Matrimonio alle Piagge, un passo avanti per i diritti.

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di Riccardo Capucci

Domani alle Piagge sarà un giorno importante. Alle 11 del mattino Sandra e Fortunato si sposeranno nella chiesa/laboratorio/centro sociale del Pozzo, in via Lombardia, sede della Comunità delle Piagge. A celebrare la funzione sarà Alessandro Santoro, prete. Sarà un giorno importante perché un altro piccolo passo verso la modernità e il rispetto del diritto di eguaglianza sarà compiuto. Sandra, sessantaquattrenne cattolica praticante, è infatti nata uomo e, 30 anni dopo essere diventata donna anche per la legge italiana, potrà finalmente essere trattata come una qualsiasi altra fedele. Ciò accadrà dopo decenni di discriminazioni e sofferenze e a 26 anni di distanza dal felice matrimonio civile con Fortunato.

Le pubblicazioni del matrimonio

Le pubblicazioni del matrimonio

Sandra è per lo Stato italiano una donna. Ma le gerarchie ecclesiastiche non riconoscono formalmente il suo diritto ad essere riconoscuta come tale. Minacciano perciò di invalidare il matrimonio e di far pagare un prezzo molto alto ad Alessandro Santoro per questo atto di “disobbedienza”. Potrebbe essere traferito, sospeso o chissà cosa.

Domani è un giorno importante per la chiesa cattolica e il suo futuro. Se vorrà continuare ad essere la guida spirituale degli uomini e delle donne di buona volontà, dovrà allo stesso tempo comprendere a fondo la complessità della realtà che la circonda e attrezzarsi culturalmente per affrontare la società contemporanea. Altrimenti non saprà capire né farsi capire dal suo stesso popolo.

21 Comments

  1. alessandro cristofaro

    Sono felice per il sacramento di profonda umanità, davvero cristiano, che sarà celebrato domani.
    E ancor più felice per la testimonianza che don Alessandro e la comunità tutta renderanno, facendo prevalere la verità (che – quella sì – rende liberi) sulla ottusa obbedienza a poteri troppo lontani dagli altri uomini e dal Vangelo.

  2. Adriana

    ciao Ale……non so se ti ricordi cosa ti ho detto quando ci siamo conosciuti la prima volta. Non ho un buon rapporto con la chiesa ma soprattutto con alcuni rappresentanti di essa: Tu per me sei quello che dovrebbe essere un VERO prete, hai il coraggio di esserlo e non sei la solita PECORA in quel gregge. TI STIMO e sono con te in questo tuo coraggioso percorso.

  3. sergio

    Con tutto il rispetto per Sandra e Fortunato, che bisogno hanno di sposarsi in chiesa dopo aver ottenuto il matrimonio civile.Se è vero che sono cattolici credenti e praticanti,devono anche accettare la naturalità degli eventi.Sandra era uomo ora è donna,va bene,allora se ama Dio deve accettare la decisione della Santa Chiesa e non dimentichiamoci che Gesù ha detto: Andate ,crescete e moltiplicatevi……………..!!!!!!!! Così facendo si stravolgono i valori della vita,e uno di questi valori è la famiglia,intesa come Padre,Madre e figli.Forse non celebrando il matrimonio religioso vengono cacciati o derrisi o che so io?tutt’altro,avranno maggior comprensione dal popolo cristiano.
    Due persone che si amano,per carità anche dello stesso sesso,meritano rispetto,ma non si possono stravolgere i VERI valori della vita.
    A Sandra e Fortunato auguro un mondo di bene,ma per carità non stravolgete
    la naturalità degli eventi e della vera famiglia.

  4. Laura

    Io non capisco perché a spiegarmi cos’è una vera famiglia deve venire un prete che non ha famiglia.

  5. marty

    Ale,tu ci hai sempre insegnato la coerenza, la tenerezza, l accostarsi alla vita dell altro, l hai fatto sempre con l esempio e non con le parole. Oggi ancora una volta ci hai dato una lezione di vita, Sandra e Fortunato erano ormai sposati da anni, sono da anni un esempio di amore e di coppia felice e consapevole, che vive nella fede del Signore il loro percorso, oggi è stato per loro il giusto coronamento del loro legame. Sono con te Ale, sempre.

  6. massimo parrini

    Ma se, io ritengo assolutamente giustamente, si pensa che la Chiesa Cattolica affronti questa, come tante altre, questione in modo assurdo ed antiquato, allora perchè volersi sposare per forza in chiesa, invece che evitarla proprio la Chiesa?
    Il problema sarebbe stato importante se il non essere sposati in chiesa avesse comportato discriminazioni sul fronte dei diritti civili, ma così non è, quindi…

    E’ come nel calcio (faccio questo esempio essendo un arbitro): se pensi che le regole siano sbagliate ed assurde, finchè non cambiano, perchè iscriversi ai campionati per poi lamentarsi?

    Nessuno ci obbliga ad essere cattolici con un fucile spianato contro.
    Si può vivere lo stesso, tranquillamente.

    Poi, se qualcuno riesce a far cambiare gli atteggiamenti della Chiesa, bene.
    Ma appunto, è un problema della Chiesa, non dei singoli cittadini che sono liberi comunque di credere quello che vogliono.

    Io credo che qui siamo di fronte però, più che altro ad una comprensibile ricerca di un riconoscimento pieno da parte di una persona, Sandra, che ha dovuto affrontare varie “peripezie” a causa del suo, appunto, non essere pienamente riconosciuta; nonchè a delle meno comprensibili ed accettabili voglie di protagonismo e di sfide… Anche di un prete…

    Massimo

  7. Andrea

    Ciao Don Alessandro,

    Ci siamo conosciuti a Febbraio di quest’anno, ed ho ancora vivissimo il ricordo della celebrazione del battesimo a cui ho assistito: bello, vero, coinvolgente.
    Volevoro testimoniare la mia profonda stima e riconoscenza per il tuo esempio e la tua coerenza, valori rarissimi ai nostri giorni.
    Purtroppo quando la “chiesa” si accorge che c’è ancora qualche scheggia di Cristo che opera seguendo radicalmenete i suoi insegnamenti, chissà perchè, si allarma, emargina, allontana.
    Auguri a Sandra e Fortunato,finalmente Famiglia vera.

    Spero non si ripeta nel tuo caso, ciò che è avvenuto con Don Nandino (e che noi, supinamente, abbiamo accettato), con il trasferimento del nostro parroco “a nuovo, importante, prestigioso incarico”….

    Continuate il Vostro ottimo lavoro

  8. Lorenzo

    sergio si chiede che bisogno abbiano di sposarsi in chiesa, continuando con “se e’ vero che sono cattolici credenti”. un piccolo scivolone o cecita’? ritengo, molto seplicemente, che proprio perche’ credenti (fortemente?) desiderino (fortemente) il sacramento del matrimonio.
    sergio continua con una serie di “deve” che trovo fuori luogo. e non ne faccio una questione lessicale, ben altro. di concetto, imposizione, dictat, purtroppo sempre (e ribadisco sempre) dannoso e lesivo.
    sergio forse non ha preso in considerazione che quel “moltiplicatevi” potrebbe essere interpretato con maggiore elasticita’. adozione, magari. perche’ fare del bene ad un bambino “senza futuro” e’ anche questo un modo per “moltiplicarsi”, per dare vita e felicita’ ad un futuro adulto.
    sergio poi a mio parere commette un grave errore: parla di VERI valori. ohi ohi… potremmo parlare per mesi, anni, su quali sono i VERI valori. perche’ mai quindi arrogarsi il privilegio di conoscere i veri valori. modestia, per favore. non arroganza ne presunzione.

    lorenzo.

  9. Daniele

    Lorenzo,
    La Chiesa è quella che è, sono d’accordo, ma chi può parlarci di Dio se non stiamo con lei.
    Nemmeno Ale può sostituirla.

  10. Evert-Jan Hoogerwerf

    Esprimo stima e affetto per Alessandro Santoro che ha il corraggio di interpretare con la mente libera e il cuore aperto il messaggio del Vangelo. Mi sembra che non ha fatto altro che ciò che Dio ci chiede.

  11. maria teresa

    Provo rabbia e tenerezza insieme, rabbia per il conformismo cieco che non si vuol misurare con la ricerca del sé e della propria identità serena ed equilibrata compreso il diritto di un legame formalmente e religiosamente riconosciuto; tenerezza per chi non si arrende nella autentica ricerca di sé e per Don Santoro che non ha posto discriminanti ad un sogno d’amore

  12. renata innocenti

    Caro don Santoro,
    coraggio e avanti!
    non si possono distruggere anni e anni di lavoro e di abnegazione. Quello che tu hai fondato, rimane. Nel nome di un altro “esiliato”, don Milani, che la chiesa, prima ha rinnegato e ora ricorda con vanto, cercheremo di sostenerti, certi che la generosità, l’apertura e l’accoglienza siano valori umani universali.
    Un fraterno abbraccio.

  13. Carlo Giuseppe Rogani

    Ancora una volta , purtroppo, il diritto canonico è stato ritenuto da parte del Vescovo , più importante della legge di amore del Vangelo.
    Povera Chiesa !!!
    Esprimo la mia piena solidarietà agli sposi e a Don Santoro .

  14. alessandra

    non so
    conosco alessandro e il suo lavoro, e pure la chiesa ed il suo lavoro uno personale, stimolante e verticale che si svolge come un esperimento una ricerca personale e cristiana, l’altra come una pentola che bolle a cui regolare tutto ..cibi fiamma vapore orario..io fossi alessandro come condanno l’impianto macchinoso difficile della pentola starei attento a cucinare da solo lui e la sua comunità un pranzo a cui in tanti dobbiamo accedere e in tantissimi capire!
    la presunzione della chiesa a capire x tutti e inparagonabile alla buona fede di capire solo da sè stessi o insieme ai propri simili. fossi in alessandro accetterei la decisione del vescovo e lavorerei alle piagge prete o non prete come un membro della comunità e così finire di capire veramente accettando il percorso della prova..

  15. Adriano Benetti

    Purtroppo chi non lo avesse ancora capito la chiesa è un potere e null’altroe dico di più, è il più forte potere mondiale completo di tutte le sue gerarchie il suo potere finanziario etc….Non so se gesu approverebbe tutto cio,perciò meno importanza date a questa gentaglia e meglio è, solo cosi li potrete portare con i piedi per terra.Comunqua se ci credete a questa chiesa fate bene a portare avanti questa battaglia di civilta e liberta.Vi ammiro Benetti Adriano

  16. Maurizio Sarcoli

    “Non tiratevi indietro, anche se avete la percezione di camminare nelle tenebre … Bisogna forzare l’aurora a nascere, credendoci. Amici forzate l’aurora. E’ l’unica violenza che vi è consentita” queste parole di don Tonino bello, citate da alessandro domenica scorsa, durante la benedizione dei due sposi mi sembra riassumano la sua personale strada per il passato il presente e spero anche il futuro. Lui a noi della comunità ha insegnato e insegna ad osare un’utopia concreta, sfuggendo i lacci della paura e dell’insicurezza.
    questi lacci adesso provano a riagganciarsi. Il messaggio è che si deve stare buoni e zitti al proprio posto, quello che la nascita o la vita ti ha assegnato. Non si può trasformare il mondo, il mondo va bene così e ogni trasformazione è eversione pericolosa. L’ordine costituito è naturale e non si tocca.
    Come se non fossero tutte convenzioni storicamente determinate, anche lo stesso diritto canonico.
    La chiesa allontanando Alesssandro dalla comunità che ha fondato e vivificato con la sua presenza sceglie di allontanare da sé la speranza di sopravvivere rigenerandosi: confrontandosi con la realtà per crescere e maturare come qualsiasi organismo vivo.
    non posso dire mi spiaccia per la chiesa, l’avevo già abbandonata anni fa, deluso dai messaggi minacciosi e colpevolizzanti dei preti veneti chiamati all’isolotto per ‘esorcizzare’ la parrocchia già di enzo Mazzi.
    Alessandro mi aveva riavvicinato alla mia dimesione spirituale, ma questa scelta della diocesi fiorentina mi conferma che la maggioranza dei preti e delle gerachie della chiesa non vogliono fedeli, vogliono pedine.
    Arrivederci alessandro, grazie a te non ho smesso di sperare nell’uomo e spero non lo farò mai. con affetto, Maurizio

  17. giuseppe

    Questo è l’ennesimo evento che dimostra quanto la chiesa ufficiale sia lontana dal vissuto quotidiano e dai reali bisogni della gente. Aggrappandosi a falsi ideali e concetti di naturalità (che non esistono in quanto in natura esistono le più disparate forme di relazione e di esistenza) porta avanti una politica, mascherata dietro principi di carità, amore per il prossimo (quale prossimo? solo quello che non intacca il proprio credo?), volta al mantenimento del proprio potere. Chi ne fa le spese sono i preti come don santoro che sono inseriti realmento in un contesto sociale e si adoperano per il benessere della collettività e che, loro si, mettono realmente in atto i veri principi di amore e solidarietà verso i più deboli e gli emarginati. Per cui, tanto di cappello ai cosidetti preti “di strada” come Don Santoro.
    Ma la riflessione che faccio e che, giustamente come ha detto qualcuno, le regole della chiesa si sanno quali sono, per cui se una persona decide di volere essere inclusa all’interno di una istituzione queste regole deve anche accettarle. Per cui in ultima analisi mi chiedo: perché si sente il bisogno di essere inclusi in una istituzione che ti rifiuta? (a parte l’ipocrisia massima della chiesa che pure ti dice che nonostante tutto ti comprende e ti vuole tanto bene e che cercherà di andare incontro al tuo “disordine” interiore).
    Non potrebbero essere maturi i tempi per un distacco dalla chiesa ufficiale da parte di cristiani veri e preti di “strada” a cui interessa veramente portare avanti principi reali di amore, solidarietà, accoglienza, comprensione, senza esclusioni?

  18. Pingback: Solidarietà a Don Santoro e alla Comunità delle Piagge « TommyBlue.it

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