Tav, all’improvviso tutto può cambiare. A partire dal progetto

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di Massimo Vanni

Alta velocità, il sindaco prova a riaprire la partita. Stamani a Roma, salvo sorprese, Matteo Renzi incontra l´amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti al quale aveva scritto una lettera alcuni giorni fa. E nonostante l´appalto da 700 e passa milioni di euro per il tunnel sotto la città sia già aggiudicato e controfirmato (sono del resto partiti i lavori per lo “scavalco” di Castello), il neo sindaco chiederà a Ferrovie di modificare il progetto fiorentino. Mantenendo l´impianto delle due gallerie parallele sotto la città ma cambiando almeno la posizione della stazione sotterranea, che nel progetto disegnato da Norman Foster dovrebbe essere realizzata sotto gli ex Macelli, a ridosso di via Circondaria, ma con l´ingresso principale rivolto verso il centro, in viale Belfiore.

Quasi una «Mission impossible» per il sindaco di Firenze. «L´appalto è in corso, vogliamo bloccarlo col rischio di non fare più nulla e perdere pure i finanziamenti?», mugugnano in Regione di fronte al tentativo di Renzi. «Pensiamoci bene», bofonchiano in Provincia. I privati che si sono aggiudicati l´appalto, rappresentati a Firenze dal Consorzio Etruria, non oppongono invece veti: «Perché dire di no?» Ad una condizione, avverte però il presidente Luigi Menischetti: «La regola generale prevede che le modifiche siano economicamente equivalenti o che si paghino le penali». Un rischio che per il momento non ferma il sindaco di Palazzo Vecchio.

Interprete dei dubbi mai declamati ma sempre coltivati nel centrosinistra fiorentino, Renzi è però convinto che la stazione di via Circondaria, nata come un prolungamento della stazione centrale di Santa Maria Novella (la cosiddetta “centralità allungata”) non sia la soluzione migliore per Firenze. Alternative? Renzi non ne porta con sé. Potrebbe essere lo spostamento della stazione a Castello, un´idea diventata il simbolo di una Firenze metropolitana: una stazione raggiunta dalla tramvia e connessa con un nuovo scalo.

Un´idea che piace ad una nutrita pattuglia trasversale di consiglieri regionali, proprio ieri firmataria di una richiesta di verifica inviata al ministro dei trasporti Altero Matteoli: «Dal punto di vista trasportistico gli ex Macelli non hanno significato, è Castello la vera stazione intermodale, punto d´incrocio tra le direttrice ferroviarie e autostradali tra la costa e la Toscana centrale», scrivono in una lettera il comunista Aldo Bruno, il verde Mario Lupi, il socialista Pieraldo Ciucchi, l´Udc Marco Carraresi e i Pdl Andrea Agresti, Marco Cellai, Paolo Marcheschi e Angelo Pollina. Castello dunque?

Non solo. Anche Campo di Marte potrebbe tornare in auge, dicono negli uffici del Comune: non nella versione della giunta Morales, ormai archiviata, piuttosto con un progetto nuovo che inglobi anche l´area di San Salvi. Con la stazione dell´Alta velocità posta all´inizio del tunnel (i treni dovrebbe entrare sottoterra poco prima di Ponte al Pino), si potrebbe evitare la «curva pericolosa» sotto i due angoli della Fortezza che guardano il sottopasso e che fanno temere oggi la figuraccia mondiale di provocare crepe nel complesso cinquecentesco. Il tunnel invece potrebbe curvare verso la ferrovia subito dopo viale Lavagnini, sotto la vasca. Accorciando il percorso e anche i costi.

Comunque sia collocata la stazione, per cambiare le carte serve però una variante progettuale. I tempi? Affossata dalla soprintendenza la prima versione della stazione sotto i Macelli (il cosiddetto «squalo» del gruppo Zevi), ci vollero due anni per arrivare poi al progetto Foster.

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“Tunnel, rischio falda in tre punti da 100 a 170 gli edifici in allarme”
Dopo il sopralluogo, l´Osservatorio chiede alle Ferrovie di rivedere le criticità del progetto

Se il tunnel dell´alta velocità attraversa trasversalmente la falda, come si può evitare che l´acqua ristagni e gonfi il terreno a monte e crei il vuoto e la depressione del terreno a valle? E soprattutto, quanta acqua deve essere trasportata da un lato all´altro del tunnel per i prossimi 20-30 anni? E´ la domanda numero uno che l´Osservatorio ambientale sul progetto dell´Alta velocità pone alle Ferrovie. La domanda più preoccupata, considerate le conseguenze che potrebbero derivare da un calcolo approssimativo o sbagliato. «Dobbiamo essere sicuri, non si scherza su queste cose: gli eventuali movimenti del terreno in conseguenza della falda hanno tempi di manifestazione molto lunghi, fino a 10 anni», dice il presidente dell´Osservatorio Pietro Rubellini che sta ancora rielaborando gli appunti del sopralluogo di martedì scorso lungo il percorso del tunnel. «Per evitare l´effetto-barriera costituito dal tunnel il progetto prevede un sistema di sifoni, di vasi comunicanti in grado di far defluire l´acqua da una parte all´altra: quello che non c´è ancora è il dimensionamento, quanto deflusso deve essere garantito», spiega Rubellini, che è anche il dirigente della direzione ambiente di Palazzo Vecchio.

Chiarimenti, dettagli, cifre il più possibile attendibili: tutte richieste che l´Osservatorio inoltra a Ferrovie, l´appaltatore del progetto. Che poi a sua volta richiederà al raggruppamento d´imprese che ha vinto l´appalto del tunnel. Dettagli che riguardano tre punti critici, corrispondenti ai tre tratti in cui il tunnel intercetterà la falda, stimata a 5-10 metri sotto la superficie: la stazione sotto gli ex Macelli, la rampa d´entrata (Campo di Marte) e d´uscita (Castello) del tunnel che correrà a 20 e più metri di profondità. La falda acquifera ma non solo. Il progetto esecutivo all´esame dell´Osservatorio ha precisato metro per metro il percorso del tunnel, rispetto al progetto definitivo. Con la conseguenza di aumentare il totale degli edifici a rischio di crepe: dai 100 ipotizzati fino ad oggi si è passati per il momento a 170 (non è però una semplice addizione, alcuni degli edifici sono usciti dalla fascia di rischio, molti nuovi sono entrati). E assieme al progetto esecutivo, insiste l´Osservatorio, dovrà essere valutato con attenzione il rischio di «subsidenza» del terreno, cioè l´abbassamento verticale del terreno.

Un rischio avvertito soprattutto nei tratti in cui il tunnel corre sotto le case (soprattutto tra le Cure e viale don Minzoni) e sotto la Fortezza, visto che il tunnel curva verso via Circondaria passando sotto i due angoli che costeggiano il sottopasso. Qui il progetto aveva previsto il ricorso al «compensation grouting», cioè ad iniezioni di cemento calcolate da un computer: tanto terreno viene a mancare, tanto cemento viene pompato per garantire la stabilità. La stazione di pompaggio era stata prevista proprio davanti all´ingresso principale della Fortezza, mettendo a rischio per tutta la durata dei lavori lo svolgimento di fiere ed expo. La stessa Firenze Fiera si è inalberata e l´Osservatorio a chiesto di spostare il pompaggio del cemento.

Il comitato contro il sotto-attraversamento prende spunto da tutto questo e dall´incontro di oggi tra il sindaco Matteo Renzi e l´amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, per rilanciare l´alternativa del passaggio in superficie. «Ricordiamo che esiste una proposta semplice, economica e a basso impatto e che tale proposta “non risulta” agli amministratori fiorentini e toscani, solo perché pervicacemente non vogliono prenderla in considerazione», dice il Comitato. (m.v.)

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Aggiornamenti del 18 luglio

Faccia a faccia Renzi-Moretti “Alta velocità, così non va bene”

di Massimo Vanni

«Non va bene». Il progetto del tunnel dell´Alta velocità non funziona. Nell´ufficio romano dell´amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, il sindaco di Firenze Matteo Renzi non chiede per il momento un altro progetto. E neppure ipotizza lo spostamento della futura stazione sotterranea a Castello o Campo di Marte. Ma si prepara a farlo: «Così non va», dice a Moretti.
I dubbi sollevati dall´Osservatorio ambientale sullo scavo del tunnel e sulla falda, fa presente il sindaco, sono più che sufficienti. E l´amministratore delle Ferrovie non nega i rilievi del sindaco: assicura che entro 2-3 mesi verrà fornito altro materiale progettuale, comprensivo degli approfondimenti, relativo al tunnel sotto Firenze. Il faccia a faccia è dunque aggiornato a dopo la pausa estiva. Entro il mese di settembre probabilmente. L´incontro di ieri mattina, richiesto da Renzi, si conclude così. Ma quello che conta è che la partita dell´Alta velocità fiorentina è in qualche modo riaperta.

Renzi ha insistito: il progetto attuale prevede che il tunnel tagli in due la falda sotterranea e un sistema di sifoni per assicurare il deflusso dell´acqua. Senza però un calcolo esatto delle quantità di acqua la stima del rischio, come ha chiarito il presidente dell´Osservatorio Pietro Rubellini, è troppo alta.

Un semplice calcolo sbagliato e il rischio di un rigonfiamento del terreno a monte e di una depressione a valle, con il conseguente impatto sugli edifici, potrebbe materializzarsi poco a poco. Anche su una scala temporale di lungo periodo, come sostiene il responsabile dell´Osservatorio. Senza contare che anche gli effetti derivanti dal semplice scavo del tunnel devono essere ancora dettagliati. Soprattutto per quanto riguarda il passaggio del tunnel sotto le case, nella fascia che va dalle Cure a viale don Minzoni, e sotto il lato della Fortezza prospiciente il sottopassaggio veicolare.
Come finirà la partita aperta dal sindaco? Se a settembre le Ferrovie non porteranno elementi sufficienti a convincere Renzi e l´Osservatorio, si aprirà allora inevitabilmente il sipario sui nuovi scenari. E anche sull´eventuale spostamento della stazione. Ma un passo è già stato fatto: adesso sono le Ferrovie a trovarsi nella posizione di chi deve spiegare e giustificare il progetto del sotto-attraversamento di Firenze che oggi prevede la stazione sotto gli ex Macelli.

Accompagnato solo dal suo capo di segreteria Luca Lotti, il sindaco incontra Moretti a metà mattinata. Poi vede a pranzo anche il regista Franco Zeffirelli, uno dei grandi ambasciatori della città nel mondo, che all´indomani della vittoria elettorale di Renzi offrì di slancio la propria collaborazione al neo sindaco. Aggiungendo solo di star meditando di tornare ad abitare presto nella sua amata Firenze.

Anche in questo caso, a quanto pare, un incontro interlocutorio, una prima presa di contatto. Zeffirelli, che non conosceva personalmente Renzi, avrebbe chiesto al sindaco un sostegno per la Fondazione che porta il suo nome. E durante l´incontro sarebbe tornata fuori anche la scuola di teatro del regista: un centro di ricerca e di studi sul teatro alla quale il «maestro» tiene molto e che era stata per ora idealmente localizzata alle Cascine. Nel palazzo oggi occupato dalla facoltà di agraria che, quando la complessa partita del trasferimenti demaniali con al centro la Fortezza sarà finalmente definita, passerà nella disponibilità diretta di Palazzo Vecchio.
[Fonte Repubblica]
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Sottoattraversamento, fra 2 mesi la risposta Fs. Il sindaco ieri a Roma da Moretti per chiedere rassicurazioni sul progetto Tav: «Ci rivedremo a settembre»

di Paola Fichera

IL SOTTOATTRAVERSAMENTO della Tav potrebbe far ‘tremare’ Firenze. Ma intanto fa decisamente tremare i polsi al sindaco. Matteo Renzi ieri era a Roma: è andato a chiedere rassicurazioni sul progetto dell’Alta velocità all’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti. Al suo ritorno in Palazzo Vecchio nessun commento. La sintesi, stringata, è affidata al portavoce del sindaco, Marco Agnoletti: «Un incontro cordiale, ma interlocutorio. Il sindaco ha chiesto risposte tecniche alle nostre osservazioni sui problemi di natura idraulica che presenta il progetto. Il prossimo incontro sarà a metà di settembre per valutare le possibili risposte tecniche». Sono, giorno più, giorno meno, i due mesi in più richiesti dall’Osservatorio ambientale (in cui sono rappresentati Comune, Provincia, Regione, ministeri dei trasporti e dell’ambiente) che è presieduto da Piero Rubellini. Due mesi scarsi per mettere al corrente la nuova amministrazione di tutte le caratteristiche del progetto. E di tutti gli allarmi che, da anni, l’Osservatorio, insieme con tutte le opposizioni e ai comitati No-Tav, fa presenti a settimane alterne all’amministrazione comunale da qualche anno a questa parte. Tutti appelli che, finora, sono caduti nel vuoto. Anzi, sul sottoattraversamento Tav è stata costruita buona parte della campagna elettorale, sia per le primarie che per il doppio appuntamento (primo turno e ballottagggio) del giugno scorso. La riprova è il punto 45 dei famosi 100 punti del programma di Renzi che, letteralmente, recita: «Presentazione nei primi cento giorni del piano di gestione della fase di transizione tra la conclusione dei lavori nella tratta Bologna-Firenze e la realizzazione complessiva dell’Alta velocità».

RENZI ha sempre detto di non voler andare oltre questa dichiarazione. Di non aver mai cambiato idea rispetto al programma elettorale. Lo ha confermato anche nella prima conferenza stampa da primo cittadino. Meno di un mese dopo aver indossato la fascia da sindaco, però, gli accordi con la coalizione di centrosinistra, con la quale ha combattutto e vinto la sua battaglia politica, sembrerebbero già rimessi in discussione. Così come i protocolli già firmati con la Regione e con le Ferrovie sia dal sindaco Domenici che dallo stesso Renzi, nelle allora vesti di presidente della Provincia. La posizione di Renzi, adesso, preso atto degli allarmi lanciati dall’Osservatorio ambientale guidato da Pietro Rubellini, è molto più cauta. E, alla fine, potrebbe risultare non molto lontana da quella della consigliera Ornella De Zordo (Per un’altracittà), dei comitati No-tav (schierati con la lista civica di Spini) e persino del centrodestra guidato da Giovanni Galli, per non parlare della lista civica di Mario Razzanelli (che sta già raccogliendo le firme per chiedere un referendum per non realizzare il sottoattraversamento).

IN OGNI CASO, le decisioni dell’Osservatorio saranno rimesse al ministro dell’ambiente, Altero Matteoli. E soltanto a lui spetterà l’ultima parola sul progetto e sulla compatibilità degli studi effettuati (monitoraggio compreso) per la realizzazione dell’opera. I problemi, come è noto, sono di diversa natura: da quello legato all’impatto dei rumori, delle polveri e del traffico, a quelli legati al rischio idrogeologico. Il periodo di crollo degli edifici è stato più volte scongiurato dai tecnici. Ma non altrettanto è stato fatto sulla loro stabilità, soprattutto a lungo termine. Gli interventi previsti fino a questo momento sono quelli del consolidamento preventivo sulle strutture. Ma nessuno se la sente di scommettere sulla massima garanzia.

[Fonte La Nazione]

2 Comments

  1. Pingback: Allarme Mugnone. Quale sicurezza idraulica a Firenze dopo la Voragine? - perUnaltracittà | La Città invisibile

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