Sollicciano da incubo: cosa può fare il Comune?

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solliccianocelladi Floriana Pagano – l’Altracittà

Se un giorno, un giorno che spero non esisterà mai, per una ragione qualsiasi, dovessi finire in carcere, i miei amici non mi potrebbero venire a trovare. Non potrei ricevere nessuna visita se non da parte dei miei familiari stretti. Nessun compagno, o compagna, né fidanzati. Solo, ed esclusivamente, un marito. Ho trovato questo fatto di un’assurdità e di una cattiveria tale che non trova nessuna giustificazione. Ma quanti di noi, persone esterne alla realtà carceraria, ne sono a conoscenza? Non credo in tanti, a meno che non si abbia avuto modo di parlare con un attivista per i diritti civili o con degli studiosi della materia. Christian De Vito è uno di questi: profondo conoscitore della realtà carceraria e attivista sociale. Da anni, a Firenze, si muove accanto a rom, migranti ed ex detenuti. Lo incontriamo al Centro Popolare Autogestito di Firenze Sud in occasione della presentazione del suo recente lavoro, edito da Laterza, “Camosci e girachiavi. Storia del carcere in Italia 1943-2007”.

Il carcere fiorentino di Sollicciano

De Vito, questo carcere lo conosce molto bene. Solo che non ci può più entrare. E’ una presenza non gradita. L’ultima volta che ha potuto metterci piede, lo scorso giugno, lo ha potuto fare perché accompagnava una delegazione politica. In questo caso, l’istituto penitenziario non può negarti l’accesso. E la situazione in cui versa Sollicciano è davvero peggiorata. Colpa, prima di tutto, del sovraffollamento. Costruito per 450 detenuti, oggi siamo alla quota record di più di 900 presenze. La situazione igienico sanitaria, come quella dei pasti serviti, è terrificante. Le possibilità lavorative all’interno del carcere, sono di fatto quasi inesistenti. A Sollicciano manca tutto e i detenuti hanno più volte cercato di denunciare questa situazione. Ma di tutto questo non si parla.

La città ignora, il governo peggiora la situazione

La città non sembra interessata a questa parte di mondo. Cosa potrebbe fare e cosa fa il Comune per migliorare la situazione? Poco o niente. Il gruppo consiliare perUnaltracittà, lo scorso fine settembre, anche a seguito delle numerose proteste dei detenuti, ha presentato una mozione per far sì che il Comune si attivi. Prima di tutto, attraverso la Asl e la Società della Salute, per risolvere la grave situazione igienica sanitaria. Poi, per intervenire, sulle politiche di reinserimento dei detenuti attraverso l’accesso alla casa in strutture di accoglienza per quei detenuti che ne hanno diritto. O, ancora, riattivando tutte le azioni per l’inserimento lavorativo. La responsabilità della situazione in cui versa Sollicciano, come buona parte delle strutture carcerarie italiani, rimane del governo centrale. Il recente “pacchetto sicurezza” non ha fatto altro che peggiorare se possibile la situazione del sovraffollamento. Ma i Comuni potrebbero fare molto perché su questa materia hanno molte competenze. Ad oggi, però, non è stato fatto niente.

Il Comune costretto a muoversi

A seguito della mozione presentata della De Zordo, il Comune ha comunque preso atto della situazione insostenibile in cui versa Sollicciano. Tramite la Commissione Politiche Sociali, riferisce De Vito, “ha fatto propria la mozione della De Zordo rendendola programma di base della legislatura. Una cosa che fa ben sperare. Potevano dire un sì generico e punto. E, invece, l’hanno fatta propria. La settimana dopo hanno chiamato Margara e Corleone, (magistrato il primo, garante dei diritti dei detenuti di Sollicciano, il secondo) per capire quale fosse la situazione del carcere”. Certo, “la Commissione può elaborare le cose migliori del mondo ma poi bisogna vedere cosa vuole fare la Giunta. E queste sono cose grosse”. Si potrebbe ben sperare, a dirlo oggi. “Se poi, tra due mesi, non hanno fatto niente, tutto questo è decisamente negativo”.

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