchè non ci firmiamo Comunità parrochiale delle Piagge) quantomeno si dovrebbe firmare per intero e preoccuparsi di identificarsi bene. Noi siamo abituati a metterci con chiunque allo stesso pari e a guardarci negli occhi.
    Tiziana Michelagnoli della Comunità di Base delle Piagge

  25. catia barontini

    ciao fabrizio, ho letto con attenzione il tuo commento, che più che altro mi sembra un giudizio su persone e fatti che te conosci solo per cio che hai letto .IIo nn vivo alle piagge ma da tempo frequento la comunità, fatta di gente semplice, che nn si domanda quando ti vede chi sei , ma che ti accoglie indipendentemente da……. ti faccio il mio esempio: io mi sono separata 12 anni fa , una sera a mezzanotte il mio ex marito butto fuori casa sia me che le mie tre figlie. Nn sapevo dove andare perchè mi ero rivolta alcuni giorni prima al parroco di San Donnino dove abitavo e che gestiva una casa di accoglienza per donne in difficoltà, il quale mi rispose che dato che ero del paese io nn potevo essere accettata. Sai chi mi ha accolto? Don Alessandro. Mi ha fatto una camomilla ,ha ascoltato la mia storia, e mi ha accolto. E questo nn perchè aveva bisogno di notorietà e per seguire la moda corrente, ma perchè comeGesu quando predicava per le strade della Galilea, aiutava i poveri e gli afflitti. Credo che di questo la gente specialmente oggi abbia bisogno, di sentirsi accolta e nn giudicata. questo secondo me è essere Chiesa . Una Chiesa al servizio e a misura degli esseri umani e non viceversa.avrei ancora tanto da dire ,ma preferisco fermarmi qui.Io spero solo che Don Alessandro torni alle Piagge, perchè ha ancora tanti progetti da realizzare e tante persone hanno bisogno del suo aiuto.ciao , Catia

  26. catia

    ciao Fabrizio, devo dire che il tuo più che un commento mi sembra un voler giudicare persone e fatti solo per aver letto in qua e la cio che viene scritto. A differenza di te io frequento la Comunità di base delle Piagge da diverso tempo, e l’aria che vi si respira è di fresco pulito, a differenza di tante Comunità parrochiali che ho frequentato, che quando 12 anni fa mi sono separata, mi hanno emarginata come se avessi avuto la peste. Alle piagge invece mi sono sentita accolta cosa che dovrebbe fare anche la ns Chiesa , ma quell’accoglienza è riservata solo se hai determinati requisiti. Quell’accogliere che ha come significatoquello di spalancare le braccia,per far entrare e nn “aspetta un attimo fammi vedere carta d’identita e codice fiscale”. Questo è cio che Don Alessandro ha fatto, ha accolto Sandra e fortunato , li ha ascoltati, li ha amati, e li ha uniti in matrimonio in nome di quello Spirito che è per tutti e nn solo per pochi eletti.Io sono certa che anche Gesù il Cristo avrebbe fatto lo stesso, quando ha incontrato la Maddalena, nn l’ha giudicata perchè era una prostituta , ma l’ha accolta perchè era una donna che aveva troppo amato.Purtroppo invece le ns Chiese sono frequentate da persone che sono piene di concetti ma vuote di contenuti.,ma il proverbio dice che si raccoglie cio che si semina.Nn ho più voglia di continuare , so che mi ribatterai con tutta la tuacultura dottrinale, e dall’alto di quel piedistallo che ti sei costruito per giudicare meglio gli altri. da buona cristiana pregherò per te , perchè è questo che Ale ci ha insegnato.ti abbraccio, Catia

  27. fabrizio

    @Tiziana: Mi dispiace di aver dato questa percezione, e lo capisco: infatti questo spazio on-line per i commenti serve proprio a discutere ma non ci consente di più; purtroppo non ci consente di prendere una birra intorno a un tavolo: se questo limite non ci piace allora non dovremmo partecipare a questi commenti. Tutti concordi siete stati nel condannare qui il Vescovo: l’unico che dice una cosa fuori dal coro sono io e a me non avete saputo dire finora sostanzialmente niente di più che “ti piace solo metterti in cattedra, ma chi ti credi di essere?”. Accetto pure la critica, faccio ammenda se nello scrivere sono apparso inutilmente pungente, ma non accetto che questa frase serva per sfuggire alle domande che avevo posto: accetto quindi la critica solo da chi accetterà di rispondere.

    @CATIA BARONTINI: stesse considerazioni fatte sopra per Tiziana. La tua vicenda personale è certamente segno di quelle “opere buone” che io pure nel mio lungo commento ho riconosciuto; però ho sollevato questioni ben diverse.

    @CATIA: stesse considerazioni fatte per sopra Tiziana. Mi dispiace di non poter frequentare la comunità di Le Piagge, ma non posso farci nulla. Penso che si confonda molto “l’accoglienza della persona” con “‘l’ammettere la bontà degli atti di qualunque tipo”. Si può accogliere senza per questo sostenere comportamenti contrari al vangelo e alla Chiesa. Se vado a trovare in carcere un pedofilo, vuol dire forse che sostengo la pedofilia? La Maddalena non era una prostituta anche se è vero che delle prostitute erano al seguito di Gesù e questo creava scandalo; ma (ATTENZIONE!) erano persone che avevano cambiato vita: non per questo continuavano a prostituirsi andando dietro a Cristo. Anzi! Non è che forse si confonde “accoglienza” con “accondiscendenza”? Mi pare che l’ accoglienza cristiana è si una accoglienza aperta e gratuita, ma anche una accoglienza nella Verità: Cristo accoglieva tutti e guariva tutti, ma quando si trattava di seguirlo non lo permetteva “a tutti i costi”, tanto è vero che molti lo abbandonarono quando il suo insegnamento era troppo duro; ma lui non cedeva mica, anzi rincarava provocando: “volete andarvene anche voi?” (Gv 6,60-69). Non possiamo “ridurre” i sacramenti in nome di una generica “accoglienza di tutti” come se i sacramenti fossero dei diritti o delle cose da “consumare”: ricevere un sacramento è segno della sequela di Cristo, non è un “segno di accoglienza” dell’altro. Capisco le tue esperienze personali e mi dispiace che siano state vissute negativamente: anche in certe parrocchie si confondono i due piani e per non essere accondiscendenti si finisce con l’essere non-accoglienti. Tuttavia mi pare che a “Le Piagge” si segue la strada opposta: accoglienti e accondiscendenti. La vera sfida mi pare invece praticare “accoglienza nella Verità” e ci sono realtà dove questo per fortuna avviene: è più duro si, ma è anche più vero. Ti ringrazio delle tue preghiere per me che sono di cuore apprezzate: sono certo che saranno recitate nella unica intenzione “per” e “nella” Sua volontà.

    Qualcuno si è chiesto come mai il matrimonio fra queste due persone è nullo? Quali sono le ragioni profonde? Voglio dire le ragioni sacramentali e quelle antropologiche, prima che legalistiche. E’ davvero una voglia di discriminare persone “diverse”? Oppure quella di tutelare un sacramento-istutuzione che ha ragion d’essere molto profonde? Cosa c’è dietro quella norma del diritto canonico? E’ solo un capriccio intellettualistico di chi scrive a tavolino quelle norme? Che origine ha quella norma? In che cosa è fondata evangelicamente? Da quale Tradizione proviene? Quali sono le conseguenze che si avrebbero se questo tipo di unioni fossero ritenuti veri matrimoni in Gesù Cristo? Non mi paiono questioni irrilevanti per questo sacramento, specie di questi tempi.

    Ciao, e grazie per i vostri interventi.

    PS: Riguardo l’espressione “Comunità di Base” ho scoperto solo ora che sono espressioni legate alla così detta “Teologia della Liberazione”, che preferisco non commentare per non andare fuori tema.

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