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giovedì 23 aprile 2009 e inserito in .
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Dedicato ad Angela Manni, mamma di Luca e ad Anna Maria Bettini, mamma di Veronica, due donne accomunate dalla perdita, irragionevole e incancellabile, dei loro figli.
Il magico Forte Belvedere, da lungo tempo chiuso, si presenta prepotentemente al ricordo, ora che si va verso l’estate. Notti estive, affollate e ciarliere, angoli dedicati alla musica, altri alla chiacchiera, altri al cinema, nessuna sovrapposizione fastidiosa ma solo il senso di un respiro corale. Al fresco. E chi non se lo ricorda quell’enorme divano rosso da cui guardare la cupola illuminata del Duomo, dopo averla vista stagliarsi in un tramonto mozzafiato? E’ tutto vero, ma nello sfondo le tragedie. Verissime e irrisolte. Se n’è ricordata, in questi giorni, anche la commissione ambiente e mobilità
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L’Amministrazione pubblica dovrebbe fare qualche sforzo di realismo e concretezza, evitando sia l’iper-regolamentazione sia l’assenza di controllo. Da una parte è oggettivamente difficile coprire il 100% di tutti ii pericoli dell’ambiente urbano, e a volte lo zelo di chi li prevede potrebbe anche generarne altri. In questi giorni è in corso una “autostradizzazione” indiscriminata dei Viali con dei brutti Mini New Jersey continui tra le carreggiate. Sarà pure vero che proteggono da “chi perde il controllo della macchina per un malore e invade la corsia opposta”. Ma quelli che moriranno perchà© l’ambulanza coronarica o i pompieri rimarranno imprigionati nel traffico? E quelli che moriranno investiti ai semafori per l’oggettivo incitamento a usare i viali come una pista?
Ma parlando di ringhiere, è vero che molti edifici pubblici sono in totale violazione di norme di sicurezza che se non applicate da un architetto configurano addirittura il penale. Perchà©? Faccio un esempio concreto e verificabile: la piscinetta Franchi sotto lo stadio. Gli spalti su cui siedono bimbetti di due anni in attesa della lezione hanno una ringhiera senza fermapiede e senza grigliatura, in pratica un corrimano totalmente aperto sul passaggio verso gli spogliatoi. Un salto di quattro metri non protetto accanto al culetto di bambini che possono distrarsi e cadere. Chiesto alla Rari Nantes che opera l’impianto (di proprietà comunale): “a noi non interessa, se ci dicono che è a norma ci sta bene così”. OK. E il Comune? Si auto-pone in regime di deroga? Speriamo che nessuno si faccia male.
Come amico di Veronica ringrazio per questo articolo, bello anche se doloroso.
Forte Belvedere, nei miei ricordi di giovinezza, la notte era chiuso. Rimaneva aperto solo lo spazio del cinema, limitato e raggiungibile con un percorso obbligato. Evidentemente era risaputo che c’erano dei rischi.
Poi sono prevalse logiche diverse, magari non solo commerciali, ma anche in qualche modo “progressiste”, le mostre, i concerti jazz etc.
Come se il divertimento “di sinistra” giustificasse il rischio per la vita umana più che l’apertura di un McDonald.
Bisogna tornare a pensare alle nostre città come luoghi in cui vivere, in sicurezza se possibile, e non come luoghi da sfruttare.
Bisogna tornare a mettere al centro di tutto la nostra umanità .
Apparte i trucchi dei maghi che sicuramente confondono sempre ma Veronica Locatelli non ha scavalcato il muretto di mattoncini rossi della cinta muraria del Forte. Basta vedere la sezione architettonica dello stesso muro per capire che basta la dimensione di una normale falcata da passeggio per passare dalla vita nel prato-terrapieno, alla morte dello strapiombo di 8 metri e 80 centimetri della cannoniera dove è finita la vita di Veronica e, badate bene, di Luca Raso nel 2006 oltre a due cani (notariamente i cani lupo sono usati per cercare di salvare la vita alle persone e non per siucidarsi “scavalcando” un muretto).
Io inviterei tutti noi ad andare a visitare il sito ufficiale in memoria di Veronica Locatelli dove si può prendere atto di come sono andate le cose con estrema lucidità e chiarezza: http://www.veronicalocatelli.it.
Come si poteva evitare i due decessi al Forte Belvedere?
Semplicemente installando una ringhiera in quel preciso punto dove guarda caso, apparte l’assenza di luci di sicurezza, il terrapieno da dove proveniva passeggiando Veronica è a poco più di 50 centimetri e in linea con l’altezza del muretto della cinta difensiva. Bastava una ringhiera di ferro arrugginita da 100 euro e non sarebbe morto nessuno. La responsabilità è di chi sapeva e non ha fatto nulla per proteggere i cittadini; qualcosa ha fatto, però, ha dato la possibilità di apertura del bar alla Cooperativa Archeologia per inaugurare la stagione al Forte Belvedere. Questo sì che è stato fatto! Il Comune di Firenze nell’aprile 2008 spendeva 750000 euro circa per costriure un parcheggio sotto le mura del forte e dare una risistematina alle luci di sicurezza della galleria Diamantina all’interno del Forte ma nemmeno un euro per pagare un povero giardiniere per eliminare i famosi effetti di magia di cui si parla nell’articolo sopra; nemmeno un euro per proteggere la vita dei visitatori. Poteva morire chiunque; purtroppo è toccato a loro, tanto domani riapriremo le porte per l’inaugurazione della Mostra di Gucci e tutto sarà dimenticato.
La Cooperativa Archeologia è l’ente che ha preso in gestione la struttura del Forte Belvedere nel 2008; il Presidente è Simone Siliani, ex Assessore alla Cultura del Comune di Firenze quando morì Luca Raso nel settembre 2006.
Cosa voglio sottolineare precisando quanto sopra?
Che la leggerezza e la balordaggine con cui si organizzano e gestiscono strutture pubbliche come nel caso di Forte Belvedere non hanno limiti.
Sono la mamma di Veronica Locatelli e ringrazio, con tutto il cuore, Lucia Evangelisti per il bell’articolo e per il commento del capo redattore.
Vorrei, tuttavia, precisare alcune cose: Veronica, quella sera del 15 luglio 2008, mentre stava per raggiungere il suo ragazzo e i suoi amici, non ha scavalcato il muretto, ha soltanto fatto un passo un po’ più lungo per passare da un prato a quello che sembrava essere un altro prato – i due “prati†sono alla stessa altezza – e si è attenuta alle indicazioni che la transenna, posta alla sua sinistra, le dava: la transenna impediva di entrare nel camminamento e Veronica, rispettosa delle indicazioni, è andata a diritto, passando nell’altro prato che invece era il vuoto della “cannonieraâ€.
Lì, nello stesso punto, era già caduto e morto, il 3 settembre 2006, Luca Raso e, ancora prima, un cane lupo; nonostante ciò, nessuno aveva messo in sicurezza quel luogo – un baratro, lasciato così, senza nessuna protezione nà© segnalazione – .
Ma come è possibile non mettere in sicurezza un luogo così pericoloso dove è già avvenuto un incidente mortale? Come giustificare la superficialità , l’irresponsabilità e l’indifferenza per la vita umana, da parte di chi deve garantire la sicurezza pubblica? Come tacere un fatto così grave?
Sono certa che tutti quelli che volevano bene a Veronica e i Fiorentini tutti, intelligenti e sensibili, lotteranno con noi affinchà© le sia resa giustizia.
Grazie, grazie a tutti.
Anna Maria Bettini Locatelli
http://www.veronicalocatelli.it
Rispondo alla mamma di Veronica
Cara signora Anna Maria,
la ringrazio per le belle parole e per la precisazione sulla dinamica dell’incidente. Nessuno è potuto più tornare sul luogo a vedere il punto esatto della caduta, ma le sue parole mi completano il quadro di quello che avevo ricostruito in base ai miei ricordi. Io parlo di attraversamento del muretto perchè, con la luce come l’avevo visto io prima del cocktail d’inaugurazione, l’inganno dei malefici alberelli dava l’idea di un prato più in basso di quello da cui proveniva Veronica, e pertanto, più che di attraversamento, si trattava di prepararsi a a fare un piccolo salto. Ma l’oscurità può aver giocato nel dare l’idea che i prati (quello vero e quello immaginario) fossero addirittura allo stesso livello, come mi ha fatto capire Lei. Del particolare agghiacciante della transenna non ricordavo.
Sono entrata nel sito da Lei fatto a nome di Veronica, molto bello e appassionante per le ricostruzioni. Fra le quali una rassegna stampa completa. Ci ho visto anche il mio articolo del 23 luglio 2008, all’indomani della seconda tragedia, non molto diverso da questo, che sono riuscita a pubblicare suun sito più visibile solo nove mesi dopo.
Brevemente le voglio dire della mia cocciutaggine e degli ostacoli che si incontrano a parlare di “certe cose”. Da come si capisce nell’introduzione e nel corso dell’articolo, sono stata realmente appassionata del Belvedere, luogo dove, costretta a stare nell’estate 2006 a Firenze, trascorsi un agosto magico. Pochi giorni dopo,la prima disgrazia, quella di Luca. E commenti che sentivo, del tipo “Per forza è caduto, non era fiorentino.” Poichè stavo facendo praticantato per giornalismo, cominciai a pensare che era il caso di scrivere sull’argomento, perchà© c’era un sentire diffuso che non capiva il pericolo. Ma è solo dopo la seconda disgrazia che ho fatto numerosi tentativi (sono freelance, non legata ad un giornale) di far pubblicare il mio pezzo sui pericoli del Forte. Chi per una ragione, chi per l’altra, nessuno me lo voleva pubblicare. E io friggevo perchà© le indagini, come riportato da qualche giornale, vertevano sul livello di illuminazione e,anche,sulle chiavi del bagno degli handicappati. Segno evidente che il piano di sicurezza fra Comune e Cooperativa Archeologia verteva su questioni marginali come queste. Per inciso una cosa da richiedere sarebbe proprio la pubblicazione del piano, per vederci un attimo più chiaro. Io perseguivo con tenacia il mio scopo di far capire che i pericoli erano altri. Ho perfino cercato di parlare con il pm Concetta Gintoli. Mi hanno dirottato alla Polizia, che era pochissimo interessata ai pareri di un cittadino. C’è un sito (http://www.emisferitv.it) di cui curo la sezione delle News, ma anche lì sono stata gentilmente invitata dal direttore a non interessarmi di problemi spinosi per la pubblica amministrazione. Sia ben chiaro che io non sono, cara signora, alla ricerca dei colpevoli come Lei ha invece il diritto di fare. Ma volevo utilizzare i giornali per contribuire alla informazione ed evitare altri incidenti. Pensavo che il giornalista servisse anche a questo. E invece l’estate scorsa,proprio su questa vicenda, ho dovuto constatare che conta lo scoop, non così tanto seguire fino a conclusione una vicenda. Per fortuna esistono giornali come l’Altra città che sono collegati con gli interessi dei cittadini. Ed è stato possibile riproporre il problema. Ho intenzione di seguirlo fino a conclusione, fosse anche portata avanti tanto a lungo da estenuare i più agguerriti.
Cara signora, le invio con affetto la certezza che mi anima, che esiste un bel numero di persone che pensano un po’ più in generale del loro piccolo interesse, ben sapendo che ci si sente tutti meglio e in armonia sociale se ogni persona è trattata col dovuto rispetto.
Carissima Lucia,
la ringrazio, non soltanto per la sua gentile risposta, ma anche per la determinazione che ho sentito nelle sue parole e per quanto ha fatto per capire e approfondire questa vicenda. Vorrei, se le fosse possibile, parlare con lei.
Anna Maria
annamariabettini@veronicalocatelli.it
aspettiamo tutti le indagini della Procura, sperando vivamente (invano?) che la politica non ne intralci gli esiti.